La Rivoluzione d’Ottobre e la nostra lotta

29 Ott

Comunicato CC 25/2015 – 29 ottobre 2015

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Assimiliamo la concezione comunista del mondo per trasformare ogni lotta spontanea delle masse popolari contro il catastrofico corso delle cose che la borghesia imperialista e il suo clero impongono al mondo, in un’operazione della guerra popolare rivoluzionaria che farà dell’Italia un nuovo paese socialista e contribuirà allo sviluppo della seconda ondata della rivoluzione proletaria che darà inizio a una nuova era nella storia dell’umanità!

Il 7 novembre celebreremo il 98° anniversario dell’Insurrezione di Pietrogrado e dell’Assalto al Palazzo d’Inverno con cui nel 1917 gli operai e i contadini guidati dal Partito bolscevico di Lenin e Stalin posero fine al governo borghese che da pochi mesi aveva preso il posto del governo zarista e costituirono il primo governo sovietico. Ebbe allora inizio la prima ondata della rivoluzione proletaria, erede della Comune di Parigi. Essa nel giro di pochi anni ha mobilitato da un capo all’altro del mondo, in ogni paese, la parte più avanzata delle classi sfruttate e dei popoli oppressi dal sistema imperialista, in uno sforzo comune per compiere rivoluzioni socialiste o rivoluzioni di nuova democrazia e instaurare il socialismo, fase di transizione dal capitalismo al comunismo.

Come la Comune di Parigi, durata solo tre mesi (17 marzo – 27 maggio 1871), anche la prima ondata della rivoluzione proletaria non ha raggiunto il suo obiettivo e nella seconda parte del secolo scorso, in capo a circa cinquanta anni, si è esaurita. Oggi tutta l’umanità paga le conseguenze dolorose e distruttive di questa sconfitta. La Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti imperversa nel mondo e la borghesia imperialista impone ancora il suo sistema di oppressione sociale e nazionale, diventato addirittura un sistema che distrugge le condizioni ambientali della vita umana.

Nella lotta della classe operaia e delle masse popolari contro il catastrofico corso della cose che quella Comunità Internazionale impone al mondo, noi comunisti alziamo la bandiera della nuova ondata della rivoluzione proletaria: la sconfitta non ha distrutto le ragioni della nostra lotta e non ci ha indotti alla resa.

Stava quindi a noi comunisti capire le ragioni della sconfitta che abbiamo subito e tracciare la linea della ripresa e della vittoria. Ovviamente anzitutto bisognava verificare e riaffermare la basi, le ragioni e i metodi della nostra lotta per instaurare il socialismo e i motivi delle grandi vittorie della prima ondata della rivoluzione proletaria culminata nella Rivoluzione Culturale Proletaria del popolo cinese (1966-1976). È questo lavoro che il (nuovo) Partito comunista italiano ha compiuto a partire dagli anni ’80 del secolo scorso, cercando insegnamenti e collaborazione dai comunisti di tutto il mondo, ma forte anche del fatto che il primo paese imperialista che romperà le catene della Comunità Internazionale mostrerà la strada e aprirà la via alle masse popolari di tutto il mondo e decisi ad assumerci questo onore se altri non ci precederanno. La rivoluzione mondiale non è un’azione che si sviluppa in tutti i paesi simultaneamente, ma è la combinazione delle rivoluzioni che si compiono nei vari paesi che ereditiamo dalla storia.

Questo Comunicato non mira a confutare ancora una volta gli argomenti dei denigratori del movimento comunista e le giustificazioni di quelli che si sono arresi e hanno rinunciato alla lotta: confutazioni che abbondano nella letteratura del nostro Partito interamente disponibile sul sito www.nuovopci.it. Mira invece principalmente a richiamare quegli insegnamenti della prima ondata delle rivoluzione proletaria che più ci servono per la lotta di questi mesi.

La rivoluzione socialista non scoppia. Inutile alimentare le lotte rivendicative sperando che prima o poi una rivoluzione scoppi: sarebbe come continuare a impastare la farina senza lievito sperando che prima o poi fermenti. Non è scoppiata in nessuno dei paesi imperialisti nonostante la guerra e le distruzioni in cui la borghesia imperialista li ha trascinati nella prima parte del secolo scorso. “Non scoppia perché non sono ancora mature le condizioni oggettive del socialismo”, dicono gli arresi e i denigratori alla Oliviero Diliberto e suoi soci (vedere il loro Ricostruire il partito comunista, 2011, ed. Marx XXI). In realtà non scoppia perché per sua natura la rivoluzione socialista è un movimento necessario, ma non un movimento spontaneo delle masse popolari, cioè non è un movimento che le masse popolari sono in grado di compiere sulla base del senso comune creato dalla borghesia imperialista e dal suo clero e delle condizioni e relazioni in cui la società borghese le confina. Su questa base le masse popolari non vanno oltre le lotte rivendicative e la partecipazione alle lotte e alle istituzioni della democrazia borghese. La rivoluzione socialista è sì un movimento delle masse popolari: è un movimento pratico con cui le masse popolari trasformano il ruolo che hanno nella società, le loro relazioni sociali e se stesse. Ma è un movimento che le masse popolari sono in grado di compiere solo con la direzione di un partito comunista che con la sua azione fa fermentare le loro lotte. Il partito comunista deve quindi essere all’altezza del suo compito e possedere la scienza della trasformazione della società. E già Lenin nel 1922 (Note di un pubblicista) insegnava ai partiti comunisti appena costituiti nell’ambito dell’Internazionale Comunista che “la trasformazione di un partito europeo di vecchio tipo, parlamentare, di fatto riformista con appena una spruzzatina di spirito rivoluzionario, in un partito di tipo nuovo, realmente rivoluzionario e realmente comunista, è una cosa estremamente difficile”. È quello che i partiti comunisti dei paesi imperialisti negli anni successivi non sono riusciti a fare, nonostante gli insegnamenti dell’Internazionale Comunista e l’aiuto dell’Unione Sovietica diretta da Stalin che fino al XX Congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica (1956) assolse con eroismo e con successo al ruolo di base rossa della rivoluzione proletaria mondiale.

Anche l’ala sinistra di quei partiti comunisti, composta dai dirigenti e dai membri che sinceramente volevano instaurare il socialismo, veneravano e propagandavano le teorie di Marx, di Engels, di Lenin e di Stalin e nella lotta politica cercavano di difendere e sostenere gli interessi degli operai e delle altre classi oppresse, ma si orientavano a naso, combattevano alla cieca. Quei partiti comunisti non hanno guidato le masse popolari a instaurare il socialismo perché non avevano assimilato la concezione comunista del mondo: la veneravano ma non facevano di essa la guida della loro attività, nella lotta pratica agivano sulla base del senso comune. Si lasciarono assorbire dalla lotte immediate anziché valorizzarle. Per quanto riguarda i comunisti italiani, a poco servirono le linee tracciate e le iniziative messe in moto da Antonio Gramsci nei pochi anni (1924-1926) in cui diresse il Partito. Le sue riflessioni sulla rivoluzione socialista nel nostro paese fatte nelle dure condizioni di isolamento delle prigioni dove i fascisti lo condannarono a una morte lenta (i Quaderni del carcere), vennero addirittura deformate e stravolte in senso riformista da Togliatti e dagli altri revisionisti che dopo la sua morte ne disposero a loro arbitrio.

Questa è in sintesi la causa per cui i partiti comunisti non hanno instaurato il socialismo in nessuno dei paesi imperialisti. In definitiva è anche la causa per cui la prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale si è esaurita senza raggiungere il suo obiettivo. Da quando nel PCUS è prevalsa la destra e l’Unione Sovietica ha cessato di svolgere il ruolo di base rossa della rivoluzione proletaria mondiale, anche il primo paese socialista è regredito fino alla dissoluzione. Per ragioni che la concezione comunista del mondo ben spiega, i paesi oppressi che compivano la rivoluzione di nuova democrazia potevano favorire lo sviluppo della rivoluzione socialista nei paesi capitalisti più avanzati, ma non erano in grado di portare a compimento l’impresa senza rivoluzione socialista nei paesi imperialisti.

La concezione comunista del mondo è la scienza delle attività con cui gli uomini fanno la loro storia. Marx ed Engels l’hanno fondata, Lenin, Stalin, Mao hanno dato i maggiori contributi al suo sviluppo. È grazie ad essa che i comunisti riescono a trasformare la lotta delle classi sfruttate e dei popoli oppressi in rivoluzione socialista che aprirà la via verso il comunismo. È grazie ad essa che il partito comunista fondato da Lenin ha compiuto la grande Rivoluzione d’Ottobre che ha sollevato la prima ondata della rivoluzione proletaria che ha cambiato la faccia di tutto il mondo. È grazie ad essa che il Partito comunista diretto da Mao ha fondato la Repubblica Popolare Cinese che per alcuni decenni è stata d’esempio ai popoli oppressi di tutto il mondo. Noi comunisti italiani abbiamo il privilegio dell’insegnamento di Antonio Gramsci che, benché rinchiuso nelle carceri fasciste e dai fascisti condannato a morte lenta (1926-1937), ha studiato le condizioni e le forme della rivoluzione socialista nel nostro paese e ci ha lasciato insegnamenti preziosi. Ma sta a noi assimilare e impugnare quest’arma onnipotente.

I risultati che otteniamo nel promuovere la guerra popolare rivoluzionaria che farà del nostro paese un nuovo paese socialista, dipendono da quanto abbiamo compiuto la nostra riforma intellettuale e morale, da quanto abbiamo assimilato la concezione comunista del mondo e imparato a tradurla nel particolare e applicarla concretamente.

Con la sua filosofia della storia la concezione comunista del mondo ci mostra le leggi che l’umanità ha seguito nel suo sviluppo (sintetizzate nel materialismo storico) e perché la logica del percorso che ha compiuto finora porta l’umanità al comunismo che aprirà una nuova fase della sua storia.

Con il materialismo dialettico essa ci fornisce la guida per conoscere e trasformare il mondo.

Con la sua analisi del meccanismo del funzionamento del modo di produzione capitalista essa ci fornisce la chiave per comprendere l’azione della borghesia, la lotta delle classi nell’ambito della società borghese, i presupposti del socialismo già creati nella società borghese, il catastrofico corso delle cose che la borghesia imperialista per prolungare la vita del suo sistema di relazioni sociali deve imporre all’umanità, la trasformazione che dobbiamo dare alla società attuale per fare valere i grandi progressi materiali e spirituali che gli uomini hanno compiuto.

Con la sua dottrina della rivoluzione socialista essa ci fornisce principi, metodi e strumenti per far fermentare con la nostra attività le lotte spontanee degli operai e delle altre classi delle masse popolari e portarle con successo a fare la guerra popolare rivoluzionaria che instaurerà il socialismo nel nostro paese. Nel nostro paese la costituzione del Governo di Blocco Popolare è oggi il passaggio meno distruttivo e doloroso per le masse popolari per seguire questo percorso.

Chi rifiuta di assimilare la concezione comunista del mondo, non vede gli spunti e le brecce che con la loro attività la borghesia imperialista, il suo clero e i loro seguaci e agenti inevitabilmente loro malgrado offrono alla nostra attività di comunisti promotori della guerra popolare rivoluzionaria.

Chi non usa la concezione comunista del mondo per orientare la sua attività, non vede gli aspetti delle lotte spontanee delle masse popolari su cui far leva, interviene alla cieca con scarsi o nessun risultato. Chi insiste nell’agire alla cieca prima o poi si scoraggia per la sterilità dei suoi sforzi, si demoralizza, perde fiducia e alcuni arrivano fino ad abbandonare la lotta e disertare.

Assimilare e usare il materialismo dialettico è la nostra principale arma per la vittoria. Pensate a uno che volesse operare trasformazioni chimiche e costruire impianti chimici senza imparare e usare i principi e i metodi della chimica! Immaginate uno che volesse sconfiggere un’epidemia o curare una malattia senza imparare la medicina e usare i suoi metodi e suoi strumenti.

Certo noi avanziamo su un terreno mai finora praticato, dobbiamo risolvere problemi e affrontare lotte che gli uomini non hanno finora affrontato con successo. In molti casi quindi non esistono metodi e pratiche verificate e consolidate. Dobbiamo far tesoro delle linee e dei principi generali, analizzare la situazione concreta e sperimentare. Inevitabilmente in molti casi sbaglieremo e impareremo solo dagli errori nostri e degli altri. Ma come si è imparato a volare e a fare tante cose che gli uomini non avevano mai fatto, dobbiamo imparare e impareremo a fare la rivoluzione socialista. Il Partito comunista è appunto l’aggregazione nel cui ambito i suoi membri imparano e insegnano, sperimentano ed elaborano. E quello che vale per il (nuovo) Partito comunista italiano, vale anche per il Partito dei CARC nel modo che gli organismi del P.CARC stesso decidono e praticano.

La seconda ondata della rivoluzione proletaria avanza in tutto il mondo. Molti non la vedono e non la sentono, come in natura chi non si intende di coltivazione non sa che il grano sta germinando finché non spunta da terra, perché solo a questo punto lo vede. La natura è piena di processi in corso che un inesperto non vede. Nella vita sociale, quanti sono colti di sorpresa dagli eventi? Così è anche per la rivoluzione proletaria. Per vederla già oggi, bisogna avere assimilato la concezione comunista del mondo.

Chi l’ha assimilata, vede i sintomi del processo in corso e si applica a svilupparlo. Perché la rivoluzione socialista si sviluppa in una società che è gravida di essa, ma non si sviluppa spontaneamente, cioè senza l’intervento mirato dei comunisti che mobilitano, organizzano e orientano gli operai e le altre classi delle masse popolari. Se nessuno fa gli interventi necessari, il germe non fiorisce e muore. La storia del movimento comunista è pieno di episodi del genere. Le lotte spontanee non generano la rivoluzione, come la pasta senza lievito non fermenta. La rivoluzione socialista non scoppia, bisogna farla crescere, costruirla. Molti si ribellano alla società borghese senza avere assimilato la concezione comunista del mondo e cercano la rivoluzione socialista nelle lotte rivendicative, nelle lotte elettorali e nelle altre procedure della democrazia borghese. Ma non sanno cosa cercare perché né le lotte rivendicative né le lotte tra partiti e gruppi borghesi sono di per se stesse manifestazioni della rivoluzione socialista. Il primo passo per diventare comunisti, per passare da ribelle, lottatore, scioperante, oppositore, ecc. a comunista è studiare e assimilare la concezione comunista del mondo e il partito comunista è anzitutto una scuola per studiare e applicare la concezione comunista del mondo.

La rivoluzione socialista non scoppia, è un processo necessario ma non spontaneo. La concezione che ha portato il Partito di Lenin a dare nel 1917 il via alla prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale è la concezione esposta anni prima nel Che fare?: la teoria che guida gli operai a fare la rivoluzione non nasce dal rapporto operai-capitalisti che gli operai sperimentano direttamente; nasce elaborando l’intera storia dell’umanità e i comunisti devono portarla tra gli operai guidando con essa la loro lotta per emanciparsi dai padroni. La lotta economica e per i diritti è solo un aspetto della lotta di classe, non l’aspetto centrale. Può avere un ruolo importante e un grande sviluppo solo se chi la guida la conduce nel contesto del resto della lotta di classe. Per questo i comunisti devono assimilare e applicare la concezione comunista del mondo, per portare gli operai a fare la rivoluzione socialista.

La nostra società ha bisogno di rivoluzione socialista, ma non la produce se i comunisti non la coltivano.

Il terreno è fertile perché la borghesia imperialista e il suo clero per prolungare la vita del loro sistema di relazioni sociali non possono che portare miserie, distruzione, inquinamento e guerra.

Decine di migliaia di uomini, donne e bambini in questi giorni marciano lungo i Balcani o attraversano il Mediterraneo a rischio della loro vita per raggiungere quella parte d’Europa che nel secolo scorso fu teatro del capitalismo dal volto umano. Colonne altrettanto numerose non marciano lungo la via della Spagna solo perché con ferocia più spietata le potenze imperialiste con i loro servi marocchini e gli eredi del franchismo hanno strozzato il corridoio di Gibilterra fin dall’inizio della nuova colonizzazione dell’Asia e dell’Africa.

La Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti sta colonizzando nuovamente l’Asia e l’Africa arraffando un bottino di cui i gruppi imperialisti di tutto il mondo cercano di prendere ognuno il massimo che gli riesce. Con lo sfruttamento delle risorse naturali e con le guerre rende impossibile la vita a milioni di uomini, donne e bambini nei paesi oppressi. Nei paesi imperialisti distrugge una dopo l’altra le istituzioni del capitalismo dal volto umano (istruzione, salute, pensioni, servizi pubblici) ed elimina i diritti economici, politici e civili che per contenere il movimento comunista aveva dovuto cedere alle masse popolari durante la prima ondata della rivoluzione proletaria, nella prima parte del secolo scorso. Per prolungare la vita del suo sistema sociale la borghesia imperialista deve imporre nel mondo intero un corso delle cose catastrofico: sul terreno politico, economico, ambientale, climatico, intellettuale e morale. Non può fare diversamente. È nella sua natura e non può farne a meno. Proprio questo rende in definitiva inevitabile la fine del suo sistema di relazioni sociali e di relazioni internazionali.

Questo è a grandi linee lo scenario internazionale in cui noi comunisti dobbiamo sviluppare su grande scala la lotta della classe operaia in Italia per prendere il potere e instaurare il socialismo mettendo fine alla Repubblica Pontificia. Da ogni parte assediano le masse popolari i miasmi della sua putrefazione: la corruzione, la criminalità, la precarietà, la droga, l’ignoranza, la superstizione, la pazzia e mille altre forme di abbrutimento che si aggiungono alla disoccupazione, alla precarietà, all’inquinamento e alla devastazione del territorio. Possiamo certo venirne a capo, ma per questo dobbiamo legarci tra noi fortemente nel Partito comunista, assimilando e applicando la concezione comunista del mondo e facendo con essa fermentare la resistenza che le masse popolari in mille forme oppongono al catastrofico corso delle cose anche spontaneamente, cioè indipendentemente dall’azione promotrice e dirigente del Partito comunista.

 

L’accoppiata Bergoglio-Renzi cerca di distrarre le masse popolari dalla lotta di classe e paralizzarle combinando prediche sulla misericordia e la retorica del successo. In realtà il governo Renzi fa con maggiore arroganza e clamore quello che i suoi predecessori facevano esitando e piagnucolando e continua come i suoi predecessori a spremere le masse popolari italiane a vantaggio del capitale finanziario internazionale e italiano: proprio per questo accelera la disgregazione della Repubblica Pontificia. Quando molla cinque a uno, è perché toglie dieci a un altro per mettere gli uni contro gli altri. Quelli che come Vendola & C cercano di coabitare con gente simile, mirano a servire lo stesso sistema prendendo il posto di Renzi e non hanno futuro. La sinistra borghese ha di positivo di essere malcontenta del corso delle cose. Ma gli esponenti della sinistra borghese che si ostinano a restare nell’ambito della Repubblica Pontificia non hanno altro futuro che seguire brontolando e frenando la strada del PD al servizio degli stessi padroni. Solo quelli che si metteranno al servizio delle masse popolari organizzate avranno un futuro.

 

Matteo Salvini e gli altri promotori delle prove di fascismo cercano di trarre profitto dal corso delle cose incitando alla persecuzione degli immigrati, come se fosse la loro invasione che toglie spazio ai lavoratori, ai pensionati e agli emarginati nati in Italia. Cercano di far dimenticare che in Italia imperversava la disoccupazione e la miseria anche quando la sua popolazione era la metà dell’attuale e si emigrava su grande scala in America e nel resto d’Europa. È il sistema sociale che rende impossibile la vita a tanta parte della popolazione, non la mancanza di territorio. In Germania in un territorio poco più grande del nostro abita una popolazione una volta e mezza quella italiana. In Giappone in un territorio poco più grande del nostro e perfino più accidentato del nostro, abita il doppio della popolazione italiana. In Polonia con un territorio grande come il nostro e una popolazione poco più di metà della nostra, borghesia e clero cercano di mantenere la calma mobilitando contro lo spauracchio dell’immigrazione. La caccia all’immigrato è il filo conduttore della mobilitazione reazionaria in tutta l’Europa. Matteo Salvini e i suoi complici possono fare molto male ma al massimo possono prendere il posto del governo Renzi per fare con maggiore ferocia la stessa politica agli ordini della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti, contro le masse popolari e contro le istituzioni del capitalismo dal volto umano, ivi comprese le autonomie locali e le organizzazioni sindacali che già il governo dell’accoppiata Bergoglio Renzi sta distruggendo.

 

M5S e a livello locale personaggi come Luigi De Magistris, Ignazio Marino e altri danno voce alle masse popolari che rifiutano di lasciarsi coinvolgere nel sistema politico della Repubblica Pontificia, sono l’altra faccia dell’astensione elettorale. Ma in definitiva hanno davanti a sé solo due strada: o favorire e sostenere le masse popolari e in particolare gli operai che si organizzano o finire anche loro al servizio dei vertici della Repubblica Pontificia e, al di là di questa, della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti. Perché in ogni paese bisogna assicurare la produzione e riproduzione di quanto è necessario per vivere e oggi questo lo possono fare solo le aziende capitaliste o le aziende pubbliche che lavorano in rete secondo un piano in cui si concretizza il meglio delle idee e delle aspirazioni che gli uomini oggi concepiscono. Ma le loro aziende i capitalisti non le cedono pacificamente e quindi bisogna toglierle a loro, farle funzionare e resistere alle loro manovre, ai loro sabotaggi, alle loro aggressioni. E questo lo possono fare solo le masse popolari organizzate e tra tutte le classi popolari gli operai sono quelli che hanno maggiori possibilità, esperienza e necessità di organizzarsi. Non c’è una terza possibilità: o i capitalisti che oggi vuol dire la borghesia imperialista con il catastrofico corso delle cose che essa impone al mondo o le masse popolari organizzate ossia la dittatura del proletariato.

Fino alla Rivoluzione d’Ottobre la dittatura del proletariato era un’idea che il movimento comunista aveva elaborato facendo il bilancio dell’esperienza della Comune di Parigi. La Rivoluzione d’Ottobre ha confermato che è un’idea giusta: finché l’Unione Sovietica ha svolto il ruolo di base rossa della rivoluzione proletaria, essa ha resistito a ogni aggressione e ha fatto progressi in tutti i campi dell’economia, della vita sociale e della partecipazione delle masse popolari alla vita politica come nessun paese ne aveva mai fatti e ha spinto in avanti tutte le classi sfruttate e i popoli oppressi di tutto il mondo. Solo quando ha abbandonato questo ruolo è incominciata la sua decadenza.

Il bilancio dell’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria ci insegna che assimilando la concezione comunista del mondo e usandola come guida della loro attività i partiti comunisti possono condurre le masse popolari a fare la rivoluzione socialista, che la lotta tra le due linee nel partito comunista è la condizione per svilupparlo e difenderlo dall’influenza della borghesia, che la guerra popolare rivoluzionaria è la strategia della rivoluzione socialista, che la linea di massa è il metodo principale di lavoro e di direzione del partito comunista, che dopo la conquista del potere, nei paesi socialisti, la borghesia è costituita dai dirigenti del Partito, dello Stato e delle istituzioni sociali che adottano metodi borghesi per trattare le contraddizioni del socialismo, mentre la società socialista è invincibile e progredisce solo se il potere è affidato agli uomini devoti alla causa dell’emancipazione delle masse popolari e del comunismo.

Forti di questi insegnamenti della Rivoluzione d’Ottobre e della prima ondata della rivoluzione proletaria, sintetizzati dal maoismo, noi comunisti affronteremo con successo i compiti della rinascita del movimento comunista e dello sviluppo della seconda ondata della rivoluzione proletaria che romperà la globalizzazione imperialista e instaurerà il socialismo in tutto il mondo sulla base di relazioni di collaborazione e solidarietà tra i popoli. Oggi la creazione delle condizioni per costituire il Governo di Blocco Popolare è la linea di avanzamento della rivoluzione socialista nel nostro paese.

I comunisti possono e devono creare le condizioni perché la classe operaia, alla testa delle altre classi delle masse popolari, costituisca il Governo di Blocco Popolare facendolo ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia e marci verso l’instaurazione del socialismo.

 

È a contribuire a questi compiti che il (nuovo) Partito comunista italiano chiama tutti gli elementi avanzati del nostro paese, in particolare gli operai avanzati, i giovani, le donne e gli immigrati: perché reagiscano con forza all’aggressione della borghesia imperialista e del clero e al disfattismo diffuso dalla sinistra borghese e dagli eredi del revisionismo moderno, si arruolino nelle file del Partito e costituiscano Comitati di Partito clandestini nelle aziende capitaliste e nelle aziende pubbliche, nelle scuole e nelle università, nelle zone d’abitazione, perché promuovano ovunque la formazione di organizzazioni operaie e popolari!

 

Avanti compagni, con coraggio e intelligenza! Faremo dell’Italia un nuovo paese socialista!

 

 
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Per mettersi in contatto con il Centro del (n)PCI senza essere individuati e messi sotto controllo dalla Polizia, una via consiste nell’usare TOR [vedere http://www.nuovopci.it/corrisp/risp03.html], aprire una casella email con TOR e inviare da essa a una delle caselle del Partito i messaggi criptati con PGP e con la chiave pubblica del Partito [vedere http://www.nuovopci.it/corrisp/risp03.html].
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Una Risposta to “La Rivoluzione d’Ottobre e la nostra lotta”

  1. paolo b. 10/29/2015 a 10:51 am #

    Molto bello. Complimenti. è da studiare.

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