Bilancio del lavoro di costruzione del (nuovo)Partito comunista italiano

11 Feb
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Comunicato CC 2/2019 – 11 febbraio 2019

 

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A tutti quelli che hanno compreso che occorre il partito comunista per avanzare e valorizzare le grandi potenzialità che il corso delle cose offre ai comunisti, alla classe operaia e al proletariato, proponiamo lo studio e la discussione dell’articolo del Comitato Centrale del (n)PCI 1999 – 2019: il ventesimo anniversario della creazione della Commissione Preparatoria del congresso di fondazione del (n)PCI, pubblicato sul n. 2/2019 di Resistenza, mensile del Partito dei CARC. 

È un articolo utile e istruttivo per tutti coloro che nel nostro paese sono all’opera per ricostruire il partito comunista, per tutti coloro che vogliono l’unità dei comunisti, per tutti coloro che cercano di costruire il partito comunista moltiplicando le lotte rivendicative e aggregando le loro avanguardie, per tutti coloro che cercano di costruire il partito comunista partecipando alle elezioni oppure estendendo le pratiche di mutualismo (numerosi tra gli attivisti di Potere al Popolo), per tutti coloro che sono alla ricerca del partito comunista dopo le delusioni avute con il PRC o con altri partiti della sinistra borghese, per tutti coloro che aspirano al comunismo ma seguono ancora, anche se con poca convinzione, i fautori del “superamento della forma partito” (legati a Rete dei Comunisti o addirittura seguaci di Toni Negri & C).

È un articolo utile e istruttivo per tutti questi compagni perché in esso il CC fissa il bilancio del lavoro di costruzione del partito svolto nei trascorsi vent’anni, in coerenza con la strategia della rivoluzione socialista (la rivoluzione socialista nei paesi imperialisti ha la forma di una guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata) e con la conseguente natura clandestina del partito esposte per la prima volta in Quale partito? (La Voce n. 1, marzo 1999) e sviluppate nel Manifesto Programma (capitoli 3.3 e 3.4).

Applicando il criterio “la verità è rivoluzionaria!”, il CC in questo articolo illustra i principali passi compiuti nel lavoro di costruzione del partito, espone i motivi per cui eseguendo il “primo piano di consolidamento e rafforzamento del Partito” tracciato a grandi linee nel 1999 e definito più compiutamente nel 2004, non abbiamo raggiunto i risultati che ci proponiamo, indica il “secondo piano di consolidamento e rafforzamento del Partito” tracciato nel 2015 e in corso di attuazione. Ai compagni che vorranno approfondire l’impostazione con cui noi stiamo operando, consigliamo due articoli: Il nostro piano di guerra per istaurare il socialismo. I due poteri e le due tappe della rivoluzione socialista (La Voce n. 60, novembre 2018) e I quattro campi del lavoro esterno del Partito (La Voce n. 59, luglio 2018).

Sono due i terreni della nostra attività da cui abbiamo attinto per definire il “secondo piano di consolidamento e rafforzamento del Partito” e su cui ci basiamo per metterlo in opera:

1. la ricca esperienza accumulata, le numerose scoperte fatte rispetto alla costruzione del partito clandestino e quello che abbiamo costruito attuando il “primo piano di consolidamento e rafforzamento del Partito” (1999-2013),

2. le evoluzioni che ci sono state nella nostra attività (apertura di nuovi settori e campi di intervento, messa a punto di nuovi criteri, principi, metodi e strumenti, sviluppo di relazioni, ecc.) grazie al lavoro svolto a partire dal 2008 (dunque con l’entrata della seconda crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale nella sua fase acuta e terminale) per creare le condizioni per la costituzione del Governo di Blocco Popolare.

Per quanto riguarda il “lavoro interno” (la cura e formazione degli uomini e delle donne, la costruzione e il funzionamento degli organismi del partito, il reclutamento), la principale scoperta fatta attingendo dai due terreni è stata la Riforma Intellettuale e Morale (Riforma intellettuale e morale dei suoi membri perché il Partito sia all’altezza dei suoi compiti (La Voce n. 50) e Formare e “curare la personalità … (La Voce n. 59)) che i comunisti devono compiere alla scuola del Partito e in una dialettica costante tra teoria e pratica, per essere all’altezza dei compiti che la situazione pone. È un ramo della scienza comunista che abbiamo imparato analizzando le esperienze accumulate in questi anni nel campo della formazione e trasformazione dei quadri vecchi e nuovi (la “seconda generazione della Carovana del (n)PCI”) e, anche, analizzando la defezione di compagni di lungo corso della Carovana del (n)PCI che da una certa fase in poi non sono più riusciti a stare al passo e a trasformarsi, come ad esempio Massimo Amore (Comunicato CC 24/2015 e Alcune massime amare (La Voce n. 51) rifluito nella sinistra borghese (l’area della Rete dei Comunisti).

Per quanto riguarda invece il “lavoro esterno”, abbiamo messo meglio a punto l’intervento che dobbiamo fare sugli operai delle aziende capitaliste e sui lavoratori delle aziende pubbliche (moltiplicare e rafforzare le organizzazioni operaie e le organizzazioni popolari e guidare la loro trasformazione in Nuove Autorità Pubbliche) e, inoltre, abbiamo avviato esperienze-tipo di infiltrazione nel campo nemico, estendendo così il raggio di azione del Partito (I quattro campi del lavoro esterno del Partito e Nel quarto campo del lavoro esterno del Partito (La Voce n. 59)).

Il rafforzamento del Centro clandestino del (n)PCI con l’integrazione dei compagni Angelo D’Arcangeli e Chiara De Marchis, annunciato con il Comunicato CC 1/2019, costituisce uno dei risultati del “secondo piano di consolidamento e rafforzamento del Partito” e, allo stesso tempo, è uno dei tasselli (uno dei mezzi) che ci siamo dati per l’ulteriore sviluppo del lavoro.

A seguito della diffusione del Comunicato CC 1/2019 alcuni compagni ci hanno chiesto che senso ha rafforzare il Centro clandestino del (n)PCI data la “debolezza delle condizioni soggettive”. Questa questione è importante perché racchiude tutta una concezione. Una volta date le condizioni oggettive, è il partito comunista che con la sua azione trasforma le “condizioni soggettive”, è il partito comunista che, rafforzando le sue fila, estendendo la sua rete e sviluppando il suo intervento nella classe operaia e nelle altre classi delle masse popolari, contende il terreno alla borghesia e al clero, contrasta la loro influenza e rafforza nella classe operaia e nel resto delle masse popolari l’organizzazione, fomenta e incanala la ribellione, le conduce passo dopo passo, tappa dopo tappa a partecipare con combattività crescente alla lotta che sovverte la Repubblica Pontificia e instaurerà il socialismo.

La rivoluzione socialista non è una “rivolta popolare che scoppia” per una serie di eventi che succedono senza che sia il partito a promuoverli (il precipitare della crisi economica e politica, la sconfitta militare dello Stato durante una guerra, ecc.), non è l’esplosione di una rivolta spontanea delle masse popolari nel corso della quale i comunisti prendono la direzione e guidano alla presa del “Palazzo d’Inverno”. La dimostrazione irrefutabile di quello che diciamo è che situazioni di quel genere ci sono state varie volte e in vari paesi nella prima parte del secolo scorso (basta pensare alla Germania, all’Italia, all’Ungheria, all’Austria, alla Gran Bretagna e ad altri paesi negli anni ’20 e ’30), ma i partiti comunisti non sono riusciti a instaurare il socialismo in neanche un paese imperialista.

La rivoluzione socialista è, al contrario, il risultato di un lavoro condotto dal partito comunista secondo un piano di costruzione per tappe del Nuovo Potere (costituito dal partito comunista e dalla rete capillare di organizzazioni operaie e popolari generate e non generate da esso, ma da esso orientate) il quale, giunto ad un certo grado del suo sviluppo, sostituisce (scalza) il Vecchio Potere borghese e instaura il socialismo.

Questa è la principale innovazione che il (n)PCI ha apportato alla concezione della rivoluzione socialista, un’innovazione basata sul bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria (1917-1976) e in particolare dell’esperienza dei partiti comunisti dei paesi imperialisti che, nonostante le condizioni di miseria e di guerra in cui la borghesia imperialista aveva gettato le masse popolari, nonostante il grande seguito che avevano e nonostante il grande prestigio di cui godevano l’URSS e l’Internazionale Comunista, non sono riusciti ad instaurare il socialismo.

La rivoluzione socialista inizia con la fondazione del partito comunista che è anche l’inizio della costruzione del Nuovo Potere. Solo con la concezione del “dualismo di potere” è possibile comprendere l’essenza della rivoluzione socialista, promuoverla e dirigerla.

Rinviare la costruzione del partito a “quando saremo in tanti”, a “quando il partito sarà riconosciuto dalla classe operaia”, a dopo la “ricomposizione del blocco sociale antagonista”, ecc. deriva da un approccio errato alla politica rivoluzionaria ed è, nel migliore dei casi, una ripetizione dogmatica del processo di fondazione del vecchio PCI nel 1921, che nacque grande perché nacque da una scissione del PSI, che a sua volta però nacque piccolo nel 1892. Il partito comunista, come ogni cosa in natura, nasce piccolo e si sviluppa per tappe, in un processo contraddittorio di accumuli quantitativi e salti qualitativi e di divisione dell’uno in due.

Attendere che il “partito nasca grande” è una tesi sostenuta da chi concepisce il partito non come Stato Maggiore che dirige la rivoluzione socialista in tutte le sue fasi, ma come sponda politica nelle istituzioni borghesi e cartello elettorale. Questa concezione non ha nulla a che fare con la rivoluzione socialista: l’obiettivo dei suoi fautori è riformare il capitalismo, eliminandone gli effetti peggiori (in sintesi, “raddrizzare le gambe ai cani”).

Nel nostro paese Rete dei Comunisti è il prodotto esemplare di questa concezione: il suo “cretinismo parlamentare” è tale che non prova vergogna alcuna neanche nel dichiarare (come ha fatto nel piagnucoloso appello Amnistia, subito di lancio dell’assemblea contro l’arresto di Cesare Battisti, tenuta a Roma il 22 gennaio) che “la guerra è finita”, che “la borghesia ha vinto”, che “non esiste più nel nostro paese alcun partito clandestino” (la tendenza a prendere le distanze dai “cattivi” e a negare l’evidenza è dura a morire!) e che in sostanza bisogna pregare i vertici della Repubblica Pontificia perché, Salvini e Di Maio oggi come Cossiga ieri, riconoscano apertamente la natura politica dello scontro avvenuto nel nostro paese negli anni ’70 e l’esistenza di prigionieri politici e concedano infine l’amnistia ai compagni delle Brigate Rosse e di altre Organizzazioni Comuniste Combattenti ancora detenuti! Non sorprende che chi ha una concezione del genere agita la “debolezza delle condizioni soggettive” per giustificare la costruzione di sponde politiche e rinviare ad un futuro lontano la rivoluzione socialista nel nostro paese. “Il movimento è tutto, il fine nulla”, proclamava il padre di gente simile, fondatore del riformismo.

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La forsennata campagna dei portavoce della borghesia, da Sergio Mattarella a Matteo Salvini, contro il comunismo, mostra quanto essa ha paura di quella rinascita del movimento comunista che i disfattisti proclamano impossibile

A proposito della “guerra finita” e dei rivoluzionari prigionieri

Il (n)PCI ha indicato il contributo che negli anni ’70 le Organizzazioni Comuniste Combattenti hanno dato e ancora più, molte di loro, aspirato a dare alla rivoluzione della quale le masse popolari italiane hanno bisogno. Ma ha anche criticato apertamente la deviazione militarista che, da un certo periodo in poi, è prevalsa anche nelle Brigate Rosse e le ha portate alla sconfitta. La deviazione è consistita nell’adottare una linea soggettivista e militarista (sintetizzata in parole d’ordine tipo “colpirne uno per educarne cento”, “colpire il cuore dello Stato” e analoghe), invece di continuare, sulla base dei risultati raggiunti, a sviluppare la linea sintetizzata nella parola d’ordine “conquistare su scala crescente il cuore e la mente delle masse popolari facendo leva sul corso delle cose, sui risultati raggiunti, sulle condizioni e sulle forme concrete della lotta di classe, fino a diventare la direzione effettiva del loro movimento pratico e portarle a instaurare il socialismo”.

Dal saluto Ai rivoluzionari prigionieri (La Voce n. 1, marzo 1999)

Voi siete stati l’espressione più alta e siete oggi i testimoni vivi della lotta vasta, generosa e accanita condotta in quegli anni dalla classe operaia, dal proletariato e dalle masse popolari. L’importanza che quella lotta ha per la causa del comunismo è pari all’esecrazione sotto cui la classe degli oppressori e degli sfruttatori cerca di seppellirne il ricordo. La sconfitta, le denigrazioni e i tradimenti non cancelleranno mai il contributo che quella lotta ha dato alla causa del comunismo, perché i comunisti faranno tesoro dei suoi insegnamenti. (…) Ognuno di voi è depositario di un patrimonio di fiducia e di speranza accumulato da tutti quelli che negli anni ‘70 hanno combattuto. È quel patrimonio che la borghesia imperialista fa di tutto per distruggere o mettere al suo servizio cercando di costringervi alla resa. Esso è prezioso per la causa del comunismo: mettetelo a frutto!

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Con questo comunicato invitiamo i nostri lettori non solo a studiare l’articolo del CC del (n)PCI, ma anche a discuterne tra loro e anche con il Centro del Partito: o tramite i canali a questo fine predisposti di comunicazione protetta dall’interferenza delle Forze dell’Ordine borghese o negli spazi pubblici del Partito (https://www.facebook.com/nuovo.pci.5https://www.facebook.com/nuovo.pci/).

A tutti coloro che vogliono mettere fine al sistema capitalista e al marasma prodotto dalla borghesia, il (n)PCI lancia l’appello a unirsi nelle sue fila e a contribuire da subito alla rivoluzione socialista in corso nel nostro paese!

Ogni persona di buona volontà può da subito dare un qualche contributo alla rivoluzione socialista in corso, ad esempio propagandando l’esistenza del (n)PCI con scritte murali, facendo circolare la stampa del Partito e inviando alla Delegazione del Partito l’indirizzo email di persone alle quali farebbe bene ricevere i Comunicati CC!

La nostra impresa è difficile, ma possiamo vincere!

Osare lottare, osare vincere!

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Da Resistenza, n. 2/2019

1999 – 2019: Il Ventesimo anniversario della creazione della Commissione Preparatoria del congresso di fondazione del (n)PCI

* I documenti citati nell’articolo sono disponibili presso le Edizioni Rapporti Sociali (edizionirapportisociali@gmail.com),le sedi del P.CARC e il sito www.nuovopci.it

1. Le principali tappe del lavoro svolto

Quest’anno ricorre il ventennale della creazione della Commissione Preparatoria (CP) del congresso di fondazione del (n)PCI e dell’inizio della pubblicazione della rivista La Voce.

La creazione della CP nella clandestinità è stato il frutto del lavoro svolto pubblicamente a partire dal 1985 dai compagni promotori della rivista Rapporti Sociali e della omonima Casa Editrice e, dal 1992 (Convegno di Viareggio), dai CARC (Comitati di Appoggio alla Resistenza che le masse popolari oppongono alla crisi del capitalismo – per il Comunismo) per la creazione delle condizioni della ricostruzione del partito comunista. I due opuscoli La resistenza delle masse popolari (1993) e Federico Engels – 10, 100, 1000 CARC per la ricostruzione del partito comunista (1995) descrivono la linea seguita: fare il bilancio del movimento comunista e l’analisi del corso delle cose, tracciare la linea della rinascita del movimento comunista, creare le condizioni organizzative minime indispensabili al funzionamento del partito. In questa fase si formò quella che ancora oggi chiamiamo Carovana del (nuovo) PCI: aggregazione di organismi e individui che in qualche misura contribuiscono all’opera del (n)PCI.

La nascita della CP ha determinato un salto di qualità in questo processo e ha aperto una nuova e superiore fase.

Sul primo numero di La Voce (marzo 1999) abbiamo indicato infatti al movimento comunista del nostro paese la Guerra Popolare Rivoluzionaria di Lunga Durata (GPRdiLD), intesa come lotta del partito comunista per strappare alla borghesia imperialista la direzione delle masse popolari, come strategia per fare dell’Italia un nuovo paese socialista, abbiamo affermato la natura clandestina del partito comunista e abbiamo lanciato a tutte le forze che all’epoca componevano il movimento comunista (le Forze Soggettive della Rivoluzione Socialista – FSRS: noi eravamo una di esse) l’appello a contribuire alla costruzione del partito partecipando all’attuazione del “piano di due punti”: 1. creare Comitati di Partito clandestini e 2. partecipare all’elaborazione del Manifesto Programma del (n)PCI.

L’importanza di quanto avvenuto vent’anni fa è comprensibile solo alla luce del materialismo dialettico e della strategia della GPRdiLD. Per molti versi è stato un avvenimento simile alla fecondazione di un ovulo: un avvenimento non percepibile a “occhio nudo” e insignificante per chi non usa la scienza medica, ma in realtà inizio della gravidanza e di una nuova vita.

Con la creazione della CP, embrione del futuro partito comunista, inizia infatti il “dualismo di potere” che caratterizza ed è alla base della strategia della GPRdiLD e abbiamo avviato la prima fase della GPRdiLD, quella della difensiva strategica. Compito principale del partito in questa fase, in cui la superiorità della borghesia è schiacciante, è accumulare le forze rivoluzionarie intorno a sé (nelle organizzazioni di massa e nel fronte) e in sé (nelle organizzazioni del partito), estendere la sua presenza e la sua influenza, elevare il livello delle forze rivoluzionarie (rafforzare la loro coscienza e la loro organizzazione, renderle più capaci di combattere, rendere la loro lotta contro la borghesia più efficace, elevare il loro livello di combattività).

Già allora ci venne posta la domanda che anche ora alcuni ci pongono di fronte al Comunicato CC 1/2019 del 6 gennaio che annuncia l’integrazione nel Centro clandestino del (n)PCI di due noti dirigenti del Partito dei CARC: perché annunciate pubblicamente un avvenimento del genere? Non era meglio farlo di nascosto e senza rumore? Lo annunciamo pubblicamente e ne illustriamo linea e obiettivi perché la scomparsa dalla circolazione di compagni noti alle masse e alla polizia, senza la dichiarazione pubblica del Partito resterebbe un avvenimento oscuro per le masse, sul quale i nostri nemici imbastirebbero le speculazioni e le manovre che loro converrebbero. Al contrario il nostro pubblico annuncio suscita a vari livelli aggregazione delle masse attorno al partito. Noi comunisti cerchiamo di far conoscere alle masse sulla scala più grande che le nostre forze consentono l’analisi della situazione, la linea e gli obiettivi del Partito perché la partecipazione delle masse alla guerra contro la borghesia è la condizione della nostra vittoria. La clandestinità della nostra struttura organizzativa non riposa sulla tolleranza della borghesia ma sull’appoggio delle masse. La repressione dell’apparato statale borghese la denunciamo, la combattiamo e contro di essa mobilitiamo la solidarietà delle masse popolari che rafforzano le nostre file.

Il lavoro svolto della CP ha portato

– nel 2004 alla fondazione del (n)PCI che diede il via alla fase del “consolidamento e rafforzamento del partito”, cioè della conquista di operai avanzati al partito perché diventasse l’avanguardia organizzata della classe operaia, effettiva direzione della sua lotta contro la borghesia;

– nel 2008 alla pubblicazione del Manifesto Programma e, successivamente, alla definizione del piano tattico del Governo di Blocco Popolare a fronte dell’entrata (nel 2008) della seconda crisi generale del capitalismo nella sua fase acuta e terminale.

Nel 2008 la Carovana del (n)PCI vince inoltre la lotta iniziata nel 2003, a seguito dell’arresto a Parigi di due compagni del Centro clandestino del (n)PCI (Giuseppe Maj e Giuseppe Czeppel), contro il procedimento per “associazione sovversiva” (art. 270 bis) – l’Ottavo Procedimento Giudiziario (OPG) – orchestrato da Paolo Giovagnoli, allora pubblico ministero di Bologna, mirante a utilizzare contro il (n)PCI e le organizzazioni ad esso vicine le leggi e le procedure poliziesche che la Repubblica Pontificia aveva messo a punto contro le Organizzazioni Comuniste Combattenti, al fine di ostacolare l’aggregazione delle masse popolari attorno al (n)PCI dichiarandolo “organizzazione terroristica”.

Nel 2009 abbiamo tenuto il primo Congresso del (n)PCI che ha convalidato il Manifesto Programma e la linea generale del partito, ha approvato lo Statuto, ha eletto il Segretario Generale e il Comitato Centrale.

Dal 2008 in poi l’attuazione del piano tattico per il Governo di Blocco Popolare è stato ed è ancora il principale campo di attività del (n)PCI, operando in dialettica con il nostro partito fratello a cui ci lega una profonda unità ideologica e politica: il Partito dei CARC. È nel solco di questo lavoro che sviluppiamo l’attività tesa a conquistare gli operai avanzati al partito, quindi per avanzare nel “consolidamento e rafforzamento del partito comunista”.

Sintetizzando, il compito che il (n)PCI deve adempiere si articola in due campi:

1. costruire lo Stato Maggiore della GPRdiLD (il partito comunista) tenendo conto degli aspetti particolari di Riforma Intellettuale e Morale che questo richiede ai comunisti del nostro paese dato che su di esso gravano la vittoria della Controriforma (secolo XVI), i limiti della rivoluzione borghese che portò nel 1861 alla costituzione del Regno d’Italia, la lunga degenerazione in sinistra borghese del vecchio PCI capeggiato prima dai revisionisti moderni.

2. allargare e rafforzare la partecipazione delle masse popolari alla rivoluzione socialista facendo compiere ad esse un’esperienza pratica di lotta rivoluzionaria a partire dal senso comune che il lungo periodo di predominio dei revisionisti moderni e della sinistra borghese ha sedimentato tra di esse: la lotta delle masse popolari del nostro paese per emanciparsi dalla loro storica dipendenza economica, morale e intellettuale dal clero e dalla borghesia, deve necessariamente assumere forme adeguate per superare questa eredità negativa.

2. Il primo piano per la costruzione del partito

Nella costruzione del partito attingiamo dall’esperienza del movimento comunista internazionale e nazionale e dalla nostra sperimentazione, dall’esperienza che noi stessi accumuliamo, ricavando attraverso il bilancio insegnamenti e nuovi principi, criteri, metodi e strumenti.

La costruzione di un partito comunista con le caratteristiche da noi definite è una cosa inedita in un paese imperialista. Costruirlo dopo l’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria (1917-1976) con gli strascichi che una sconfitta di queste proporzioni porta con sé, richiede la soluzione creativa di molti ostacoli.

Le caratteristiche di questo lavoro le abbiamo messe a fuoco solo man mano che ci cimentavamo in esso, che “avanzavamo verso la cima della montagna aprendoci la strada”. E molte sono ancora le scoperte che dobbiamo fare. In alcuni casi, per capire la giusta direzione abbiamo dovuto fare un lungo giro per poi ritornare sui nostri passi o cambiare rotta.

Nei nostri progetti iniziali, ad esempio, pensavamo che attraverso il “piano di due punti” su indicato si sarebbe determinata la confluenza di altre FSRS nel lavoro di costruzione del (n)PCI e assieme saremmo arrivati al Congresso di fondazione del partito. Nell’attuazione pratica di questa linea però le cose non sono andate in questo modo e nel percorso di costruzione abbiamo dovuto prendere un’altra via.

Partivamo dalla convinzione che facendo il bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria, definendo la natura e la strategia del partito comunista e tracciando la linea generale da seguire avremmo via via raccolto nel partito quanto esisteva di movimento comunista cosciente e organizzato nel nostro paese dopo la deriva a cui lo aveva portato il predominio dei revisionisti moderni (le FSRS). In particolare contavamo:

a) sui compagni dell’area delle Organizzazioni Comuniste Combattenti che erano decisi a risalire la china del militarismo (“la lotta armata è sempre la forma principale della lotta di classe”) in cui erano deviate anche le Brigate Rosse abbandonando il progetto di ricostruire il partito comunista;

b) sui compagni dei gruppi marxisti-leninisti che erano decisi a superare la strettoia del dogmatismo consistente per alcuni nell’opporre alla deriva revisionista il ristabilimento dei principi del marxismo-leninismo, per altri nell’attribuire il declino del movimento comunista all’opera nefasta della destra del movimento comunista che aveva sempre più moderato le rivendicazioni sindacali e politiche delle masse popolari: in realtà il declino era principalmente dovuto ai limiti ed errori della sinistra del movimento comunista (alla sua non adeguata comprensione delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe);

c) sui compagni che avevano preso parte alla lotta contro il revisionismo moderno (Partito e Stato di tutto il popolo nei paesi socialisti anziché dittatura del proletariato; via pacifica al socialismo anziché rivoluzione nei paesi capitalisti e nelle colonie; competizione economica e politica del campo socialista con il campo capitalista anziché “base rossa” mondiale delle rivoluzione proletaria) principalmente per spinte provenienti dal movimento comunista internazionale e in particolare dalla lotta condotta da Mao Tse-tung e dal PCC;

d) sugli organismi, i gruppi e gli individui in cui si combinavano le tre deviazioni sopra indicate.

Il nostro piano di costruzione del partito poggiava dunque sulla convinzione che siccome noi davamo risposta alle domande che questi compagni apertamente si ponevano, a quello che apparentemente cercavano e a cui dichiaravano di aspirare, essi si sarebbero uniti a noi nell’attuazione del “piano di due punti” e nella fondazione del partito.

Questo piano non ha funzionato a causa della concezione idealista che aveva presieduto la sua elaborazione. Non avevamo tenuto infatti adeguatamente conto dello stato delle FSRS: abbiamo visto le potenzialità che avevano ma non abbiamo tenuto conto anche della corruzione intellettuale e morale, della disgregazione prodotta da decenni di predominio dei revisionisti moderni e dall’opera nefasta della sinistra borghese, della demoralizzazione legata al fallimento dei due tentativi di ricostruzione del partito comunista (prima quello del gruppi marxisti-leninisti (Nuova Unità e il PCd’I) e poi quello delle Brigate Rosse).

Per molti anni abbiamo cercato di mobilitare, raccogliere ed elevare quello che c’era tra le FSRS, quindi anche verificandolo e comunque costringendolo a schierarsi e trasformarsi, a rincorrerci sul nostro terreno (cimentarsi nella ricostruzione del partito comunista, distinguere i diversi fronti di lotta, partecipazione da comunisti alla lotta politica borghese, ecc.), ma questo non ha portato all’obiettivo che ci eravamo prefissati.

3. Il nuovo piano

Sulla base di questo bilancio, il Comitato Centrale del (n)PCI nel 2015 ha tracciato un nuovo piano per procedere nel “consolidamento e rafforzamento del partito”. Esso mette a frutto la ricca esperienza accumulata imparando dalla nostra stessa esperienza e, allo stesso tempo, raccoglie e sviluppa in una linea organica quanto stavamo già in una certa misura facendo (pur non avendone piena coscienza) nella creazione delle condizioni per la costituzione del Governo di Blocco Popolare.

Per il “consolidamento e rafforzamento del partito” non puntiamo più sulle FSRS ma sugli operai avanzati e sugli elementi avanzati delle masse popolari, quindi “consolidamento e rafforzamento del partito” procedono in stretta connessione con il lavoro per individuare embrioni di organizzazioni operaie e di organizzazioni popolari (OO-OP), svilupparli, portarli ad agire da Nuove Autorità Pubbliche: cioè con quello che è anche il centro del lavoro esterno del P.CARC.

Oggi il lavoro sulle OO-OP è il principale lavoro esterno di tutta la Carovana del (n)PCI, è la sintesi di tutto il suo lavoro esterno e la verifica della buona qualità di esso (con la specificazione che il lavoro interno è premessa del lavoro esterno e funzionale al lavoro esterno – i risultati nel lavoro esterno sono la verifica della buona qualità del lavoro interno). Nello sviluppo di questo lavoro il (n)PCI mira alla raccolta di forze nel partito: in particolare alla creazione di Comitati di Partito clandestini nelle aziende capitaliste e nelle aziende pubbliche, attraverso cui rafforzare l’azione delle OO-OP, come i comitati clandestini del Partito comunista (bolscevico) russo rafforzavano i soviet oppure come le cellule di fabbrica del vecchio PCI durante il ventennio fascista rafforzavano e orientavano la resistenza degli operai e, dopo il crollo del fascismo nel 1943, durante la Resistenza, i Comitati di Liberazione Nazionale.

La debolezza attuale del movimento comunista e l’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria, fanno sì che il loro reclutamento degli operai avanzati al partito avvenga “conquistandoli uno ad uno”. È un lavoro paziente di tessitura organizzativa quello che va fatto, di conquista del “cuore e della mente”, di instaurazione di un rapporto saldo e di prospettiva. Solo da una certa fase in poi, la raccolta forze avverrà su scala più ampia e con forme diverse. Tutti gli organismi del (n)PCI sono mobilitati ad imparare a svolgere questo lavoro. La costruzione di Comitati di Partito nelle aziende capitaliste e nelle aziende pubbliche è un campo in cui abbiamo molto da imparare e in cui procediamo per esperienze-tipo.

L’azione delle organizzazioni pubbliche è molto importante perché le masse popolari si organizzino. Per questo il (n)PCI sostiene e rafforza tutte le organizzazioni pubbliche, da tutti i punti di vista, ne favorisce la nascita, le crea. Il partito cerca di far contribuire, attraverso la linea di massa, alla rivoluzione socialista ogni gruppo, organismo e individuo che può contribuirvi. Le organizzazioni pubbliche vanno da quelle saldamente legate dal (n)PCI a quelle che il partito orienta più o meno profondamente tramite la propaganda, tramite membri del partito che hanno relazioni con esse o ne sono addirittura membri o col metodo delle leve.

Il P.CARC è una organizzazione pubblica particolare perché fa parte della Carovana del (n)PCI, ha profondi legami ideologici e di linea con il (n)PCI: è un partito fratello. È autonomo dal (n)PCI perché ha una sua vita interna e ha propri canali e organi dirigenti a cui fa capo, a termini di Statuto, ogni membro del P.CARC, ma vuole contribuire alla rivoluzione socialista che il (n)PCI promuove.

4. Il rafforzamento del Centro clandestino del (n)PCI

Il recente rafforzamento del Centro clandestino del (n)PCI con l’arruolamento dei compagni Angelo D’Arcangeli e Chiara De Marchis è uno dei tasselli per “darci i mezzi per la nostra politica” e condurre con maggiore efficacia il lavoro di “consolidamento e rafforzamento del partito”, in stretta connessione con la lotta per la costituzione del Governo di Blocco Popolare.

Il rafforzamento del Centro clandestino per decisione indipendente dal nemico (quindi non a seguito di un attacco repressivo o a causa della messa fuorilegge dei comunisti), significa operare con autonomia ideologica e politica dalla borghesia: avere in mano l’iniziativa, essere tatticamente all’offensiva anche in una situazione di difensiva strategica, non farsi legare le mani dal legalitarismo.

Questo evento inciderà positivamente anche sul P.CARC perché contribuirà a rafforzare la costruzione del Nuovo Potere, partendo dal suo centro: il (n)PCI.

I due compagni vengono dalla “seconda generazione della Carovana del (n)PCI”, quella cioè che si è aggregata a noi dopo la fondazione del (n)PCI nel 2004, quando eravamo già entrati nella fase di “consolidamento e rafforzamento del partito”. Questa “seconda generazione” costituisce di per sé uno dei risultati del lavoro che abbiamo svolto come Carovana del (n)PCI, a partire dalla creazione della Commissione Preparatoria.

È una nuova leva di comunisti, nel caso concreto cresciuta nelle fila del P.CARC. La scuola del P.CARC, la formazione ideologica e politica, intellettuale e morale che i suoi membri ricevono, fa fiorire nuovi quadri e permette una comprensione via via più profonda della dialettica tra strategia e tattica, del rapporto di distinzione e combinazione tra i due partiti, rafforzando la collaborazione tra di essi e, come avvenuto con Angelo e Chiara, rafforzando anche organizzativamente il (n)PCI.

L’arruolamento dei due compagni certamente rafforzerà lo slancio con cui i compagni del P.CARC (in particolare quelli della “seconda generazione”) contribuiranno alla rivoluzione socialista in corso. Inoltre permetterà di fare nuovi passi in avanti nel superamento della confusione che c’é nelle fila del P.CARC sui due partiti e dell’idea diffusa che (n)PCI e P.CARC siano la stessa cosa. Questo permetterà un più proficuo sviluppo al P.CARC nella sua trasformazione in partito di quadri e di massa (e in particolare nel reclutamento ampio di militanti di base) e rafforzerà in nuovi compagni la spinta a unirsi al (n)PCI e a concorrere alla costruzione dello Stato Maggiore che guida la GPRdiLD.

L’arruolamento dei due compagni deve far riflettere i compagni che si tormentano chiedendosi in continuazione “sono adeguato o sono inadeguato come comunista?”. Questo interrogativo costante li opprime, li affligge. È un tarlo morale e intellettuale che limita il contributo che possono dare alla rivoluzione socialista in corso nel nostro paese. A questi compagni vogliamo far giungere un messaggio forte e chiaro: compagni, smettetela di chiedervi se siete adeguati o se non lo siete; mettetevi invece alla scuola del partito, cimentatevi ad imparare e a sperimentare, ragionate con i vostri compagni e con i dirigenti sui passi da fare e sui passi fatti, guardate avanti, guardate ai compiti della fase e lanciatevi nell’imparare a combattere combattendo!

Osare lottare, osare vincere!

Faremo dell’Italia un nuovo paese socialista!

Per il Comitato Centrale del (n)PCI

Il compagno Ulisse

***

Leggi, diffondi e contribuisci ai “Comunicati rapidi” del (nuovo)Partito comunista italiano!

Il (nuovo)Partito comunista italiano diffonde “Comunicati rapidi” su facebook per intervenire tempestivamente e fornire un orientamento materialista dialettico su avvenimenti di particolare importanza e urgenza inerenti la lotta di classe nel nostro paese e nel mondo. I “Comunicati rapidi” vengono diffusi attraverso le pagine facebook del Partito (https://www.facebook.com/nuovo.pci.5https://www.facebook.com/nuovo.pci/) e sono disponibili sul nostro sito www.nuovopci.it).

Lanciamo l’appello a contribuire alla loro diffusione e anche alla loro realizzazione, segnalando alla casella mail del Partito (nuovopci@riseup.net) proposte di argomenti e temi su cui intervenire, fornendo materiale informativo da cui attingere (articoli, comunicati, prese di posizione di forze politiche, ecc.), avanzando proposte di “Comunicati rapidi” da diffondere.

Leggi gli ultimi “Comunicati rapidi”

– 13 gennaio 2019 – L’arresto di Cesare Battisti e la lotta di classe in corso in Italia

– 19 gennaio 2019 – “Prima gli italiani!”

– 26 gennaio 2019 – Solidarietà al governo bolivariano del Venezuela!

 

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Per mettersi in contatto con il Centro del (n)PCI senza essere individuati e messi sotto controllo dalle Forze dell’Ordine borghese, una via consiste nell’usare TOR [vedere http://www.nuovopci.it/corrisp/risp03.html  ], aprire una casella email con TOR e inviare da essa a una delle caselle del Partito i messaggi criptati con PGP e con la chiave pubblica del Partito [vedere http://www.nuovopci.it/corrisp/risp03.html ].

 

Rubrica - Dibattito Franco e Aperto 

 

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