Ai promotori di “costituenti comuniste” – Di quale partito comunista abbiamo bisogno?

8 Mar
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Avviso ai naviganti 105 – 6 marzo 2021

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Ai promotori di “costituenti comuniste”

Di quale partito comunista abbiamo bisogno?

Abbiamo letto con gioia e segnaliamo ai nostri lettori l’articolo di Paolo Spena La questione comunista oggi, 30 anni dopo Rifondazione, pubblicato in Senza Tregua il 21 febbraio 2021. Tra i tanti articoli comparsi in occasione del Centenario della fondazione del primo PCI e nell’ambito della discussione sul partito comunista del quale le masse popolari del nostro paese hanno bisogno per porre fine al catastrofico corso delle cose che la pandemia ha aggravato, l’articolo di Paolo Spena eccelle sia per la giusta critica dell’identitarismo (cioè del proposito di riunire nel partito comunista quelli che si dichiarano e sentono comunisti, per di più riunirli sostanzialmente come massa elettorale) sia e ancora più per la netta affermazione che “un bilancio critico, compiuto, maturo dell’esperienza storica del movimento comunista, compresa quella più recente, è non solo fondamentale, ma anche necessario per chi si pone il problema di ricostruire oggi una presenza comunista in Italia che sia degna di questo nome”. Auspichiamo e speriamo, anche dato il ruolo organizzativo dell’autore, uno dei massimi dirigenti del Fronte della Gioventù Comunista (FGC) e del Fronte Comunista (FC), che questa affermazione sia fatta propria da molti dei promotori di “costituenti comuniste”, che cresca il numero di quelli che si dedicano effettivamente al bilancio e che il bilancio riguardi tutta la storia del movimento comunista cosciente e organizzato (MCCO).

Questa storia inizia con il Manifesto del partito comunista redatto e pubblicato da Marx ed Engels nel 1848 e, dopo il soprassalto della Comune di Parigi (1871), ha caratterizzato la storia dell’umanità dal 1917 (Rivoluzione d’Ottobre) al 1976 (stroncatura della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria del Popolo Cinese lanciata da Mao Tse-tung alla testa del PCC). L’epoca di nera reazione che l’umanità ha vissuto negli ultimi 45 anni è caratterizzata dal proposito della borghesia imperialista di cancellare il lascito della prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria (1917-1976) e di impedire la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato, quindi in primo luogo di soffocare alla nascita i nuovi partiti comunisti. Una volta esaurita la prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria, i regimi politici di tutti i paesi dominati dalla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti, sono stati costituiti da partiti che si alternavano o combinavano nell’attuare il programma comune della borghesia imperialista. Erano e sono aggregazioni nazionali di vecchie e nuove clientele locali e comitati d’affari legali ed extralegali rispetto ai quali sono cresciuti e crescono in ogni paese il malcontento, il disprezzo e l’insofferenza delle masse popolari. La vicenda della presidenza Trump negli USA (2017-2020) è esemplare. Il commissariamento europeo del nostro paese a rabberciamento della breccia aperta dalle masse popolari con le elezioni del 4 marzo 2018 e il rinvio a tempo indeterminato delle elezioni confermano la stessa cosa: i regimi politici dei paesi imperialisti sono in crisi, la crisi economica, ambientale, sanitaria e culturale non fa che aggravarsi insieme al riarmo e al ricorso alla guerra.

In nessuno dei paesi imperialisti però le masse popolari hanno un centro autorevole di mobilitazione e di organizzazione. Solo la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato con alla testa in ogni paese partiti comunisti all’altezza del loro obiettivo porrà fine alla crisi generale del capitalismo e al catastrofico corso delle cose che la borghesia imperialista impone al mondo. La prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria ha pienamente confermato la scienza fondata da Marx ed Engels. L’umanità è entrata nell’epoca della rivoluzione che instaurerà il socialismo, fase inferiore del comunismo.

Qual è quindi oggi il compito dei partiti comunisti e del movimento comunista? Questa è la questione alla quale i comunisti oggi devono rispondere sulla base della scienza delle attività con le quali gli uomini fanno la loro storia. La natura del partito comunista è determinata dal suo compito principale. L’opportunismo ha espressioni diverse, ma la costante è sacrificare il compito principale ai vantaggi immediati che a ragione o illudendosi si ritiene di poter strappare alla classe dominante.

Oggi l’obiettivo dei partiti comunisti è in ogni paese imperialista l’instaurazione del socialismo: il potere nelle mani della parte più avanzata delle masse popolari aggregate attorno e nel partito comunista, la gestione pubblica delle attività economiche che già costituiscono un sistema collettivo finalizzato a soddisfare i bisogni della popolazione e delle relazioni con gli altri paesi e la mobilitazione di tutte le risorse della società per promuovere la crescente partecipazione delle masse popolari alle attività specificamente umane.

È qui che viene meno la parte propositiva dell’articolo di Paolo Spena. È stato fallimentare, una volta liquidato ad opera prima di Togliatti, poi di Berlinguer e infine di Occhetto il primo PCI, cercare di costruire un partito comunista raccogliendo quelli che si sentivano, si professavano, si dichiaravano comunisti: giustamente e chiaramente afferma Spena. E nessuno lo può negare visti i risultati. “Bisogna raccogliere gli operai più combattivi”, dice ora Paolo Spena. Ma proprio l’esperienza della prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria mostra che in vari paesi imperialisti, tra cui l’Italia, i partiti comunisti che pure raccoglievano nelle loro file gli operai più combattivi non hanno tuttavia instaurato il socialismo. Anche di questa storia bisogna fare il bilancio.

Ciò che distingue e deve distinguere il partito comunista sono 1. la comprensione più avanzata delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta del proletariato contro la borghesia e 2. la direzione su questa base delle lotte del proletariato e delle altre classi delle masse popolari convogliandole verso l’instaurazione del socialismo.

È l’indicazione già proclamata da Marx ed Engels nel 1848, riformulata da Lenin nel Che fare? (1902) adattandola ad un paese capitalista arretrato come allora era l’impero russo e rilanciata dall’Internazionale Comunista guidata prima da Lenin e poi da Stalin. A maggior ragione essa vale oggi per i partiti comunisti dei paesi capitalisti più avanzati, quelli governati dalla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti.

Il Partito comunista si distingue dalle altre organizzazioni che in qualche modo
concorrono al movimento comunista cosciente e organizzato
per l’assimilazione della scienza delle attività con le quali gli uomini fanno la loro
storia, la scienza fondata da Marx ed Engels e sviluppata nel corso della prima
ondata principalmente da Lenin, Stalin e Mao Tse-tung,
per il bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria 1917-1976,
per l’analisi materialista dialettica del corso delle cose,
per la strategia con la quale persegue l’instaurazione del socialismo organizzando
la parte della classe operaia, del proletariato e delle masse popolari tutte che via via
si mobilitano contro la borghesia imperialista.

La Carovana del nuovo PCI ha lavorato a definire e sperimentare questo per anni, a partire dagli anni ’80 del secolo scorso. I risultati del suo lavoro in campo teorico sono riassunti nell’opuscolo I quattro temi principali da discutere nel movimento comunista internazionale ed esposti più in esteso nel Manifesto Programma del (n)PCI e nella rivista La Voce.

Alcuni a questi risultati in campo teorico obiettano: voi esistete da molti anni e avete raccolto poche forze. Non è la dimostrazione che la linea che seguite è sbagliata?

Che le forze che abbiamo raccolto sono poche è vero, nel senso che a tutt’oggi la parte delle masse popolari che è in qualche misura legata al (n)PCI non è in grado di orientare il grosso anche solo delle masse popolari attive in campo politico, rivendicativo o delle proteste. Ma chi altri oggi in Italia (a differenza di preti, borghesi e altri notabili, esponenti della borghesia di sinistra, esponenti della sinistra borghese, sindacalisti di regime, fautori del movimentismo o dell’economicismo, scimmiottatori del fascismo del secolo scorso, ecc.) orienta le masse popolari nella direzione giusta per arrivare a instaurare il socialismo ed è più influente di noi tra di esse?

La lentezza con cui raccogliamo le forze, dipende principalmente dalle caratteristiche della situazione in cui lavoriamo. A rendere lenta la nostra opera, con i nostri limiti nell’applicazione concreta del nostro patrimonio teorico in ogni singolo contesto particolare si combinano sia la demoralizzazione, la sfiducia quando non la diffidenza e l’insofferenza nei confronti dei comunisti suscitate dall’esaurimento della prima ondata, sia l’efficace opera condotta dalla borghesia e dal clero con il regime di controrivoluzione preventiva. Ed è ovvio che non solo preti, borghesi, ecc. ma perfino organismi e gruppi che pur dicendosi comunisti hanno una concezione e una pratica simili a quelle del vecchio PCI in decadenza, hanno ancora oggi più seguito di noi (e sono quelli contro cui Paolo Spena punta la sua giusta critica). Organismi che si professano comunisti godono del favore e del prestigio di cui i comunisti godono ancora tra le masse popolari, tanto o poco che esso sia e godono di un favore tanto maggiore quanto più ognuno di essi per la sua concezione del mondo, le sue parole d’ordine, la sua linea è vicino al senso comune delle masse popolari. Per noi invece, il favore e il seguito che conquistiamo tra le masse popolari dipendono da quanto le masse sperimentano o constatano che le nostre indicazioni le fanno vincere nella lotte, piccole o grandi che siano, che effettivamente conducono. Dipendono quindi dalle forze che abbiamo già accumulato.

Che la validità di una concezione è provata solo quando l’attività condotta sulla base di essa ha successo, vale per ogni scienza: ovviamente vale anche per la scienza con cui noi comunisti guidiamo la nostra attività. Ma chi si ferma a questo, resta ad attendere l’esito della rivoluzione socialista che noi comunisti promuoviamo e a ragione lo chiamiamo attendista.

La concezione con cui guidiamo la nostra attività a ragione la proclamiamo scientifica perché si basa sull’esperienza dei 180 anni di storia del movimento comunista e sull’analisi materialista dialettica del corso delle cose.

Chi vuole accelerare la rinascita del movimento comunista o fa critiche precise e scientificamente ben fondate (ricordate cosa dice Lenin nel Che fare? ai fautori della critica?) alle nostre tesi o si associa con noi nell’applicarle.

Il compagno Paolo Spena ha aperto una strada che tutti gli aspiranti comunisti devono imboccare!
Essi devono praticare il dibattito franco e aperto e l’unità d’azione nella resistenza e nelle lotte di massa!

La riscossa delle masse popolari è possibile! Ciascuno può e deve dare il suo contributo!

Il Partito comunista è il fattore decisivo della vittoria!

 

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Riprodurre e affiggere ovunque, con le dovute cautele, la locandina di pag. 84 di La Voce 66 e gli adesivi dell’Avviso ai naviganti 103 è un’operazione di guerra: vedere che il (n)PCI clandestino è presente infonde fiducia nei lavoratori e smorza l’arroganza dei padroni!

Inviare alla Delegazione delegazione.npci@riseup.net l’indirizzo email di ogni conoscente e di ogni organismo a cui può essere utile ricevere i Comunicati del Partito!

Mettersi in contatto con il Centro del Partito (usando il programma di criptazione PGP e il programma per la navigazione anonima TOR) e cimentarsi sotto la sua guida nella costruzione di un Comitato di Partito clandestino nella propria azienda, scuola o zona d’abitazione!

 

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