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19 Gen
21 gennaio 2016 – 95° anniversario della fondazione del primo Partito comunista italiano

(Scaricate il testo (per Open Office o Word) e gli allegati)

 

Celebriamo la fondazione del primo Partito comunista costruito in Italia consolidando e rafforzando il secondo!

 

Lo studio e l’assimilazione del materialismo dialettico sono le armi decisive per il successo del Partito e per la vittoria degli operai e delle masse popolari sulla borghesia e sul clero!

Noi rendiamo omaggio e siamo riconoscenti ai nostri predecessori, che nel 1921 raccolsero l’appello dell’Internazionale Comunista e fondarono in Italia il primo partito comunista. E, più importante ancora, ci siamo assunti il compito di portare a compimento l’opera che essi non riuscirono a compiere: instaurare il socialismo in Italia.

Per tener fede al nostro impegno, abbiamo anzitutto cercato di capire perché i comunisti nostri predecessori non avevano raggiunto l’obiettivo che si erano proposti. Noi non dubitavamo delle intenzioni, dell’onestà e dell’eroica dedizione alla causa della stragrande maggioranza dei fondatori del primo Partito comunista. Antonio Gramsci è la riconosciuta esemplare personificazione di queste loro doti. I tanti eroi della Resistenza, quelli noti e celebrati e quelli ignoti, confermano che non si è trattato di mancanza di eroica dedizione alla causa e di coraggio. Né ci soddisfaceva la tesi che la colpa del fallimento stava nel tradimento di Togliatti e di altri dirigenti. Traditori ce ne possono sempre essere in ogni movimento di una certa ampiezza. Ma perché riescano a prendere la direzione di un movimento e a deviarlo dalla strada che sta seguendo, bisogna che il movimento stesso presenti condizioni che rendono possibile la loro scalata. Che per forza di cose il male prevale sul bene, il diavolo è più astuto di dio, ecc. sono idee che appartengono alla concezione clericale del mondo e comunque alla concezione delle classi dominanti secondo la quale la massa è sempre stupida e ignorante, se non depravata, “dedita a soddisfare i propri istinti animali” diceva Churchill (quindi, sottintendono, degna del suo destino di servire alla classe dominante).

Se in un partito di uomini dediti all’instaurazione del socialismo i traditori sono riusciti a prendere la direzione e indurre migliaia di comunisti a rassegnarsi, sottomettersi e adattarsi alla Repubblica Pontificia, significa che quelli onestamente e coraggiosamente dediti alla causa non avevano una comprensione sufficientemente avanzata delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe in corso nel nostro paese e nel mondo. Per questo non hanno preso essi la direzione. Qui stava il punto debole del primo partito comunista, come di tanti altri partiti comunisti suscitati nei paesi imperialisti dalla prima ondata della rivoluzione proletaria sollevata dalla vittoria dell’Ottobre 1917 in Russia, dalla fondazione dell’Unione Sovietica e dall’opera di retroterra della rivoluzione proletaria mondiale che essa svolse nella prima parte del secolo scorso, sotto la direzione prima di Lenin e poi di Stalin.

Per vincere dovevamo scavare qui, qui abbiamo scavato e abbiamo trovato la risposta, riferita al caso specifico del primo partito che i comunisti avevano costruito nel nostro paese e che tanta parte ha avuto nella storia del nostro paese nella prima parte del secolo scorso. La nostra risposta complessiva e le sue ragioni sono sinteticamente illustrate nel  nostro Manifesto Programma e più in dettaglio nella letteratura del Partito. Ad essa rimandiamo ogni lettore deciso a far fronte seriamente e con successo al catastrofico corso delle cose che la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti impone al mondo.

La conclusione pratica che abbiamo tratto è che per essere all’altezza del nostro compito noi comunisti dovevamo studiare. Più precisamente dovevamo assimilare il materialismo dialettico e usarlo.

In La Voce 51 (novembre 2015), abbiamo riportato la dichiarazione del CC del nostro Partito Bisogna praticare la concezione comunista del mondo: non basta professarla! In essa il CC indica lo scritto di Marx Il metodo dell’economia politica (1857) come guida all’uso del materialismo dialettico come metodo di conoscenza e lo scritto di Mao Sulla contraddizione come guida all’uso del materialismo dialettico come metodo d’azione.

Dopo la diffusione di La Voce 51 alcuni compagni, decisi a rompere con la diffusa prassi di leggere e archiviare e decisi ad andare invece a fondo dell’insoddisfazione che covano per i limitati risultati del loro lavoro, ci hanno sollecitato a mettere a disposizione i due testi assieme all’articolo Concreto di pensiero, concreto reale pubblicato a pagg. 12 e 13 dello stesso numero della rivista. Gli stessi e altri ci hanno inoltre fatto presente che per un lettore di media cultura è difficile capire il testo di Marx, che per renderlo comprensibile dovevamo corredarlo di note e spiegazioni.

Con questo AaN rispondiamo alle due richieste.

In effetti il testo di Marx risulta ai nostri lettori difficile da capire per due motivi.

1. La prima sta nel fatto che il testo è la prima stesura, a proprio uso persnale, non ulteriormente rivista e raffinata, in un quaderno dell’agosto-settembre1857, di un ragionamento che Marx proseguì successivamente in altra forma e in altra sede per anni, fino alla pubblicazione, nel 1867, del libro I di Il capitale. Solo quando dieci anni dopo pubblicò questo libro Marx ritenne di aver infine dato una risposta soddisfacente alla domanda che affronta nella nota del quaderno del 1857: come esporre in modo sistematico e complessivo la conoscenza del modo di produzione capitalista in modo da farne emergere le leggi della produzione e dello scambio della moderna società borghese e ottenere una scienza guida della lotta per il suo superamento?

Il ragionamento riguardava il metodo da seguire per esporre il risultato dell’accurato e lungo studio dell’economia della società borghese che Marx aveva fatto a partire dal 1843-1844. Il contesto culturale (in campo filosofico e nel campo delle dottrine economiche) in cui Marx si pose questa domanda e abbozzò la prima risposta nella nota stesa nell’agosto del 1857, è illustrato da F. Engels nella recensione (reperibile sul sito http://www.nuovopci.it) dello scritto di Marx Per la critica dell’economia politica (gennaio 1859) che Engels pubblicò nell’agosto 1859, pochi mesi dopo la pubblicazione del fascicolo di Marx. Chi leggerà la recensione di Engels avrà ulteriori aiuti a capire meglio Il metodo dell’economia politica.

Dopo la nota di agosto 1857, Marx ritornò sulla questione del metodo con la Prefazione del gennaio 1859 al fascicolo dei due capitoli di Per la critica dell’economia politica e con il Poscritto della seconda edizione (1873) del vol. 1 di Il capitale. Tuttavia riteniamo che la nota del 1857 si presti meglio all’apprendimento del materialismo dialettico come metodo di conoscenza: essa illustra l’astrazione delle categorie semplici (lavoro, valore di scambio, denaro, capitale, ecc.) dal concreto reale della moderna società borghese, la costruzione con queste astrazioni del concreto di pensiero facendole sviluppare nel pensiero in conformità alla logica desunta dal percorso storico della società borghese, la valutazione se e in che senso queste categorie astratte dalla società borghese hanno avuto anche un’esistenza (reale o nel pensiero umano) autonoma dalla società borghese. Cioè mostra il metodo della conoscenza in azione, per quanto è possibile farlo senza lo studio del suo risultato esposto in Il capitale. Combinato con Sulla contraddizione di Mao, crediamo sia una buona introduzione al materialismo dialettico.

2. La seconda ragione della difficoltà del testo di Marx proviene dal fatto che i compagni a cui ci rivolgiamo noi oggi, i membri attuali e i futuri membri del Partito, sono formati dalla cultura corrente della società borghese. Questa è del  tutto estranea all’uso del materialismo dialettico, è chiusa nei confini del positivismo empirista nel campo della conoscenza e pragmatico in quello della condotta o in quelli del “pensiero debole” che proclama essere velleitario ogni tentativo di conoscenza scientifica, che si fa scudo della rassegnazione a non conoscere la verità per predicare e praticare la rassegnazione a non cambiare la società, a subire quello che c’è. Due indirizzi culturali (positivismo e pensiero debole) entrambi espressione del vicolo cieco in cui da più di un secolo a questa parte si dimena la borghesia. La scienza della società borghese segnala che la società borghese non ha altro futuro che la sua trasformazione nella società comunista: un responso che la borghesia per sua natura non accetta. Quindi niente di strano che la borghesia abbia chiuso ogni ricerca in questo campo e che cerchi con ogni mezzo (il primo pilastro del regime della controrivoluzione preventiva) di impedire che la classi oppresse vi abbiano accesso.

Ma quello che è decisivo del nostro futuro non è che la borghesia non accetta il risultato della scienza della sua stessa società. Decisivo è che noi comunisti ci liberiamo dai limiti della cultura borghese e assurgiamo alla comprensione delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe, al livello che ci è necessario per spingere efficacemente in avanti la lotta della classe operaia e delle altre classi delle masse popolari, fino alla vittoria.

Per ovviare alla difficoltà che il testo di Marx presenta ai nostri compagni, lo abbiamo corredato di note e di annotazioni nel testo, queste ultime tutte rigorosamente tra parentesi quadre onde distinguerle dal testo.

In questo testo Marx illustra, riferendosi all’attività di produzione e scambio (all’economia) della moderna società borghese, il metodo che nell’articolo Concreto di pensiero, concreto reale abbiamo illustrato per l’attività politica. Marx spiega come passare da una rappresentazione caotica del mondo con cui concretamente abbiamo a che fare, ad una rappresentazione di esso come un insieme di ben definiti elementi e relazioni: cioè in generale il problema della costruzione della conoscenza scientifica del mondo concreto.

Una volta fatto questo, nella parte successiva del testo Marx si pone il problema della successione della varie forme di società che incontriamo nella storia umana. Alcuni elementi e relazioni della moderna società borghese si presentano anche in forme precedenti, più primitive di società, corrispondenti a gradi diversi di sviluppo della specie umana. Egli accenna al ruolo che questi elementi e relazioni svolgono nella differenti forme della società, cioè in un contesto diverso, relazionati a elementi diversi; alla rappresentazione che di essi gli uomini si erano fatti e a come interagiscono le vecchie rappresentazioni e la nuova, relativa alla società di cui noi ci occupiamo. Marx mette in guardia dal confondere la moderna società borghese con le forme di società che l’hanno preceduta e quindi non capire ciò che è principale nella moderna società borghese. Bisogna capire ciò che vi è di comune e ciò che vi è di differente stante il contesto differente.

Imparare a usare il materialismo dialettico come metodo di conoscenza è indispensabile per noi comunisti. Nella nostra attività a volte otteniamo risultati insoddisfacenti. Cosa che demoralizza alcuni e che avvalora anche nelle nostre file la propaganda e la condotta disfattiste di tanti esponenti della sinistra borghese. Questi si riducono a denunciare il triste presente e piangersi addosso. I migliori tra quelli che ascoltano le loro denuncie, quasi sempre chiedono: e allora cosa dobbiamo fare? “Per fortuna il destino dell’umanità non dipende da noi!” ha risposto rassicurante il dottor Luciano Vasapollo a chi glielo chiedeva dopo la conferenza che ha tenuto nella sala dell’ISPRA di Roma il 14 gennaio 2016 con Pierpaolo Leonardi dirigente dell’USB. Noi comunisti al contrario diciamo e spesso ripetiamo: dipende da noi!

Per lo più la pochezza dei risultati del nostro lavoro oggi è dovuta al carattere della conoscenza che noi abbiamo della realtà, un carattere inadeguato al ruolo che vogliamo svolgere ma che sta a noi migliorare: dipende da noi! Ai compagni insoddisfatti dei risultati del loro lavoro (dopo una riunione, dopo un’assemblea, dopo una dimostrazione, dopo uno scontro, dopo qualsiasi operazione e battaglia), noi diciamo: domandatevi se avevate una comprensione chiara del contesto in cui avreste operato e se quindi vi siete posti obiettivi giusti. Non rassegnatevi alla mancanza di risultati,  come se partecipando aveste comunque compiuto un dovere indipendentemente dai risultati: la buona volontà, le buone intenzioni non bastano. Se siete insoddisfatti dei risultati raggiunti, non trascurate questo prezioso segnale d’allarme. Ai comunisti e a quelli che vogliono diventarlo, noi diciamo: di fronte a ogni sconfitta, durante il bilancio dei risultati di ogni operazione, ponetevi la questione se avevate ricostruito nella vostra mente come concreto di pensiero l’oggetto e il contesto della vostra operazione.

Imparare a pensare con il metodo del materialismo dialettico, farci una conoscenza adeguata al ruolo che vogliamo svolgere è gran parte del lavoro che dobbiamo fare. Certamente è la parte più difficile, quella che la borghesia e i suoi tirapiedi contrastano con tutti i mezzi del primo pilastro del regime di controrivoluzione preventiva, illustrato nel nostro Manifesto Programma (pagg. 46-56) e che il compagno Marco Martinengo ha ripreso e sviluppato in Controrivoluzione preventiva e mondo virtuale (pagg. 63-68 di La Voce 51).

Auguriamo a ogni sincero nemico del corso attuale delle cose, a ogni sincero comunista di approfittare dei documenti che mettiamo a disposizione e invitiamo ogni lettore a non esitare a farci presente ulteriori difficoltà. Per facilitare la comprensione, esortiamo a studiarlo a gruppi, collettivamente. Ai compagni che ci chiederanno spiegazioni, non esisteremo a rispondere.

Buon lavoro!

 

In allegato trovate i seguenti tre testi:

  1. Concreto di pensiero, concreto reale – da La Voce 51 (novembre 2015) OPENOFFICEWORD
  2. K. Marx, Il metodo dell’economia politica, agosto 1857 – da Opere complete vol. 29 OPENOFFICEWORD
  3. Mao Tse-tung, Sulla Contraddizione, agosto 1937 da Opere di Mao Tse-tung vol. 5 OPENOFFICEWORD
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