Combattere ogni illusione!

17 Feb

Comunicato CC 02/2016 – 17 febbraio 2016

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Globalizzazione, scissione nell’USB, partito comunista

Combattere ogni fiducia che i caporioni del sistema imperialista mondiale pongano fine al catastrofico corso delle cose!
Promuovere la costituzione di Organizzazioni Operaie e di Organizzazioni Popolari!

Sono tali e tanti, in tutti i campi, ogni giorno, nella vita delle società e degli individui, a livello internazionale e dei singoli paesi, gli eventi catastrofici che confermano il progredire della crisi generale in cui la borghesia imperialista trascina il mondo, che solo l’animo educato al servilismo induce alcuni e solo la disperazione induce altri a sperare una qualche soluzione dai caporioni del sistema imperialista (da Obama, a Draghi, a Bergoglio, a Merkel, a Renzi, al resto della Commissione Trilaterale, degli uomini di Davos, del complesso militare-industriale-finanziario USA, dei capi dei BRICS, ecc.). Né l’esperienza, né il buon senso, né la scienza offrono alcun appiglio per sperare in loro.

Solo l’eliminazione del sistema imperialista permetterà all’umanità di ritrovare la via del progresso, di porre fine alle guerre, alle migrazioni, alla miseria e all’abbrutimento e di risalire passo dopo passo dal baratro in cui la borghesia imperialista l’ha precipitata negli ultimi quarant’anni, in parallelo con l’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria sollevata dalla Rivoluzione d’Ottobre e ancora più rapidamente dopo la dissoluzione di quel che restava del campo socialista corroso da decenni di direzione dei revisionisti moderni.

Eliminare il sistema imperialista vuol dire principalmente trasformare in proprietà pubblica, usata per soddisfare i bisogni umani, le forze produttive (aziende, risorse naturali, infrastrutture, patrimonio scientifico e tecnico, capacità lavorative) ora nelle mani dei magnati della finanza. È un’opera semplice da compiere in un paese che sia saldamente governato da una classe che vuole realizzare questo obiettivo e decisa a creare le altre condizioni (culturali, sociali, ecc.) ad esso connesse. Sembra un’impresa difficile e addirittura impossibile solo perché l’umanità non l’ha ancora compiuta in nessuno dei paesi imperialisti. Mobilitare e dirigere l’umanità a realizzarla è l’impresa di noi comunisti. Oggi ha diritto di chiamarsi comunista solo chi è dedito a questa impresa e quindi, anzitutto, è pienamente convinto che essa è possibile e necessaria.

La nostra impresa è grande, è un’impresa che nei paesi imperialisti nessuno finora è riuscito a compiere. La nostra impresa è difficile ma possibile: l’umanità ne ha bisogno e grazie ai nostri sforzi prima o poi la farà e imparerà a farla. È significativo del loro stato d’animo fossilizzato nel passato che chi non osa sperare che la nostra impresa (l’instaurazione del socialismo) abbia successo, spera invece che i caporioni del sistema imperialista riescano a fare quello che più volte hanno mostrato di non poter fare. Chiamano noi veterocomunisti, ma in realtà sono loro che sono ancora tanto formattati sul passato da non vedere il presente e tanto meno progettare il futuro!

È anzitutto nelle nostre file che noi comunisti dobbiamo combattere ogni illusione e fiducia nei caporioni del sistema imperialista. La principale manifestazione di questo stato d’animo nelle nostre file è dubitare che la devastazione della Terra e le condizioni sociali ed economiche delle grandi masse dei paesi imperialisti peggioreranno e che questo, a condizione che noi comunisti organizziamo e dirigiamo efficacemente le loro lotte, le spingerà nelle nostre file. In questo preciso senso il corso delle cose dipende da noi. I gruppi imperialisti, ognuno costretto dalla necessità di valorizzare il capitale che amministra, continueranno a devastare la Terra nonostante COP 21 e continueranno a ristrutturare, esternalizzare, delocalizzare le aziende dai paesi imperialisti. Miliardi di uomini e donne ridotti in miseria sono a loro disposizione nei paesi oppressi. Al momento, per indebolire l’opposizione dei lavoratori organizzati alla demolizione delle aziende, mettono in opera ammortizzatori sociali di vario genere: ma cercheranno di eliminarli man mano che, distrutte le aziende, verrà meno l’organizzazione dei lavoratori e così avverrebbe, se noi non promuovessimo la formazione di OO e OP e non ne orientassimo nel modo giusto l’attività. Per le masse popolari dei paesi imperialisti la via della salvezza è quella che noi promuoviamo e l’esperienza pratica le spingerà sempre più su questa via. Basta che noi comunisti proseguiamo senza tregua, con scienza e con arte, nella nostra opera.

Noi comunisti dobbiamo però combattere ogni illusione e fiducia nei caporioni del sistema imperialista anche nelle file della sinistra borghese perché molti suoi esponenti oggi hanno ancora una notevole influenza anche nella parte già combattiva delle masse popolari. Il rinnovo dei CCNL, le elezioni amministrative, i referendum e tutti i vari movimenti che la sinistra borghese promuove, creano ottimi contesti per la nostra opera. Certo, le concezioni che la sinistra borghese diffonde e i movimenti che essa dirige seminano confusione nelle masse popolari. I suoi esponenti proclamano che non c’è più democrazia, ma allo stesso tempo chiedono alle masse popolari di prestarsi ai giochi della democrazia borghese: come potrebbero con la loro mancanza di coerenza intellettuale elevare la coscienza delle masse popolari? I loro referendum anche se vincono non cambiano il corso delle cose. Con le loro Amministrazioni comunali e la loro presenza nelle istituzioni della Repubblica Pontificia si impantanano e si corrompono nel far funzionare un sistema che per sua natura è contro le masse popolari: Fausto Bertinotti ieri e Giuliano Pisapia oggi hanno mostrato quanto ci si può pervertire. I movimenti che essi promuovono sono fallimentari e, in mancanza della nostra opera, i fallimenti in cui finiscono portano le masse popolari alla demoralizzazione, alla rassegnazione o alla mobilitazione reazionaria. Ma se invece noi comunisti partecipiamo, combattiamo con efficacia (con scienza e con arte, applicando la linea di massa) l’orientamento che essi diffondono in quei movimenti e vi portiamo un orientamento giusto, quegli stessi movimenti torneranno a profitto della nostra impresa.

Noi comunisti possiamo perfino promuovere movimenti che rivendicano dai caporioni del sistema imperialista quello che essi non possono dare, ma solo quando sono necessari per mobilitare le parti più arretrate delle masse popolari e coinvolgerle in una lotta che però dobbiamo far diventare scuola di comunismo. Mai e poi mai dobbiamo alimentare nelle masse popolari la fiducia che i caporioni del sistema imperialista possono cambiare il corso delle cose. Dobbiamo al contrario approfittare di ogni occasione e appiglio per combattere questa fiducia e per infondere nelle masse popolari fiducia in se stesse. La storia degli uomini non l’hanno fatta né gli dei di Bergoglio e dei suoi compari né i grandi personaggi alla Draghi: sono le masse che hanno fatto la storia!

L’eliminazione del sistema imperialista permetterà all’umanità di ritrovare la via del progresso. Il primo paese imperialista che romperà le catene della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti darà inizio all’eliminazione del sistema imperialista mondiale, mostrerà la via e aprirà la strada alle masse popolari degli altri paesi imperialisti e dei paesi oppressi. Questo lega l’impresa particolare di noi comunisti, che lottiamo per fare dell’Italia un nuovo paese socialista, all’impresa per cui in ogni paese del mondo altri comunisti combattono.

Quindi più che sulle singole manifestazioni della crisi e sui dettagli dei meccanismi e degli esiti di ciascuna, è importante che riflettiamo sull’accumulazione delle forze capaci di rompere la soggezione del nostro paese alla CI e sulle forme della loro lotta.

Su questo terreno si pongono alcuni problemi su cui vale la pena soffermarsi: qui di seguito ne affrontiamo tre.

  1. Globalizzazione e Governo di Blocco Popolare

Una delle obiezioni che ci vengono mosse riguarda la globalizzazione e la rottura delle catene della Comunità Internazionale (CI) dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti. Per far fronte alla crisi generale del capitalismo, i capitalisti hanno fatto del mondo intero un terreno di caccia aperto alle loro scorrerie, hanno tolto potere ai singoli Stati che a seguito della prima ondata della rivoluzione proletaria non erano più abbastanza indipendenti dalle masse popolari (“troppa democrazia” disse la Commissione Trilaterale), hanno frantumato i processi produttivi, hanno distribuito e distribuiscono da un capo all’altro del mondo le imprese addette alle singole fasi dei processi produttivi, per sfruttare di più uomini e risorse e fare profitti. Oggi ogni paese è legato più che nel passato ad altri per la produzione e riproduzione delle condizioni materiali dell’esistenza della sua popolazione. Come potremmo spezzare le catene che legano l’Italia al resto del sistema imperialista mondiale e far fronte all’aggressione e al sabotaggio dei gruppi imperialisti, delle potenze imperialiste e delle loro istituzioni, venire a capo di sanzioni, blocchi e aggressioni?

L’obiezione è seria e quindi va esaminata con cura, anche pubblicamente, perché non restino dubbi in chi partecipa o vorrebbe partecipare alla nostra impresa, ma piuttosto ognuno si prepari a far fronte alle difficoltà.

Rompere le catene che asserviscono il nostro paese alla CI costituendo il Governo di Blocco Popolare esporrà l’Italia a sanzioni, blocchi e aggressioni dall’esterno e ad essi collaborerà la “quinta colonna” all’interno. Molte aziende non potranno funzionare per mancanza di materie prime, semilavorati o pezzi di ricambio. Altre non potranno più vendere all’estero i loro prodotti. Ma il problema non è irresolubile, se il GBP e le OO e OP saranno un potere politico solido e capillare. Già ora la rete di relazioni finanziarie, commerciali e di divisione del lavoro creata dai gruppi imperialisti è continuamente sottoposta a rotture e aggiustamenti, a causa di guerre e sanzioni: alcuni paesi si sottomettono e altri resistono. Su questi noi avremo il vantaggio di avere l’iniziativa in mano, di non farci illusioni sul comportamento della CI e della sua “quinta colonna” e di non coltivare velleità autarchiche. Potremo e dovremo combinare con creatività varie misure su vari terreni, combineremo la soluzione dei problemi delle aziende che non possono più lavorare come prima a causa di sanzioni, blocchi e aggressioni, con quelli delle aziende che oggi lavorano per la NATO e per le guerre imperialiste (una parte importante dell’economia e della ricerca oggi è direttamente o indirettamente legata al riarmo e alla guerra), con quelli delle aziende inquinanti o insalubri per chi ci lavora, con quelli delle aziende che sfornano prodotti inutili o addirittura nocivi.

Reprimeremo senza riguardi i sabotaggi e le manovre della “quinta colonna”, non principalmente con leggi e misure di polizia, ma mobilitando capillarmente la massa dei lavoratori e in generale le masse popolari, valorizzando i tecnici e i dirigenti disposti a collaborare con i lavoratori organizzati (OO e OP) e con le nuove autorità. Le attività della “quinta colonna” possono essere stroncate ed eliminate solo grazie all’iniziativa capillare delle masse popolari, al pari della corruzione e della criminalità organizzata. Il governo d’emergenza delle OO e OP disporrà di armi di cui nessun governo borghese dispone.

Stabiliremo rapporti con tutti gli Stati che non si uniranno alla CI contro di noi; stabiliremo trattati commerciali a breve e a lungo termine, organizzeremo scambi di merci e servizi sfuggendo sia alla speculazione delle Borse merci (con prezzi fissati di comune accordo) sia al controllo e alle commissioni del mercato finanziario; ci gioveremo del mercato nero (i contrabbandieri) che già ora riduce la valenza di sanzioni e blocchi commerciali; sfrutteremo l’avidità dei capitalisti formalmente ligi alla CI ma che hanno bisogno di smaltire le loro merci. Per finanziare queste operazioni (per procurarci cioè la valuta a corso mondiale necessaria) ci gioveremo spregiudicatamente sia del denaro a corso mondiale già disponibile nel nostro paese presso banche, istituzioni finanziarie e privati (euro, dollari, oro e altri metalli preziosi) sia del grande Debito Pubblico dello Stato italiano in larga misura in mano a istituzioni straniere: queste per non perdere i loro crediti hanno tutto l’interesse ad assecondare le operazioni finanziarie e bancarie delle nuove autorità italiane.

Ristruttureremo molte aziende: le OO e OP faranno di ogni collettivo di lavoratori (di ogni azienda) un centro che organizza le attività produttive utili (anche quelle che i capitalisti e le loro autorità oggi trascurano: manutenzione del territorio, del patrimonio edilizio, delle infrastrutture, servizi pubblici, produzione di energia da fonti rinnovabili, ecc.) nelle forme meno inquinanti e più salubri e sicure che conosciamo, che segue il più possibile la linea della “produzione a km zero” e usa le risorse locali e comunque nazionali (oggi succede che chi da noi produce latte fallisce e contemporaneamente si compera latte dall’altra parte del mondo, ecc.), che dà la precedenza alle produzioni essenziali. Ogni azienda deve diventare un centro che mobilita, inquadra e organizza tutti quelli che sono disposti a lavorare e li forma per svolgere lavori utili e dignitosi.

Con un sistema politico energico, deciso e che gode di un vasto appoggio e della diffusa collaborazione delle masse popolari, far fronte alla CI è un’impresa del tutto possibile. Poi, man mano che la rivoluzione si svilupperà nel mondo, faremo fronte sempre meglio alle difficoltà: poco alla volta avremo la collaborazione delle autorità rivoluzionarie di altri paesi e a nostra volta sosterremo i movimenti antimperialisti e rivoluzionari di altri paesi combinando relazioni di scambio, di collaborazione e di solidarietà. Nascerà così la nuova umanità. Le imprese compiute dai primi paesi socialisti, in particolare dall’Unione Sovietica, ci forniranno insegnamenti e nello stesso tempo ci garantiscono che la nostra impresa è possibile.

  1. Sindacati alternativi e di base – Il ruolo del movimento sindacale e la scissione nell’USB

Tra la fine del 2015 e l’inizio del nuovo anno nell’Unione Sindacale di Base (USB) si è compiuta una scissione annunciata, con la nascita del Sindacato Generale di Base (SGB) e il sommovimento non è ancora finito. Lo spunto della scissione è stata la firma da parte dei dirigenti dell’USB del Testo Unico 10 gennaio 2014 sulla Rappresentanza. Non è la prima scissione che si ha nelle file del sindacalismo alternativo e di base né sarà l’ultima. Dato il ruolo che hanno i lavoratori proletari e in particolare la classe operaia nell’impresa che noi comunisti stiamo compiendo, la cosa merita la nostra attenta riflessione.

In ogni scissione in campo sindacale non è importante tanto quello che dicono i protagonisti della scissione, tanto meno è determinante l’episodio che è lo spunto della scissione. Principale è come le due parti si schierano (con le parole ma soprattutto con le azioni) rispetto a quelle che sono le discriminanti di fronte a cui il corso delle cose pone oggi le organizzazioni sindacali.

Quali sono queste discriminanti?

Oggi il corso delle cose pone ogni sindacato di fronte al fatto irreversibile che l’epoca delcapitalismo dal volto umanoè finita: per alcuni decenni le masse popolari hanno strappato alla borghesia grandi conquiste in ogni terreno, ma esse erano frutto dell’avanzata della prima ondata delle rivoluzione proletaria. Ora i sindacati o contribuiscono alla mobilitazione dei lavoratori, alla loro organizzazione (costituzione di OO e OP) e alla costituzione del loro governo d’emergenza, oppure si riducono sempre più a succursali e appendici degli uffici personale dei padroni, del loro settore “risorse umane” (i sindacati di servizio promossi dalla CISL e dagli altri sindacati gialli). Chi oggi è ancora in mezzo, sempre più è costretto a scegliere tra le due vie: o rinnovarsi e partecipare al movimento per la costituzione del GBP o diventare un sindacato di servizio padronale.

L’unico rinnovamento efficace e importante del movimento sindacale stante l’attuale corso delle cose, stante la fine dell’epoca del “capitalismo dal volto umano”, è l’impegno delle sue relazioni e funzioni per promuovere la mobilitazione dei lavoratori a occuparsi della salvaguardia delle aziende, l’organizzazione dei precari, dei cassintegrati, dei disoccupati, la mobilitazione comune per dare al paese un governo deciso e in grado di attuare le misure d’emergenza che le organizzazioni sindacali stesse già indicano come necessarie; è lavorare in questa direzione sfruttando tutte le situazioni: impresa tanto più efficace quanto più si padroneggia la linea, ma che di fatto viene compiuta già oggi anche da organizzazioni e personaggi che non hanno affatto abbracciato la linea della costituzione del GBP (basta pensare alla Coalizione Sociale di Landini, al sindacalismo metropolitano dell’USB, ecc.).

L’attuale scissione dell’USB è la manifestazione di un rinnovamento nel mondo sindacale o è solo la manifestazione della frammentazione che il tentativo di fare concorrenza ai sindacati di regime ponendosi sul loro terreno produce nell’USB? Le ragioni per firmare il Testo Unico 10 gennaio 2014 sulla Rappresentanza addotte dai dirigenti dell’USB sono eccellenti e convincenti per chi non vede per il sindacato altra via che diventare ancora di più un sindacato come i sindacati di regime: la firma è la condizione che la borghesia e le sue autorità impongono ai sindacati per condividere i poteri e le funzioni che i padroni ancora riconoscono ai loro sindacati e per godere dei servizi che le aziende fanno ai sindacati di regime. “Chi vuole avere spazio nella casa del padrone, deve sottostare allo statuto stabilito dal padrone”: questa è oggi la libertà dei sindacati di regime. Ma non c’è limite al peggio, per chi si sottomette alla logica del meno peggio.

Alle loro “buone ragioni” bisogna opporre che l’attività e il movimento sindacali non sono nati con l’approvazione dei padroni. I padroni, finché tengono aperte le aziende, devono trattare con le organizzazioni che hanno seguito tra i lavoratori, con le organizzazioni le cui firme sotto un accordo, cioè di una tregua nella lotta, garantiscono l’adesione della massa dei lavoratori. Fin che vogliono che le aziende funzionino, in definitiva i padroni hanno bisogno della collaborazione dei lavoratori. In definitiva la forza di un sindacato dipende principalmente dal seguito che esso ha tra i lavoratori. Vi sono, nel passato (COMU) e nel presente (SI Cobas), dimostrazioni chiare di quello che diciamo.

Senza quel rinnovamento del movimento sindacale di cui abbiamo detto sopra, ogni cedimento dei sindacati conflittuali, alternativi e di base alle imposizioni dei padroni e delle loro autorità (quindi nella direzione dell’omologazione con i sindacati di regime) porterà alla scissione di alcuni aderenti e di alcuni dirigenti che non accettano quel passo. D’altra parte i sindacati conflittuali, alternativi e di base, confondendosi con i vecchi sindacati di regime diventano la loro ala sinistra: quindi raccolgono l’adesione degli iscritti e dei dirigenti di questi più insofferenti della collaborazione e complicità dei sindacati di regime con i padroni e le loro autorità (esempi del fenomeno sono Giorgio Cremaschi che lascia la CGIL e si confonde con l’USB, la sessantina di operai Piaggio passati in questi giorni dalla FIOM all’USB). Il loro afflusso maschera numericamente il distacco dei lavoratori e dei sindacalisti protagonisti della scissione. Quindi chi non considera la logica del processo ma solo i numeri, non avrà di che dolersi del passo fatto verso i sindacati di regime. Anzi troverà nelle nuove adesioni la conferma della bontà della sua scelta di accettare le imposizioni padronali. La SGC farebbe quello che faceva la vecchia USB prima della firma del TU sulla Rappresentanza, la “nuova” USB occuperebbe nel mondo sindacale tutto o parte dello spazio occupato dalla FIOM e così via. Se le cose procedessero davvero così, sarebbe un processo senza senso. E lo sarebbe effettivamente se noi comunisti non intervenissimo con la nostra opera a promuovere il rinnovamento del movimento sindacale, a portare i sindacati a occuparsi sempre più del governo del paese: dalla rivendicazione agli sforzi inconcludenti (tipo Landini – Renzi, tipo “sponda politica” delle rivendicazioni popolari nelle istituzioni della RP cui aspira Rete dei Comunisti, tipo nuovo soggetto della sinistra sognato dai frammenti in cui si è scisso il PRC dal 2008 in qua) per influire sull’orientamento del governo emanazione dei vertici della RP, alla costituzione del GBP: questa è la direzione in cui far marciare i sindacati.

Noi comunisti dobbiamo quindi in tutto il movimento sindacale, in ogni sindacato in cui riusciamo a operare, tradurre nel particolare dell’organizzazione, dell’azienda e del momento la linea della partecipazione del sindacato al movimento per la costituzione del GBP. Non si tratta di fare un sindacato comunista (linea che distoglierebbe i comunisti dalla loro vera opera che si compie nel partito comunista e tramite il partito), ma di far contribuire ogni sindacato alla costituzione del GBP e di fare di ogni lotta una scuola di comunismo.

  1. Quale partito comunista?

A proposito dell’instaurazione del socialismo, nessuno ha sollevato o solleva obiezioni che vadano oltre la sfiducia di riuscire a instaurarlo e la rassegnazione alla propria sfiducia: stato d’animo questo che è normale si presenti di fronte a una grande impresa che non è ancora mai stata compiuta. Anche Oliviero Diliberto, Vladimiro Giacché e Fausto Sorini che a differenza di altri loro compari hanno “avuto il coraggio” di mettere per iscritto (a pag. 51 di Ricostruire il partito comunista, Marx XXI 2011) la tesi che l’umanità non dispone ancora delle condizioni oggettive per instaurare il socialismo, non sono andati, né potevano andare, oltre la manifestazione della loro sfiducia e della loro rassegnazione.

È invece sulla natura del partito comunista che oggi la battaglia è in corso, perché qui bisogna innovare rispetto al patrimonio acquisito della prima Internazionale Comunista e far fronte ai guasti del suo fallimento nell’instaurare il socialismo nei paesi imperialisti. Su questo terreno hanno agito e agiscono in profondità molti fattori: la corruzione prodotta nel PCI dalla collaborazione dei revisionisti moderni con la DC e il discredito che ha diffuso sulla gloriosa opera compiuta dal PCI; il dogmatismo e il militarismo della sinistra che, nel PCI e fuori, formò la prima opposizione alla degenerazione prodotta dal revisionismo moderno; l’opposizione al revisionismo moderno promossa dalle correnti anticomuniste (la Scuola di Francoforte, l’operaismo da Quaderni Rossi ad Autonomia Operaia, la sinistra borghese da il manifesto in qua); la borghesia imperialista con le risorse e gli strumenti del primo pilastro del sistema di controrivoluzione preventiva (Controrivoluzione preventiva e mondo virtuale, pagg. 63-68 La Voce 51).

Oggi molti dei fautori della “ricostruzione del partito comunista” ci accusano di voler fare del Partito comunista una setta, dato che il partito è clandestino, dato che esige disciplina assoluta in ogni organismo e la subordinazione dell’organismo inferiore all’organismo superiore, dato che esige l’unità dei suoi membri sulla concezione del mondo.

In effetti dal bilancio dell’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria noi abbiamo tratto la lezione che il partito comunista non basta che sia l’organizzazione degli uomini di buona volontà, dediti con abnegazione alla causa del comunismo e dell’instaurazione del socialismo. L’unità dei comunisti è importante ma è feconda e duratura solo se si fonda sul bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria e sulla linea di instaurazione del socialismo che quel bilancio ci indica. È rispetto a questo metro che bisogna misurare ogni tesi e ogni indicazione.

Per questo in primo luogo noi esigiamo che ognuno che si candida a diventare membro del Partito trasformi le sue idee e la sua condotta, si liberi dal retaggio della formazione che ha ricevuto e dal senso comune, si abitui a criticare, ad autocriticarsi e a trasformare la propria concezione, la propria mentalità e in una certa misura anche la propria personalità, secondo criteri per niente misteriosi o arbitrari, ma al contrario derivati dall’esperienza e dalla necessità di dirigere la trasformazione del mondo di cui siamo i promotori (in sintesi che compia quel processo di Riforma intellettuale e morale (RIM) di cui abbiamo in più sedi illustrato le caratteristiche – vedasi ad esempio Riforma morale e intellettuale dei suoi membri perché il Partito sia all’altezza dei suoi compiti, pagg. 68-71 La Voce 50). Noi comunisti siamo quelli che imparano, elaborano e mettono in pratica una scienza, la scienza delle attività con cui gli uomini fanno la loro storia, la concezione comunista del mondo. Una scienza contraria al senso comune che la borghesia imperialista e il suo clero hanno imposto. Effettivamente i membri del partito comunista non sono liberi di pensare uno una cosa e l’altro il suo contrario: tutti devono unirsi sulla concezione comunista del mondo, applicarla, verificarla, elaborarla. Nessuno si meraviglia che i chimici e i fisici del mondo parlino tutti di atomi, di molecole, di legami chimici, di onde elettromagnetiche, di leggi della fisica o della chimica, ecc. ma la sinistra borghese considera intollerabile che tutti quelli che si occupano della trasformazione della società borghese debbano allo stesso modo parlare di classi, di capitalismo, di socialismo, di dittatura del proletariato e delle altre categorie che riflettono la società borghese e la sua negazione nel comunismo. Noi non ammettiamo nelle nostre file nessuno che non assuma al massimo delle sue capacità l’atteggiamento e la condotta del membro di un collettivo di scienziati impegnati in un comune progetto di ricerca. Non chiediamo di aderire a riti, a pratiche e a credenze misteriose, esoteriche, come le sette che fioriscono nei paesi imperialisti. Chiediamo di non avere riserve e tabù, di chiedersi il perché di ogni cosa, di imparare a ragionare, di non avere riserve a trasformarsi per adempiere al ruolo di membri dello Stato Maggiore della rivoluzione socialista. Perché questa è la condizione necessaria perché il partito mobiliti e diriga le larghe masse.

In secondo luogo epuriamo le nostre file liberandole dagli individui che, quali che siano i loro meriti nel passato, si ostinano a non percorrere il processo di trasformazione intellettuale e morale che la scienza e l’esperienza mostrano essere necessari. Il partito comunista non è composto da chi condivide la concezione comunista del mondo, il programma e la linea politica del partito: è composto da chi li attua e si dà i mezzi per attuarli. La divaricazione non è tra chi è a favore della RIM e chi è contro la RIM: la divaricazione è tra chi pratica la RIM e chi non la pratica, sia che si dichiari contrario sia che si dichiari a favore.

Il partito comunista deve essere formato da compagni che si impegnano nel costituire lo Stato Maggiore della classe operaia per mobilitarla e dirigerla a instaurare il socialismo e si danno i mezzi per esserlo.

Questa è la rinascita del movimento comunista nei paesi imperialisti.

Ovviamente la bontà della nostra linea in definitiva sarà dimostrata dal successo della nostra opera, ma la dimostrazione la daranno quelli che partecipano ad essa. Questa è la scelta che ogni aspirante comunista deve fare oggi.

Unirsi alle masse popolari tramite il partito comunista, facendosi promotore della trasformazione di cui le masse popolari hanno bisogno o lasciarsi travolgere dalla crisi del capitalismo? La borghesia ha distrutto irreversibilmente le condizioni per cui gran parte dell’umanità, asservita alla natura da cui con fatica ricavava di che vivere, per millenni ha vissuto servendo le classi dominanti convinta di essere creata da dio a questo scopo. Oggi persone giustamente malcontente dell’attuale corso delle cose e i Bergoglio del momento si uniscono nell’esaltare quella vita. Bergoglio va nel Chiapas a esaltare il passato che non c’è più per conservare il presente che dobbiamo invece trasformare. Ma inutilmente oggi, in suo aiuto, la borghesia evoca Bergoglio e la potente Compagnia di Gesù a restaurare la convinzione di vivere per servire il disegno di un dio. Quella convinzione non è piovuta dal cielo. Essa è vissuta (e ha svolto il suo ruolo) finché esistevano le condizioni pratiche che la religione rappresentava idealmente e traduceva in precetti: la dipendenza degli uomini dalla natura veniva rappresentata sotto forma di dipendenza da dio e dal proprio signore che era il rappresentante di dio in terra. Quelle condizioni la borghesia le ha distrutte per sempre. La borghesia non è in grado di far lavorare miliardi di uomini nell’ambito del suo sistema, tanto meno di ricondurli nelle condizioni servili del lontano passato. Oggi ogni individuo trova e può trovare la ragione della sua vita solo nel legame che realmente unisce la sua sorte alla sorte del resto dell’umanità: il movimento comunista è la traduzione pratica e attiva di questo legame reale, è il movimento che trasforma lo stato presente delle cose secondo le leggi che esso ha in sé.

È a partecipare a quest’opera che il (nuovo) Partito comunista italiano chiama tutti gli elementi avanzati del nostro paese, in particolare gli operai avanzati, i giovani, le donne e gli immigrati. Esso chiama i più avanzati ad arruolarsi nelle file del Partito e costituire Comitati di Partito clandestini nelle aziende capitaliste e nelle aziende pubbliche, nelle scuole e nelle università, nelle zone d’abitazione per assimilare la concezione comunista del mondo e imparare ad applicarla concretamente ognuno nella sua situazione particolare. Studiare il Manifesto Programma del Partito è la prima attività di chi si organizza per diventare comunista. Stabilire un contatto clandestino con il Centro del Partito è la seconda. Promuovere la costituzione di OO e OP e il loro orientamento a costituire il GBP è la terza.

Avanti compagni, con coraggio e intelligenza!

Faremo dell’Italia un nuovo paese socialista!

Contribuiremo alla seconda ondata della rivoluzione proletaria che avanza nel mondo!

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Per mettersi in contatto con il Centro del (n)PCI senza essere individuati e messi sotto controllo dalla Polizia, una via consiste nell’usare TOR [vedere http://www.nuovopci.it/corrisp/risp03.html], aprire una casella email con TOR e inviare da essa a una delle caselle del Partito i messaggi criptati con PGP e con la chiave pubblica del Partito [vedere http://www.nuovopci.it/corrisp/risp03.html].

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