Unirsi nel partito comunista che mobilita le masse popolari a instaurare il socialismo nel nostro paese!

2 Lug
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Comunicato CC 20/2020 – 30 giugno 2020

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Ai membri e simpatizzanti del PC di Marco Rizzo e del FGC e a tutti quelli che vogliono lavorare per la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato per fare dell’Italia un paese socialista!

Unirsi nel partito comunista che mobilita le masse popolari a instaurare il socialismo nel nostro paese!

Mobilitare le masse popolari a lottare contro le misure antipopolari della borghesia imperialista e a organizzarsi fino a costituire un loro governo d’emergenza!

Far avanzare la rivoluzione socialista in corso fino a instaurare il socialismo!

L’Unione Sovietica diretta dal partito comunista di Lenin e di Stalin ha mostrato al mondo di cosa sono capaci le masse popolari dirette dal partito comunista se questo applica la scienza delle attività con le quali gli uomini fanno la storia, oggi giunta allo stadio del marxismo-leninismo-maoismo!

 

All’insegna dell’unità dei comunisti continua la frammentazione dei frammenti del Partito della Rifondazione Comunista che a sua volta era la parte residua della dissoluzione nel 1989-1991 del vecchio glorioso PCI che grazie alla direzione dell’Internazionale Comunista e all’azione internazionalista dell’Unione Sovietica di Lenin e di Stalin aveva mobilitato le masse popolari italiane a fare la Resistenza e a vincere il nazifascismo, una dissoluzione avvenuta dopo trent’anni di corrosione e corruzione seguiti alla proclamazione aperta nel 1956 della “via parlamentare e democratica al socialismo”, via che il PCI aveva in realtà imboccato già nel 1944 con la “svolta di Salerno”.

Nel caso specifico Marco Rizzo (PC) indica la partecipazione alle elezioni come mezzo principale per aggregare le masse popolari attorno al Partito e sostiene che per avere consenso il Partito deve adottare parole d’ordine e programmi elettorali coerenti con il senso comune delle masse popolari. Alessandro Mustillo (FGC) invece dice che i comunisti devono promuovere l’aggregazione in un Fronte degli elementi avanzati delle masse popolari che lottano contro le misure antipopolari delle autorità della borghesia e collaborare con tutti i partiti e organismi che perseguono questo stesso obiettivo.

Alcuni nostri simpatizzanti esigono che il (n)PCI dica chi dei due ha ragione, che sosteniamo o l’uno o l’altro, come se noi fossimo spettatori e giudici. Ma il nostro compito principale è far avanzare la rivoluzione socialista in Italia.

La rottura del Patto d’azione tra PC di Marco Rizzo e Fronte della Gioventù Comunista e la frammentazione del PC di Marco Rizzo confermano che per avanzare i comunisti devono andare a fondo nell’analisi delle cause per cui nel corso della precedente crisi generale del capitalismo, nella prima parte del secolo scorso, nessuno dei partiti comunisti dei paesi imperialisti, e il PCI tra di essi, ha instaurato il socialismo: bisogna trarre le lezioni di quella storia e applicarle.

Le lezioni che ne ha tratto, il (n)PCI le ha riassunte in I quattro temi principali da discutere nel movimento comunista internazionale e fin dalla sua costituzione nel 2004 ha indicato chiaramente la linea che segue, esposta nel suo Manifesto Programma (2008) e via via dettagliata nei Comunicati CC, aggiornata in coerenza con il corso delle cose e l’esperienza della lotta.

L’esperienza del secolo scorso mostra chiaramente che senza partito comunista all’altezza del suo compito, le masse popolari non sono in grado di instaurare il socialismo. Un tale partito comunista non è il risultato né della partecipazione alle elezioni e della predicazione dei principi del socialismo né della promozione delle lotte rivendicative e delle proteste. Esso è formato dai comunisti che assimilano e applicano gli insegnamenti della scienza comunista delle attività con le quali gli uomini fanno la storia e del bilancio dell’esperienza e grazie a questo mobilitano e organizzano passo dopo passo le masse popolari ad avanzare nella rivoluzione socialista fino a instaurare il socialismo.

Da tutto il corso delle cose “deriva la necessità – la necessità assoluta e incondizionata – per l’avanguardia del proletariato, per la parte cosciente di esso, per il partito comunista, di manovrare, di stringere accordi, di fare compromessi con i diversi gruppi di proletari, con i diversi partiti di operai e di piccoli padroni. Tutto sta nel saper impiegare questa tattica allo scopo di elevare e non di abbassare il livello generale della coscienza proletaria, dello spirito rivoluzionario del proletariato, della sua capacità di lottare e di vincere” ci ha insegnato Lenin” (L’estremismo).

“La resistenza spontanea (cioè non ancora diretta dal partito) si eleva e aumenta per la crisi che avanza”, dicono alcuni. Innegabile, ma l’esperienza del secolo scorso dimostra che senza la direzione di un Partito comunista all’altezza del suo ruolo di Stato Maggiore del proletariato in lotta contro la borghesia imperialista, le masse popolari non sono in grado di prendere il potere e instaurare il socialismo. Prima o poi la borghesia è venuta a capo anche delle lotte più eroiche: dal Biennio Rosso, alla Resistenza, al Luglio ’60, al movimento dei Consigli di Fabbrica, alla lotta armata delle Brigate Rosse e delle altre Organizzazioni Comuniste Combattenti: tutte lotte condotte senza la direzione di un partito all’altezza del suo ruolo di Stato Maggiore del proletariato in lotta contro la borghesia per instaurare il socialismo.

Oggi le masse popolari in larga misura non hanno fiducia nei comunisti perché hanno sperimentato lungo tutto il secolo XX che i vecchi partiti comunisti sono stati incapaci di guidarle a instaurare il socialismo, nonostante lotte eroiche condotte da comunisti e altri elementi avanzati delle masse popolari.

La rivoluzione socialista nel nostro paese è in corso, da quando nel 2004 il (n)PCI si è costituito con il proposito di mobilitare il proletariato e il resto delle masse popolari per instaurare il socialismo, dopo aver fatto il bilancio del passato e accumulato il patrimonio di teoria, analisi e linea adeguato per attuare il proposito. Recentemente una compagna in una riunione ha detto: “Che la rivoluzione socialista è in corso da quando nel 2004 è stato fondato il (n)PCI, lo dice il (n)PCI. Anche altri partiti comunisti potrebbero dire la stessa cosa”. Ma il problema è che non lo dicono né agiscono di conseguenza, come promotori della costruzione del nuovo sistema di potere. Il (n)PCI indica la linea da seguire e la segue, a parte errori che deve correggere e limiti che deve superare man mano che li individua.

Il (n)PCI non afferma solo che la rivoluzione è in corso. Afferma che è possibile farla progredire, che ci sono le condizioni per farla progredire e indica quali sono, indica a chi è già deciso a contribuire cosa fare per farla progredire. Su tutto questo, chi non pensa perché è pagato per pensare ma pensa per fare, chi non parla e scrive per proprio diletto o al soldo del sistema di controrivoluzione preventiva, fa inchiesta e dà risposte che verifica applicandole.

 

Progredisce la rivoluzione socialista, ossia l’azione dei promotori è efficace? A questa domanda oggi, stante il livello a cui è la rivoluzione e le condizioni generali del contesto (demoralizzazione e disgregazione lasciate nelle masse popolari dall’esaurimento della prima ondata e create sistematicamente dal sistema di confusione, diversione e intossicazione dei sentimenti e delle idee alimentato dalla borghesia e dal suo clero con scienza, per quanto loro possibile.), risponde ed è in grado di rispondere solo chi della rivoluzione socialista è promotore, chi alla rivoluzione socialista cerca di contribuire avvalendosi del patrimonio di teoria e di esperienza del movimento comunista cosciente e organizzato, che il (n)PCI ha sintetizzato.

 

Nella prima parte del secolo scorso i partiti comunisti dei paesi imperialisti svolsero la loro opera tra masse popolari sottoposte dalla borghesia alla miseria più nera e alla guerra. Non seppero instaurare il socialismo non a causa del tradimento di alcuni dirigenti: traditori ci furono, ma riuscirono a prevalere a causa dei limiti non superati neanche dai migliori dirigenti di quei partiti, limiti nella comprensione delle condizioni della lotta di classe e della forma della rivoluzione socialista nei paesi imperialisti. Quali sono questi limiti? I principali sono tre e riguardano precisamente l’andamento dell’economia, la natura dei sistemi politici dei paesi imperialisti, la forma della rivoluzione socialista nei paesi imperialisti.

1. La natura della crisi economica delle società imperialiste. Nel secolo XIX nei paesi capitalisti la produzione e circolazione di beni e servizi procedette per alcuni decenni attraverso crisi cicliche (una successione di crescita, ristagno, recessione, ripresa), ma dagli anni ’70 del secolo XIX in poi l’andamento ciclico proseguì alterato dai caratteri propri dell’imperialismo (sostituzione dei monopoli alla libera concorrenza, prevalenza del capitale finanziario sul capitale industriale, prevalenza dell’esportazione di capitale sull’esportazione di merci, divisione del mondo tra poche grandi potenze, formazione di monopoli mondiali in alcuni settori economici) e attenuato dalle misure prese dalle pubbliche autorità nel contesto del capitalismo monopolistico di Stato e le crisi cicliche vennero surclassate dalla crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale, prevista da K. Marx e descritta scientificamente da lui nei capitoli 13 – 15 del libro III di Il capitale. Per la descrizione della natura di essa rimandiamo alla nota 41 del nostro Manifesto Programma e agli scritti indicati nella nota. La natura della crisi condiziona tutta la strategia e le tattiche che il partito comunista deve applicare per mobilitare e organizzare le masse popolari a instaurare il socialismo. I partiti comunisti del secolo scorso invece continuarono a ragionare in termini di crisi cicliche, come fanno ancora oggi gran parte dei frammenti del PRC e dei gruppi della sinistra borghese.

2. La natura dei regimi politici dei paesi imperialisti. Per inerzia i partiti comunisti del secolo scorso hanno continuato anche nella fase imperialista del capitalismo a indicare con l’espressione “democrazia borghese” il sistema politico dei paesi imperialisti ignorando la profonda trasformazione che essi hanno compiuto nel passaggio alla fase imperialista del capitalismo. Nella sua celebre opera L’imperialismo (1917) in cui analizza la trasformazione della società borghese a livello mondiale, quindi al di là del contesto della Russia zarista, Lenin dice esplicitamente che egli si è occupato solo delle caratteristiche economiche dell’imperialismo e non di quelle politiche. Tratto caratteristico dei nuovi regimi è la creazione in tutti i paesi imperialisti di sistemi di controrivoluzione preventiva diretti principalmente a promuovere confusione, diversione e intossicazione nei sentimenti e nelle idee delle masse popolari per ostacolare la loro partecipazione alla rivoluzione socialista. Per l’illustrazione dettagliata di questi sistemi rimandiamo al capitolo 1.3.3 del nostro Manifesto Programma. La mobilitazione dei proletari in partiti che partecipavano ad elezioni e alle assemblee elettive dei regimi borghesi fino a strappare il diritto universale al voto per uomini e donne, ha svolto un ruolo importante per lo sviluppo del movimento comunista cosciente e organizzato. Ma da un certo punto in poi è diventata una deviazione che ha reso i partiti comunisti incapaci di guidare le masse popolari a instaurare il socialismo quali che fossero le condizioni di miseria, oppressione e guerra imposti dalla borghesia.

3. La forma della rivoluzione socialista nei paesi imperialisti. Già F. Engels nell’Introduzione del 1895 a K. Marx, Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850 aveva criticato la concezione della rivoluzione socialista come una “rivolta delle masse popolari che prima o poi scoppierà”, una rivolta alla quale il partito comunista si prepara onde approfittarne per prendere il potere e il cui scoppio il partito promuove con la propaganda e l’agitazione politica, con le denunce, organizzando proteste e promuovendo rivendicazioni sindacali e politiche. Nell’ambito dell’Internazionale Comunista, Lenin e poi Stalin si occuparono in più casi relativamente ai paesi imperialisti delle “forme di transizione o di avvicinamento alla rivoluzione proletaria” (dove per rivoluzione proletaria intendono sempre l’operazione conclusiva della rivoluzione socialista: l’instaurazione della dittatura del proletariato e quindi senza considerare chiaramente la guerra popolare rivoluzionaria come forma necessaria della rivoluzione socialista). Ma l’idea di una transizione, graduale e pacifica per alcuni, per esplosione del malcontento popolare per altri, dal capitalismo al comunismo continuò a covare nei partiti comunisti dei paesi imperialisti e venne chiaramente alla luce dopo la svolta del 1956. In Italia fu formulata da Togliatti & C come “via parlamentare e pacifica al socialismo tramite riforme di struttura”. Per la critica di questa concezione e l’illustrazione della tesi che nei paesi imperialisti la rivoluzione socialista deve assumere la forma della guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata che si conclude con l’instaurazione del socialismo, rimandiamo a La Voce 1 (marzo 1999) e al cap. 3.3 del nostro Manifesto Programma.

Nel contesto attuale la comprensione del limiti dei vecchi partiti comunisti è di decisiva importanza per chi vuole essere comunista, cioè dirigere le masse popolari a instaurare il socialismo. La nuova crisi generale del capitalismo iniziata negli anni ’70 del secolo scorso è entrata nel 2008 nella sua fase acuta e terminale. La direzione che la borghesia imperialista ha dato al mondo negli ultimi quarant’anni non funziona più. In ognuno dei paesi imperialisti e a livello internazionale i sistemi politici della borghesia imperialista sono in crisi. Le masse popolari sono torturate in tutti i campi dalla crisi economica, sociale, ambientale e sanitaria. La loro resistenza agli effetti della crisi non è ancora diretta dal movimento comunista cosciente e organizzato e si esprime in fronti e coordinamenti rivendicativi, elettorali o misti. I comunisti devono e possono compiere l’opera che i nostri eroici predecessori non hanno compiuto: elevare in ogni paese passo dopo passo la resistenza delle masse popolari fino a instaurare il socialismo. Questo è la combinazione in ogni paese di tre elementi ognuno indispensabile: il potere delle masse popolari organizzate aggregate attorno al Partito comunista (dittatura del proletariato); la gestione pubblica dell’intera attività economica per produrre i beni e servizi necessari alla popolazione del paese e alle relazioni di solidarietà, collaborazione e scambio con gli altri paesi; la promozione sistematica della partecipazione di ogni individuo nella massima misura di cui è capace alle attività specificamente umane (politiche, culturali, creative e ricreative) e la formazione onnilaterale delle nuove generazioni.

Nel sito http://www.nuovopci.it abbiamo recentemente pubblicato il Rapporto presentato da Stalin nel dicembre 1926 al Comitato Esecutivo dell’IC sul ruolo internazionale della costruzione del socialismo in Unione Sovietica, benché la Russia zarista fosse stata la parte arretrata del sistema imperialista mondiale. Esso sarà di grande utilità per tutti quelli che sono decisi ad assumere con scienza e coscienza il compito di far avanzare la rivoluzione socialista nel nostro paese, nelle circostanze create dalla crisi economica, sociale, ambientale e sanitaria in cui è sfociata l’epoca di nera reazione (1976-2016) succeduta all’esaurimento della prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria sollevata dalla Rivoluzione d’Ottobre.

Assumere questo compito è l’augurio che facciamo ai protagonisti sinceri del dibattito in corso in queste settimane tra i membri dei frammenti del PRC e tra altri aspiranti comunisti. È anche l’unica scelta che dà a ogni individuo il senso della sua vita, la renda degna di essere vissuta.

Il movimento comunista cosciente e organizzato per essere in grado di dare il via alla seconda ondata della rivoluzione proletaria che instaurerà il socialismo in tutto il mondo, deve assimilare a fondo le lezioni della prima ondata (1917-1976) e verificarle nella pratica della lotta di classe!

Questo è il primo essenziale passo che deve fare chi vuole diventare comunista e nostro compito è favorire questo processo!

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