Ma quale “fase 2”!

3 Mag

Comunicato CC 16/2020 – 3 maggio 2020

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Il 4 maggio inizia quella che il governo Conte e le altre autorità chiamano “fase 2”. I capitalisti mettono la ripresa della produzione al di sopra di tutto perché restando nel sistema di relazioni attuali le aziende che continueranno o riprenderanno a produrre oltre a fare profitti che quelle ferme non fanno, occuperanno tutto il mercato e le aziende che restano ferme ne saranno definitivamente estromesse. I prezzi alle stelle e la crescita del debito pubblico sono altre conseguenze ineliminabili se si rispettano le relazioni del sistema basato sul modo di produzione capitalista. Chi vuole restare a ogni costo nell’ambito di questo sistema prima o poi deve arrendersi a questa evidenza e comunque nulla potrà contro la crisi economica che ne verrà, salvo cercare di scaricarne il peso maggiore su altri paesi: competizione e concorrenza a livello internazionale.

La crisi del sistema imperialista mondiale e la guerra popolare rivoluzionaria

Tre linee, una via!

La pandemia da coronavirus Covid-19 ha fatto deflagrare la crisi del sistema imperialista mondiale. La pandemia è diventata crisi economica e sociale: l’intero sistema di relazioni sociali nei singoli paesi e il sistema delle relazioni internazionali sono sottosopra. La Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti non riesce più a governare con le procedure e le istituzioni correnti né le relazioni internazionali né i singoli paesi. La crisi che covava sotto la cenere è esplosa. Il sistema che noi comunisti aspiravamo a sovvertire è sconvolto. Il capitalismo e le autorità asservite al capitalismo nei quarant’anni seguiti all’esaurimento della prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria (1917-1976) hanno condotto l’umanità in un vicolo del quale la pandemia Covid-19 mostra la natura. Cosa fare?

Oggi in Italia tra “i comunisti” (tra quelli che si dichiarano comunisti) di fronte a questa crisi esistono tre linee di pensiero e di condotta.

1. Predicare cosa la classe dominante con le sue autorità dovrebbe fare e denunciare che non lo fa, noncuranti che la borghesia fa quello che il suo sistema di rapporti sociali implica e consente di fare, fermo restando che ogni capitalista deve valorizzare il suo capitale: chi non lo fa è estromesso da chi lo fa. È la linea riformista, utile alla borghesia per frenare la raccolta e la formazione delle forze rivoluzionarie.

2. Aspettare che la crisi passi per poi riprendere come prima, stare a vedere come saranno le cose che ne risulteranno e intanto denunciare che le cose vanno molto male: come se non fossero gli uomini che fanno la storia o comunque noi comunisti fossimo esclusi da quelli che la fanno. È la linea attendista.

3. Riconoscere che instaurare il socialismo è l’unico modo per porre fine alla crisi in corso. È la nostra linea. Ma i fautori di questa linea si dividono in due correnti: 1. quelli che sono convinti che la rivoluzione socialista scoppierà (non hanno cioè tratto lezione dalla prima ondata della rivoluzione proletaria) e 2. quelli che con iniziativa e creatività promuovono la guerra popolare rivoluzionaria (GPR) adottando come metodo principale di lavoro la linea di massa. Noi promotori della GPR oggi mobilitiamo le masse popolari ad attuare, nella misura più larga che in ogni posto e in ogni momento le forze già riunite consentono, le misure necessarie a porre rimedio alle manifestazioni concrete del catastrofico corso delle cose, sicuri che “da cosa verrà cosa”.

Come siamo arrivati all’attuale situazione d’emergenza? Quali sono le misure da attuare?

Sulla risposta alla prima domanda costruiamo l’unità del Partito comunista che promuove e guida la rivoluzione socialista. Sulle risposte alla seconda costruiamo l’unità d’azione che mobilita le masse popolari a porre fine al catastrofico corso delle cose in cui la borghesia imperialista le costringe.

Come siamo arrivati all’attuale situazione d’emergenza?

Circa quarant’anni fa arrivava ad esaurimento la prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale (1917-1976), iniziava la seconda crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale e la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti riprendeva in mano la direzione del corso delle cose a livello mondiale, la direzione che il movimento comunista cosciente e organizzato guidato prima da Lenin e poi da Stalin sessant’anni prima aveva tolto alla borghesia imperialista con la Rivoluzione d’Ottobre, la fondazione e l’opera dell’Internazionale Comunista, la costruzione dell’Unione Sovietica e degli altri paesi socialisti sconfiggendo l’aggressione di tutte le potenze imperialiste, con lo sviluppo delle rivoluzioni di nuova democrazia (massima espressione di esso erano state la fondazione nel 1949 della Repubblica Popolare Cinese sotto la guida di Mao Tse-tung e la creazione della Repubblica Popolare Democratica di Corea sotto la guida di Kim Il-Sung) e con lo sviluppo in ogni angolo del mondo (dall’Asia, all’Africa, all’America Latina: dal Vietnam a Cuba) del movimento di liberazione nazionale antimperialista.

La prima crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale aveva portato alla deflagrazione nel 1914 della prima Guerra Mondiale nel corso della quale la vittoria nel 1917 della Rivoluzione d’Ottobre aveva segnato l’avvio della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale. La lotta contro il movimento comunista cosciente e organizzato è la chiave di lettura della condotta della borghesia imperialista lungo tutta la parte successiva del secolo scorso fino alla sconfitta nel 1976 della Rivoluzione Culturale Proletaria del popolo cinese. Riprendendo negli anni ’70 la direzione del corso della cose a livello mondiale la borghesia imperialista ha cercato di rimangiare via via le concessioni che per far fronte al movimento rivoluzionario aveva dovuto fare alle masse popolari e ha via via dissolto le forme (i “lacci e lacciuoli” li ha denominati il banchiere Guido Carli) che sotto l’esempio dei primi paesi socialisti aveva dato al potere dei suoi singoli gruppi. Essa ha creato istituzioni e relazioni (forme antitetiche dell’unità sociale – FAUS) con le quali conciliava nelle nuove condizioni il carattere collettivo che le forze produttive hanno oramai assunto con la libertà dei capitalisti titolari della proprietà privata di esse. Infatti esse erano campo di libera iniziativa dei gruppi imperialisti e di loro agenti e sgherri ognuno dei quali ha un solo obiettivo (fare profitti) e tutto il resto (salute dei lavoratori, dei clienti e della popolazione, riproduzione dell’ambiente, benessere della popolazione, legislazione sociale, ecc.) è solo o un limite al conseguimento del profitto o uno strumento per conseguire l’obiettivo che si misura in denaro. Le principali delle nuove FAUS furono il sistema monetario mondiale completamente fiduciario (basato sul dollaro gestito dalla Federal Reserve USA) e l’apertura di gran parte del mondo alle libere scorrerie dei grandi gruppi imperialisti industriali e finanziari, in concorrenza tra loro ma costretti anche a collaborare. Una fitta rete di convegni ufficiali e di associazioni private (il Club Bilderberg è solo una di esse) riduceva il ruolo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite nelle relazioni tra gli Stati. La guerra di sterminio non dichiarata e le “spedizioni umanitarie” scatenate dal complesso militare-industriale-finanziario USA istituzionalizzato internazionalmente nella NATO diventavano le forme principali del dominio della borghesia imperialista sulle masse popolari rispettivamente nei paesi imperialisti e nei paesi oppressi.

L’esaurimento della prima ondata della rivoluzione socialista ha consentito alla borghesia di riprendere per alcuni decenni in mano la direzione del corso delle cose a livello mondiale. L’esaurimento è stato il risultato dei limiti del movimento comunista cosciente e organizzato nella comprensione delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe che esso guidava nei paesi imperialisti. Malgrado i grandi passi avanti compiuti nel corso della prima ondata, i partiti comunisti formatisi nei paesi imperialisti dopo la vittoria della Rivoluzione d’Ottobre e la fondazione dell’Internazionale Comunista non hanno superato i limiti che avevano portato già i partiti socialisti della II Internazionale (1889-1914) all’impotenza a fronte alla prima Guerra Mondiale e che si erano manifestati nelle tre deviazioni principali che variamente si combinavano in seno a ognuno di essi: l’economicismo (ridurre la lotta di classe alle rivendicazioni sindacali e politiche di migliori condizioni di vita e di lavoro, rivendicazioni che tuttavia hanno avuto un ruolo importante nella nascita e nello sviluppo del movimento comunista di massa), l’elettoralismo o parlamentarismo (ridurre la lotta di classe alla partecipazione alle elezioni e alle istituzioni della democrazia borghese, partecipazione che tuttavia è stata anch’essa un altro fattore importante dello sviluppo del movimento comunista di massa), il militarismo (ridurre la lotta di classe alla lotta armata, aspetto che tuttavia è decisivo in certe circostanze della lotta di classe). L’impotenza rivoluzionaria dei partiti comunisti dei paesi imperialisti ha facilitato nei partiti comunisti dei primi paesi socialisti la deviazione verso la restaurazione (prima graduale e pacifica e poi ad ogni costo) del capitalismo la cui possibilità è implicita nella natura dei paesi socialisti, la deviazione che ha avuto le sue espressioni maggiori nell’avvento del gruppo di Kruscev alla direzione del PCUS nel suo XX Congresso (febbraio 1956) e nella sconfitta (nel 1976) della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria con cui Mao Tse-tung aveva mirato a portare la RPC ad assumere il ruolo di base rossa mondiale della rivoluzione proletaria che l’URSS aveva svolto fino al 1956.

La pandemia da Covid-19 ha fatto esplodere la crisi economica di questo assetto mondiale, crisi già entrata nella fase acuta a seguito del crollo finanziario internazionale del 2008 che aveva preso spunto dai crediti subprime (cioè crediti concessi senza adeguate garanzie) USA. Ha fatto precipitare, prima che lo facesse o la catastrofe ambientale che il dominio della borghesia imperialista fa incombere sulla Terra o l’iniziativa del rinascente movimento comunista cosciente e organizzato, la crisi delle istituzioni politiche borghesi: il sistema delle relazioni internazionali è sconvolto e in ogni paese imperialista la classe dominante ha difficoltà crescenti a governare sia per i contrasti interni alla classe dominante stessa sia per il malcontento, l’insofferenza e la ribellione delle masse popolari, quella che noi comunisti chiamiamo “resistenza spontanea delle masse popolari al corso delle cose”. La crisi sociale e la crisi ambientale completano il quadro delle condizioni in cui si svolge la lotta di classe che noi comunisti dobbiamo spingere avanti fino all’instaurazione del socialismo. Dove per socialismo intendiamo la combinazione di tre cose: 1. il potere politico nelle mani del proletariato organizzato attorno al partito comunista, 2. la gestione pubblica delle attività economiche pianificata dalle autorità politiche per soddisfare i bisogni della popolazione in forme compatibili con la conservazione della Terra, 3. la mobilitazione delle forze e risorse dell’intero paese per elevare la partecipazione alla gestione delle attività politiche, economiche, scientifiche e culturali della massa della popolazione che la borghesia ha escluso nella misura maggiore che le era possibile.

In questo quadro storico e mondiale e con questi principi noi comunisti italiani dobbiamo promuovere e dirigere la lotta di classe nel nostro paese. Infatti la crisi è mondiale, la rivoluzione socialista è mondiale ma la rivoluzione mondiale è combinazione di rivoluzioni nazionali vincenti in paesi che stabiliscono tra loro rapporti di solidarietà, collaborazione e scambio. Il primo paese imperialista in cui i comunisti porteranno le masse popolari a instaurare il socialismo aprirà la via e mostrerà la strada anche alle masse popolari del resto del mondo e si gioverà del loro appoggio. Nostro compito è promuovere la rivoluzione socialista nel nostro paese e così facendo dare il massimo contributo di cui siamo capaci alla rinascita del movimento comunista e allo sviluppo della seconda ondata della rivoluzione socialista in tutto il mondo.

In ogni paese noi comunisti dobbiamo studiare le forme che assume la crisi della classe dominante e gli indirizzi che essa cerca di imprimere al corso delle cose, perché sono le mosse del nemico contro cui è diretta guerra popolare rivoluzionaria (GPR) che abbiamo dichiarato e promuoviamo. Ma in questa prima fase della GPR il nostro principale campo d’azione, quello che dobbiamo coltivare, quello che dobbiamo mobilitare e organizzare e condurre in guerra fino a prendere il potere ed eliminare la direzione della borghesia imperialista sono le masse popolari e in esse principalmente il proletariato con al centro la classe operaia.

Quali sono le condizioni particolari in cui operiamo e le misure che dobbiamo attuare?

Il nostro paese è diretto da un governo e da altre autorità (centrali, regionali e comunali) succubi dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti. Le Istituzioni Pubbliche sono dirette da loro agenti (alcuni anche con la mentalità e i sentimenti da aguzzini) superpagati (dell’ordine dei milioni di euro l’anno). La breccia creata dall’esito delle elezioni del 4 marzo 2018 nel sistema politico delle Larghe Intese (LI) ha certamente introdotto alcuni individui di buona volontà nelle sfere governative e nelle Istituzioni Pubbliche, ma, proprio perché non ne hanno approfittato per mobilitare le masse popolari, essi si sono ridotti a servire i vertici della Repubblica Pontificia e a barcamenarsi nei loro palazzi. Di fronte all’epidemia scoppiata all’inizio del 2020 (il governo ha dichiarato lo stato d’emergenza il 31 gennaio) la loro principale preoccupazione è stata di minimizzare il numero delle vittime 1. della combinazione di riduzione e privatizzazione del sistema sanitario nazionale, 2. della privatizzazione della ricerca scientifica, 3. della privatizzazione e delocalizzazione dell’industria farmaceutica e di articoli sanitari, 4. dell’incuria delle autorità per le condizioni ambientali e le condizioni di vita della massa della popolazione: quattro caratteristiche della condotta dei governi – prima del CAF (Craxi-Andreotti-Forlani) e poi delle LI – che si sono succeduti in Italia dalla fine degli anni ’70 a oggi, da quando la prima ondata della rivoluzione proletaria si è esaurita. La menzogna sul numero delle vittime dell’epidemia che il governo Conte & C. contabilizzano e diffondono è lo strumento con cui coprono e giustificano la loro gestione criminale dell’emergenza, la loro lentezza o inerzia

– nel ristrutturare il sistema d’assistenza sanitaria tra cura e prevenzione e tra domiciliare e ospedaliera,

– nel rifornimento in beni e servizi e nella sistemazione dignitosa delle persone confinate e di quelle mobilitate contro l’epidemia, distinguendo e proteggendo in modo adeguato la parte più esposta della popolazione (adulti di età superiore a 60 anni e immuno-depressi),

– nell’orientare le aziende a produrre i beni necessari alla cura e alla prevenzione (DPI, respiratori, tamponi, prodotti per diagnosi, sanificazione e igiene personale, ecc.).

Il primo compito di chi è deciso a porre fine al catastrofico corso delle cose è denunciare questa grande menzogna, facendosi dare da ogni Amministrazione Comunale i dati e pubblicando per ogni comune, provincia e regione la differenza tra il numero dei morti dall’inizio di gennaio a fine aprile nel 2020 e il corrispondente numero nei cinque anni precedenti (2015-2019). Avremo così la dimensione dell’ecatombe di anziani (il 95% dei morti oltre l’atteso appartiene alle classi di 65 anni e più) di cui questo governo è responsabile: infatti con misure d’emergenza avrebbe potuto in larga misura evitare che l’effetto dell’attività criminale dei governi che l’hanno preceduto si producesse. Chiunque è disposto a collaborare con noi e con quelli che promuovono il coordinamento delle forze antifasciste e anticapitaliste, che ci fornisca dati sistematici e veritieri. È un primo passo. La borghesia e le sue autorità mentono, camuffano, intossicano menti e cuori. Noi comunisti dobbiamo dire la verità, mostrare quello che si può fare subito e quello a cui dobbiamo mirare, diventare centri di elaborazione, di propaganda e di organizzazione, nuove autorità affidabili e decise.

Il governo necessario per far fronte all’epidemia e alla crisi economica e sociale che l’epidemia ha fatto deflagrare non deve confinare i giovani e le altre persone capaci di sviluppare difese immunitarie adeguate (in breve i non immuno-depressi e gli adulti con meno di 65 anni). Deve invece mobilitarli a costituire brigate di solidarietà in ogni azienda capitalista e pubblica, in ogni ospedale, in ogni quartiere e in ogni comune, brigate che si occupino

– di creare condizioni dignitose e adeguate di protezione per anziani e immuno-depressi e di fornire loro l’assistenza in beni e servizi di cui hanno bisogno finché l’epidemia non è sconfitta;

– di produrre rapidamente e su grande scala dispositivi di protezione individuale, medicine (il meglio che è stato finora sperimentato) e dispositivi per i trattamenti sanitari in particolare di terapia intensiva e per separare chi è contagiato da chi non lo è, avvalendosi delle aziende che dispongono di attrezzature adatte e delle persone che hanno conoscenze utili (e in Italia ce n’è in abbondanza, solo che se continuano a dipendere dai capitalisti, lavorano a seconda dei profitti che le loro conoscenze rendono ai capitalisti);

– di mettere a punto locali d’assistenza sanitaria requisendo gli edifici disponibili (e in Italia ce n’è in abbondanza tra alberghi vuoti di turisti e immobili di congregazioni religiose, di immobiliari e di ricchi) e costruendo se necessario edifici di fortuna;

– di mettere a punto le abitazioni necessarie per se stessi (sono esposti a essere infettati e in nessun caso devono contagiare anziani e immuno-depressi, quindi non devono coabitare), occupando gli alberghi lasciati liberi dai turisti, le case e gli edifici vuoti, le scuole e collegi, le caserme che sono in tutto o in parte libere, edifici pubblici e privati non necessari nell’immediato, attrezzando tutto in modo adeguato e dotando gli edifici di infermeria di pronto intervento;

– di sostenere aziende e strutture di produzione di tutto quanto è indispensabile per la vita quotidiana di tutta la popolazione e la sua continuità, in particolare aziende agricole, allevamenti, industrie agroalimentari e la distribuzione;

– di svolgere opere di sanificazione e quanto altro le brigate stesse e le pubbliche autorità valuteranno essere necessario e di far sospendere attività inutili o nocive, di dare soluzioni coerenti per tutti i problemi che si presenteranno che qui non trattiamo (assistenza ai bambini, assistenza a disabili, ecc.) o comunque non ancora abbastanza individuati e trattati, valorizzando in quest’opera tutti quelli che sono disposti a collaborare e isolando profittatori, sabotatori, speculatori e chiacchieroni.

In sintesi, le autorità necessarie per far fronte all’epidemia non devono confinare la massa della popolazione, ma mobilitare tutti quelli che sono in grado di contribuire a far fronte all’epidemia.

Iniziative di questo genere sono già in corso, a conferma che le masse popolari sono disponibili. Ma sono ancora iniziative sparse e isolate. Persone e gruppi di buona volontà promuovono in modo sparso, circoscritto e approssimativo, con risorse limitate e mezzi di fortuna iniziative che le autorità avrebbero dovuto e potuto promuovere fin dall’inizio sistematicamente e su grande scala con le risorse di cui le autorità pubbliche dispongono. In molti casi sono concepite come opere di carità mentre sono le attività principali del futuro e unico legittimo governo del paese. La loro repressione e limitazione confermano la natura antipopolare, borghese delle attuali autorità!

L’attuale governo è impantanato tra le richieste di Confindustria e degli altri capitalisti e le pretese e le pratiche del sistema finanziario nazionale e internazionale. I capitalisti se le loro aziende restano ferme, non fanno profitti e le parti di mercato che perdono sanno che non le recupereranno. Bisogna nazionalizzare le imprese che vogliono chiudere. Le aziende in mano alle pubbliche autorità non hanno il problema di produrre profitto e concorrere per il mercato: hanno solo il problema di produrre quello che è necessario alla popolazione italiana e alle relazioni di scambio, collaborazione e solidarietà con i paesi che sono d’accordo ad averne. I gruppi finanziari nazionali e internazionali hanno il problema di percepire interessi, di collocare titoli di prestito sul mercato, di farsi pagare i titoli del Debito Pubblico che vengono a scadenza. Bisogna sospendere ogni operazione finanziaria, distribuire un reddito dignitoso a ogni persona che è obbligata a non lavorare, dare un lavoro dignitoso a ogni persona che è disposta a lavorare, finanziare adeguatamente ogni azienda che produce quello che è necessario.

Tutto questo è fattibile, bisogna che capillarmente si costituiscano nuove autorità pubbliche che se ne assumano il compito e che le autorità centrali si limitino a stabilire i criteri e le regole di funzionamento, renderle pubbliche e controllarne l’attuazione.

Questo è il corso delle cose che noi comunisti dobbiamo promuovere da ora. Questo è il corso delle cose che il (n)PCI, con i suoi organismi centrali, i suoi Comitati di Partito locali e i suoi membri singoli, è impegnato a promuovere. Questo è il corso delle cose che chiamiamo il P.CARC e gli altri organismi di comunisti, i sindacati alternativi e di base e la sinistra dei sindacati di regime, gli operai e i lavoratori avanzati a promuovere.

Tutti sanno che milioni di aziende comunque non riprenderanno la loro attività di prima: basta pensare al settore del turismo che in Italia era enorme. Chi crede davvero che dall’estero comunque per un anno o due affluiranno ancora turisti? Che tutto il giro di affitti, di crediti, di mutui, di relazioni informali, ecc. che subordinano capillarmente i produttori autonomi all’economia capitalista si rimetterà in moto?

Tutte le risorse e le forze dello Stato devono essere mobilitate per quest’opera tesa a far fronte alla crisi sanitaria e alla riorganizzazione della vita produttiva e civile necessaria, a partire dalle Forze Armate e dalle Forze dell’Ordine e dal clero non espressamente addetto ai riti religiosi. Le basi NATO vanno requisite e le forze d’occupazione vanno invitate a lasciare il paese più rapidamente possibile. Le FFAA italiane e la produzione di armi vanno riorganizzate unicamente per la difesa del paese.

Queste e altre misure di buon senso sono il compito delle autorità di cui l’Italia ha bisogno. A costituire queste autorità e a farne valere gli ordini sono chiamate tutte le persone che vogliono porre fine al catastrofico corso delle cose, in primo luogo all’epidemia. I comunisti sono in prima fila. Questo sarà il Governo di Blocco Popolare!

Compagni, siamo in una situazione rivoluzionaria, cioè in una situazione nella quale alla crisi politica della borghesia può subentrare la conquista del potere da parte delle masse popolari organizzate. Altro che aspettare a vedere come va a finire! “Quali sono, in generale, i sintomi di una situazione rivoluzionaria? Certamente non sbagliamo indicando i tre sintomi principali seguenti: 1. l’impossibilità per le classi dominanti di conservare il loro dominio senza modificarne la forma; una qualche crisi negli ‘strati superiori’, una crisi nella politica della classe dominante che apre una fessura nella quale si incuneano il malcontento e l’indignazione delle classi oppresse. Per lo scoppio della rivoluzione non basta ordinariamente che ‘gli strati inferiori non vogliano’, ma occorre anche che gli ‘strati superiori non possano’ più vivere come per il passato; 2. un aggravamento, maggiore del solito, dell’angustia e della miseria delle classi oppresse; 3. in forza delle cause suddette, un rilevante aumento dell’attività delle masse, le quali, in un periodo ‘pacifico’ si lasciano depredare tranquillamente, ma in tempi burrascosi sono spinte, sia da tutto l’insieme della crisi, che dagli stessi ‘strati superiori’, ad un’azione storica indipendente.

Senza questi elementi oggettivi, indipendenti dalla volontà non soltanto di singoli gruppi e partiti, ma anche di singole classi, la rivoluzione – di regola – è impossibile. L’insieme di tutti questi cambiamenti obiettivi si chiama situazione rivoluzionaria. (…) la rivoluzione non nasce da tutte le situazioni rivoluzionarie, ma solo da quelle situazioni rivoluzionarie nelle quali, alle situazioni oggettive sopra indicate, si aggiunge una trasformazione soggettiva, cioè la capacità della classe rivoluzionaria di compiere azioni rivoluzionarie di massa sufficientemente forti da poter spezzare (o almeno incrinare) il vecchio regime, il quale, anche in periodo di crisi, non ‘crollerà’ mai da sé se non lo si ‘farà crollare’” (Opere, vol. 21, Editori Riuniti, pag. 191-192 – Il fallimento della II Internazionale). Detto con altre parole, siamo entrati in un corso delle cose in cui “a mali estremi, estremi rimedi” è la parola d’ordine che meglio sintetizza la condotta che le masse popolari terranno nei prossimi mesi, se solo ci saranno in Italia comunisti capaci e generosi al punto da essere loro “capi” nell’opera che le masse popolari hanno bisogno di compiere.

Avanti verso la creazione della rete capillare delle nuove autorità pubbliche!

Avanti verso la costituzione del Governo di Blocco Popolare!

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Riprodurre e affiggere ovunque, con le dovute cautele, la locandina di pag. 72 di La Voce 64: vedere che il (n)PCI clandestino è presente infonde fiducia nei lavoratori e smorza l’arroganza dei padroni!

Inviare alla Delegazione <delegazione.npci@riseup.net> l’indirizzo email di conoscenti e di organismi a cui è utile ricevere i Comunicati del Partito.

Mettersi in contatto con il Centro del Partito (usando il programma di criptazione PGP e il programma per la navigazione anonima TOR) e cimentarsi sotto la sua guida nella costruzione di un Comitato di Partito clandestino nella propria azienda, scuola o zona d’abitazione!

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