Impedire lo smantellamento dell’apparato produttivo del paese è il punto principale di una vera lotta per la sovranità nazionale!

10 Ott
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Comunicato CC 22/2019 – 10 ottobre 2019

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Nessuna azienda deve essere chiusa, smembrata, ridotta di dimensioni, venduta a gruppi stranieri!
Nazionalizzare senza indennizzo le aziende che i capitalisti vogliono vendere, smembrare, ridurre, delocalizzare!

Impedire lo smantellamento dell’apparato produttivo del paese è il punto principale di una vera lotta per la sovranità nazionale!

Alitalia, Whirlpool, FCA, CNH-Iveco, ex Lucchini, Ilva, Embraco, Bekaert, Electrolux, … procede inesorabile la liquidazione delle aziende che producono beni e servizi.

È una distruzione che ha radici lontane. Prima i governi del CAF (Craxi, Andreotti, Forlani) e poi quelli delle Larghe Intese (PD con partitini satelliti, Berlusconi con Lega e gli attuali Fratelli d’Italia) hanno fatto dell’Italia un terreno libero per le scorrerie dei gruppi imperialisti che comprano, chiudono, smembrano e delocalizzano aziende industriali. Hanno privatizzato quasi tutto il sistema industriale pubblico e già avviato quella di gran parte dei servizi sociali: istruzione, assistenza sanitaria, pensioni, sicurezza sociale, nettezza urbana, acqua e altro. Hanno devastato il paese con grandi opere inutili e dannose. Hanno reso l’Italia schiava del sistema finanziario internazionale tramite il Debito Pubblico. Hanno delegato all’Unione Europea (Commissione e Banca Centrale) la gestione dell’economia del paese. Due sono stati i passaggi cruciali: 1. il divorzio tra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia (marzo 1981), realizzata alla chetichella dal governatore della Banca Ciampi e dal ministro del Tesoro Andreatta con la complicità della DC di Andreotti e del PCI di Berlinguer; 2. la privatizzazione del sistema industriale pubblico che faceva capo all’IRI (Istituto di Ricostruzione Industriale) allora diretto da Romano Prodi. Risultato? Interi comparti produttivi sono stati smantellati o fortemente ridimensionati. Solo negli ultimi dieci anni il 25% dell’apparato produttivo del nostro paese è andato in fumo. Il nostro paese sta diventando un cimitero di aziende, crescono disoccupazione, precarietà, miseria e disperazione.

 

Sovranità nazionale significa impedire lo smantellamento di quello che resta dell’apparato produttivo del nostro paese. Significa mantenere in funzione e italiane le aziende che producono beni e servizi utili, riorganizzare il resto dell’apparato produttivo.

Sovranità nazionale significa prima di tutto sovranità sull’apparato produttivo del paese. Se non è questo o è una dichiarazione di buona volontà ma impotente, o è un imbroglio per raccogliere seguito e voti tra le masse popolari sempre più insofferenti contro l’UE, le sue istituzioni e le sue politiche di austerità.

 

Il nostro paese per funzionare ha bisogno di alimenti, di energia, di mezzi di trasporto, di infrastrutture, di macchinari, ecc.; ha bisogno di aziende che producono i beni e i servizi necessari alla vita della popolazione e ai rapporti (di scambio se non ancora di collaborazione e di solidarietà) con altri paesi. Dall’apparato produttivo dipende l’andamento generale del paese: dall’occupazione (i posti di lavoro) alla manutenzione del territorio, dalla sicurezza sul lavoro all’educazione delle nuove generazioni, dall’approvvigionamento dei supermercati e dei negozi alla cura degli anziani, dalla salubrità di quello che mangiamo alla mobilità delle persone, dal risparmio delle risorse naturali alla difesa dell’ambiente e della salute pubblica. Solo ponendo fine alla distruzione dell’apparato produttivo del paese e riabilitandolo si pone fine del degrado generale della vita sociale e alla scomparsa in milioni di persone della fiducia nella vita e in se stesse.

 Un governo che si propone seriamente di cambiare il paese, deve imporre a ogni grande e media azienda che opera sul territorio italiano di sottoporre al Ministero dello Sviluppo Economico i propri piani industriali per ottenere il benestare dal punto di vista della qualità dei prodotti, dell’occupazione, dell’impatto ambientale; deve vietare lo smembramento delle aziende, la riduzione del personale, la chiusura e la delocalizzazione; deve impedire la vendita di aziende a gruppi esteri che per loro natura sfuggono all’autorità dello Stato italiano. Avere a che fare con capitalisti italiani consente maggiori possibilità di pressione e di manovra che avere a che fare con una multinazionale: a un capitalista italiano il governo può sequestrare beni e proprietà che ha nel nostro paese, bloccare il denaro che ha in banca, interrompere le commesse o non pagargli i lavori svolti. Con una multinazionale o un fondo di investimento straniero non è impossibile, ma tutto è molto più complicato.

Non c’è sovranità nazionale né benessere popolare né sicurezza personale senza direzione delle autorità italiane e dei lavoratori sulle attività economiche che si svolgono in Italia!

Costituire un governo deciso e in grado di far valere la sovranità nazionale iscritta nella Costituzione del 1948 contro la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti, le sue istituzioni (UE, BCE, FMI) e il suo braccio armato (la NATO)!

Il governo Conte 2 non è questo governo. Non ha né la volontà né la forza di impedire chiusure, ridimensionamenti e delocalizzazioni. Vuole e cerca di essere ligio, più ligio anche del governo M5S-Lega, alla UE e alla NATO, ai trattati, alle leggi e ai contratti che la borghesia imperialista si è data. Sulla sottomissione alla UE e alla NATO si infrange ogni proposito e promessa di cambiamento. Al massimo elargirà qualche ammortizzatore sociale in più! Il governo Conte 1 faceva un gran parlare di sovranità nazionale, soprattutto per bocca di Matteo Salvini, ma ha fatto poco o niente per impedire lo smantellamento dell’apparato produttivo del paese, nemmeno sul fronte delle delocalizzazioni. È intervenuto con ammortizzatori sociali per i lavoratori rimasti senza lavoro e ha fatto il Decreto Dignità. Quest’ultimo prevede (cap. II “Misure per il contrasto della delocalizzazione e la salvaguardia dei livelli occupazionali”, artt. 5, 6, 7 e 8) che, “fatti salvi i vincoli derivanti dai trattati internazionali”, un’azienda italiana o straniera operante in territorio italiano che ha beneficiato di un aiuto di Stato per impiantare, ampliare e sostenere le proprie attività economiche e che delocalizza in Stati non appartenenti all’Unione europea entro cinque anni da quando li ha ricevuti, decade dal beneficio concesso ed è sottoposta a sanzioni pecuniarie “di importo da 2 a 4 volte quello del beneficio fruito”. Quindi un limite, ma con tante scappatoie per i capitalisti. Oltre ai “vincoli derivanti dai trattati internazionali” a cui le multinazionali possono fare ricorso, restano fuori 1. le aziende che delocalizzano in altri paesi dell’Unione Europea, 2. le aziende che delocalizzano ma non hanno ricevuto aiuti statali, 3. le aziende che hanno ottenuto aiuti statali prima dell’entrata in vigore del Decreto Dignità, 4. le aziende che hanno ricevuto aiuti statali e delocalizzano dopo cinque anni. La lezione? Anche solo per tamponare i guasti più vistosi che la borghesia imperialista produce, bisogna ledere la libertà dei capitalisti di delocalizzare e inquinare e gli interessi del sistema finanziario internazionale: ma questo lega ogni governo borghese tramite il Debito Pubblico.

Non è una questione di buona volontà né di contrasto di idee: è questione di contrasto di interessi. È una guerra contro un branco di finanzieri e grandi industriali italiani e internazionali che hanno ridotto gran parte del mondo a terreno dove scorrazzano liberamente per ingrandire ognuno il suo capitale, si azzuffano tra loro perché ognuno vuole di più, moltiplicano le grandi opere speculative che devastano l’ambiente e il clima, fanno dilagare missioni di guerra, massacri e sanzioni contro i paesi che non lasciano loro libertà di manovra. Impedire ai capitalisti di fare questo, è una guerra economica, commerciale, finanziaria. Solo le masse popolari hanno interesse a farla. Solo le masse popolari organizzate hanno la forza per farla e vincerla.

Per impedire lo smantellamento dell’apparato industriale del nostro paese, è indispensabile che le masse popolari facciano valere la loro sovranità nazionale. Il primo passo è darsi un governo non solo composto da persone decise a  farla valere, ma anche strettamente legato agli operai organizzati delle aziende capitaliste e ai lavoratori organizzati delle aziende pubbliche: la forza indispensabile per farla valere.

Con un simile governo sarà possibile essere sovrani in casa propria, stabilire un sistema di scambio, collaborazione e solidarietà con i popoli degli altri paesi, prevenire una nuova guerra mondiale, rompere i trattati e contratti capestro e far fronte con successo alle sanzioni, ai ricatti, ai blocchi, alle manovre di destabilizzazione e alle aggressioni della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti. In questo ci gioveremo anche della solidarietà dei popoli e dei governi di altri paesi e sfrutteremo i contrasti che inevitabilmente si moltiplicano tra i gruppi imperialisti perché ognuno di essi deve valorizzare il suo capitale.

La costituzione del Governo di Blocco Popolare e quindi la creazione delle condizioni necessarie per costituirlo, la linea che il (nuovo)Partito comunista italiano condivide con il P.CARC, è la strada per stabilire la sovranità delle masse popolari e porre fine alla liquidazione dell’apparato produttivo del paese, all’inquinamento e alla devastazione del territorio, al contrasto tra attività produttive e salute dei lavoratori e della popolazione, al degrado generale della vita sociale, alla scomparsa in milioni di persone della fiducia nella vita e in se stesse, alla ricerca di vie di evasione dalla realtà (dalla droga agli spettacoli e attività insensati).

Finché le aziende sono nelle mani dei capitalisti, ogni capitalista deve valorizzare il suo capitale: per i capitalisti non esiste altro obiettivo. Ma la realtà mostra chiaramente giorno dopo giorno che questo obiettivo è diventato incompatibile con la riproduzione della vita umana, con la conservazione e il miglioramento del pianeta su cui viviamo. L’attività economica deve diventare un’attività pubblica, come già in qualche misura lo erano diventati l’istruzione, la sanità, la viabilità, la manutenzione del territorio, la previdenza sociale, ecc., come lo è ancora in larga misura l’ordine pubblico. Il GBP non elimina di colpo su scala generale la proprietà dei capitalisti sulle aziende, ma avvia la sostituzione dell’azienda capitalista con l’unità produttiva pubblica, attraverso la nazionalizzazione delle aziende dei capitalisti che non collaborano, la creazione di nuove aziende pubbliche (o la riconversione o l’ampliamento di quelle esistenti), l’inquadramento in un piano economico nazionale delle aziende capitaliste, delle aziende pubbliche, delle cooperative vecchie e nuove e di altre strutture economiche. In quest’opera il GBP parte dai casi in cui l’azienda non funziona o non fornisce i beni e servizi necessari o fornisce beni e servizi non corrispondenti alle esigenze della società o addirittura nocivi.

Il GBP è lo strumento per avviare una riorganizzazione generale dell’economia del paese. Nell’ambito di questa riorganizzazione o assicura a un’azienda sbocchi per il suo attuale prodotto o converte l’azienda ad altre produzioni necessarie per l’uso all’interno del paese e per le sue relazioni (scambio, collaborazione e solidarietà) con altri paesi. Questa riorganizzazione sfocerà nella sostituzione su scala generale dell’azienda capitalista con l’azienda socialista.

Nell’intera società tutte le aziende sono già connesse di fatto l’una all’altra e alla rete di distribuzione e utilizzo, come oggi i reparti di un’azienda sono tra loro connessi già anche di diritto. Ogni azienda produce quello che un’altra usa. Il Governo di Blocco Popolare, creato dalle organizzazioni operaie e popolari, anzitutto deve tenere in moto o rimettere in moto a pieno regime e su larga scala questo meccanismo sociale di produzione e di distribuzione che la crisi generale del capitalismo ha già in parte sconvolto e ogni giorno sconvolge un po’ di più. A questo serve il GBP. E se di un bene o di un servizio non ce n’è più bisogno? È ovvio che si smette di produrlo. Ma solo a causa dell’ordinamento sociale capitalista questo avviene buttando per strada i lavoratori fino a quel momento addetti a quella produzione, anziché con il loro passaggio, il passaggio della loro azienda a fare altro: le aziende non si chiudono, si trasforma il loro lavoro.

Prendiamo il caso della Whirlpool che vuole chiudere lo stabilimento di Napoli. Sappiamo produrre elettrodomestici, perché dovremmo perdere questa capacità che non si improvvisa? Dimensioniamo la quantità e il tipo di elettrodomestici che gli stabilimenti producono alle necessità dell’uso interno e dei rapporti con l’estero. Se l’attuale direzione degli stabilimenti Whirlpool ci sta, bene; altrimenti il nuovo governo espropria gli stabilimenti e cambia la  direzione: o mandando nuovi amministratori affidabili che assieme all’organizzazione operaia tengono in funzione lo stabilimento o affidando la direzione alla stessa organizzazione operaia se ne è già capace.

Non serve produrre tutti gli elettrodomestici che gli stabilimenti producevano? Si riduce la produzione e si destinano i lavoratori ad altre attività. Quali attività? Attività di progettazione, valutazione, sperimentazione, ecc. connesse alla produzione e all’uso di elettrodomestici, attività lavorative esterne all’azienda necessarie nella zona intorno ad essa, attività di formazione, di collaborazione con organizzazioni operaie di altre aziende e con organismi popolari, attività culturali, sportive, ricreative, ecc. Quindi una riduzione generale del tempo destinato alle attività che i capitalisti considerano lavoro (cioè quelle che servono a produrre merci) e impiego del tempo in attività culturali, sportive, associative che i padroni non considerano lavoro degli operai o che secondo loro gli operai non occorre che svolgano (a meno che non lo facciano come consumatori paganti di palestre, spettacoli, ecc.).

Un discorso analogo vale per tutte le aziende, sia che producano materie prime, sia che producano componenti, sia che producano beni di consumo finale: si tratta di verificare se sono di qualità e quantità adeguate per l’uso interno e per le relazioni (di solidarietà, collaborazione o scambio) con altri paesi.

Quindi chi vuole conquistare la sovranità nazionale deve organizzarsi e alimentare la mobilitazione e l’organizzazione degli operai nelle aziende capitaliste e dei lavoratori nelle aziende pubbliche, affinché si occupino del destino della loro azienda, contrastino i tentativi di smantellamento, morte lenta, privatizzazione e le operazioni speculative, prevengano le mosse dei padroni approfittando del fatto che possiamo conoscerle in anticipo perché sono mosse obbligate, dettate dalla loro necessità di valorizzare ognuno il suo capitale, alimentino le lotte del resto delle masse popolari e se ne giovino essi stessi.

Deve da subito contrastare l’acquisto di aziende da parte di gruppi industriali o finanziari stranieri o multinazionali: questi comprano aziende italiane per appropriarsi di conoscenze (know-how), avviamento industriale, struttura di ricerca e marchio, per speculare sul mercato finanziario, per conquistare fette di mercato ed eliminare concorrenti, per accaparrarsi aiuti statali. Poi chiudono, smembrano, riducono o delocalizzano in paesi dove possono avvalersi di lavoratori con meno diritti e salari più bassi e di leggi di protezione dell’ambiente e della sicurezza più permissive.

 

Noi comunisti siamo favorevoli alla lotta per la sovranità nazionale contro l’UE, contro le altre istituzioni del sistema imperialista mondiale (FMI, Banca Mondiale, ecc.) e contro il suo braccio armato (NATO).

 

Rompendo le catene dell’UE e della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, statunitensi e sionisti l’Italia darà un aiuto a tutte le classi sfruttate e a tutti i paesi oppressi: questo è internazionalismo!

La sottomissione comune ai gruppi imperialisti non porta all’unità, ma alla guerra tra masse popolari dei distinti paesi e in ogni paese. Solo masse popolari sovrane nel proprio paese sono in grado di stabilire un rapporto di collaborazione e di solidarietà con le masse popolari di altri paesi!

 

Il futuro del paese poggia sugli organismi operai nelle aziende capitaliste e gli organismi popolari nelle aziende pubbliche.

 

Osare lottare, osare vincere! Il futuro è nostro!

 

Riprodurre e affiggere ovunque, con le dovute cautele, la locandina di pag. 72 di La Voce 62: vedere che il (n)PCI clandestino è presente infonde fiducia nei lavoratori e smorza l’arroganza dei padroni!

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