Avviso ai naviganti 94 – Viva il 70° anniversario della proclamazione della Repubblica Popolare Cinese!

30 Set

 

1° ottobre 2019

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Viva il 70° anniversario della proclamazione della Repubblica Popolare Cinese!

Essa risuonò in tutto il mondo come appello alla riscossa per i popoli di tutti i paesi oppressi e inferse un grave colpo al sistema imperialista mondiale!

Il marxismo-leninismo-maoismo è il terzo superiore stadio, dopo il marxismo e il marxismo-leninismo, della scienza delle attività con le quali gli uomini hanno fatto e fanno la loro storia, guida indispensabile oggi dei comunisti che promuovono e dirigono la rivoluzione socialista!

Il maoismo è il maggiore contributo che la rivoluzione cinese ha dato al mondo!

Nella piazza Tienanmen a Pechino settanta anni fa Mao Tse-tung (Mao Zedong), capo del Partito Comunista Cinese (PCC) e presidente del governo popolare centrale, proclamò la fondazione della Repubblica Popolare Cinese (RPC). Come disse Mao nella Proclamazione del governo popolare centrale che lesse quel giorno nella piazza, l’intervento delle forze armate dell’imperialismo USA non era riuscito a rovesciare le sorti della guerra: la guerra di liberazione nazionale era sostanzialmente vinta, le armate di Chiang Kai-shek erano in fuga su tutti i fronti. Iniziava la costruzione della nuova Cina.

L’instaurazione della RPC fu uno dei grandi risultati della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale (1917-1976) sollevata nelle classi sfruttate

e nei popoli oppressi di tutto il mondo dalla vittoria della Rivoluzione d’Ottobre, dalla nascita dell’Unione Sovietica, dalla sua vittoriosa resistenza all’aggressione di tutte le potenze imperialiste e reazionarie del mondo (dagli USA al Vaticano, dal Giappone al Regno d’Italia), dai suoi progressi sotto la direzione prima di Lenin e poi di Stalin. “I cannoni dell’Aurora [l’incrociatore che nel 1917 contribuì alla conquista del Palazzo d’Inverno a Pietroburgo] hanno destato il popolo cinese”, proclamò Mao. Nel Telegramma di ringraziamento ai dirigenti del Partito comunista degli Stati Uniti d’America del 6 ottobre 1949 Mao ribadì che “la battaglia del popolo cinese è una battaglia contro l’imperialismo, in primo luogo contro l’imperialismo americano”.

Quelli che oggi trattano la rivoluzione cinese e la fondazione della RPC come qualcosa di avulso dalla prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale travisano i fatti, fanno una ricostruzione della storia che impedisce di comprendere il corso delle cose. Sono mossi dall’anticomunismo e dalla cecità che esso produce anche in tanti intellettuali della sinistra borghese, perfino in alcuni che si dichiarano comunisti. Mostrare come la rivoluzione proletaria di un paese ha aiutato i popoli di altri paesi, è illustrare un aspetto importante del movimento rivoluzionario del quale le classi sfruttate e i popoli oppressi dal sistema imperialista mondiale hanno bisogno ancora oggi, è perseguire l’internazionalismo proprio del movimento comunista e riassunto nella sua parola d’ordine “Proletari e popoli oppressi di tutto il mondo, uniamoci!”.

Oggi per le masse popolari, della rivoluzione cinese e dell’opera della RPC è utile parlare da molti punti di vista. Indubbiamente uno di essi è la natura e il ruolo che la RPC svolge attualmente, dopo la svolta impressa al suo sviluppo da Teng Hsiao-ping (Deng Xiaoping) e dai suoi seguaci, nel sistema delle relazioni internazionali e nella lotta di classe a livello mondiale. Il (n)PCI ne ha trattato ripetutamente, non solo nel suo Manifesto Programma ma anche nelle riviste Rapporti Sociali e La Voce e anche recentemente nell’Avviso ai naviganti 93 del 17 settembre Lettera aperta a Fosco Giannini, responsabile Dipartimento Esteri PCI.

In Italia i compagni che vogliono avere un resoconto veritiero e dettagliato dello svolgimento della rivoluzione cinese hanno la fortuna di disporre delle Opere di Mao Tse-tung (nei 25volumi delle Edizioni Rapporti Sociali).

Noi qui dedichiamo la celebrazione del 70° anniversario della fondazione della RPC e della vittoria del PCC nella guerra contro l’imperialismo e la reazione, al maggiore dei contributi che il PCC ha dato al mondo: il maoismo.

Il maoismo costituisce il terzo superiore stadio della scienza della rivoluzione proletaria mondiale. In ogni paese la rivoluzione socialista è una guerra condotta dalle masse popolari, ma si sviluppa e vince solo grazie all’opera consapevole del Partito comunista che la promuove e la dirige. Chi nega l’opera del Partito comunista nega la lezione dell’esperienza: in realtà rifiuta di assumere le responsabilità che competono ai comunisti. La comprensione che il movimento comunista cosciente e organizzato ha delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta tra le classi è la scienza che lo guida. Oggi questa scienza è il marxismo-leninismo-maoismo.

Negli articoli L’ottava discriminante di La Voce 10 (marzo 2002) e L’ottava discriminante di La Voce 41 (luglio 2012) il CC del (n)PCI ha sintetizzato l’apporto del maoismo a questa scienza in 6 punti principali.

1. – La guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata è la strategia universale della rivoluzione socialista, anche nei paesi imperialisti: per sua natura la rivoluzione socialista non scoppia e non può scoppiare. Tutti i partiti socialisti e comunisti che hanno atteso che scoppiasse, sono venuti meno al loro compito. La storia lo ha dimostrato.

2. – La rivoluzione di nuova democrazia nei paesi semifeudali è una componente della rivoluzione socialista. Protagonista principale di questa è la classe operaia e il partito comunista è il suo partito. La rivoluzione di nuova democrazia è la rivoluzione democratica antimperialista diretta dal partito comunista.

3. – La lotta di classe nella società socialista è indispensabile per condurre avanti la transizione dal capitalismo al comunismo. Nei paesi socialisti la borghesia non è costituita principalmente dagli eredi delle vecchie classi sfruttatrici: è costituita da quei dirigenti del Partito comunista, dello Stato proletario e delle altre istituzioni sociali che danno ai problemi di sviluppo della società socialista soluzioni ispirate dal sistema sociale e dall’esperienza dei paesi capitalisti.

4. – La linea di massa è il principale metodo di lavoro e di direzione del Partito comunista verso le masse popolari. Essa consiste nel mobilitare in ogni ambito la sinistra perché unisca il centro e isoli la destra (quindi implica l’individuazione in ogni ambito della sinistra, del centro e della destra); nel raccogliere le idee sparse e approssimative delle masse popolari, elaborarle e portarle alle masse come linea perché la attuino.

5. – La lotta tra le due linee nel Partito è il principio per lo sviluppo del Partito e la sua difesa dall’influenza della borghesia. È inevitabile che la borghesia eserciti una certa influenza nelle nostre file, come noi esercitiamo la nostra influenza nel campo borghese. Ad ogni passo dello sviluppo del Partito le scelte si riassumono in due vie e in due linee: una che fa avanzare la rivoluzione ed esprime l’interesse del proletariato e l’altra che frena la rivoluzione ed esprime l’influenza della borghesia. È indispensabile individuare le due linee e far prevalere la linea rossa.

6. – I comunisti non sono solo il soggetto (i promotori e dirigenti) della rivoluzione socialista. Essi sono anche oggetto della rivoluzione socialista. Ogni persona che aderisce al Partito comunista è quello che è, ma è anche quello che non è ma che può diventare. Ogni comunista deve essere disposto a trasformare la propria concezione del mondo, la propria mentalità e in una certa misura anche la propria personalità per svolgere con maggiore efficacia il suo ruolo di promotore e dirigente della rivoluzione socialista: è la riforma intellettuale e morale (RIM) che fa parte della formazione permanente che il Partito dà a ogni suo membro.

Il maoismo ha sintetizzato l’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale: quello che prima i comunisti hanno praticato alla cieca, mossi dall’istinto di classe, senza la consapevolezza che rende i comunisti più forti nella lotta di classe che dirigono e nella lotta tra le due linee nel Partito. Il maoismo permette di capire quali sono stati, durante la prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale, i limiti dei comunisti nella comprensione delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe che dirigevano. Tra questi 1. i limiti che hanno permesso ai revisionisti moderni (Krusciov e seguaci) di assumere nel 1956 la direzione in URSS e portarla nel giro di 30 anni alla dissoluzione, 2. i limiti che hanno reso i partiti comunisti dei paesi imperialisti, tra essi quello italiano, incapaci di portare la classe operaia a prendere il potere e instaurare il socialismo: in sintesi i limiti che hanno condotto all’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale.

La crisi generale del capitalismo si aggrava, determinata irresistibilmente alla base dalla sovrapproduzione assoluta di capitale. La crisi ambientale, che ha la stessa origine, si è aggiunta alla crisi politica, economica e del sistema di relazioni sociali. Nel nostro paese si allarga la breccia aperta dalle masse popolari con il voto del 4 marzo 2018 nel sistema politico delle Larghe Intese tra PD e il polo Berlusconi: i due poli delle Larghe Intese franano. Ma la rivoluzione socialista avanza lentamente perché la trasformazione dei comunisti per convinzione e aspirazione in comunisti di nuovo tipo (promotori e dirigenti della rivoluzione socialista) è un processo nuovo e complesso. L’assimilazione e l’applicazione del marxismo-leninismo-maoismo sono indispensabili perché avanzi. Non a caso in questi mesi nel nostro paese crescono i “cercatori del vero partito comunista”, quelli che non si accontentano di unire i frammenti del PRC in vista del rientro delle istituzioni elettive della democrazia borghese (i fanatici delle elezioni) né di costruire un fronte di opposizione al governo M5S-PD, all’UE e alla NATO. Essi hanno bisogno di assimilare il maoismo. Portarli ad assimilarlo è compito e responsabilità di ogni membro del (n)PCI e della sua Carovana, un compito secondo solo a quello di promuovere la nascita e lo sviluppo di organizzazioni operaie e popolari in ogni azienda capitalista e pubblica.

Attualmente tra i “cercatori del vero partito comunista” vi sono, quanto al maoismo, due correnti principali.

1. Quelli che ignorano o rifiutano il maoismo e cercano di far rinascere e continuare l’esperienza del vecchio PCI: il PC di Marco Rizzo è un concentrato di comunisti di questo tipo. Essi rifiutano ostinatamente di porsi il problema dei motivi per cui né il PCI né i partiti comunisti degli altri paesi imperialisti hanno instaurato il socialismo nel proprio paese nel corso della prima crisi generale della società borghese (dagli anni ’80 del XIX secolo agli anni ’70 del XX). Ad essi il (n)PCI ha dato risposte nello scritto I quattro temi principali da discutere nel Movimento Comunista Internazionale. Si tratta per quanto riguarda i membri del (n)PCI e della sua Carovana di far valere in ogni caso particolare quelle risposte facendo leva concretamente sulle esperienze, sulle conoscenze e sulle argomentazioni dei loro interlocutori.

2. Quelli che isolano il maoismo dal marxismo-leninismo, come nel passato alcuni isolavano il leninismo dal marxismo, trattando il leninismo come una specificità russa (a questi rispose magistralmente Stalin nelle lezioni del 1924 raccolte in Principi del leninismo). Essi si combinano con l’una o l’altra di tre correnti di pensiero della sinistra borghese (se ne alimentano e le alimentano):

di quelli che dicono che la situazione è completamente cambiata, che il modo di produzione attuale (l’imperialismo, la globalizzazione, ecc.) non sono uno sviluppo necessario (una sovrastruttura) del vecchio modo di produzione capitalista analizzato da Marx (essi ripropongono le antidialettiche teorie di Bukharin & C che Lenin ha già confutato nel 1919 in occasione dell’ottavo Congresso del Partito comunista (bolscevico) russo);

di quelli che cercano la “classe di riferimento” che quindi per loro non è la classe operaia, cioè l’insieme dei lavoratori che un capitalista assume con un salario per valorizzare il suo capitale facendo produrre beni e servizi che lui vende;

di quelli che cercano le “istanze progressiste che maturano all’interno della società”: quindi per loro le “istanze progressiste che maturano all’interno della società borghese” non si sintetizzano nel comunismo indicato nel Manifesto del partito comunista (1848) di Marx ed Engels con il socialismo come sua fase inferiore, fase di transizione dal capitalismo al comunismo (Critica del programma di Gotha (1875)). Essi ignorano o rifiutano l’insegnamento di Marx che l’esperienza dell’Unione Sovietica e degli altri paesi socialisti sorti durante la prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale ha pienamente confermato.

Il maoismo non è una nuova dottrina, ma lo sviluppo, ad un nuovo livello, del marxismo-leninismo, a sua volta sviluppo ad un livello superiore del marxismo. Chi cerca di separare il maoismo dal marxismo-leninismo, come chi cercava di separare il leninismo dal marxismo, travisa la scienza fondata da Marx. Compie un’operazione diversiva, anticomunista. Contro di loro dobbiamo condurre una polemica argomentata ma netta e senza tregua, analoga per molti aspetti a quella che conducemmo tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 contro i promotori del Forum “il vecchio muore ma il nuovo non può nascere.

Facciamo della celebrazione del 70° anniversario della proclamazione della Repubblica Popolare Cinese un’occasione per far avanzare l’assimilazione del maoismo nel movimento comunista del nostro paese.

Il marxismo-leninismo-maoismo è la scienza che guida noi comunisti nell’assolvimento del nostro ruolo!

Viva Marx! Viva Lenin! Viva Stalin! Viva Mao Tse-tung!

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