Il VII Reparto Mobile di Bologna, Tonelli e la Uno Bianca

14 Feb

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14 febbraio 2018

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Il vero oggetto e il contesto dell’udienza del prossimo 21 febbraio

contro il sito Vigilanza Democratica

Il prossimo 21 febbraio (ore 14) al Tribunale di Milano si svolgerà la nuova udienza (giudice Paola Maria Braggion) del processo per diffamazione del VII Reparto Mobile di Bologna intentato dall’agente di polizia Vladimiro Rulli contro la compagna Rosalba del Partito dei CARC intestataria del sito Vigilanza Democratica.

Rulli è solo una pedina usata per attaccare Vigilanza Democratica e la lotta contro gli abusi di polizia e per lo scioglimento del VII Reparto Mobile di Bologna. Sono Gianni Tonelli (in carico al VII Reparto Mobile e esponente di spicco del Sindacato Autonomo di Polizia – SAP) e Matteo Salvini i mandanti della denuncia presentata dall’agente Rulli. L’intreccio tra il SAP e la Lega Nord è ormai del tutto palese: Tonelli, forte del suo ruolo nel SAP e nel VII Reparto Mobile, si è infatti candidato con la Lega Nord a Bologna come capolista alla Camera per le elezioni del 4 marzo. Il suo impegno concreto: garantire maggiori coperture e impunità ai poliziotti fascisti e a chi attacca gli immigrati.

I recenti fatti di Macerata hanno confermato che il confinamento degli immigrati in condizioni di vita e di lavoro miserabili e la loro persecuzione sono l’asse centrale della mobilitazione reazionaria delle masse popolari italiane. D’altra parte la mobilitazione reazionaria non è l’opera di gruppi scimmiottatori del fascismo di Mussolini (alla CasaPound o Forza Nuova) nè di Matteo Salvini: è il regime verso cui per forza di cose tendono la borghesia e il clero della Repubblica Pontificia. Già nella campagna elettorale in corso tutti i loro esponenti politici (da Berlusconi, a Renzi, alle liste fiancheggiatrici) mettono sempre più “la sicurezza” al centro della loro opera di intossicazione e manipolazione dell’opinione pubblica. Presentano l’immigrazione come la causa del degrado delle condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari italiane, della criminalità e dell’abbrutimento diffusi nell’intero paese. Così cercano di distogliere le masse popolari italiane dal concentrarsi contro la vera causa: il sistema capitalista e la sua crisi. Nella crisi attuale la mobilitazione delle masse popolari italiane contro gli immigrati, nelle “guerre umanitarie” contro i “terroristi islamici” in Asia e in Africa e contro il “pericolo” cinese, russo e coreano è per la borghesia e il clero l’unica alternativa alla mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari: questa è infatti il fecondo sviluppo della resistenza delle masse popolari agli effetti della crisi del sistema capitalista; è lo sviluppo promosso dal (nuovo)Partito comunista e al quale tutte le forze progressiste dovranno in definitiva contribuire nel corso dell’attuale situazione rivoluzionaria in sviluppo.

È in questo contesto che si colloca l’opera del VII Reparto Mobile di Bologna, dei suoi dirigenti, dei suoi protettori e dei suoi utilizzatori finali. È in questo contesto che si colloca il processo in corso a Milano contro la redazione del sito Vigilanza Democratica.

Che cosa c’è dietro Tonelli e il VII Reparto Mobile? Qual è il “blocco di potere” (bolognese ma non solo) di cui Tonelli è espressione? E inoltre, Uno Bianca e VII Reparto Mobile sono davvero storie avulse tra loro?

Per comprendere tutto questo non basta fermarsi agli abusi sistematici che il VII Reparto Mobile ha compiuto e compie e alle coperture che altrettanto sistematicamente riceve. Questa è solo la punta dell’iceberg. Ciò che rende “speciale” il VII Reparto non è la sua abilità nei pestaggi di manifestanti e ultras, non sono le azioni criminali che gli sono consentite per “preservare la pace sociale” e per “garantire la sicurezza”. Ciò che lo rende speciale, affidabile per un certo “blocco di potere”, sono le radici su cui poggia, il complesso di persone e strutture che nel tempo lo hanno manovrato e diretto (ovviamente ci riferiamo agli “alti papaveri”) e che sono usciti indenni, “puliti”, dai fatti della Uno Bianca come gran parte degli esponenti coinvolti in “stragi di Stato”, “omicidi eccellenti” e in altri episodi di “strategia della tensione” e della “Trattativa Stato-Mafia”.

Andiamo un poco oltre la punta dell’iceberg. Anche Gianni Tonelli è coinvolto in una delle indagini sulla Uno Bianca e Marino Occhipinti, arrestato nel 1994 proprio per i fatti della Uno Bianca e condannato all’ergastolo per l’omicidio della guardia giurata Carlo Beccari, era all’epoca suo amico e collega sia nel VII Reparto Mobile di Bologna (dove al momento dell’arresto ricopriva il ruolo di sovrintendente della sezione narcotici) sia nel SAP, di cui entrambi erano dirigenti. Un interessante articolo comparso su il manifesto del 10 maggio 2014 a firma di una misteriosa Federica Dago dal titolo “Il SAP, più che un sindacato una macchina del consenso” (che riportiamo integralmente in Appendice), offre alcuni (reticenti e allusivi) indizi per ricostruire non solo il legame tra VII Reparto Mobile, SAP e Uno Bianca, tra Tonelli e Occhipinti, ma anche per arrivare a delineare in maniera più chiara il gruppo di potere, il blocco politico-poliziesco che sta loro dietro.

Tonelli si candida, con le elezioni del 4 marzo, a diventare rappresentante politico di questo blocco.

Vi invitiamo a focalizzare l’attenzione anche su un altro nome che in questo articolo viene fatto, quello di Matteo Piantedosi, l’attuale prefetto di Bologna, campano di origine ma vissuto a Bologna per oltre venti anni, nominato a questa carica dal Consiglio dei Ministri su proposta di Minniti e strettamente legato ad Annamaria Cancellieri.

Ma facciamo un passo avanti. La rete eversiva che garantisce il SAP e il VII Reparto Mobile è la stessa che nel tempo ha favorito e sta favorendo i criminali condannati per i fatti della Uno Bianca (condannati perché alcuni capri espiatori bisogna pur fornirli). Qui emerge meglio anche il coinvolgimento di Comunione e Liberazione.

Alcuni dati oggettivi parlano chiaro. Per Marino Occhipinti già nel 2009, con Maroni come Ministro degli Interni, si inizia a parlare di sconti di pena. Nel gennaio 2010, dopo soli 16 anni di carcere, gli vengono concesse le prime 5 ore e mezza di permesso premio. Nel 2012 il Tribunale di Sorveglianza di Venezia gli concede la semilibertà, misura prevista per gli ergastolani che abbiano scontato 20 anni di reclusione, anche se lui ne ha fatti solo 18.

Dal 2012 lavora (oggi come responsabile del personale) nella cooperativa Giotto (aperta con i soldi della Lega Nord e che fa capo a Comunione e Liberazione) nell’ospedale dell’Angelo di Mestre (in cui la Lega ha investito). Ad agosto scorso ha inoltre ottenuto, grazie al parere favorevole del giudice di sorveglianza di Padova, un permesso premio per trascorrere una settimana in un albergo a quattro stelle a Breuil, in Valle d’Aosta, dove si è tenuta un’iniziativa promossa da Comunione e Liberazione e dalla cooperativa Giotto.

La Uno Bianca ha fatto 24 morti, 102 feriti e ha messo a segno oltre un centinaio di azioni delittuose. Trattamenti come quello di Occhipinti non sono spiegabili se non con una rete di connivenze, complicità e protezioni ad altissimi livelli, che stanno dietro a questa pagina della storia dell’eversione nera del nostro paese.

Gli elementi che qui abbiamo indicato sono da considerare la base da cui partire per approfondire la ricerca e arrivare a smascherare questa rete.

Il (n)PCI mette a disposizione il sito CAS (Caccia allo Sbirro) [http://iiihdymzgnajhckq.onion/ (indirizzo da usare con TOR (https://www.torproject.org/) per la consultazione anonima del sito) o https://iiihdymzgnajhckq.onion.to/ (indirizzo per la consultazione non anonima)] per rendere note tutte le informazioni che gli saranno recapitate in merito, in modo da ostacolare ritorsioni da parte di quanti sono coinvolti in questa torbida vicenda.

Chiamiamo anche tutti i democratici sensibili alla difesa di quel poco che esiste dell’ordinamento democratico invano prefigurato dalla Costituzione del 1948, a prendere posizione in difesa della compagna Rosalba e della redazione di Vigilanza Democratica

– inviando

1. messaggi di solidarietà con Rosalba, intestataria del sito Vigilanza Democratica, al giudice Paola Maria Braggion c/o il tribunale di Milano (sez9penale.tribunale.milano@giustizia.it o fax 02.55.01.76.31) e al Partito dei CARC (carc@riseup.net) e diffondendoli in rete;

2. contributi per le spese legali da versare sulla Postepay n. 5333 1710 0024 1535 intestata a Gemmi Renzo;

– partecipando al presidio del 21 febbraio (ore 14) organizzato dal Partito dei CARC davanti al Tribunale di Milano.

Appendice

http://www.dirittiglobali.it/2014/05/sap-sindacato-macchina-consenso/

https://ilmanifesto.it/il-sap-piu-che-un-sindacato-una-macchina-del-consenso/

Il Sap, più che un sindacato una macchina del consenso

(il manifesto 10 maggio 2014 – Federica Dago)

Applausi al corpo morto dello Stato. Amicizie pericolose e appoggio a politici locali. La strana storia di una sigla troppo legata al suo territorio

La scena degli applausi durante il Congresso nazionale del Sap con una plateale standing ovation dei delegati sindacali ai loro colleghi coinvolti nella drammatica uccisione del giovane Federico Aldrovandi, non è che un remake. Un anno prima, il 26 febbraio 2013, al termine dell’udienza che condanna il poliziotto Enzo Pontani (uno dei quattro) a tre anni e mezzo per l’eccesso colposo nell’omicidio di Aldrovandi, gli agenti del Sap tra cui il segretario Gianni Tonelli applaudono lungamente il loro collega tra ali di avvocati, magistrati e passanti. Per quanto eclatante, l’iniziativa del Sap non suggerirà alcun tipo di reazione al questore di Bologna Vincenzo Stingone, da sempre considerato molto vicino ai sindacati di polizia che a Bologna più che altrove paiono distinguersi per rapporti di reciprocità, sovente molto confusi. L’unico a stigmatizzare il fattaccio fu il presidente del Tribunale di Bologna.

A Rimini invece, durante il congresso del Sap, lo Stato ha i nomi del capo della polizia, prefetto Pansa, del suo vice Matteo Piantedosi, del questore di Bologna Vincenzo Stingone, degli onorevoli Laura Comi, Ignazio La Russa, Filippo Saltamartini (già segretario generale del Sap) e del vice presidente del Senato Maurizio Gasparri. Un parterre ricco di figure istituzionali tutte convenute da Roma e dalla vicina Bologna per assistere ai lavori del sindacato. Una consuetudine del Sindacato autonomo di polizia, quella di scambiarsi visite di cortesia con la politica del centrodestra, come testimoniato nel passato dalla presenza costante alle convention di Mirabello, prima tenute da Alleanza Nazionale poi da Fli (Futuro e libertà).

E anche Gianni Tonelli ha un curriculum d’eccezione: una carriera sindacale fulminante. Da sempre in distacco sindacale, a Bologna, senza mai aver prestato un solo giorno di servizio attivo nella polizia di Stato. Una carriera partita dal basso, sempre nel “collegio elettorale” di Bologna, serbatoio di consensi del Sap, fucina di rapporti con la politica  che conta e anche di stagioni difficili che meritano di essere raccontate. Una storia sindacale che attraversa indenne i marosi del drammatico periodo della Uno Bianca. Tonelli in quel periodo ha già intrapreso la sua scalata ai posti chiave del sindacato, è già vice segretario provinciale del Sap quando rimane coinvolto in una inchiesta nata da una delle tante “rivelazioni” contenute nella relazione dell’ ex numero due della polizia, Achille Serra, inviato a Bologna per dirigere una commissione d’inchiesta seguita agli arresti dei poliziotti-killer della Uno Bianca. Tra questi, accanto al nome dei fratelli Savi, spicca anche quello di Moreno Occhipinti. È un colpo al cuore del sindacato: Occhipinti è un dirigente del Sap di Bologna insieme a Tonelli e a Gianni Pollastri, quest’ultimo a lungo vice segretario provinciale del Sap poi trasmigrato nella sigla UGL.

Il resoconto di Serra è impietoso. Il Sap attraverso i suoi dirigenti dell’epoca avrebbe utilizzato una schedina di alloggio di un motel depositata in questura su cui era annotato il nome del questore Ummarino e di una sua compagna occasionale. Il documento sarebbe stato utilizzato per fare pressioni sui vertici della questura e trarre vantaggi durante le trattative sindacali, facendo pesare la conoscenza di quella permanenza galeotta del questore in un motel. Ma oltre l’episodio, senza giri di parole, Serra evidenziò un sistema di “cogestione” con il Sap, resa possibile anche perché esisteva «una acquiescenza ad una politica sindacale che ha finito per interferire a tutto campo nell’attività degli uffici… ciò è stato reso possibile dalla rinuncia a esercitare le proprie funzioni da parte di chi aveva responsabilità di vertice».

La relazione Serra appare un documento ancora straordinariamente attuale in una questura dove sembra impossibile modificare vecchie abitudini e rinnovare l’ambiente. Intanto il sindacato si è adeguato ai meccanismi della politica generando una vera e propria fabbrica del consenso utile a mantenere un vero e proprio “collegio elettorale” in seno alla polizia di Stato.

A Bologna e non solo il sindacato gestisce una macchina del consenso che garantisce alleanze e vicendevole appoggio a politici locali e nazionali. Per funzionare, la macchina organizzativa sindacale ha bisogno di una campagna tesseramenti di massa e di una propaganda serrata nei reparti mobili della polizia luoghi naturalmente consacrati al cameratismo.

Il convegno di Rimini è la rappresentazione ideale di questo microcosmo: ai politici nazionali presenti si unisce il capo della polizia Pansa e una parte delle rappresentanze romano — bolognesi nella persona del vice Piantedosi (genero di un importante e ancora influente ex capo dei servizi bolognese) e del questore di Bologna Stingone. Queste ultime figure rappresentano idealmente il vincolo che lega il territorio di Bologna al neo eletto segretario generale e al suo mondo.

Oggi l’ultima frontiera del Sindacato autonomo di polizia di Bologna si chiama Spy pen, uno strumento di videoripresa applicato su una comune biro. Per Tonelli questa dotazione consentirà agli agenti – iscritti al Sap di poter registrare i propri interventi operativi per non incorrere in inconvenienti con la giustizia escludendo così il rischio di essere condannati «ingiustamente».

Se si pensa ai rigori della normativa sulla privacy, la trovata di Tonelli pare essere un azzardo sensazionale ma non per i vertici della polizia locali e nazionali. La procura di Bologna vigila non senza preoccupazioni su questa iniziativa.

Il clima non promette nulla di buono e la scelta di non promuovere nessun investimento sulla formazione, nel silenzio accondiscendente dei vertici della polizia, atterrisce e indigna.

 

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2 Risposte to “Il VII Reparto Mobile di Bologna, Tonelli e la Uno Bianca”

  1. Anonimo 02/16/2018 a 5:44 pm #

    UNA DOMANDA, perché la vostra sede è in Francia, e non in Italia

    • nuovopci 02/20/2018 a 12:12 pm #

      Perché la Commissisione Preparatoria del congresso di fondazione del partito nel 1999 ha aperto il suo ufficio pubblico di rappresentanza (la Delegazione) in Francia e gli arresti del 2003 e 2005 ci hanno permesso di consolidarla.

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