2017, centenario della Rivoluzione d’Ottobre

5 Gen

Comunicato CC 1/2017 – 5 gennaio 2017

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Battaglia per i CCNL e sommovimenti nel mondo sindacale

Attuazione dell’esito del Referendum del 4 dicembre e opposizione
all’eliminazione delle autonomie locali

Congressi del PC Rizzo e del PRC

Combattere le concezioni disfattiste e le posizioni attendiste

Il vecchio mondo muore e sta a noi comunisti guidare la classe operaia e le masse popolari a costruire il nuovo mondo!

2017, centenario della Rivoluzione d’Ottobre

Il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro dei metalmeccanici (convalidato il 22 dicembre) ha creato una situazione particolarmente favorevole all’azione dei comunisti e dei lavoratori avanzati. Una parte importante degli operai delle aziende metalmeccaniche chiamati ad approvarlo ha detto NO o si è astenuta dal votare l’infame Contratto concordato tra i padroni associati in Federmeccanica e Assistal e i sindacati complici FIOM, FIM e UILM, con il patrocinio di Confindustria e di CGIL-CISL-UIL. Su circa 678 mila operai e impiegati coinvolti nella votazione, di cui 555 mila presenti in fabbrica nell’orario del voto, circa 69 mila hanno votato NO, 209 mila si sono astenuti e certamente alcuni dei circa 277 mila che hanno votato SÌ lo hanno fatto “con la morte nel cuore”. Sta ora a noi comunisti e ai lavoratori più avanzati continuare sistematicamente la denuncia dell’infame accordo tra padroni e sindacati loro complici dandoci l’obiettivo di trasformare in ogni azienda l’attuale opposizione in costituzione di organismi operai (OO), senza discriminazione di appartenenza o non appartenenza a un sindacato. Quando i comunisti hanno agito in modo giusto, gli accordi tra padroni e sindacati loro complici non hanno mai fermato il movimento comunista e gli operai. La loro esperienza e il nostro intervento apriranno la mente e il cuore a molti lavoratori. L’esperienza diretta degli effetti devastanti dell’infame Contratto renderà più efficace la nostra propaganda e la nostra azione tese a mobilitare e organizzare gli operai a “occuparsi della loro azienda e uscire dall’azienda” per promuovere la costituzione del Governo di Blocco Popolare.

Dobbiamo estendere anche alle altre aziende private e pubbliche e alle istituzioni fornitrici dei servizi pubblici la denuncia dell’infame Contratto imposto ai metalmeccanici. Infatti esso servirà di riferimento per i numerosi contratti di lavoro scaduti e in particolare per i dipendenti pubblici. Contro questi ultimi i tre sindacati complici CGIL-CISL-UIL hanno già firmato il 30 novembre scorso con il governo (nella persona della tristemente celebre ministra Marianna Madia) un accordo quadro deleterio che, se la firma non era solo un favore dei tre sindacati complici al governo Renzi in vista del Referendum del 4 dicembre, dovrebbe preludere al rinnovo del contratto del Pubblico Impiego scaduto da sette anni.

L’infame Contratto conferma che i sindacati di regime vanno sempre più a destra, al guinzaglio dei padroni. Con esso la FIOM si è sottomessa alla destra che dirige la CGIL (Susanna Camusso): ha liquidato la posizione di forza conquistata con la resistenza ai sindacati complici dei contratti separati, con la resistenza a Marchionne nel 2010, con l’iniziale  resistenza al Testo Unico della Rappresentanza del 10 gennaio 2014 e con la Coalizione Sociale.

Questo pone in modo più stringente ai sindacati alternativi e di base la scelta tra le due vie:

1. inseguire i sindacati complici sul loro terreno: restare nell’ambito istituzionalmente assegnato ai sindacati dalla costituzione materiale della Repubblica Pontificia assumendo di fatto il ruolo di frazione più combattiva tra i sindacati di regime, essere una loro versione “di sinistra” andando con loro sempre più a destra, al guinzaglio dei padroni,

2. porsi come sindacati di classe: cioè legati, con il loro ruolo specifico, alla causa generale dell’emancipazione della classe operaia e delle masse popolari dalla borghesia imperialista e dal suo clero e, in concreto, partecipare alla lotta generale per porre fine al catastrofico corso delle cose che la borghesia imperialista impone a tutto il mondo.

Questa scelta sarà comunque il tema reale del congresso SGB del prossimo 14-15 gennaio e del successivo congresso USB di giugno.

 

La creazione di organismi operai (OO) nelle aziende è la condizione indispensabile per far avanzare il movimento per la costituzione di un governo d’emergenza delle organizzazioni operaie e popolari, il Governo di Blocco Popolare (GBP). Le Sei Misure Generali, il programma del GBP, implicano l’attuazione delle parti progressiste della Costituzione del 1948 che la Repubblica Pontificia ha da sempre eluso, ignorato o apertamente violato. La costituzione del GBP è quindi l’unica via realistica per dare continuità e sbocco positivo all’esito del Referendum del 4 dicembre che ha bocciato la riforma Renzi della Costituzione e fatto fallire l’operazione Renzi di accentramento dei poteri, per impedire che l’esito del Referendum del 4 dicembre resti lettera morta come l’esito del Referendum per l’acqua pubblica del giugno 2011, per impedire che il suo esito sia aggirato con la costituzione del governo Gentiloni: questo infatti implica una tregua, sia pure precaria, tra le fazioni ai vertici della Repubblica Pontificia e il recupero di una certa collaborazione della sinistra borghese con questi vertici. Quindi la nostra attività per costituire OO e OP è strettamente intrecciata con le aspirazioni e l’attività degli organismi aderenti al Coordinamento per il NO Sociale, degli organismi “C’è chi dice NO” e dei Comitati per il NO che sono sorti numerosi negli ultimi mesi dell’anno scorso.

Dato il ruolo trainante della categoria dei metalmeccanici, la costituzione di organismi operai nelle fabbriche metalmeccaniche è la chiave di tutta l’attività dei comunisti e dei lavoratori avanzati nei prossimi mesi sia per la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari a costituire il GBP sia per la mobilitazione della sinistra borghese vecchia (erede del disfacimento del PRC) e nuova (M5S, arancioni, ecc.) a contribuire alla costituzione del GBP.

La creazione delle condizioni per costituire il GBP dà forza e prospettive di vittoria alle iniziative popolari per l’attuazione diretta delle parti progressiste della Costituzione. Essa dà una prospettiva di sviluppo e di vittoria anche all’opposizione della sinistra borghese alla riforma Renzi della Costituzione e all’opposizione alla restrizione e all’eliminazione delle autonomie locali con la sottrazione di risorse e con le misure governative e giudiziarie contro le amministrazioni M5S (Roma in primo luogo) e arancioni (Napoli in primo luogo). Con la lotta per la costituzione del GBP l’una e l’altra opposizione smetteranno di essere battaglie di retroguardia di un esercito in ritirata e diventeranno battaglie d’avanscorta di un esercito all’attacco. La legge elettorale perderà quindi di efficacia come operazione diversiva per la sinistra borghese e i tre referendum CGIL (Jobs Act-articolo 18, voucher, responsabilità padronale negli appalti), se mai si terranno, diventeranno una trappola per i promotori come il referendum sulla riforma della Costituzione lo è stato per Renzi e la sua combriccola.

 

Per approfittare di queste circostanze favorevoli, vedere e valorizzare i numerosi spunti e appigli che si presentano alla nostra attività e realizzare i nostri obiettivi immediati è però essenziale avere una concezione giusta della rivoluzione socialista in corso. La natura della rivoluzione socialista e di quale partito comunista abbiamo bisogno hanno costituito il tema del primo numero della rivista La Voce del (nuovo) Partito comunista italiano. Oggi in particolare a proposito della rivoluzione socialista è indispensabile combattere apertamente e senza riserve sia le concezioni disfattiste sia le posizioni attendiste.

 

Le concezioni disfattiste sono oggi espresse in modo particolarmente chiaro, esemplare, dagli esponenti di destra di Rete dei Comunisti (“il vecchio muore e il nuovo non può nascere” è stata l’insegna del Forum che il gruppo ha tenuto il 17-18 dicembre a Roma, a proposito del quale rimandiamo al nostro Avviso ai naviganti 66) e da Marco Rizzo (“se qualcuno dice che la rivoluzione socialista è possibile, o è da neurodeliri o è un poliziotto” è stato uno dei fili conduttori del discorso che Rizzo ha tenuto al Congresso Regionale del PC a Bologna il 9 dicembre).

La destra che dirige Rete dei Comunisti e il PC di Marco Rizzo con diverse sfumature e con diverse motivazioni rimandano la rivoluzione socialista a un futuro lontano e indefinito, con la riserva che è tipico della destra che si spaccia per comunista di non formulare mai nettamente le proprie posizioni, così ogni volta che è messa alle strette da argomentazioni inoppugnabili può sempre sostenere che in realtà voleva dire un’altra cosa, diversa da quella che le viene contestata. Non osa difendere apertamente le sue posizioni. Michele Franco (Rete dei Comunisti) a Napoli ha annunciato al Partito dei CARC un dibattito pubblico sullo slogan del Forum RdC di dicembre: se davvero manterrà fede all’annuncio sarà un’eccezione a cui lo ha trascinato il gesto d’indignazione che ha subito a Natale. Oliviero Diliberto che, in combutta con Vladimiro Giacché, scrive (Ricostruire il partito comunista, 2011) che in nessun paese esistono neanche oggi né esisteranno “in un futuro ravvicinato” i presupposti per l’instaurazione del socialismo, è un raro esempio di chiarezza e di “coraggio”.

 

Le posizioni attendiste sono espresse da tutti i numerosi gruppi che noi a volte chiamiamo FSRS: Forze Soggettive della Rivoluzione Socialista. Essi, pur proclamandosi comunisti (e qui non discutiamo della buona o malafede, dell’onestà, della sincerità e della coerenza di individui e organismi: cose di grande interesse nell’attività pratica, ma che finché si tratta di concezione e di linea non interessano), sostengono che prima o poi la rivoluzione socialista scoppierà e quindi che oggi si tratta di prepararsi (mobilitando le masse popolari a fare lotte rivendicative e di conquista, facendo propaganda del socialismo e accrescendo il numero dei propri membri) per approfittare dell’evento quando succederà.

L’esperienza della prima ondata della rivoluzione socialista ha incontrovertibilmente confermato la correzione che nel 1895 Federico Engels ha portato alle precedenti concezioni sue e di Marx, ha pienamente mostrato che per sua natura la rivoluzione socialista non scoppia, non è un sovvertimento che scatta, uno sconvolgimento che si scatena per un concorso di uomini e di circostanze che si determina inconsapevolmente. Nel corso della prima crisi generale del capitalismo, nella prima parte del secolo scorso, nessuna rivoluzione socialista è mai scoppiata in nessuno dei paesi imperialisti, per gravi che siano state le privazioni, le distruzioni e gli sconvolgimenti politici e sociali che la borghesia imperialista e il suo clero hanno inflitto alle masse popolari, nonostante addirittura il crollo di Stati e la dissoluzione di eserciti (Germania e Impero Austro-ungarico nel 1918, Italia nel 1943). A differenza di tutti gli altri paesi europei, nel 1917 i comunisti russi guidati da Lenin hanno preso il potere e hanno saputo conservarlo. Le FSRS attendiste riducono l’impresa dei bolscevichi alla presa del Palazzo d’Inverno del 7 novembre 1917. In realtà la presa del Palazzo d’Inverno, la Rivoluzione d’Ottobre, fu la conclusione di un processo o meglio la svolta di una lotta rivoluzionaria, un evento intenzionalmente perseguito per anni sviluppando un piano definito all’inizio del secolo (Che fare?, 1903). Nei vent’anni precedenti l’assalto al Palazzo d’Inverno con una lotta conseguente e coerente i bolscevichi avevano costruito un partito che meritava la fiducia delle masse popolari e avevano portato gli operai e il resto delle masse popolari dell’Impero Russo ad avere fiducia nel Partito comunista. Noi oggi solo per aderenza alla mentalità e al vocabolario di un tempo chiamiamo Rivoluzione d’Ottobre l’evento che in realtà fu solo la conclusione della rivoluzione che il Partito di Lenin e di Stalin era venuto promuovendo e organizzando nel corso  degli anni precedenti, imparando via via a farlo meglio dall’esperienza della lotta di classe grazie alla concezione comunista del mondo fondata dal Marx ed Engels.

Proprio perché non avevano seguito un analogo percorso nel loro paese, gli altri partiti della Seconda Internazionale furono senza eccezioni incapaci di portare gli operai e le masse popolari del loro paese a prendere il potere, nonostante gli sconvolgimenti avvenuti in quell’epoca nei rispettivi paesi. I partiti comunisti europei della I Internazionale Comunista hanno perseverato, sotto questo aspetto, nella linea seguita dai partiti socialisti. Nessuno di essi ha elaborato una strategia per la conquista del potere. Per questo nonostante le eroiche imprese compiute (per l’Italia basti citare la Resistenza 1943-1945) non hanno preso il potere e instaurato il socialismo. La forma della rivoluzione socialista non è un frutto spontaneo della lotta di classe, è frutto dello studio della particolare formazione economico sociale del proprio paese e dell’elaborazione dell’esperienza mirati alla conquista del potere e all’instaurazione del socialismo.

Chi ancora oggi si dichiara a favore della rivoluzione socialista ma non ha una strategia per organizzarla, un piano di lavoro che sta già mettendo in pratica oggi, bisogna non perdere occasione per sfidarlo a spiegare come pensa che possa esserci una rivoluzione socialista.

Come spieghiamo nel nostro Manifesto Programma, la rivoluzione socialista ha la forma di una guerra popolare rivoluzionaria promossa dal Partito comunista. Esso si è costituito a questo scopo e forma ed educa i suoi organismi e i suoi membri per adempiere a questo compito. La rivoluzione socialista è quello che stiamo facendo oggi. La rivoluzione socialista è incominciata quando si è costituito il partito che se la propone come suo compito, si dà i mezzi necessari a realizzare la sua linea, recluta ed educa a questo compito i suoi membri e forma per questo compito i suoi organismi. Principalmente tramite la linea di massa esso mobilita e organizza la classe operaia e tramite essa il resto delle masse popolari a condurre lotte di ogni genere e in ogni campo nel corso delle quali le masse popolari acquistano per loro propria esperienza fiducia nel Partito comunista (e il presupposto ovviamente è che esso la meriti per la concezione che lo guida, per la linea che segue e per il metodo della sua attività) come loro guida e si aggregano attorno ad esso fino a costituire un nuovo potere che quando nella sua crescita sarà arrivato ad un certo punto eliminerà in uno scontro decisivo quello della borghesia imperialista. Chi resta in attesa di questo scontro decisivo, lo vedrà solo se altri promuovono e conducono la guerra.

Solo grazie a questa giusta comprensione della natura della rivoluzione socialista i comunisti sono in grado di valorizzare già oggi ogni lotta spontanea delle masse popolari (facendone una scuola di comunismo) e anche le iniziative della sinistra borghese, facendole contribuire all’avanzamento della rivoluzione socialista, al modo in cui i bolscevichi furono in grado di valorizzare a favore della rivoluzione socialista in Russia anche le iniziative della borghesia antizarista. Per questo noi in questa fase mobilitiamo e organizziamo per creare le condizioni perché masse popolari organizzate (OO e OP) e sinistra borghese costituiscano il Governo di Blocco Popolare e a questo fine valorizziamo ogni movimento e ogni lotta. Per questo abbiamo un speciale fraterno legame con il Partito dei CARC (Comitati di Appoggio alla Resistenza (che le masse popolari oppongono all’aggravarsi della crisi del capitalismo) – per il Comunismo) che con il suo IV Congresso ha fatto della costituzione del GBP il suo programma. Per questo coltiviamo e rafforziamo il legame con ogni organizzazione che in qualche modo aderisce alla Carovana del (n)PCI. Questo mette noi comunisti in grado di trarre profitto anche dalle mosse scomposte e criminali della borghesia imperialista e del suo clero, quali che esse siano, di trarre da ognuna di esse lo spunto per una mobilitazione più vasta e più profonda delle masse popolari nella rivoluzione socialista.

Anche le lotte sindacali e le organizzazioni sindacali è possibile valorizzarle solo grazie a questa giusta concezione della natura della rivoluzione socialista. Oggi nella sostanza i sindacati complici si trasformano sempre più in diramazione degli uffici “risorse umane” delle aziende, si spostano quindi sempre più a destra e la loro attività contrasta in misura  crescente gli interessi dei lavoratori: questo è il loro punto debole a cui essi non possono ovviare e di cui noi dobbiamo approfittare. La borghesia non può che seguire questa strada e i sindacati complici sono condannati a seguirne il destino. La triste traiettoria della FIOM e di Maurizio Landini tra il 2010 e la conclusione del CCNL di dicembre 2016 è esemplare.

Quanto ai sindacati conflittuali e di base, il corso delle cose imposto dalla borghesia imperialista li obbliga sempre più a scegliere. Se non diventano sindacati di classe seguiranno la stessa traiettoria dei sindacati complici, sia pure con maggiori o minori resistenze e con tempi diversi: saranno in concorrenza con loro, l’ala sinistra, la più combattiva sullo stesso terreno dei sindacati complici. L’alternativa è diventare sindacato di classe. Sindacato di classe non nel senso della quantità o nel senso organizzativo (riunire tutte le categorie di lavoratori, occuparsi dei lavoratori concentrati nelle aziende e anche dei lavoratori dispersi, ecc.), ma nel senso di occuparsi dell’emancipazione di tutti i lavoratori dalla borghesia imperialista, di inquadrare ogni singola rivendicazione in un progetto strategico di emancipazione delle masse popolari dalla borghesia imperialista, anziché concentrarsi nella concorrenza tra sindacati per avere più tesserati (“campagne acquisti”), limitarsi come i sindacati complici a rintuzzare di volta in volta gli attacchi dei padroni cedendo il meno possibile (ma “non c’è limite al peggio”), ecc. Questo non significa cercare di costruirsi una “sponda politica” nelle istituzioni rappresentative della Repubblica Pontificia e neanche porre condizioni di credo a chi aderisce al sindacato (al modo dei fautori del “sindacato comunista”), ma significa al contrario cercare di coinvolgere nel movimento sindacale anche le parti più arretrate dei lavoratori e farli contribuire alla lotta per l’emancipazione al culmine della quale vi è la conquista del potere, cioè lo stesso sbocco della rivoluzione socialista. Si nutre quindi di illusioni chi crede di vedersi tranquillamente riconosciuti dai padroni anche nella fase attuale gli istituti di “coesistenza pacifica” (ritenute sindacali, rappresentanze in azienda, diritti di controllo e di attività nelle aziende, ecc.) costruiti nell’epoca del “capitalismo dal volto umano”. Questi istituti organizzavano una certa collaborazione tra sindacati dei lavoratori e padroni resa possibile dalla rinuncia dei partiti comunisti a fare la rivoluzione socialista, dalla paura che i padroni avevano del movimento comunista, dalla ripresa dell’accumulazione del capitale a seguito delle distruzioni e degli sconvolgimenti prodotti nel periodo precedente. Ora un conto è difendere questi istituti, ricavarne il massimo consentito dalla propria forza e far pagar cara ai padroni la loro abolizione; altro conto è basare l’esistenza e l’attività dell’organizzazione sindacale su questi istituti (senza ritenute sindacali chiuderemmo, se non aderiamo al TUR perdiamo la presenza nelle aziende, ecc.). Per decenni i sindacati sono esistiti e hanno egregiamente svolto il loro compito specifico nella lotta di classe anche quando quegli istituti di “coesistenza pacifica” non esistevano ancora: raccoglievano mensilmente le quote dei tesserati, facevano riunioni fuori dalle aziende, ecc.

Ancora oggi l’attività sindacale e i sindacati hanno ampi margini di attività sia perché i padroni non ne possono fare del tutto a meno, sia perché i padroni hanno bisogno di accordi nelle aziende che fanno profitti. I successi dei lavoratori della logistica dimostrano che nelle aziende di cui i padroni hanno bisogno sono possibili successi sindacali anche in questa fase e questo è un buon motivo per promuovere l’unità tra i lavoratori di queste aziende e i lavoratori che i padroni condannano a morte lenta o puramente e semplicemente alla liquidazione.

Chi oggi non inquadra, organizza e conduce ogni singola lotta con una concezione giusta della rivoluzione socialista si trova sempre più stretto nella morsa della crisi generale del capitalismo e costretto a fare scelte. Questo crea ampi spazi d’azione e d’iniziativa per gli organismi e i compagni che invece assimilano e applicano la concezione comunista del mondo alle condizioni particolari e concrete in cui operano.

La crisi del sistema politico borghese si aggrava in tutti i paesi imperialisti, dagli USA alla Francia, dalla Gran Bretagna alla Germania. Il primo paese imperialista che romperà le catene della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, statunitensi e sionisti aprirà la strada e mostrerà la via anche alle masse popolari degli altri paesi e si gioverà del loro appoggio. L’Italia può essere questo paese. Sta a noi comunisti renderci capaci di promuovere e guidare questo  processo. Questa è la rivoluzione socialista in corso oggi nel nostro paese. Essa avanzerà per la capacità dei comunisti che la promuovono e dirigono di trarre profitto delle condizioni di oggi e man mano che avanzerà una parte crescente delle masse popolari prenderà parte alla rivoluzione socialista.

A dedicarsi a questa grande impresa il (nuovo)Partito comunista chiama tutte le persone di buona volontà, a partire dagli operai avanzati e dai giovani più generosi.

Nello stesso tempo chiama tutti i membri e i candidati del Partito ad elevare la loro assimilazione della concezione comunista del mondo e la loro dedizione ad applicarla nella mobilitazione, organizzazione e direzione della classe operaia e delle masse popolari.

 

Per diventare comunisti bisogna impadronirsi della scienza delle attività con le quali gli uomini fanno la loro storia, svilupparla e usarla per instaurare il socialismo: il Partito è la scuola per ogni individuo deciso a diventare comunista!

Avanti quindi!

Costituire clandestinamente in ogni azienda capitalista, in ogni azienda pubblica, in ogni istituzione e in ogni centro abitato un Comitato di Partito per assimilare la concezione comunista del mondo e imparare ad applicarla concretamente ognuno nella sua situazione particolare!

Studiare il Manifesto Programma del Partito è la prima attività di chi si organizza per diventare comunista. Stabilire un contatto clandestino con il Centro del Partito è la seconda. Promuovere la costituzione di organizzazioni operaie in ogni azienda capitalista e di organizzazioni popolari in ogni azienda pubblica, in ogni istituzione addetta a fornire servizi pubblici, in ogni zona d’abitazione è la terza.

Con il socialismo nessuna donna e nessun uomo è un esubero!
Con il socialismo c’è posto per tutti quelli che sono disposti a far la loro parte dei compiti di cui la società ha bisogno!
Osare sognare, osare pensare, osare vedere oltre l’orizzonte della società borghese!

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