In morte del compagno Salvatore Ricciardi

15 Apr

Comunicato CC 12/2020 – 13 aprile 2020

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In morte del compagno Salvatore Ricciardi

Che il saluto che da un capo all’altro d’Italia molti rendono al compagno sia l’occasione per riflettere sul contributo dato dalle Brigate Rosse alla rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato nel nostro paese e trarne lezioni ai fini della mobilitazione delle masse popolari a porre termine al catastrofico corso delle cose che la borghesia imperialista impone anche nel nostro paese!

Il 9 aprile, dopo un mese di agonia a seguito di un incidente occorsogli in occasione di una manifestazione a sostegno dei detenuti del carcere di Rebibbia che il governo ha confinato col pretesto della pandemia, è morto il compagno Salvatore Ricciardi, promotore della colonna romana delle Brigate Rosse, opera per cui ha subito 30 anni di carcere.

Le Brigate Rosse e la lotta generosa che hanno condotto tra gli anni ’70 e gli anni ’80 per ricostruire in Italia il Partito comunista tramite la “propaganda armata”, sono un tema tabù nella cultura che la Repubblica Pontifica impone alle masse. Un ostracismo che le Brigate Rosse condividono con personaggi e imprese che hanno avuto un ruolo storico ben più grande del loro: con Stalin, l’Unione Sovietica e la prima ondata della rivoluzione proletaria (1917-1976). La borghesia e il clero, in questo pienamente sostenuti dalla sinistra borghese, o non parlano delle Brigate Rosse esorcizzando col silenzio la loro lezione, come se non fossero mai esistite o le denigrano. Benché sconfitte (a causa dei loro errori), con le Brigate Rosse la borghesia e il clero non hanno potuto fare l’operazione che hanno fatto con Che Guevara: celebrare l’eroe sconfitto per dimostrare che l’impresa a cui si era dedicato è impossibile, da don Chisciotte.

Perché non hanno potuto fare quest’operazione nei confronti delle Brigate Rosse? Perché in Italia la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato è proseguita nonostante la sconfitta delle Brigate Rosse (rimandiamo in proposito a Martin Lutero, supplemento a La Voce 3, ottobre 1999) ed è una minaccia sempre incombente per la borghesia e il clero, tanto più minacciosa quanto più criminale è l’opera della borghesia e del clero e maggiori il malcontento, l’insofferenza e la ribellione delle masse popolari. La crisi economica, sociale e politica che la pandemia da Covid-19 ha fatto deflagrare rende ancora più importante per noi comunisti e minacciosa per la borghesia la lezione che possiamo ricavare dall’opera delle Brigate Rosse, anche dalla loro sconfitta.

A tutti i compagni indichiamo la lezione che noi del (n)PCI ne abbiamo tratto. L’abbiamo esposta sinteticamente nel cap. 2.1.3. del Manifesto Programma del (n)PCI (2008) pagg. 144-150 e più in dettaglio nell’opuscolo Cristoforo Colombo (1988) di Pippo Assan. È forti anche di questa lezione che affrontiamo i compiti della crisi in corso.

Bando al panico e al disfattismo!

Viva il governo delle masse popolari organizzate!

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Riprodurre e affiggere ovunque, con le dovute cautele, la locandina di pag. 72 di La Voce 64: vedere che il (n)PCI clandestino è presente infonde fiducia nei lavoratori e smorza l’arroganza dei padroni!

Inviare alla Delegazione delegazione.npci@riseup.net l’indirizzo email di ogni conoscente e di ogni organismo a cui può essere utile ricevere i Comunicati del Partito

Mettersi in contatto con il Centro del Partito (usando il programma di criptazione PGP e il programma per la navigazione anonima TOR) e cimentarsi sotto la sua guida nella costruzione di un Comitato di Partito clandestino nella propria azienda, scuola, caserma o zona d’abitazione!

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