Avviso ai naviganti 72 – A proposito di Piattaforma Sociale Eurostop

12 Giu


12 giugno 2017

2017, anno centenario della gloriosa Rivoluzione d’Ottobre, la svolta nella storia dell’umanità

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A proposito di Piattaforma Sociale Eurostop

Il nostro saluto al nuovo “movimento sociale e politico anticapitalista, antifascista, antipatriarcale e antirazzista” promosso dai capi di Rete dei Comunisti ma composto anche da tante altre persone di buona volontà

I promotori di Piattaforma Sociale Eurostop hanno annunciato che sabato 17 giugno si riunirà a Roma il Coordinamento Nazionale della Piattaforma e che sabato 1° luglio sempre a Roma si riunirà l’Assemblea Nazionale che sancirà la costituzione della Piattaforma in “movimento sociale e politico” in vista …

delle prossime elezioni politiche? No! Questo non l’hanno ancora annunciato anche se è il probabile sbocco dell’evoluzione in corso, se il marasma in cui è immersa la sinistra borghese lo consentirà.

L’iniziativa ha una rilevanza notevole e la pronta adesione dell’USB (sancita nella risoluzione del suo II Congresso concluso ieri a Tivoli) la conferma. Potremo quindi contare nel prossimo futuro sui suoi effetti.

Più che sulle intenzioni, sulla mentalità e sulle dichiarazioni dei promotori, per capire quali saranno gli effetti noi comunisti da aderenti e praticanti del materialismo dialettico ci basiamo sulla logica che anima il gruppo promotore e le sue iniziative e sul contesto sociale, culturale e politico in cui il movimento nasce e si svilupperà.

In positivo potremo contare

– sulla denuncia delle misure antipopolari dell’Unione Europea, della Banca Centrale Europea e della NATO, in sostanza della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti e dei governi della Repubblica Pontificia che in Italia eseguono quelle misure accompagnati dalle lamentazioni papali per le disgrazie delle loro vittime come un tempo il boia era accompagnato dal cappellano,

– sulla diffusione di un orientamento generale favorevole alla rottura con le istituzioni europee e mondiali con cui i gruppi imperialisti impongono alle masse popolari i loro interessi e sulla crescente coscienza della reversibilità della globalizzazione,

– sulla promozione di manifestazioni di protesta.

Per far valere il suo nuovo ruolo nell’ambito della sinistra borghese e di quella parte delle masse popolari che la segue, il nuovo “movimento sociale e politico” dovrà compiere due trasformazioni sotto alcuni aspetti contraddittorie:

– da un lato, il lato rivolto alla classe dominante, si renderà sempre più omologabile e accettabile dal sistema vigente, analogamente a USB che, pur essendo e restando ancora un sindacato conflittuale, per usufruire degli istituti che fanno dei sindacati pezzi dell’apparato del regime (la trattenuta in busta paga delle quote degli iscritti ai sindacati, i permessi e distacchi riservati ai sindacalisti, l’agibilità nelle aziende, ecc.) ha sottoscritto il TUR (Testo Unico della Rappresentanza) del 10 gennaio 2014 e sottoscriverà altre limitazioni alla sua autonomia e al suo legame con i lavoratori;

– dall’altro lato, il lato rivolto alle masse popolari, inalbererà frasi ad effetto e propaganderà obiettivi attraenti, allettanti per le masse popolari in contrasto con lo sbracamento a cui sono arrivati organismi e personaggi della sinistra borghese  disgregata di cui il nuovo movimento aspira a prendere il posto (ricordiamo come esempi la prima ondata della rivoluzione proletaria sollevata dalla vittoria dell’Ottobre 1917 e dalla costituzione dell’Unione Sovietica di Lenin e di Stalin definita da Fausto Bertinotti e Paolo Ferrero una “sequela di errori e di orrori”, la dichiarazione di Oliviero Diliberto secondo cui oggi l’umanità è ancora lontana delle condizioni oggettive necessarie per l’instaurazione del socialismo). Non è un caso, ad esempio, che volendo definire la propria identità il nuovo movimento invece dichiara il socialismo “unica vera alternativa al dilagare della ingiustizia sociale e della barbarie”. Giusto! Non fosse che nello stesso tempo lascia nel vago cosa intende per socialismo e tanto meno indica cosa intende fare per arrivare a instaurarlo. Da materialisti dialettici, da comunisti, le dichiarazioni di buone intenzioni le valutiamo dalla loro concretezza, dalla coerenza con il resto delle dichiarazioni e con la condotta in corso e dagli strumenti adottati per realizzarle.

È da questo punto di vista, materialista dialettico, che noi dobbiamo valutare il nuovo movimento, per essere in grado di valorizzare gli effetti positivi della sua costituzione e della sua azione. Quello che vale per il socialismo “unica vera alternativa al dilagare della ingiustizia sociale e della barbarie”, vale anche per la rottura delle catene dell’Euro, dell’UE e della NATO. Come arriveremo a spezzarle? Tsipras in Grecia ha mostrato cosa non bisogna fare e quindi il nuovo movimento si limita, nella definizione della sua identità, a dichiarare che “costruire questa rottura e la conseguente alternativa è il solo compito che giustifica e dà senso ad una forza progressista e anticapitalista”. Promette quindi che costruirà rottura e alternativa, come Giuliano Pisapia e altri sbracati esponenti della sinistra borghese mentre concretamente chiamano a costituire una lista elettorale per sedere in Parlamento come “sponda politica” del malcontento popolare, promettono che prima o poi definiranno un programma di governo.

Per prendere sul serio i propositi di porre fine al catastrofico corso delle cose imposto dalla borghesia imperialista bisogna che i propositi siano accompagnati dall’indicazione chiara e giusta di come mai siamo arrivati al punto attuale, di chi cavalca il catastrofico corso delle cose e di chi è interessato a cambiarlo, di quale è il corso da dare alle cose e di come fare a trasformare i buoni propositi in forza capace di imporlo alle classi che impongono l’attuale catastrofico corso delle cose e sono disposte a difendere i loro interessi con la forza.

Quindi noi comunisti condanniamo il nuovo “movimento sociale e politico anticapitalista, antifascista, antipatriarcale ed antirazzista”? Le condanne non rientrano nel metodo di noi comunisti. Perfino con il M5S di Grillo abbiamo cercato e cerchiamo ancora di portarlo ad agire da Comitato di Salvezza Nazionale che sostiene la mobilitazione degli operai e del resto delle masse popolari a organizzarsi e mobilitarsi fino a costituire e imporre ai vertici della Repubblica Pontificia un proprio governo d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare. Perfino con il democristiano Paolo Maddalena e il suo aggregato “Attuare la Costituzione”, cerchiamo di portarlo a passare dalle acute illustrazioni delle prescrizioni progressiste dimenticate, aggirate o violate della Costituzione del 1948 (cosa che probabilmente faceva anche quando era membro della Corte Costituzionale) ad agire da Comitato di Salvezza Nazionale che sostiene gli operai e il resto delle masse popolari ad applicare da subito quelle prescrizioni per quanto possibile farlo su piccola scala mentre si danno la forza per costituire un proprio governo nazionale d’emergenza che le applichi a livello dell’intero paese. Seguiamo la stessa strada anche con l’ex magistrato della Repubblica Pontificia Luigi De Magistris che da alcuni anni dà buona prova di sé come sindaco “anti Larghe Intese” di Napoli. Noi cerchiamo di raccogliere e valorizzare quanto di positivo individui, organismi e movimenti sono in grado di dare per favorire la mobilitazione e l’organizzazione degli operai e del resto delle masse popolari e per promuovere il loro orientamento a costituire e imporre ai vertici della Repubblica Pontificia un proprio governo d’emergenza. Questa è infatti l’unica via realisticamente possibile per prevenire la mobilitazione reazionaria delle masse popolari e il precipitare dell’umanità in una nuova guerra generale. Questa è la rottura e l’alternativa che bisogna da oggi perseguire in Italia.

A parte il linguaggio accademico, ben dicono i promotori del nuovo movimento nella loro dichiarazione di identità: “la crisi costringe le persone ad accettare condizioni di sfruttamento e di oppressione sociale, di perdita di libertà, senza  precedenti in Europa dalla sconfitta del fascismo. Questa passività imposta non significa affatto consenso al sistema che la impone. Anzi proprio la rabbia per la condizione materiale che si subisce alimenta il rifiuto politico del sistema. Rifiuto però distorto e contraddittorio da parte di classi subalterne che subiscono e si adattano nella vita quotidiana, ma che appena possono investono nella speranza di un rovesciamento politico che cambi le cose. Questo è il terreno sul quale fanno presa forze reazionarie che, nel vuoto delle alternative, indirizzano la rabbia sociale verso i più poveri, i migranti, i diversi, verso autoritarismi “legge e ordine”. La crescita di queste forze reazionarie è alimentata dalla stessa élite al potere, che da un lato le usa come spauracchio per conservare tutto l’esistente, dall’altro le tiene di riserva nel caso la tradizionale politica neoliberale si rivelasse inefficace, soprattutto ora che la globalizzazione liberista e i suoi strumenti di potere entrano tutti in crisi e che le magnifiche sorti e progressive dello sviluppo capitalistico vengono smentite dai fatti. Per tutte queste ragioni la lotta sociale, politica e culturale di Eurostop si sviluppa su due fronti, da un lato contro il primo e principale avversario, il sistema di potere ordoliberista, le sue istituzioni, i suoi governi e le forze che lo sostengono, dall’altro contro tutte le forze reazionarie e neofasciste”.

Linguaggio a parte, ottima la dichiarazione di principio di lotta su due fronti: 1. contro l’elite oggi al comando del corso delle cose che per i loro interessi immediati i gruppi imperialisti impongono al mondo, 2. contro i promotori della mobilitazione reazionaria delle masse popolari che è la soluzione di riserva verso cui a causa della crisi generale del capitalismo vanno gli stessi gruppi imperialisti; ottima la dichiarazione che il socialismo è “unica vera alternativa al dilagare dell’ingiustizia sociale e della barbarie”; ottime varie altre dichiarazioni di buoni propositi e buone intenzioni: sovranità nazionale, internazionalismo, fronte sociale degli “sfruttati dal potere capitalistico dell’impresa e del mercato” con gli “esclusi dal potere finanziario della globalizzazione liberista” e altre contenute nelle tesi sull’identità del nuovo movimento. Per quel tanto che i suoi promotori le porteranno tra le masse e le propaganderanno, noi sosterremo la loro azione e a quelli che la loro propaganda convince diremo che per realizzare questi buoni propositi occorre creare nel paese un governo che abbia la forza e la volontà di realizzarli imponendoli ai gruppi imperialisti, ai loro portavoce attuali e a quelli di riserva; diremo che gli operai e le masse popolari organizzati possono diventare questa forza. Certamente ci obietteranno che oggi gli operai organizzati sono ancora pochi e debolmente orientati a costituire un loro governo d’emergenza. Vero! Ma proprio per questo moltiplicarne il numero, rafforzarne l’organizzazione, precisarne l’orientamento a costituire un loro governo d’emergenza ed elevarne la coscienza generale sono i compiti del momento per chi seriamente vuole realizzare quei propositi.

Quanto al “socialismo, unica vera alternativa al dilagare dell’ingiustizia sociale e della barbarie”, dopo tutto quello che è successo dalla Rivoluzione d’Ottobre in qua socialismo resta un “luogo comune” e un’espressione vaga buona per tutti gli usi se non si precisa che il socialismo di cui si parla è combinazione di 1. direzione politica del paese nelle mani degli operai aggregati attorno al partito comunista, 2. economia come attività pubblica (alla pari dell’istruzione, della sanità, dell’ordine pubblico, della viabilità, ecc.) pianificata per soddisfare i bisogni socialmente riconosciuti come necessari o anche solo utili per una vita civile, 3. universale e crescente educazione delle masse popolari a partecipare alla direzione della società e alle altre attività specificamente umane (quelle che vanno al di là delle attività intese alla soddisfazione dei nostri bisogni animali). Quindi in particolare anche partito comunista. Ma come si combina questo con la “dissociazione dalla clandestinità” (cioè con la rottura con il (nuovo) Partito comunista italiano) che nell’assemblea del 26 marzo a Roma proprio uno dei grandi capi di Rete dei Comunisti, Mauro Casadio, ha posto ai membri del P.CARC come condizione per essere ammessi alla Piattaforma Sociale Eurostop? La clandestinità del Partito comunista è una delle lezioni della prima ondata della rivoluzione proletaria nei paesi imperialisti: perché è tanto invisa a Mauro Casadio? In Italia abbiamo già visto all’opera la “via pacifica e democratica al socialismo”. Solo se si precisano queste cose, il “socialismo, unica vera alternativa al dilagare dell’ingiustizia sociale e della barbarie” non è uno specchietto per allodole, ma un preciso obiettivo politico.

In conclusione, ben vengano campagne di propaganda, di denuncia e di proteste che il nuovo movimento annuncia. Noi le sosterremo e a quelli che vi parteciperanno diremo che fattore decisivo è la formazione di un governo nazionale che abbia la volontà e la forza per rompere le catene della NATO, dell’UE e dell’Euro e di tutta la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti e per far valere la sovranità nazionale e la collaborazione con i paesi disposti a seguire la stessa strada: Tsipras è il monito di quello che non bisogna fare. E nella clandestinità contribuiremo con scienza e coscienza a mobilitare e orientare gli operai e il resto della masse popolari perché resistano agli effetti immediati della crisi e diventino capaci di costituire un loro governo d’emergenza e imporlo ai vertici della Repubblica Pontificia. È opinione diffusa che la clandestinità isola il Partito comunista, ma è il contrario: la clandestinità permette al Partito di essere dovunque e dovunque indicare ai lavoratori quello che occorre fare per difendersi con successo dalle pretese dei padroni e per darsi la forza per conquistare posizioni più avanzate.

I membri del nuovo movimento sociale e politico che cercheranno con determinazione, senza riserve di realizzare i loro propositi positivi dichiarati, ci troveranno al loro fianco anche se non dichiareremo la nostra presenza e si gioveranno di essa per andare oltre i limiti di oggi.

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Per mettersi in contatto con il Centro del (n)PCI senza essere individuati e messi sotto controllo dalla Polizia, una via consiste nell’usare TOR [vedere http://www.nuovopci.it/corrisp/risp03.html], aprire una casella email con TOR e inviare da essa a una delle caselle del Partito i messaggi criptati con PGP e con la chiave pubblica del Partito [vedere http://www.nuovopci.it/corrisp/risp03.html].

 

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