Avviso ai naviganti 28 – Due linee nelle lotte rivendicative

5 Set

5 settembre 2013

 (Scaricate il testo in versione Open Office, PDF o Word )

A proposito della Risposta di Laboratorio Politico Iskra e COC-Napoli all’Avviso ai naviganti 22 – Pensare non è come cagare e all’Avviso ai naviganti 23 – Io concertativo e riformista? Quando mai!

 Chiudere le masse popolari nell’orizzonte delle lotte rivendicative e contrabbandare come attacco le lotte necessarie per aumentare il salario e fare rispettare dai padroni e dalle loro autorità i diritti che i lavoratori hanno conquistato nel corso della prima ondata della rivoluzione proletaria e in gran parte violati o addirittura già apertamente cancellati dalla borghesia imperialista e dal clero

oppure fare di ogni lotta rivendicativa una scuola di comunismo e mobilitare le masse popolari a organizzarsi e lottare fino a costituire un proprio governo d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare?

Queste sono, in sintesi, le due linee che si scontrano e si scontreranno nelle mobilitazioni delle prossime settimane. Queste due linee sottintendono e implicano concezioni opposte della rivoluzione socialista e della lotta di classe. Chi vuole avere un ruolo positivo nel promuovere e orientare, deve riflettere a fondo sulle due linee.

Gli autori della Risposta si schierano chiaramente per la prima linea. Presentano in nome della loro concezione del socialismo una linea generale e questa si limita a una piattaforma rivendicativa. Essi confermano e aggravano le posizioni degli autori del Comunicato di chiusura dell’Assemblea di Napoli 29 luglio (di questo Comunicato si occupa l’Avviso ai naviganti 22 (AaN 22), non dell’Assemblea nel suo complesso, il cui significato e il cui ruolo non si riducono al Comunicato di chiusura).

L’aspetto positivo principale della Risposta è che i suoi autori si ribellano al destino a cui li porta il piano inclinato su cui sono e che nell’AaN 22 abbiamo indicato, tanto bene indicato che abbiamo suscitato nei lettori le reazioni a cui miravamo. L’AaN 22 ha mostrato agli autori del Comunicato di chiusura dell’Assemblea di Napoli 29 luglio e a quanti, consapevolmente o meno, seguono la loro strada, dove porta quello che stanno facendo e loro stessi se ne ritraggono inorriditi. Non gli piace come sono, non vogliono essere quello che gli abbiamo mostrato che sono. Questo è bene. “Senza discussione e polemica, non c’è progresso nel campo della conoscenza” ci insegna Stalin (Il marxismo e la linguistica). Però quelli che sono dogmatici incalliti, invece di prendersela con se stessi, se la prendono con lo specchio. Sta invece a ogni compagno non limitarsi come i dogmatici a osservare, non mettersi come loro a deprecare e imprecare (“purtroppo” le cose vanno male, come “chiunque … può osservare” e continueranno ad andare male finché “il movimento proletario resterà prigioniero …, non saprà attrezzarsi …” e “i comunisti continueranno a rincorrere …”), ma rimboccarsi lui le maniche, mettersi lui a pensare, imparare lui a pensare e imboccare la strada della guerra popolare rivoluzionaria con cui, correggendo gli errori che ancora facciamo e superando i limiti che ancora frenano e indeboliscono la nostra attività, arriveremo a fare dell’Italia un nuovo paese socialista e contribuiremo anche alla seconda ondata della rivoluzione proletaria che avanza in tutto il mondo.

“Ma noi non ci limitiamo a osservare, noi lottiamo, noi ci diamo da fare ogni giorno”: ci obietteranno alcuni dei nostri  critici. Certo, voi vi date da fare, ma nel vostro darvi da fare vi limitate al campo economico e rivendicativo. Di fronte all’”attacco generalizzato” che la borghesia imperialista e il clero hanno lanciato contro le masse popolari, come “strada alternativa” indicate alle masse popolari “una campagna generale su salario garantito e riduzione dell’orario di lavoro” (dal Comunicato di chiusura dell’Assemblea di Napoli 29 luglio).

Il dogmatismo per cui nella prima ondata della rivoluzione proletaria gli autori della Risposta cancellano la fondazione dell’Unione Sovietica, la prima Internazionale Comunista diretta da Lenin e poi da Stalin, la vittoria contro il nazifascismo, la Resistenza che ha cambiato la faccia anche del nostro paese, la rivoluzione cinese guidata da Mao, la distruzione del sistema coloniale, l’emancipazione delle donne, le classi sfruttate e i popoli oppressi all’attacco in tutto il mondo, la Grande Rivoluzione Culturale del popolo cinese, la vittoria del Vietnam e la resistenza di Cuba all’imperialismo USA e vedono solo i limiti, gli errori e la sconfitta (l’esaurimento della prima ondata: ma quale grande impresa gli uomini hanno mai realizzato senza scontrarsi con limiti che hanno superato, senza commettere errori che hanno corretto, senza subire sconfitte da cui hanno imparato?), si combina con l’economicismo per cui “una mozione che invita i proletari a mobilitarsi per costruire una vera opposizione di classe” (questo è l’alto ruolo che gli autori della Risposta assegnano al Comunicato di chiusura dell’Assemblea di Napoli 29 luglio, confermando quindi che la linea ivi indicata non fu una svista o una dichiarazione superficiale, ma la convinta affermazione di una concezione e di una linea) si riduce a lanciare una “campagna generale su salario garantito e riduzione dell’orario di lavoro”.

Dogmatismo ed economicismo non si escludono, si completano. Il socialismo per il dogmatico è il regno dei cieli che in terra non si è ancora visto (guardate cosa fu la prima ondata della rivoluzione proletaria! “Orrori ed errori” riassumeva Bertinotti) e mentre attende il regno dei cieli, se non si milita ad osservare “in un luogo di lavoro, in una piazza o in un mercato” le masse arretrate che si arrabattano come il senso comune loro consiglia, il dogmatico può ben lanciare campagne di rivendicazioni e di proteste (ovviamente meglio se “tutti insieme”, con un “coordinamento”, invece che “azienda per azienda” o in lotte “settoriali”: oltre che cosa di buon senso perché in tanti si è più forti, si evita anche l’amara verifica dei fatti perché con la linea economicista non si diventa mai tanti).

Noi siamo con tutte le nostre forze per la seconda linea. Non pretendiamo di aver inventato alcunché. Pretendiamo solo di aver tirato e di tirare lezione dalla storia del movimento comunista e di utilizzare, per pensare, il patrimonio filosofico e scientifico del marxismo-leninismo-maoismo.

La rivoluzione socialista non scoppia. In Italia la rivoluzione socialista è una guerra popolare rivoluzionaria prolungata promossa e diretta dal Partito comunista, una guerra che le masse popolari combatteranno contro la borghesia imperialista e il clero fino a instaurare il socialismo (potere delle masse popolari organizzate + produzione di beni e servizi affidata principalmente ad aziende pubbliche).

Secondo la concezione di Lenin (al leninismo anche gli autori della Risposta formalmente (ma solo formalmente!) si inchinano) diceva: “La rivoluzione socialista in Europa non può essere altro che l’esplosione della lotta di massa di tutti gli oppressi e di tutti i malcontenti. Una parte della piccola borghesia e degli operai arretrati vi parteciperanno inevitabilmente – senza una tale partecipazione non è possibile una lotta di massa, non è possibile nessuna rivoluzione – e porteranno nel movimento, non meno inevitabilmente, i loro pregiudizi, le loro fantasie reazionarie, le loro debolezze e i loro errori. Ma oggettivamente essi attaccheranno il capitale e l’avanguardia cosciente della rivoluzione, il proletariato avanzato, esprimendo questa verità oggettiva della lotta di massa varia e disparata, variopinta ed esteriormente frazionata, potrà unificarla e dirigerla, conquistare il potere, prendere le banche, espropriare i monopoli odiati da tutti (benché per motivi diversi!) e attuare altre misure dittatoriali che condurranno in fin dei conti all’abbattimento della borghesia e alla vittoria del socialismo, il quale si “epurerà” dalle scorie piccolo-borghesi tutt’altro che di colpo”.

Ecco come Lenin, già nel 1916 (Risultati della discussione sull’autodecisione, vol. 22 delle Opere) indicava uno dei tratti della guerra popolare rivoluzionaria che noi conduciamo. I dogmatici (bordighisti, trotzkisti e di altre scuole) trovano nei nostri Comunicati un “guazzabuglio di slogan e proclami in cui dentro c’è tutto e il contrario di tutto” proprio perché non pensano dialetticamente, non distinguono la confusione e la contraddizione formale (logica), dalla descrizione degli aspetti contrastanti della realtà che è di per sé contraddittoria, dall’indicazione di tattiche e linee diverse e persino contrastanti a secondo della situazioni (“tradurre il generale nel particolare e attuarlo nel concreto”).

Gli autori della Risposta, oltre a rivendicare la loro arretratezza economicista e dogmatica, rimproverano a noi molte cose. Fanno bene a ricordarci e indicarci i nostri errori. Se non l’abbiamo ancora fatto, li correggeremo e impareremo.

Quanto agli insulti, noi non li usiamo, siamo contrari a usarli, ma non ci spaventano. Certamente gli insulti nel bene e nel male qualificano chi li lancia: insultare un tiranno può essere l’arma di un combattente; chi insulta un comunista è un abbrutito o un reazionario. Qualificano anche quelli a cui sono rivolti? Dipende! A ogni lettore la valutazione. Di certo gli insulti per chi li ascolta o legge, non suppliscono ai ragionamenti.

Noi ci proponiamo di usare per la rivoluzione socialista tutti i gruppi e i personaggi che siamo capaci di usare, perfino i reazionari. Quindi capita spesso che facciamo errori (che correggiamo) e ancora più spesso che siamo in cattive compagnie. Lenin ben valorizzò a vantaggio della rivoluzione proletaria in Russia persino il prete Gapon, addirittura agente della polizia zarista! Ma Lenin pensava. Sapeva pensare e ragionare.

Pensare non è come cagare e gridare, che più o meno bene ogni individuo ci arriva … spontaneamente! Pensare anche oggi, dopo millenni di evoluzione della specie umana, a ogni individuo viene spontaneo solo a livelli molto bassi e in conformità con l’indirizzo della classe dominante. Pensare è un’attività che si impara a fare, richiede uno sforzo particolare da parte di ogni individuo. La classe dominante non solo non insegna alle masse popolari a pensare, ma cerca con mille accorgimenti di distoglierle dal pensare. Il Partito comunista esige dai suoi membri che imparino a pensare e che pensino. Il Partito comunista insegna a pensare a ogni proletario deciso a fare lo sforzo necessario per imparare. Per guidare le masse popolari a vincere, noi comunisti dobbiamo imparare a pensare. I comunisti si distinguono dagli altri che vogliono cambiare il mondo perché hanno una comprensione più avanzata delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe e su questa base la spingono sempre in avanti.

Invitiamo tutti i compagni a studiare e discutere apertamente e a fondo gli Avvisi ai naviganti 22 e 23!

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6 Risposte to “Avviso ai naviganti 28 – Due linee nelle lotte rivendicative”

  1. Larobe 09/05/2013 a 2:41 pm #

    Sarebbe utile non alimentare divisioni disquisendo sul riformismo/concertazione (di cui forse tutti gli interlocutori, in passato, sono rimasti -in buona fede- vittime). Nei comunicati sia di npci, carc e Isckra Lab. trovo coincidenza di obiettivi. Anche la questione dell’interclassismo è un un aspetto marginale, una variabile contingente dettata dal momento, di crisi.
    La STRADA da percorrere è il punto fondamentale: a leggerle a me sono parse condivisibili entrambe le impostazioni; c’è da capire quale, da un punto di vista operativo, sia la più efficace nel momento attuale e oggettivamente realizzabile. Quanto afferma Iskra Lab. non è “propedeutico”, in effetti, (sia pure viziato da apparente concertazione) ai futuri sviluppi prospettati da npci-carc? (Governo di blocco popolare, ecc.). Mi sembra che decenni di abile distruzione della coscienza di classe richiedano un tempo non brevissimo per ricostruire un minimo le coscienze imborghesite dei più, specie dei più giovani, cresciuti a pane e consumismo.
    Una cosa è certa: se anche chi si sta impegnando in questa (nuova) lotta si sofferma sui motivi di divisione e non di unione (lo scopo), allora non c’è speranza.
    Saluti,
    Larobe

    • nuovopci 09/06/2013 a 8:48 am #

      Saluti, compagna. Siamo contenti che sei intervenuta nel dibattito. Le acque stagnanti sono dannose per la nostra causa. Oggi la borghesia e il clero predominano anche nel senso comune. Direttamente e tramite la sinistra borghese influenzano non solo le masse popolari, ma anche molti che sinceramente si dichiarano e vogliono essere comunisti. Avere concezioni del mondo incompatibili, avere analisi della situazione e linee generali divergenti, opposte, incompatibili e non parlarne: ecco una cosa che frena la collaborazione nella pratica, la rende fragile, impedisce che l’influenza dei comunisti si estenda su larga scala. Se i comunisti hanno una linea che non corrisponde alla realtà, se non applicano le leggi proprie della realtà che vogliono trasformare (e con una concezione del mondo sbagliata, arretrata, con una analisi della realtà sbagliata non possono che avere una linea sbagliata o nel migliore dei casi unilaterale, monca, incerta, oscillante), non riescono ad estendere la loro influenza sulle masse popolari, a trasformare la classe operaia al punto che diventi un soggetto politico, che lotta per diventare classe dirigente del paese e prendere il potere. Gli operai (e più in generale le masse popolari) si uniranno solo attorno a un gruppo organizzato che le incita e incoraggia, le mobilita a compiere un’attività che corrisponde alle loro condizioni pratiche e alla loro esperienza di oppressione e di sfruttamento. È esperienza ripetutamente vista nella storia degli ultimi centocinquanta anni. Quindi i comunisti devono farsi una giusta concezione del mondo, una giusta analisi della situazione e trarne una linea generale giusta. I comunisti devono imparare a pensare, devono pensare e devono pensare bene. Marx ed Engels dicevano che i comunisti si distinguono tra tutti quelli che sono insoddisfatti del mondo attuale e vogliono cambiarlo, perché hanno una comprensione più avanzata delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe e su questa base la spingono sempre in avanti (Manifesto del partito comunista, 1848).
      Per porre fine all’egemonia ideologica della borghesia e del clero tra i compagni che sinceramente si dichiarano comunisti, per superare la confusione delle loro idee, occorrono dibattito e polemica. Quindi ben vengano. Hanno fatto bene Iskra e il COC a prendere posizione sui nostri Avvisi ai naviganti 22 e 23. Distinguendo le cose sbagliate che hanno detto da quelle giuste, criticando le sbagliate e valorizzando le giuste, progrediremo.
      Tu dici che l’interclassimo è un aspetto marginale, una variabile contingente. Secondo noi l’interclassismo, inteso come non riconoscere (o addirittura negare) che alla base della società attuale vi è la divisione dell’umanità in classi e l’oppressione e lo sfruttamento della borghesia e del clero sulla classe operaia e sulla altre classi che compongono le masse popolari, porta completamente fuori strada. L’interclassismo impedisce di impostare e condurre in modo efficace la lotta di classe contro la borghesia e il clero. Iskra e COC dicono che il nPCI ha una linea interclassista. Ma noi non siamo interclassisti: o si sbagliano o mentono. Nel nostro Manifesto Programma un capitolo intero è espressamente dedicato alla analisi delle classi in cui è divisa la popolazione italiana. Nell’attività pratica, la differenza tra noi e Iskra-COC in proposito consiste in questo: loro dicono che i comunisti devono limitarsi a promuovere e organizzare lotte rivendicative dei proletari (operai e altri lavoratori dipendenti). Noi sosteniamo che i comunisti devono costituirsi in partito comunista e agire come avanguardia organizzata della classe operaia che lotta per conquistare il potere in tutto il paese. Quindi promuoviamo e organizziamo le lotte rivendicative dei proletari contro i padroni e il loro Stato, ma abbiamo un raggio d’azione molto più ampio. Conduciamo operazioni e battaglie su tutti i terreni per rovesciare l’attuale rapporto di forza tra la classe operaia e la borghesia imperialista fino a che la classe operaia conquisti il potere. Conduciamo operazioni in tutte le classi dove vediamo occasioni favorevoli per rafforzare la direzione della classe operaia. Conduciamo quindi operazioni in tutte le classi delle masse popolari. Conduciamo operazioni anche nelle classi nemiche per usare a nostro favore le contraddizioni che vi sono al loro interno. Per questo alcuni possono equivocare e credere che noi siamo interclassisti. Nelle lotte rivendicative ci troviamo anche con Iskra e con gli altri promotori dell’Assemblea del 29 luglio a Napoli (che io sappia però nessuno di loro ha firmato la presa di posizione di Iskra-COC contro il nostro Avviso ai naviganti 22). In altre operazioni e battaglie solo alcuni di loro ci seguono: ad esempio nella lotta per trasformare le Amministrazioni Comunali in Amministrazioni Comunali d’Emergenza, nella lotta per costituire Comitati di Salvezza Nazionale e un Governo di Salvezza Nazionale, nella lotta per creare le condizioni per la costituzione del Governo di Blocco Popolare, nella lotta per tener aperte le fabbriche e riaprire quelle già chiuse come l’Irisbus e altre. Come vedi già oggi nella pratica, su alcune cose loro marciano con noi e su altre no. I motivi di unità e quelli di divisione condizionano la nostra attività e quella di ognuno di loro. Bisogna discuterne apertamente e a fondo per fare emergere e trionfare posizioni giuste: non genericamente posizioni comuni, ma posizioni giuste perché devono “convincere” le masse popolari su grande scala. Bisogna già ora marciare uniti dovunque è possibile, ma osare avanzare anche dove non siamo ancora uniti. Imparare dalla pratica, correggere errori e superare limiti. Quindi avanti. Scrivi ancora e prendi posizione pubblicamente.

      Saluti comunisti.
      Nicola, del (nuovo) Partito comunista italiano.

      • Larobe 09/06/2013 a 9:47 am #

        Sì ho letto l’avviso (2 linee..), per questo ho scritto dicendo che è utile focalizzarsi su ciò che accomuna e non su ciò che divide. E poi agire in base a ciò che è “giusto”, è vero, e che è il frutto di discussione costruttiva, correzione degli errori, apertura e capacità di ascolto-valutazione serena delle posizioni altrui. E senza dimenticare che la comunicazione all’esterno deve essere altrettanto concreta ed efficace; ripeto: le coscienze dei più sono annebbiate e risvegliate solo dal problema concreto della perdita del lavoro o comunque delle difficoltà dovute alla crisi. Ma la coscienza di classe, culturalmente, non esiste più, va ricostruita. Spesso le discussioni che leggo (io non sono operativa/attiva nella lotta) sono difficili, intellettuali… se posso permettermi una critica, credo che sia necessario che nella comunicazione necessaria a coinvolgere di nuovo le masse, ci sia una sintesi efficace, che tenga conto di come il linguaggio si sia evoluto dagli anni 60 ad oggi. Le lotte e le rivoluzioni, da che mondo e mondo, si fanno con il supporto e l’energia delle generazioni più giovani. E’ a loro che si deve arrivare, distogliendoli dal torpore in cui volutamente il potere li ha ricacciati, e dal limitato mondo di facebook e twitter in cui navigano credendo di non affogare.
        La demonizzazione che del comunismo è stata fatta negli ultimi decenni, oltre agli errori di certe dittature, hanno creato un vuoto enorme nelle coscienze, di cui sembrate non essere completamente consapevoli. Figuriamoci nelle coscienze anche dei non-comunisti. E non so se si può fare a meno di una coscienza borghese più illuminata: gli interessi non coincidono, certo; sono perfino contrapposti. Ma nella vita, come nella politica, un conto è se mi sento perfino nel giusto a compiere un’ingiustizia; altro è se la coscienza collettiva, il livello di civiltà di una società, mi fanno sentire una m….
        Parlate a tutti; senza pregiudizi e rancori di classe. Altrimenti la ghettizzazione e la struttura in classi non verrà mai abolita, se noi per primi la creiamo demonizzando così tanto il “nemico” anziché ridicolizzarlo e dimostraci più avanti anche sul piano umano, civile.
        Lo so, le mie sono considerazioni poco “politiche”. Ma le persone hanno bisogno di unità, di aggregazione, di sentirsi parte di un qualcosa di bello, senza livore, va ricostruito un orgoglio di appartenenza che non si fondi sull’odio (e lo dice una che se avesse un’arma in certi momenti potrebbe sparare), bensì su una piè elevata e fiera concezione della vita e della società. A bene vedere gli schiavi sono loro: esseri inutili comandati da sentimenti di gretta avidità e da una visione del potere inferiore a quella del mondo animale.
        Saluti.
        Larobe

      • Bha!! 09/06/2013 a 11:45 pm #

        Bha!!

        Quante cazzate…
        1) Tutta l’assemblea è sulle posizioni, con varie sfumature, del comunicato di COC-Iskra. Chiedete a Resistenza Operaia dell’Irisbus, gli stessi a cui avete millantato la produzione alternativa con il vostro amico faccendiere di 5 stelle (a proposito di interclassismo!), quanto vi vogliono bene ora…
        2) Voi siete interclassisti perchè negate l’indipendenza di classe, e cercate l’unità con le altre classi, in primis la piccola borghesia… è nel vostro dna… dai fronti popolari alla teoria delle contraddizioni…
        3) Dove cazzo dicono COC ed Iskra che bisogna SOLO promuovere ed organizzare le lotte dei proletari… basta andare sul loro (http://www.combat-coc.org/) sito e leggere quallo che scrivono per capire che non è così… si sta nelle lotte per unire le avanguardie che producono, forgiando i quadri dell’Organizzazione di classe, che sarà il Partito (quando le condizion i oggettive lo consentiranno… ad essere un gruppetto di 30 e 40 scoppiati ed autoproclamarsi Partito siamo tutti buoni… quello vero è e sarà una cosa seria… perciò voi smettetela di parlarne…).
        E vediamo se avete le palle di pubblicarlo.

    • PerBhak!! 09/09/2013 a 10:43 am #

      Devo dire che i compagni del (n)PCI più che le palle hanno lo stomaco per dare spazio al commento di Bha!!

      Bha!! dice
      “Tutta l’assemblea è sulle posizioni, con varie sfumature, del comunicato di COC-Iskra”.
      Si è una bella impresa da borghesi di sinistra essere daccordo con un documento senza firmarlo.
      Ma io credo che questa è una tua personale ipotesi. Io non credo che i compagni di Iskra e COC abbiano fatto un documento “mediano” tra tutte le organizzazioni presenti all’assemblea, altrimenti il documento sarebbe stato firmato da tutte le componenti dell’assemblea o no?
      Ci sarebbe da chiedersi se quelle che tu chiami sfumature non siano un po’ più che sfumature!!!
      Ti rendi conto che semini confusione e confondi il documento Iskra COC con la discussione dell’assemblea, se questo non è cagare…

      Ancora Bha!! dice:
      “Chiedete a Resistenza Operaia dell’Irisbus, gli stessi a cui avete millantato la produzione alternativa con il vostro amico faccendiere di 5 stelle (a proposito di interclassismo!), quanto vi vogliono bene ora…”
      Ma si Bha!! siamo già forti, abbiamo i nostri consulenti e tecnici. Magari c’è già l’Armata Rossa che scende in campo. Magari controlliamo una rete di fabbriche e distribuzione che rimette l’IRISBUS in piedi.
      E come su un compagno malato non si cura perchè tutti i dottori sono borghesi.
      Questo e ben ragionare con il basso ventre estremista, con le palle come diresti tu!!!!

      Ecco dove Combat svela la sua natura movimentista, dove le lotte dettano la linea e l’organizzazione si adegua alla situazione, non dirige, raccoglie e forma chi è già formato alla lotta ma non all’organizzazione:
      “Comunisti per l’Organizzazione di Classe (Combat), allora, pur nella necessità di sviluppare una rete di militanti rivoluzionari, che si diano un’ Organizzazione, qui ed ora, oltrepassando le proprie passate esperienze, non vuole diventare uno dei tanti gruppi e gruppetti dalla verità rivelata. L’Organizzazione, infatti, non rimane statica e fine a se stessa, ma è uno strumento per interagire con il multiforme reale dello scontro fra classi, ed ha una sua evoluzione, in rapporto dialettico con la classe e la sua combattività e coscienza.”
      E ti do pure l’indirizzo internet: http://www.combat-coc.org/?page_id=14

      Per il resto onore a chi discuste e non caga!!!

  2. x 09/05/2013 a 12:36 pm #

    Parlare di dogmatismo e poi riproporre(anche malamente)la strategia che Lenin applicò nel 1916 in Russia,in un paese a capitalismo arretrato quindi totalmente diverso da quello italiano del 2013…fà un pò ridere.Che facciamo il Risiko?Il governo di blocco popolare con chi?con Grillo?Certo,oggi con Grillo e domani con gli operai.ovviamente con gli operai sempre domani,l oggi:mai.Quando parlate di popolo,poi,vi credete rivoluzionari?Il popolo chi è?Dio?Non si sta con il popolo si sta con il proletariato.Un operaio ed il suo datore di lavoro non sono una massa unica:fanno parte di due classi diverse,due classi in lotta,ogniuna con i suoi obiettivi.L uno guadagnare il più possibile dal lavoro dell’altro,l’altro essere pagato per quanto produce.Interessi confliggenti .Che l obiettivo ultimo sia l’appropriazione dei mezzi di produzione e la loro messa sotto controllo operaio,è chiaro. non c è bisogno di ripeterlo ognivolta.Ci sono poi delle battaglie intermedie che servono al proletariato per acquistare forza ed anche perchè no?per stare un pò meglio.La gente non lotta per un ideale,la gente lotta per mangiare: perchè questo sistema ti toglie il pane e la vita.L importante è che le proposte intermedie vadano in direzione rivoluzionaria,e queste ci vanno.Ci vanno più che ipotizzare fantomatici governi di blocco popolare con persone che credono che gli “imprenditori siano i veri eroi italiani”

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