Traballa il primo governo di rottura con le Larghe Intese!

13 Ago
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Comunicato CC 17/2019 – 13 agosto 2019

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Gli esponenti dei vertici della Repubblica Pontificia, dell’Unione Europea, della NATO e del sistema finanziario internazionale si azzannano tra loro per imporre ognuno un governo più adatto ai suoi interessi.

Quanto maggiori saranno in questi giorni le mobilitazioni contro delocalizzazioni, riduzioni di posti di lavoro e misure reazionarie, per il diritto alla salute, alla casa, all’istruzione pubblica e di qualità, per la difesa dell’ambiente, degli spazi sociali e di altri diritti e interessi delle masse popolari, tanto più difficile sarà per i vertici della Repubblica Pontificia accordarsi per imporre un governo peggiore per le masse popolari del governo M5S-Lega.

Chi vuole porre fine al corso catastrofico delle cose deve mettersi a creare le condizioni per un governo d’emergenza delle masse popolari organizzate.

Sostenere e promuovere ogni manifestazione in difesa degli interessi immediati delle masse popolari per mobilitarle nella lotta promossa dai comunisti tesa a conquistare il potere e instaurare il socialismo.

Il governo M5S-Lega insediato all’inizio di giugno 2018 dai vertici della Repubblica Pontificia è stato il risultato del malcontento, dell’insofferenza e dell’indignazione delle masse popolari per l’operato dei partiti e dei governi delle Larghe Intese, dal PD e alleati a Berlusconi e soci.

È questo che nelle elezioni politiche del 4 marzo 2018 ha ridotto i voti delle Larghe Intese a 14.5 milioni (erano 34.8 nelle politiche del 2008) e portato a 16.4 milioni i voti di M5S e Lega, che nelle elezioni europee del 26 maggio 2019 ha ridotto i voti delle Larghe Intese a 11.2 milioni (erano 28.2 nelle europee del 2009) e portato a 13.7 milioni i voti di Lega e M5S.

È questo che fa crescere ogni giorno organismi e iniziative di lotta in ogni angolo del paese: dalla Val di Susa a Taranto, dalla Sicilia a Massa, da Genova a Trieste, da Modena a Napoli alla Sardegna.

Partiti e governi delle Larghe Intese da quarant’anni a questa parte (dalla fine degli anni ’70) hanno attuato il “programma comune” della borghesia imperialista: eliminare anche quelle conquiste di civiltà e benessere che le masse popolari le avevano strappato durante la prima ondata della rivoluzione proletaria (1917-1976) quando il movimento comunista era forte nel mondo e borghesia e clero avevano paura di perdere tutto; sfruttare tutto il mondo e tutti; devastare paesi e distruggere popoli per aumentare la ricchezza finanziaria di un pugno di capitalisti.

La costituzione del governo M5S-Lega è stata l’esito in Italia di un processo comune a tutti i paesi imperialisti e a ben guardare mondiale: l’opera reazionaria delle Larghe Intese e la rottura del loro sistema.

Apparentemente il governo M5S-Lega ora è vittima del contrasto tra le due ali che lo componevano. Ma M5S e Lega hanno entrambi accaparrato voti facendo promesse che non erano in grado di mantenere. Sul “vero motivo” per cui Salvini avrebbe “staccato la spina”, sulla stampa di regime e non solo è in corso in questi giorni una sorta di totoscommesse: dalla “capitalizzazione dei consensi indicati dai sondaggi” all’“ordine impartito a Salvini da Steve Bannon”. In realtà il governo M5S-Lega era minato dalla comune soggezione alla borghesia imperialista direttamente presente anche nel suo seno con una terza componente: Tria, Moavero, Giorgetti e altri uomini di fiducia dei vertici della Repubblica Pontificia, gli agenti della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti e del sistema finanziario internazionale, gli uomini di fiducia della NATO e dell’Unione Europea. Più in profondità ancora, era minato dall’impossibilità del compito che i suoi esponenti si erano dati: creare condizioni di vita e di lavoro migliori per le masse popolari lasciando le aziende in mano ai capitalisti e sottostando al sistema finanziario internazionale.

Gli stessi esponenti del M5S lamentavano (o denunciavano, il discorso non cambia) che il Reddito di Cittadinanza veniva boicottato più o meno apertamente dalle Regioni e dai Comuni in mano alle Larghe Intese e dai funzionari a capo degli enti coinvolti nella sua erogazione, ma non si sono appoggiati sui dipendenti regionali e comunali perché denunciassero i responsabili del boicottaggio né hanno fatto appello ai disoccupati e agli altri settori della popolazione interessati al Reddito di Cittadinanza.

Messi alle strette dal movimento NO TAV, i ministri del M5S hanno scelto di sottostare a trattati e accordi internazionali fatti apposta per imporre gli interessi degli speculatori e dei devastatori dell’ambiente: trattati e accordi che dovevano e dovranno essere violati perché senza violarli non è possibile difendere e migliorare l’ambiente in cui viviamo e per violarli bisogna essere decisi e attrezzarsi per far fronte a minacce, pressioni e ritorsioni.

La Lega di Salvini ha soppiantato il M5S di Di Maio nel fare la voce grossa contro l’Unione Europea, ma non ha neanche osato consolidare il Debito Pubblico (annullare le scadenze dei titoli e trasformarli in titoli su cui i possessori ricevono periodicamente degli interessi il cui ammontare è stabilito dallo Stato) e introdurre una moneta complementare come i minibot ideata dal leghista Claudio Borghi, prevista dal Contratto del “governo del cambiamento” e che avrebbe dato anche una boccata d’ossigeno a tante piccole imprese con cui la Pubblica Amministrazione è indebitata.

Sull’Alitalia di cui aveva ventilato la nazionalizzazione per rilanciare la compagnia di bandiera nazionale, il M5S per mesi si è barcamenato tra “il diavolo e l’acqua santa”: la compagnia aerea USA Delta Airlines e gruppi capitalisti italiani come Atlantia dei Benetton (che poteva “vantare” a garanzia della sua affidabilità il crollo del Ponte Morandi di Genova di cui ricorre il primo anniversario!) da una parte e dall’altra i lavoratori chiaramente schierati contro lo smantellamento dell’azienda (vedasi la vittoria del NO al piano varato dai residui “capitani coraggiosi” guidati da Montezemolo e da Etihad nel referendum del 2 maggio 2017 organizzato dai sindacati di regime ) .

Gli stessi esponenti del M5S si chiedevano: cosa possiamo farci se le aziende non hanno commesse, se il mercato non tira, se gli interessi sul Debito Pubblico aumentano ad ogni scadenza dei titoli?

Questo è il punto. Le aziende sono nelle mani dei capitalisti e ogni capitalista deve valorizzare il suo capitale. L’attività economica nel nostro paese non è intesa a produrre quello che è utile per vivere ma a valorizzare il capitale. Per i capitalisti non esiste altro obiettivo, ma la realtà mostra chiaramente giorno dopo giorno che questo obiettivo è diventato incompatibile con la riproduzione della vita umana, con la conservazione e il miglioramento del pianeta su cui viviamo. Gli uomini hanno i mezzi e le conoscenze per fare tutto, ma non lo possono fare perché l’attività con cui producono beni e servizi è nelle mani dei capitalisti e questo condiziona e in definitiva determina tutto il resto delle loro attività e della loro vita. L’attività economica deve diventare un’attività pubblica, come l’istruzione, la sanità, la viabilità, l’ordine pubblico, la manutenzione del territorio, ecc.

Non si tratta di un contrasto di idee (tra neoliberismo e neokeynesismo, ecc.): si tratta di un contrasto di interessi, si tratta del contrasto tra le classi, tra gli sfruttati e gli sfruttatori, tra gli oppressi e gli oppressori.

Che cosa succederà adesso? Gli esponenti dei vertici della Repubblica Pontificia, dell’Unione Europea, della NATO e del sistema finanziario internazionale si azzannano tra loro: ognuno vuole un governo più adatto ai suoi interessi, un governo peggiore per le masse popolari del governo M5S-Lega. In comune hanno il problema di come imporlo alle masse popolari: se prendere tempo o rompere anche le apparenze della democrazia parlamentare (con gli annessi rischi per la loro già traballante direzione sulla massa della popolazione) . Varie sono le soluzioni sul tappeto: una qualche ricomposizione della crisi di governo, un cambio di maggioranza con M5S, PD e LeU “per non consegnare il paese ai fascioleghisti” come già invoca Norma Rangeri da il manifesto oppure con Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia rimpolpati dall’acquisto della cinquantina di parlamentari che mancano all’appello, un governo di scopo o tecnico o del presidente per scongiurare “l’aumento dell’IVA” o “l’emergenza spread”, elezioni anticipate subito o altro che sia. Nell’immediato una cosa è certa: quanto maggiori saranno in questi giorni le manifestazioni di protesta, tanto più difficile sarà per i vertici della Repubblica Pontificia accordarsi per imporre un governo peggiore per le masse popolari del governo M5S-Lega.

Per noi comunisti la soluzione alla quale approderanno nell’immediato i vertici della Repubblica Pontificia interessa principalmente perché diversi saranno gli appigli, i tasti, gli argomenti su cui faremo leva per portare le masse popolari (e in particolare gli operai delle aziende capitaliste e i lavoratori delle aziende pubbliche) a organizzarsi e a prendere in mano direttamente la situazione con un loro governo d’emergenza.

Infatti per il cambiamento di cui hanno bisogno le masse popolari, la questione essenziale non è “un’opposizione di classe la più ampia e unitaria possibile” (PCI di Mauro Alboresi, Fronte Popolare, La Città Futura); una lista “contro Salvini, contro il PD (la finta sinistra), contro l’inutile M5S … con un programma chiaro contro UE, Euro e NATO” alle prossime elezioni (PC di Marco Rizzo), “un megafono che porti a far pesare anche nel quadro istituzionale le istanze dei movimenti conflittuali” (Potere al Popolo). La questione essenziale è che chi vuole porre fine al corso catastrofico delle cose imposto dalla borghesia e dal clero deve elaborare e attuare un piano di guerra che recluta, forma e porta in battaglia ogni persona che l’indignazione e l’odio per la classe dominante e l’amore per la propria classe e il proprio paese spinge alla lotta .

Per instaurare il socialismo è essenziale che i comunisti traccino il percorso per raggiungere l’obiettivo (la successione di passi da fare per arrivare posizione dopo posizione alla conquista del potere e all’instaurazione del socialismo) e lo seguano con tenacia e flessibilità. Devono, per dirla con le parole di Lenin nel 1905, “organizzare la rivoluzione”, adottare la “tattica piano” che già Lenin contrapponeva alla “tattica processo” caldeggiata dagli opportunisti di tutti i tempi e paesi, dai russi di allora (i menscevichi) fino a quelli di casa nostra di allora e ancora di oggi. È impossibile fare una guerra, ancora meno promuovere una guerra popolare rivoluzionaria, senza un piano di guerra: le nostre forze e quelle del nemico, i nostri punti forti e i nostri punti deboli, come raccogliere e formare le nostre forze, come disgregare quelle nemiche, come formare i nostri ufficiali e il nostro stato maggiore, le mille misure tattiche della guerra.

Nessuno dei partiti comunisti dei paesi imperialisti ha mai considerato la rivoluzione socialista come una guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata nel corso della quale il partito comunista mette sempre più alle strette la borghesia e accumula forze rivoluzionarie fino al punto in cui queste sono in grado di impadronirsi del potere, costruire un proprio Stato, eliminare lo Stato borghese. Proprio perché non hanno riconosciuto questa legge della rivoluzione socialista e operato di conseguenza, i partiti comunisti hanno combattuto alla cieca contro la borghesia e le classi ad essa alleate, facendo fronte al nazifascismo in alcuni paesi, alle misure antipopolari e reazionarie in altri, ma senza definire e tanto meno cercare di attuare sistematicamente un piano di accumulazione delle forze rivoluzionarie nel quale la difesa dei loro interessi immediati fosse lo strumento della mobilitazione delle masse popolari e l’instaurazione del socialismo l’obiettivo. “Il movimento è tutto, il fine nulla” è stata dall’inizio del XX secolo la concezione dei revisionisti (E. Bernstein & C) e degli opportunisti; “il movimento è un mezzo e il socialismo il nostro fine” è la bandiera di noi comunisti.

I comunisti devono avere un piano di guerra che implica la promozione dell’organizzazione delle masse popolari, la forza principale del cambiamento. Senza questo si resta alle chiacchiere riformiste e ai buoni propositi della sinistra borghese o alla speranza che “la rivoluzione socialista prima o poi scoppierà”.

Per porre fine al catastrofico corso delle cose che la borghesia e il clero impongono all’umanità bisogna che i lavoratori avanzati si organizzino in ogni azienda capitalista e pubblica e in ogni zona, che i loro organismi mobilitino gli altri lavoratori a resistere ai padroni e alle loro autorità, costituiscano di fatto un nuovo potere opposto a quello della borghesia e del clero, si coordinino tra loro fino a instaurare un loro governo d’emergenza che rimpiazzi quello della borghesia e del clero e dia inizio all’attuazione delle sette misure principali di rinnovamento:

  1. assegnare a ogni azienda compiti produttivi (di beni o servizi) utili e adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale (nessuna azienda deve essere chiusa),

  2. distribuire i prodotti alle famiglie e agli individui, alle aziende e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, universalmente noti e democraticamente decisi,

  3. assegnare ad ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato, ad ogni adulto un lavoro utile e dignitoso, nessun individuo deve essere emarginato),

  4. eliminare attività e produzioni inutili o dannose per l’uomo o per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti,

  5. avviare la riorganizzazione delle altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione,

  6. stabilire relazioni di solidarietà e collaborazione o di scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi,

  7. epurare gli alti dirigenti della Pubblica Amministrazione che sabotano l’azione del GBP, conformare le Forze dell’Ordine (Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza), le Forze Armate e i Servizi d’Informazione allo spirito democratico della Costituzione del 1948 (in particolare a quanto indicato negli articoli 11 e 52) e ripristinare la partecipazione universale più larga possibile dei cittadini alle attività militari a difesa del paese e a tutela dell’ordine pubblico.

Non è ancora socialismo, ma solo un governo democratico , nel senso che è espressione non di un pugno di speculatori, affaristi e ricchi, ma della maggioranza della popolazione e trae forza dalla partecipazione diretta, dalla mobilitazione e dal protagonismo popolare, e rivoluzionario nel senso che inizia a scardinare i privilegi, a svelare i segreti, a spezzare i vincoli di classe. Non è socialismo, ma è il passo concreto per avanzare nella lotta per costruire una società socialista nel nostro paese.

Noi ci appelliamo a tutti quelli che vogliono porre fine al catastrofico corso delle cose che la borghesia e il clero impongono all’umanità, a tutti quelli che hanno già chiaro che questo è l’obiettivo, perché impegnino le loro energie e risorse nella mobilitazione dei lavoratori azienda per azienda, zona per zona, nella moltiplicazione delle organizzazioni dei lavoratori e nel loro coordinamento.

La salvezza non viene dall’alto, dai vertici della Repubblica Pontificia. Non si tratta di convincere questi a prendere una strada diversa. Non si tratta di un contrasto di idee, ma di un contrasto di interessi, di lotta tra classi opposte.

Si tratta di costruire un nuovo sistema di potere, con cui costruire un nuovo sistema di vita, il comunismo.

Si tratta di un problema e di un compito che riguarda ogni popolo e ogni paese: ogni contrasto tra masse popolari è risolubile una volta tolto il potere ai capitalisti, ai loro esponenti e portavoce, alle loro autorità. I capitalisti competono tra loro, ognuno per aumentare il suo capitale. I lavoratori collaborano tra loro per migliorare le condizioni di vita di tutti e progredire.

Il primo paese che spezzerà le catene del sistema imperialista mondiale darà l’esempio, mostrerà la strada e aprirà la via anche alle masse popolari degli altri paesi e godrà anche del loro sostegno per far fronte con successo ai ricatti e alle aggressioni della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti, dell’Unione Europea, della NATO e del sistema finanziario internazionale.

La nostra lotta è lunga e difficile, ma la vittoria è sicura. Anche le marce più lunghe, avanzano passo dopo passo.

Noi comunisti siamo i promotori della guerra popolare rivoluzionaria contro la borghesia che aprirà una nuova pagina della storia dell’umanità. Dobbiamo convogliare nel fiume della rivoluzione socialista ogni forma di resistenza.

Avanti con coraggio!

Non spaventiamoci del disordine che dilaga in ogni angolo del mondo. È un buon segno: quando un ordine sociale è ingiusto, il disordine è il primo passo per instaurare un ordine sociale giusto!

Riprodurre e affiggere ovunque, con le dovute cautele, la locandina di pag. 72 di La Voce 62: vedere che il (n)PCI clandestino è presente infonde fiducia nei lavoratori e rende meno arroganti i padroni!

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