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13 Lug

13 luglio 2013

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Per i compagni decisi a diventare Stato Maggiore della rivoluzione socialista

Cosa significano le espulsioni di compagni dalla CGIL e dalla FIOM e come usarle per rafforzare la nostra lotta

A proposito dell’espulsione di Maria Elena Muffato dalla FISAC/CGIL e degli aspetti contraddittori di alcune manifestazioni di solidarietà.

Assimilare il materialismo dialettico per usare a nostro vantaggio le mosse e la forza dei nostri nemici.

Quanto più avanza la crisi del capitalismo, tanto più i padroni e i loro governi hanno bisogno della collaborazione dei sindacati e riducono i diritti democratici dei lavoratori. Quanto più i sindacati diventano complici e collaboratori dei padroni e dei loro governi, tanto più devono soffocare la resistenza dei lavoratori. Le espulsioni e altre misure punitive contro i dissidenti diventano più frequenti. È importante esprimere in ogni modo solidarietà con i lavoratori colpiti e promuoverla su larga scala: non è solo un gesto umanitario, è anche un atto di lotta di classe. La solidarietà rafforza tutti i lavoratori nella loro lotta contro i padroni e i loro governi. In particolare noi comunisti dobbiamo esprimere la nostra solidarietà e promuovere solidarietà verso ogni lavoratore che la destra della CGIL e della FIOM espellono dal sindacato per la sua opposizione alla linea di collaborazione e complicità con i padroni (ciò vale per la direzione della CGIL) e di ondeggiamento tra resistenza e collaborazione (ciò vale per la direzione della FIOM).

Ma esprimere solidarietà non basta. La lotta contro la destra sindacale e l’isolamento dei suoi esponenti è un aspetto essenziale della lotta di classe. Possiamo e dobbiamo rendere le aziende capitaliste e pubbliche inagibili per la destra sindacale. La lotta che i compagni conducono nelle file dei sindacati di regime, che sono diretti da complici e collaboratori dei padroni e dei loro governi, è un aspetto importante della lotta contro la borghesia e il clero per fare dell’Italia un nuovo paese socialista e dare così il nostro contributo alla seconda ondata della rivoluzione proletaria che avanza in tutto il mondo. È quindi importante quale linea i compagni seguono in questa lotta e quale linea viene promossa nelle dichiarazioni e nelle azioni di solidarietà contro l’espulsione e le altre misure punitive.

Oggi due linee si contendono il terreno tra i lavoratori avanzati delle aziende capitaliste e delle aziende pubbliche (ospedali, scuole, università, uffici, ecc. ecc.):

1. lasciare i sindacati di regime in mano alla destra sindacale e aderire ai sindacati alternativi e di base, condurre con accanimento la lotta rivendicativa ma mantenere la lotta degli operai delle aziende capitaliste e dei lavoratori delle aziende pubbliche solo o principalmente sul terreno sindacale e rivendicativo;

2. organizzarsi in ogni azienda capitalista e in ogni azienda pubblica autonomamente da sindacati e partiti del regime, costituire Comitati di Partito clandestini, costituire in ogni azienda capitalista Organizzazioni Operaie (OO) e in ogni azienda pubblica Organizzazioni Popolari (OP) che estendono la propria influenza e la propria azione anche fuori delle aziende e promuovono nel paese intero le condizioni per costituire il Governo di Blocco Popolare (GBP).

A illustrazione delle linee divergenti, riportiamo in Appendice a questo AaN:

1. l’articolo di un noto esponente campano della USB (La CGIL espelle i dissidenti. A Napoli fuori Elena Muffato di  Michele Franco) comparso su Contropianohttp://www.contropiano.org il 12 luglio 2013,

2. l’articolo di un redattrice di La Voce comparso sul n. 44 luglio 2013 della rivista: Sindacati di regime e sindacati di base – Il ruolo dei comunisti e dei lavoratori avanzati di Rosa L.

I comunisti e i lavoratori avanzati non sono in grado di impedire che la destra sindacale collabori con i padroni e i loro governi, non più di quanto siamo in grado di impedire che i maiali grugniscano e le puzzole puzzino. Siamo però certamente in grado di limitare la sua azione, di ostacolarla e di isolarla. Gli insuccessi di quelli che nel passato hanno cercato di contrapporsi alla destra sindacale pronunciandosi a favore di una accanita lotta rivendicativa, sono dovuti principalmente non al fatto che restavano membri dei sindacati di regime, ma principalmente alla loro arretratezza ideologica e politica: i limiti attuali dei sindacati alternativi e di base ne sono la prova. Per far fronte con successo alla destra sindacale non basta l’autonomia organizzativa, ci vuole principalmente e anzitutto assimilazione del materialismo dialettico e della concezione comunista del mondo.

Armati del materialismo dialettico e della concezione comunista del mondo noi comunisti e i lavoratori avanzati possiamo certamente isolare la destra sindacale facendo leva sul fatto che gli interessi della massa dei lavoratori sempre più sono lesi dai padroni e dalla destra sindacale quanto più la crisi del capitalismo si aggrava. È una concezione metafisica, religiosa, da “i figli delle tenebre sono più astuti dei figli della luce” (Evangelo secondo Matteo), ritenere che la destra è comunque più forte di noi e che noi possiamo al massimo eroicamente resistere e incassare i suoi colpi o lasciarle il campo libero, lasciare che la destra raggiunga l’obiettivo che persegue con le espulsioni e ritirarci nei sindacati alternativi e di base. La destra sindacale è una formazione parassitaria che è cresciuta grazie alla decadenza e ai limiti del movimento comunista, si nutre del suo cadavere e dalla benevolenza dei padroni. Ma anche ai padroni i sindacati di regime servono solo se hanno influenza sulla massa dei lavoratori. Quindi la destra sindacale vive una situazione difficile. È stretta tra i lavoratori che dai loro stessi interessi e dalla loro quotidiana esperienza sono messi contro i padroni e i padroni che hanno bisogno della destra sindacale ma anche che la destra mantenga influenza e seguito tra i lavoratori. Sta a noi stringere sempre più questa morsa, fino a stritolare la destra.

La chiave del successo di questo lavoro è mobilitare in modo efficace i lavoratori a far valere i loro interessi nella situazione concreta di oggi, caratterizzata dalla crisi senza fine del capitalismo. La nostra arma principale non è la critica delle malefatte della destra, che per lo più i lavoratori già conoscono per esperienza diretta, ma l’azione diretta e autonoma a mobilitare i lavoratori a far valere i propri interessi nella concreta situazione di oggi.

Quali sono gli interessi dei lavoratori nella situazione caratterizzata dalla crisi senza fine del capitalismo che si aggrava di giorno in giorno? È l’esperienza che lo mostra ai lavoratori. Noi dobbiamo sostanzialmente basarci su di essa, sulle macerie di fabbriche e di uffici vuoti che la crisi del capitalismo estende di giorno in giorno. Non si tratta di far funzionare un po’ meglio il capitalismo, di voler avere quello che abbiamo conquistato nel periodo del capitalismo dal volto umano, quando il movimento comunista era forte nel mondo e faceva alla borghesia imperialista e al clero tanta paura da indurli a fare cose per loro contro natura. Si tratta principalmente di costituire il Governo di Blocco Popolare e di andare verso l’instaurazione del socialismo.

Per mobilitare direttamente i lavoratori a far valere i propri interessi nella concreta situazione di oggi, dobbiamo sfruttare a fondo tutti i mezzi disponibili: i Comitati di Partito clandestini, le Organizzazioni Operaie, le Organizzazioni Popolari, i sindacati alternativi e di base che già esistono, le istanze dei sindacati di regime, le RSU e RSA e ogni altro istituto. Assimilare il materialismo dialettico ci permette di trovare in ogni situazione concreta la via da seguire e saper vedere gli appigli, le fessure e le crepe utili alla nostra azione che in ogni situazione lo stesso nemico presenta. Bisogna soprattutto non aspettare azienda per azienda (capitalista o pubblica) che il padrone o il suo governo attacchi quando più gli conviene e ha creato le condizioni che rendono difficile la nostra difesa, ma attaccare noi ogni volta, dove e quando  le condizioni sono per noi più favorevoli. E per attaccare oggi, nelle circostanze attuali caratterizzate dalla crisi del capitalismo che si aggrava, bisogna scendere sul terreno politico: mobilitare e dirigere non solo i propri compagni di lavoro nell’azienda, ma estendere la propria azione e influenza all’esterno, verso le altre aziende e verso le masse popolari sul territorio, costituire ovunque OO e OP (lavoratori precari, disoccupati, lavoratori autonomi, immigrati, casalinghe, pensionati, studenti), a partire dalla propria azienda creare in tutto il paese le condizioni perché le masse popolari organizzate costituiscano e facciano ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia un proprio governo d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare.

La crisi ha distrutto centinaia di migliaia di posti di lavoro e in particolare ha seminato il paese di fabbriche vuote e di uffici pubblici abbandonati. Ma restano ancora in funzione, sparse in tutto il territorio nazionale, decine di migliaia di aziende private e pubbliche, che la crisi del capitalismo minaccia da vicino o da lontano, ma che non ha ancora intaccato. In esse lavorano milioni di operai e di pubblici dipendenti. Essi più dei disoccupati e dei precari godono di condizioni particolarmente favorevoli per organizzarsi e sviluppare una coscienza comune. In ogni azienda i lavoratori avanzati devono organizzarsi: questo è oggi il loro primo passo. Devono costituire in ogni azienda e reparto comitati che oltre a orientare e dirigere i loro compagni di lavoro, si proiettino all’esterno: verso le masse popolari della zona per favorire la loro organizzazione e verso le altre aziende per creare una rete di OO e OP. È su questa rete che si costituirà la nuova organizzazione dell’intera società. Essa sarà la base della costituzione e del funzionamento del GBP.

I padroni usano i lavoratori delle loro aziende come truppe in una guerra azienda contro azienda, come Marchionne ha avuto l’ingenua sincerità di dire. È la competizione globale. Oggi il peggiore reato (di fronte alla società e alla storia) delle organizzazioni sindacali, anche delle migliori e ben intenzionate, è di mantenere sulla difensiva questi milioni di lavoratori, di paralizzare la loro enorme forza potenziale. Di limitarsi, nel migliore dei casi, a mobilitarli quando il padrone attacca, quando il padrone minaccia di ridurre i posti di lavoro, di delocalizzare o chiudere, di ridurre salari e peggiorare le condizioni di lavoro, di eliminare i diritti conquistati. Ma limitarsi a difendersi, in una fase come questa, vuol dire perdere, votarsi alla sconfitta. Da Termini Imerese, a Pomigliano, a Mirafiori il paese è pieno di aziende che dimostrano che così vanno le cose. Al di là della consapevolezza e delle intenzioni, limitarsi alla difesa è collaborazione con la borghesia e il clero. Questi, non potendo far fronte alla crisi del loro sistema di relazioni sociali, sono tesi principalmente a impedire che le masse popolari si organizzino e diventino un’efficace forza politica, capace di agire e di prendere in mano il paese sostituendo le attuali fallimentari classi dirigenti. Da qui il ruolo infame e criminale delle Camusso (la socia di Sacconi, la figlioccia di Craxi e di Ottaviano Del Turco), dei Bonanno, degli Angeletti e dei loro complici. Ma non basta denunciare simili comportamenti dei sindacati. Essi senza seguito e consenso sono finiti, non servono neanche ai padroni. I lavoratori organizzati nelle aziende, se prendono essi stessi l’iniziativa della lotta politica e sindacale sfruttando ogni occasione e appiglio e i legami che sistematicamente costruiscono, possono costringere la maggior parte dei sindacalisti di regime a rigare dritto pena l’estinzione delle loro organizzazioni.

I lavoratori dissidenti dalla destra sindacale devono condurre con maggiore scienza e coscienza la loro lotta, che è preziosa. Dobbiamo sostenerli e aiutarli in ogni modo. La misura di quanto è stata giusta la linea seguita (la linea che seguiamo) per mobilitare i propri compagni di lavoro ad una lotta efficace contro la borghesia e il clero e isolare la destra sindacale complice e collaborazionista, è data dallo schieramento dei compagni di lavoro, dal numero dei compagni che solidarizzano contro l’espulsione, dalla forza con cui insorgono contro l’espulsione. Più essi sono, più dannosa sarà per la destra e i padroni la loro espulsione. Già oggi la destra espelle dal sindacato i lavoratori dissidenti perché ha paura che contagino gli altri, perché la loro azione è pericolosa per la destra sindacale e per i padroni. È quello che i dissidenti devono fare, è la condizione indispensabile del successo della loro opera, lo devono fare ad ogni costo e con ogni mezzo, non “ritirarsi con intelligenza e dignità” nei sindacati conflittuali. La solidarietà dei sindacati conflittuali con i lavoratori che nei sindacati di regime contestano il terreno alla destra sindacale sarà tanto più efficace  quanto più essi stessi impiegheranno la propria autorità e le proprie risorse nel portare la lotta contro i capitalisti e i loro governi sul terreno politico: nel creare le condizioni perché le OO e OP costituiscano ed facciano ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia un proprio governo d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare.

I lavoratori avanzati oggi hanno un grande compito storico da compiere: fare dell’Italia un nuovo paese socialista. È anche la via per far fronte da subito almeno agli effetti più gravi della crisi del capitalismo e salvaguardare ed estendere le conquiste strappate alla borghesia e al clero sulla scia della prima ondata della rivoluzione proletaria. Armati del materialismo dialettico e della concezione comunista del mondo lo possono compiere. Il nuovo Partito comunista italiano è il loro partito.

Appendice

1.

La CGIL espelle i dissidenti. A Napoli fuori Elena Muffato

di  Michele Franco (Contropiano, 12 luglio)

Un altro atto di autoritarismo è stato compiuto dalla Cgil – questa volta a Napoli – contro una voce dissenziente alla linea politica collaborazionista incarnata dall’organizzazione di Susanna Camusso.

Alla compagna Maria Elena Muffato, attivista della Rete 28 Aprile, è stata recapitata una lettera di espulsione dalla Fisac/Cgil con l’accusa di essere una militante dei Carc.

Attraverso un laconico e burocratico comunicato, firmato dai dirigenti regionali della categoria e dal segretario confederale campano, Franco Tavella, consegnato a mano alla compagna Maria Elena, si è conclusa una vera e propria fase di persecuzione politica che da alcuni mesi attanagliava e condizionava la quotidiana azione sindacale della compagna.

Il lavorio di autentica criminalizzazione di Maria Elena si è scatenato all’indomani dello scorso Primo Maggio quando un corteo di lavoratori, precari ed attivisti di centri sociali e comitati contestò il comizio farsa di Cgil, Cisl e Uil richiedendo, a gran voce, che venisse data la parola dal palco ai delegati dei cassaintegrati di Pomigliano d’Arco e ai rappresentanti dei comitati che si battono contro la devastazione ambientale di Bagnoli e dell’intera area flegrea.

Da quella contestazione – oltre alle 15 denunce alla Polizia ed alla Magistratura sporte dai tre segretari di Cgil, Cisl e Uil – è stato formalmente aperto un dossier contro la compagna Maria Elena fino alla configurazione di una modalità di repressione del dissenso interno che si è concretizzata con l’attuale espulsione dalla Cgil.

Questi i fatti, non inediti per la verità, simili però ad altre vicende consumatesi nei mesi scorsi in altre città d’Italia contro aderenti alla Rete 28 Aprile o, semplicemente, contro attivisti sindacali che non hanno voluto disciplinarsi coattivamente all’attuale corso politico della Cgil.

A Maria Elena Muffato e alle compagne ed ai compagni della Rete 28 Aprile và la solidarietà umana e politica di quanti, nei posti di lavoro, nei territori e nell’insieme della società, sono impegnati, a vario titolo, nelle dinamiche del conflitto e del protagonismo sociale.

La denuncia di questo ulteriore comportamento autoritario va socializzata ai lavoratori tutti mostrando il carattere di subalternità culturale e politica verso i dogmi del mercato, del complesso delle compatibilità capitalistiche e dell’allineamento con Cisl e Uil che la Cgil mostra in ogni sua azione.

Particolarmente in Campania l’espulsione di Maria Elena Muffato assume un profilo grave alla luce della palese integrazione della Cgil nei dispositivi e negli assetti affaristici e speculativi attinenti tutte le forme della governance politica, economica ed amministrativa che, per decenni, ma ancora oggi registrano la attiva compresenza di questa organizzazione.

 Un ennesimo campanello di allarme verso cui occorre reagire collettivamente.

Da alcuni mesi le espulsioni di lavoratori e delegati dissenzienti non sono più episodiche o eccezionali manifestazioni di una intollerabilità della Cgil verso il dissenso interno.

L’annullamento organizzato di tutte le aree critiche interne (almeno di quelle che, coerentemente, danno battaglia politica e non quelle che costitutivamente hanno scelto di interpretare la funzione “dell’opposizione di sua maestà”), il sostegno alla stragrande maggioranza dei provvedimenti governativi e dell’Unione Europea, la firma a protocolli ed atti che avviano, come nel caso del recente Accordo del 31 Maggio, ad una maggiore integrazione della forma sindacato al complesso degli interessi dell’Azienda/Italia e del capitalismo tricolore, sono punti di non ritorno della parabola politica della Cgil.

Molti lavoratori e compagni che – illusoriamente – continuano ad alimentare aspettative circa una possibile inversione di rotta di questa organizzazione devono prendere atto di questa situazione e trarne le dovute conseguenze sul piano politico e, soprattutto, organizzativo.

Attardarsi in riti e codici comportamentali oramai esauriti e fuori tempo politico suona come una offesa all’intelligenza ed alla dignità di questi compagni. Sotto i nostri occhi (almeno di chi vuol vedere) è dispiegato il fallimento di tutte le opzioni che, nel corso degli anni, hanno ritenuto di poter modificare e/o condizionare il corso politico della Cgil.

Anche la telenovela Landini, specie con la convinta sottoscrizione dell’Accordo del 31 Maggio e con l’atteggiamento assunto in alcune significative vertenze aziendali, mostra il proprio esaurimento e il sostanziale allineamento verso le posizioni della Camusso.

L’accentuarsi dei fattori di crisi, l’intensificazione dell’offensiva padronale e governativa contro i lavoratori e i ceti popolari, i reiterati diktat della Troika richiedono la messa in campo di una qualificata ed adeguata opposizione politica e sociale.

L’indipendenza e l’autonomia dovranno essere, necessariamente, l’alfa e l’omega di questa intrapresa collettiva che, come è evidente, troverà la Cgil collocata dall’altra parte del nostro schieramento.

L’invito, quindi, anche all’indomani di vicende repressive, come quelle contro Maria Elena, è quello di rompere gli indugi e la subalternità ad una impostazione politica e sindacale suicida.

Certo comprendiamo lo stato d’animo di molti compagni che hanno speso una vita di impegni dentro la Cgil e che, oggi, devono amaramente prendere atto di questa immodificabile situazione.

Ma la strada della costruzione di un sindacato – o meglio di una moderna azione sindacale – conflittuale, di classe, metropolitana e meticcia può essere un impegno per il prossimo periodo per cui vale la pena di impegnarsi e lottare.

2.

Sindacati di regime e sindacati alternativi e di base. Il ruolo dei comunisti e dei lavoratori avanzati

di Rosa L. (La Voce n. 44)

Molte e significative le trasformazioni nel mondo sindacale negli ultimi mesi.

Il I Congresso dell’USB, tenuto il 7, 8 e 9 giugno (vedasi il saluto al Congresso del segretario generale del CC del Partito, Comunicato CC 24 – 31 maggio 2013), ha confermato il successo dell’aggregazione sindacale lanciata nel 2010 e ha deciso di estendere e consolidare l’organizzazione e l’azione sindacale anche al di fuori dei luoghi di lavoro, delle aziende capitaliste e del pubblico impiego. Non è la risposta aperta e positiva all’appello che il nostro Partito ha lanciato a impiegare la forza dell’organizzazione sindacale sul terreno della trasformazione politica di cui le masse popolari hanno bisogno (cioè nel movimento per la costituzione del GBP), ma è oggettivamente un passo in questa direzione, Un passo compiuto più come risposta sindacale, sul terreno delle rivendicazioni, all’aggravarsi della crisi (disoccupazione,  lavoro precario, peggioramento delle condizioni di vita: casa, salute, istruzione, servizi, carovita, ecc.), che come campagna lanciata con la coscienza delle implicazioni politiche. Ma i fatti sopperiranno alla debolezza della coscienza di quanto in essi è implicito e per noi comunisti proprio i fatti costituiscono un terreno fertile d’azione.

Il SI Cobas e l’ADL Cobas hanno sviluppato con forza e con successo la lotta dei lavoratori della logistica, che è in larga misura organizzazione e mobilitazione di lavoratori immigrati. È un campo di lavoro molto importante e fecondo di grandi sviluppi in Italia e internazionali.

L’azione unitaria si allarga tra i sindacati alternativi e di base, contro la politica del governo e contro la manovra CGIL-CISL-UIL-Confindustria-UGL (Protocollo d’Intesa sulla Rappresentanza Sindacale [PIRS] del 31 maggio). Il PIRS rafforza i padroni, ma è la conferma delle difficoltà crescenti che incontrano i sindacati complici a tenere in pugno i lavoratori impiegati nelle aziende capitaliste. Di fronte al malcontento crescente di tutti i lavoratori, i sindacati complici cercano di unire le loro forze e si coalizzano con i padroni contro i lavoratori combattivi. La collaborazione nella protesta contro il PIRS e la lotta contro la sua applicazione rafforzeranno l’unità tra CUB, Rete28Aprile nella CGIL, USB, Confederazione Cobas, SNATER e altre organizzazioni sindacali. La stessa FIOM e altre organizzazioni sindacali di categoria che pure hanno approvato la linea della destra della CGIL guidata da Susanna Camusso, saranno sempre più costrette a scendere in lotta contro l’applicazione del PIRS. Esso è infatti diretto contro tutti i lavoratori combattivi (lo si è già visto chiaramente alla Piaggio) e fornisce armi ai padroni per soffocare il diritto di sciopero di tutti i lavoratori (e i padroni sono ingordi: non esiteranno a fare uso della nuova arma). Il decreto lavoro di Letta ha posto le basi giuridiche per eliminare il Contratto di Lavoro a Tempo Indeterminato e gli “incentivi per l’occupazione giovani” sono in realtà un incentivo a eliminarlo: padroni e governo sono affascinati dal “modello tedesco” dove più del 20% dei lavoratori fa lavori saltuari da 450 euro/mese: neanche al tempo di Hitler! Solo una lotta energica e d’iniziativa, lanciata quando il momento è favorevole, d’attacco può dissuadere i padroni dall’approfittarne.

Ma la crisi del capitalismo, la politica del governo e la repressione padronale stringono in una morsa anche le organizzazioni sindacali di regime, in particolare quelle che derivano dal movimento comunista e dalla sua decadenza. Se noi prendiamo l’iniziativa, l’istinto di sopravvivenza le spinge a rincorrerci sul nostro terreno e a seguire a loro modo le nostre indicazioni. Quanto più si mettono contro i lavoratori, tanto più si riduce il loro prestigio e il loro seguito. Quanto più questi si riducono, tanto meno i padroni hanno bisogno di loro. Quindi i padroni o fanno a meno in generale delle organizzazioni sindacali o privilegiano quelle che per origine, tradizione, cultura e reclutamento di dirigenti e funzionari sono padronali (CISL, UIL, UGL e altri sindacati gialli). Ma in questo modo è complessivamente il controllo, l’influenza e l’egemonia padronale che sempre più si indeboliscono.

I due sabati (15 e 22 giugno) di blocco della FIAT a Pomigliano fatto assieme da Comitato di Lotta Cassaintegrati e Licenziati (CLCL) FIAT, SLAI Cobas e FIOM sono un avvenimento altamente significativo. Sia perché per cultura e tradizione lo SLAI Cobas appartiene alla corrente più settaria del sindacalismo di base, quella che considera le organizzazioni sindacali di regime come nemico principale, che teme di perdere seguito, di intaccare la propria “purezza” e di “legittimare” le organizzazioni sindacali di regime se fa azioni unitarie con loro. Sia perché la FIOM ha consentito alla lotta unitaria proprio in un momento in cui a livello nazionale la FIOM e Maurizio Landini collaborano con Camusso e la destra CGIL (Protocollo d’Intesa sulla Rappresentanza Sindacale).

Tutti questi avvenimenti confermano che il terreno delle aziende capitaliste è un terreno fertile per noi comunisti. Noi e gli operai avanzati possiamo costruire nelle aziende capitaliste posizioni di forza per mobilitare a un livello più alto i lavoratori delle aziende capitaliste (gli operai) e per far svolgere ai loro organismi (le OO) e ai lavoratori delle aziende capitaliste un ruolo propulsivo per la lotta di classe di tutte le masse popolari. I Comitati di Partito costituiti nelle aziende, forti del loro legame ideologico, politico e organizzativo con il Partito, hanno di fronte a sé un grande campo di attività, se sfruttano a fondo il carattere clandestino dell’organizzazione e l’assimilazione del materialismo dialettico che  si esprime nella linea del Partito. La crisi del capitalismo ha gonfiato il numero dei disoccupati e dei lavoratori precari. Restano tuttavia in Italia vari milioni di operai, uniti a gruppi in alcune decine di migliaia di aziende sparse in tutto il paese. Questa rete di aziende capitaliste sono l’ossatura della futura società. Si tratta di trasformare questo ruolo potenziale in un ruolo effettivo, reale. Questa è l’opera che unisce dialetticamente CdP e OO, che fa di queste diversissime organizzazioni i centri promotori dello Stato di domani, quello che la crisi del capitalismo rende necessario per tutte le masse popolari. Nell’assurgere a questo ruolo CdP e OO possono e devono servirsi anche delle organizzazioni sindacali, quelle alternative e di base, ma soprattutto quelle di regime e in particolare quelle della CGIL e della FIOM che sono ancora ben presenti nelle aziende capitaliste e sottoposte a difficoltà crescenti che le intese, le manovre e le tresche degli Epifani e delle Camusso, gli allievi dei noti ladri Craxi e Ottaviano Del Turco, contro tutte le loro intenzioni aggravano.

Per svolgere con successo questa loro opera CdP e OO devono anzitutto progredire nell’assimilare il materialismo dialettico e applicarlo con iniziativa e creatività nel lavoro di ogni giorno: tutto il Partito deve sostenerli in quest’opera. In secondo luogo devono passare dalla difensiva all’attacco: non aspettare che i padroni attacchino quando fa più comodo a loro; attaccare soprattutto sul piano politico, promuovere l’organizzazione delle masse popolari per costituire il GBP.

In proposito oggi è importante considerare con attenzione due punti.

1. Il ruolo dei comunisti, dei lavoratori avanzati, delle organizzazioni sindacali. Se noi comunisti nel lavoro di massa, quello verso l’esterno del Partito, prendiamo in considerazione principalmente la concezione e l’unità sulla concezione, gli obiettivi, la linea (cioè gli elementi che sono tuttavia decisivi, fondanti per la nostra unità di Partito), se per persone e organizzazioni esterne al Partito consideriamo principalmente questi elementi e il ruolo che quelle persone e organizzazioni attualmente svolgono, noi comunisti ci chiudiamo in noi stessi e diventiamo dogmatici (cioè tradiamo la nostra stessa concezione). Se invece usiamo la nostra concezione e consideriamo il ruolo che potenzialmente persone e organizzazioni possono svolgere, che quindi possiamo far loro svolgere, abbiamo per la nostra attività un criterio di orientamento conforme alla nostra concezione del mondo. La questione più importante è il legame che esiste e che si può stabilire con le masse popolari: loro sono quelle che trasformandosi fanno la storia. Stante il periodo di decadenza del movimento comunista che abbiamo alle spalle, gli attuali dirigenti delle masse popolari sono la parte più arretrata, più esposta a deviazioni, più corrotta e più corrompibile: in tutti i sensi la parte più influenzata dalla borghesia e dal clero. Pretendere che siano uniti a noi ideologicamente sarebbe assurdo da parte nostra. Per quanto si proclamino anticapitalisti e antagonisti, sono ideologicamente succubi della borghesia e del clero. Ma essi dipendono dalle masse. Se noi orientiamo le masse, dirigiamo indirettamente (cioè tramite le masse) i dirigenti. Noi piccoli dirigeremo le loro grandi organizzazioni di massa. Le masse non le orientiamo principalmente denunciando i dirigenti delle loro associazioni. I risultati dolorosi della loro direzione le masse li sperimentano. Denunciarne i singoli aspetti e le motivazioni è spesso necessario e dobbiamo farlo con cura, sistematicamente, come terreno su cui insegniamo a ragionare a chi è già capace di imparare (quindi una denuncia superficiale, abborracciata, ricca di insulti ma povera di argomenti è in generale più dannosa che utile). Ma le masse le orientiamo principalmente portando una linea migliore di lotta contro la borghesia e il clero, contro la Repubblica Pontificia, illustrando una via e i mezzi per una lotta di livello superiore e vincente, organizzandola praticamente ogni volta che riusciamo a crearne le condizioni, lavorando d’iniziativa per creare le condizioni.

2. Il ruolo, la forza di organizzazioni di massa come CGIL, FIOM, ARCI, ecc. e il valore che hanno per lo stesso regime dipendono dal seguito e dal consenso che ancora hanno presso le masse. Ovunque noi comunisti agiamo in coerenza con il materialismo dialettico, quelle organizzazioni sono costrette a correrci dietro, a fare qualcosa che assomiglia a quello che facciamo noi, per cercare di mantenere seguito e prestigio tra le masse. Questo rafforza noi comunisti. Ci  rafforzerà tanto più quanto più sapremo mantenere la nostra posizione d’avanguardia.

Essa è insidiata dal fatto che nelle nostre stesse file ci sono sia compagni che aspettano solo che i dirigenti delle vecchie organizzazioni mostrino qualche ravvedimento per ritornare sotto la loro direzione, sia compagni che li rifiutano ma li considerano sempre come dirigenti, da combattere ma dirigenti (nemici principali, mentre sono semplici cani da guardia della borghesia e del clero), sono mossi dall’indignazione e dall’odio nei loro confronti più che dalle leggi della lotta di classe.

Una parte delle nostre file, quella meno convinta e matura, tende a ritornare indietro, a rimettersi sotto la direzione delle vecchie organizzazioni (che hanno tradizione, storia, conoscenza del mestiere, forza e prestigio superiori a noi), a mettersi nuovamente al loro seguito. Questa tendenza (di destra) che si manifesta nelle nostre file, è da combattere

1. per se stessa, perché il riconoscimento della direzione (il cedimento alla direzione) delle organizzazioni di regime porta indietro e fuori strada i nostri, indebolisce il movimento rivoluzionario,

2. per la reazione settaria che desta nella nostre file, dove quella parte che è più indignata contro il ruolo di quelle vecchie organizzazioni, vede comunque di cattivo occhio l’accostamento che si crea tra noi e quelle organizzazioni che ci rincorrono; di fronte ai cedimenti della nostra destra, questa parte già settaria è rafforzata nel suo settarismo, nella sua insicurezza a proposito della strada che stiamo percorrendo, nella sua paura di sbandare, nella debolezza della sua assimilazione del materialismo dialettico e della concezione comunista del mondo.

Quindi vi è un duplice pericolo di indebolimento nostro che possiamo certo curare, prevenire e contenere, ma solo se siamo consapevoli della sua inevitabile esistenza (chi non ha assimilato la concezione comunista del mondo, ideologicamente dipende dalla borghesia e dal clero) e quindi dell’importanza di seguire la nostra linea. Se ci basiamo sul materialismo dialettico, le organizzazioni di massa ora sottomesse al regime, noi comunisti possiamo dirigerle indirettamente, facendo leva sulle masse. Possiamo costringerle a correre dietro a noi. Più che la denuncia delle malefatte e dei crimini dei loro dirigenti, che le masse ben vedono, conta che noi diamo alle masse una direzione sicura ed efficace nella lotta contro la borghesia, prendendo direttamente l’iniziativa in mano tramite le Organizzazioni Operaie e le Organizzazioni Popolari e tramite i Comitati di Partito clandestini.

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