Le “buone ragioni” del disertore

19 Ago
(n)PCI(nuovo)Partito comunista italiano

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Avviso ai naviganti 92

19 agosto 2019

(Scaricate il testo in versione Open Office o Word )

Nei paesi imperialisti la rivoluzione socialista vince solo se i comunisti la conducono come una guerra popolare rivoluzionaria. Come le altre guerre, anche la GPR ha i suoi disertori.

Dopo che con l’Avviso ai naviganti del 15 agosto il CC del (n)PCI ha annunciato che Angelo D’Arcangeli e Chiara De Marchis hanno disertato il Centro clandestino del Partito contravvenendo al loro impegno e alle indicazioni del CC del Partito, Angelo ha diffuso (https://youtu.be/48O61zS7LgI) un messaggio filmato in cui espone le “buone ragioni” della diserzione sua e di sua moglie. Il messaggio che giustifica la diserzione trova e troverà buona accoglienza da parte di quelli che si professano comunisti, ma concepiscono la militanza nel partito comunista come un lavoro a tempo libero, come un lavoro solo di opposizione e lotta contro il corso delle cose, per quelli che neanche si rendono conto dell’importanza per le masse popolari dell’opera che la Carovana del (n)PCI svolge e ha svolto perché, dalla sua fondazione, ha posto come compito dei comunisti la mobilitazione e la direzione delle masse popolari a condurre una guerra popolare contro la borghesia e il clero e ha posto l’instaurazione del socialismo come obiettivo di questa guerra: le rivendicazioni, l’opposizione e la lotta delle masse popolari contro il corso delle cose sono strumento indispensabile ma solo strumento rispetto a questo compito e a questo obiettivo.

Esplicitando e sintetizzando il suo discorso, cosa dice il disertore nel filmato? Il disertore non tratta della nostra lotta, dice però una cosa importante e per noi decisiva: nei sei mesi in cui lui e Chiara hanno lavorato nel Centro, questo ha svolto ai fini della GPR in corso un ottimo lavoro, ha fatto molte e buone cose e molte cose nuove (“soprattutto grazie al contributo di Angelo e Chiara” aggiunge con la modestia che lo caratterizza il disertore: prima il Centro cosa aveva fatto?). Continuare quindi? No, perché le condizioni nelle quali Angelo e Chiara dovevano vivere per dare questo contributo, erano per loro intollerabili e le ritenevano immodificabili (colpa di chi aveva diretto fino allora il Centro: il resto del Partito, in particolare il suo CC, non esistono!). Quindi cosa fare? Hanno disertato, “abbiamo dovuto mettere al centro la nostra salvaguardia”. In sintesi il discorso di un normale disertore che dice: la battaglia in corso procedeva bene, guadagnavamo terreno tutti i giorni (modestia a parte, grazie soprattutto al mio contributo). Ma la fatica che dovevo fare era tanta e i rischi anche e crescenti. Quindi io ho disertato e diserteranno tutti quelli che prenderanno il mio posto, visto che una guerra senza fatica e rischi non è possibile (“la situazione è immodificabile”). Gli altri, che si arrangino! Cosa di nuovo in questo ragionamento da disertori?

Un compagno devoto alla causa dell’instaurazione del socialismo, pone in primo piano il ruolo che l’organismo in cui lavora svolge ai fini della guerra in corso: fa un buon lavoro o no? È possibile migliorarlo? Cosa posso fare per migliorarlo? Quali caratteristiche devono avere i compagni che si arruolano? Che formazione il Partito deve dare ad essi? Fermo restando che nella nostra guerra non siamo in grado, per la natura stessa delle cose, di escludere in assoluto diserzioni e tradimenti, come non siamo in grado di escludere l’influenza ideologica della borghesia e del clero nelle nostre file, questo è il nostro atteggiamento, questa la nostra condotta. Il disertore è assolutamente lontano da questo atteggiamento, altra è la sua condotta.

L’atteggiamento che noi assumiamo e la nostra condotta sono una componente indispensabile della guerra popolare rivoluzionaria. Questo è l’atteggiamento e questa la condotta che chiediamo di assumere ai compagni della Carovana del (n)PCI (in primo luogo ai membri e candidati del Partito e del P.CARC), che assumono quelli che condividono la concezione del mondo, il bilancio dell’esperienza del movimento comunista, l’analisi del corso delle cose e la linea che il (n)PCI ha elaborato ed esposto nella rivista La Voce, nel Manifesto Programma, nella sua propaganda, se sono nella pratica coerenti con le loro convinzioni.

A quelli che non li condividono ma sono alla ricerca di una via per instaurare il socialismo, noi esponiamo l’esperienza storica da cui abbiamo tratto lezioni e che anche essi conoscono o possono conoscere, i ragionamenti che abbiamo fatto su di essa e sul corso delle cose e mostriamo gli errori dei ragionamenti che portano a conclusioni diverse (pronti a imparare se essi ci mostrano che nei nostri ragionamenti ci sono errori). Questo è lo spirito con cui ci rivolgiamo ad esempio ai compagni che hanno promosso la Festa dell’Unità Comunista del prossimo 6 settembre – ore 18 al Parco Marta Russo, Labaro, Roma e a quelli che vi parteciperanno.

I partiti comunisti dei paesi imperialisti non hanno instaurato il socialismo nella prima parte del secolo scorso nonostante le rivolte di massa e la guerra e la miseria imposte dalla borghesia e dal clero, perché si sono concepiti non principalmente come promotori della GPR per instaurare il socialismo, ma solo o principalmente come capofila della protesta, delle rivendicazioni e dell’opposizione delle masse popolari.

Ovviamente la stragrande maggioranza delle masse popolari con cui abbiamo a che fare e che dobbiamo mobilitare e organizzare perché conducano e vincano la guerra in corso contro la borghesia e il clero, noi comunisti dobbiamo mobilitarle e organizzarle a partire dal senso comune delle masse popolari stesse, ogni gruppo e individuo a partire da dove è, dalle aspirazioni che nutre. La borghesia e il clero fanno di tutto per distogliere individui e gruppi dal partecipare alla lotta di classe, per impedire che nutrano la fiducia che possono cambiare il corso delle cose. L’esaurimento della prima ondata (1917-1976) della rivoluzione proletaria e in particolare la dissoluzione dell’Unione Sovietica hanno eliminato la più potente fonte di fiducia e di forza che aveva alimentato la lotta delle classi sfruttate e dei popoli oppressi nella prima parte del secolo scorso. Ma la lotta di classe continua. La resistenza delle masse popolari al corso della crisi continua. Il malessere, il malcontento e l’insofferenza dilagano tra le masse popolari: esse con il voto del 4 marzo 2018 hanno aperto anche in Italia una breccia nel sistema delle Larghe Intese, una breccia che la crisi in corso in questi giorni allargherà, una breccia che offre appigli e fessure per la nostra opera tesa a moltiplicare organismi operai e popolari.

La sfiducia, la rassegnazione e la disperazione sono oggi stati d’animo molto diffusi tra le masse popolari, la borghesia approfitta di tutto, anche della salutare crisi del governo M5S-Lega (in proposito vedi Comunicato CC 17/2019) per alimentarli e su di essi fa leva per conservare il suo potere e prolungare la vita del suo sistema sociale.

Su questi fronti lavora il Partito e dal punto di vista di quest’opera noi valutiamo anzitutto il lavoro di ogni suo membro, di ogni suo organismo e del Partito nel suo complesso. I disertori fanno leva sui nostri limiti per giustificare la diserzione. Noi affrontiamo i nostri limiti, diamo soluzioni e avanziamo. La gioia maligna dei nemici di classe e di tutti quelli che contrastano il consolidamento e il rafforzamento del Partito sarà di breve durata.

A tutte le persone di buona volontà noi chiediamo di partecipare all’opera per il partito promuove nell’interesse delle masse popolari e in primo luogo dei proletari. La nostra lotta è grande e tutti quelli che vi vogliono prendere parte trovano il posto adeguato a combattere e, combattendo, a crescere.

Avanti compagni! La lotta è dura ma la vittoria sarà nostra perché noi comunisti non ci lasciamo scoraggiare dalle difficoltà, dalla fatica e dalla repressione!
Guida delle nostre azioni non è la salvaguardia della nostra vita, ma l’instaurazione del socialismo!

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