La Rivoluzione d’Ottobre e l’ondata della rivoluzione proletaria…

2 Nov

Comunicato CC 33/2014 – 1° novembre 2014

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Celebriamo il 97° Anniversario della Rivoluzione d’Ottobre (7 novembre 1917 – 25 ottobre del calendario giuliano)

La Rivoluzione d’Ottobre e l’ondata della rivoluzione proletaria che essa ha sollevato in tutto il mondo insegnano ai comunisti, agli operai e alle masse popolari che per cambiare il corso delle cose devono anzitutto prendere in mano il governo del paese! Senza il potere ogni altra conquista è precaria!

La celebrazione dell’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre riveste quest’anno una particolare importanza per noi comunisti italiani perché siamo impegnati in un passaggio delicato della nostra lotta per portare gli operai e le masse popolari tutte a organizzarsi per costituire e imporre un loro governo d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare(GBP); perché siamo impegnati in un passaggio delicato della nostra lotta per far leva anche sulle proteste, sull’indignazione e sulle lotte rivendicative degli operai e delle masse popolari ma per portarli a prendere in mano la direzione del paese.

Con l’avvento del governo Renzi-Berlusconi la putrefazione della Repubblica Pontificia (RP) ha fatto un grande passo avanti. Il nuovo governo delle larghe intese si è costituito sotto l’alto patrocinio e su spinta

  1. della Corte Pontificia rinnovata con l’incoronazione di Papa Francesco, espressione della grande scuola anticomunista dei Gesuiti, fautori del governo indiretto della Chiesa Cattolica sulla società borghese,
  2. degli imperialisti USA che nell’ultimo anno hanno compiuto rilevanti passi avanti (l’operazione in Ucraina è esemplare) nella lotta per la supremazia mondiale che nell’ambito della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti (CI) li contrappone agli imperialisti europei,
  3. della criminalità organizzata, delle Organizzazioni Criminali che hanno assunto un ruolo rilevante nel sistema imperialista mondiale.

Questi hanno imposto il governo Renzi-Berlusconi sia ai gruppi imperialisti europei (UE) sia al resto dei vertici della RP. Nel campo delle relazioni internazionali il nostro paese è ridotto più di prima a base per le aggressioni militari che gli imperialisti USA estendono senza tregua nel mondo, a base per le operazioni criminali e la rete di controllo con cui gli imperialisti USA cercano di prolungare la loro dominazione sul mondo e sviluppano la loro lotta anche in seno alla CI. In questi ultimi giorni il nostro paese è diventato addirittura il lazzaretto dove fanno la quarantena da Ebola i soldati e agenti con cui gli imperialisti USA rafforzano la loro dominazione in Africa contro i gruppi imperialisti europei e la Cina. Contro le masse popolari italiane il governo Renzi-Berlusconi sviluppa in forme in qualche misura nuove la linea seguita dai governi Berlusconi, Prodi, Monti e Letta che lo hanno preceduto, schiaccia ed emargina una parte crescente del proletariato e dei lavoratori autonomi, sconvolge l’intera società e aggrava il dissesto del territorio e l’inquinamento. Una serie di fattori rendono tuttavia debole e instabile il governo Renzi-Berlusconi. Crescono i contrasti nell’Unione Europea, nei vertici della RP, nelle larghe intese PD-FI e perfino nel PD di cui Renzi si è servito per la sua scalata al governo (le prossime elezioni locali metteranno il PD a dura prova): tutti contrasti da cui noi comunisti possiamo e dobbiamo trarre vantaggio per la nostra lotta. Tra le masse popolari e in particolare tra i lavoratori occupati nelle  aziende capitaliste cresce il fermento, anche i sindacalisti di regime (esemplare la condotta di Susanna Camusso e di altri “nipotini di Craxi”) sono costretti dai loro propri interessi a farsene portavoce e in questa maniera lo accrescono: esso costituisce per noi comunisti il terreno principale per far avanzare la rivoluzione socialista.

Gli avvenimenti degli ultimi giorni, dal buon risultato dello sciopero generale USB del 24 ottobre, alla partecipata manifestazione CGIL del 25 ottobre, all’aggressione della polizia del governo Renzi-Berlusconi contro il corteo degli operai della Acciai Speciali Terni (AST) il 29 ottobre a Roma, offrono mille occasioni a noi comunisti anche per illustrare, sulla scala più vasta che le nostre forze consentono, agli elementi più avanzati delle masse popolari la via che stiamo seguendo e che devono adottare se vogliono fare la rivoluzione socialista in Italia e per reclutare i migliori, disposti a trasformarsi fino a diventare comunisti.

Infatti solo con la rivoluzione socialista, instaurando il socialismo, cambieremo il corso disastroso delle cose che la borghesia imperialista e il suo clero impongono alle masse popolari del nostro paese e del resto del mondo. Una ripresa generale, a livello mondiale, dell’economia reale capitalista è impossibile. Ogni idea e proposito di cambiare il corso delle cose in senso favorevole alle masse popolari restando nell’ambito dell’economia capitalista sono destituiti di fondamento. Il corso stesso delle cose dissipa e sempre più dissiperà ogni illusione al riguardo, anche più efficacemente di quanto lo possono fare le nostre parole, pur necessarie per far valere la direzione del Partito e per reclutare le persone decise a diventare comunisti. Le proteste e le rivendicazioni sono utili per mobilitare le masse popolari, ma la mobilitazione sarà efficace e fruttuosa solo se noi comunisti le condurremo a fare la rivoluzione socialista. Quello che sta a noi comunisti costruire è la rivoluzione socialista: cioè aprire la via, indicare i passi da compiere e portare a compierli, fornire direzione sia a quelli che nutrono ancora illusioni ma lottano per realizzarle sia a quelli che via via perderanno le illusioni che oggi li frenano, constateranno che proteste e rivendicazioni non fanno desistere la borghesia imperialista e le sue autorità dalle loro attività criminali distruttive delle masse popolari, della società e dell’ambiente, vedranno distrutte le nicchie che oggi ancora sperano li salvino dalla bufera.

Tutto questo rende particolarmente importante che noi comunisti eleviamo la nostra coscienza, che fissiamo chiaramente gli insegnamenti della Rivoluzione d’Ottobre e dell’ondata rivoluzionaria che essa ha sollevato in tutto il mondo, che inquadriamo in modo giusto il ruolo che essa ha avuto nel passato della storia dell’umanità rispetto alla lotta in corso con cui oggi facciamo consapevolmente la storia. In sintesi: dobbiamo “regolare i conti” con l’eredità della Rivoluzione d’Ottobre alla luce delle situazione attuale e dei compiti che la crisi generale del capitalismo pone a chi usa la concezione comunista del mondo, la scienza delle attività con cui gli uomini fanno la loro storia, per costruire il futuro dell’umanità.

Il movimento comunista ha quasi 170 anni di vita. In questo pur breve periodo ha lottato nelle condizioni più varie, ha messo la sua scienza alla prova in circostanze molto diverse e ha accumulato un ricco patrimonio di insegnamenti e ancora più di esperienze: tutti quelli che vogliono con scienza e coscienza cambiare il corso delle cose che la borghesia imperialista impone al mondo, vi devono attingere.

È facendo tesoro di questo patrimonio che il nostro Partito ha da tempo concluso che nel nostro paese la guerra popolare rivoluzionaria (GPR) di lunga durata è la strategia della rivoluzione socialista. Con la GPR il partito comunista fa in ogni circostanza e in ogni momento leva sul movimento di massa che c’è già, per condurre le masse popolari a sviluppare, imparando dalla loro stessa esperienza compiuta con la direzione (diretta o indiretta – metodo delle leve, ecc.) del Partito e illuminata dalla sua propaganda, il movimento di livello superiore che ancora non c’è, fino alla conquista del potere. Dopo l’inizio, nel 2007, della fase acuta e terminale della crisi generale del capitalismo, abbiamo valutato che la fase attuale della GPR consiste nella costituzione del Governo di Blocco Popolare (GBP), il governo d’emergenza della Organizzazioni Operaie e Popolari (OO e OP). Ora quindi concentriamo le nostre forze nell’indurre i  lavoratori delle aziende capitaliste a costituire OO e i lavoratori delle aziende pubbliche, gli studenti, le casalinghe, i disoccupati e i precari, gli immigrati, i pensionati e i lavoratori autonomi a costituire OP. A questo fine dobbiamo quindi, anzitutto, consolidare e rafforzare il Partito comunista perché sia all’altezza del suo ruolo indispensabile e decisivo.

È facendo tesoro di quel patrimonio che il nostro Partito ha ricavato anche la conclusione che tutti i membri del Partito e tutti quelli che lo vogliono diventare devono compiere una riforma morale e intellettuale consistente nell’assimilare la concezione comunista del mondo e trasformare la propria mentalità e in una certa misura anche la propria personalità in modo da diventare capaci di applicare la concezione comunista del mondo nella trasformazione del mondo. È indispensabile che i comunisti dei paesi imperialisti compiano questa riforma morale e intellettuale perché il Partito sia all’altezza del suo compito: fare la rivoluzione socialista. Infatti la rivoluzione socialista si distingue dalle rivoluzioni borghesi anche nel senso che le masse popolari non solo devono spezzare il potere alle vecchie classi dominanti (ruolo che ebbero anche nelle rivoluzioni borghesi), ma devono esse stesse costruire la nuova società. Questo nuovo ruolo richiede un’arte che le masse popolari non imparano e non possono imparare finché sono dirette dalla borghesia e da altre classi sfruttatrici e dominanti, finché sono dal ruolo pratico e quotidiano che svolgono nella società borghese abituate ad obbedire e spinte a pensare secondo la scuola e la propaganda della borghesia e del clero. Da qui le caratteristiche particolari che deve avere l’avanguardia organizzata della classe operaia che le guida, il Partito comunista.

Queste sono le due principali lezioni che abbiamo tirato studiando l’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria guidati dall’elaborazione superiore al leninismo che di essa ha fatto Mao Tse-tung. Queste applichiamo nel concreto della situazione attuale.

Le caratteristiche del presente, della lotta di classe in corso, hanno le loro origini in quella ondata, nel suo esaurimento e nell’ingresso del sistema capitalista nella sua nuova crisi generale che inizia negli ultimi decenni del secolo scorso. Chi pretende di tracciare la storia del secolo scorso e di fare l’analisi del presente prescindendo dalla prima ondata della rivoluzione proletaria, non c’è ombra di dubbio che, per vasta che sia la sua conoscenza dei dettagli, non coglie il filo conduttore e quindi la sostanza della storia di cui tratta (“se anche vede molti alberi, non vede la foresta”). Oggi nei vecchi paesi imperialisti le masse popolari difendono le conquiste di civiltà e di benessere strappate durante quella ondata, mentre la borghesia imperialista deve eliminare quelle conquiste per guadagnare tempo nella crisi generale del sistema sociale e del sistema di relazioni internazionali di cui essa è alla testa. Nel mondo i gruppi imperialisti sorti dalla distruzione del vecchio sistema coloniale e dalla reintegrazione (sia pure in misure e in forme diverse) dei primi paesi socialisti nel sistema imperialista mondiale, i gruppi imperialisti dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, SudAfrica) e di altri paesi, collaborano e competono con i gruppi imperialisti delle vecchie potenze europee, degli USA e del Giappone. Essi, che ne siano o non ne siano consapevoli, seguono, adattandola meglio che loro riesce alle circostanze e cercando di imparare più lezioni che loro riesce della triste sorte dei loro predecessori, la linea che Kruscev e Breznev chiamavano “linea della competizione economica tra il campo socialista e il campo capitalista” e “linea della coesistenza pacifica tra i due campi”. Questo è il mondo che ereditiamo dalla storia caratterizzata dalla prima ondata della rivoluzione proletaria che la Rivoluzione d’Ottobre ha suscitato nel mondo.

Se la Rivoluzione Francese ha dato la sua impronta al secolo XIX, il secolo XX è caratterizzato dalla Rivoluzione d’Ottobre e dall’ondata rivoluzionaria che essa ha suscitato in tutto il mondo fino alla fondazione della Repubblica Popolare Cinese, alla fondazione di Cuba socialista, all’eroica lotta di liberazione del Vietnam, alla distruzione del vecchio sistema coloniale in Asia, in America Latina e in Africa, alle conquiste di civiltà e di benessere strappate dalle masse popolari degli stessi paesi imperialisti. La storia del secolo XX è la storia della prima ondata della rivoluzione  proletaria e della lotta accanita e senza scrupoli della borghesia imperialista per venirne a capo e prolungare la vita del suo sistema di relazioni sociali e del suo sistema di relazioni internazionali.

L’ondata rivoluzionaria sollevata in tutto il mondo dalla Rivoluzione d’Ottobre ha confermato pienamente la scienza delle attività con cui gli uomini fanno la loro storia, scienza che è la grande scoperta compiuta da Marx ed Engels nella prima metà del secolo XIX: il materialismo dialettico e storico, la concezione comunista del mondo.

Già nel 1882, nella prefazione alla seconda edizione russa del Manifesto del partito comunista (1848), la concezione comunista del mondo aveva permesso a Marx ed Engels di affermare che la Russia sarebbe riuscita a passare dalla condizione di allora, a metà strada tra il capitalismo già sviluppato in Europa e negli USA e la proprietà comune dei contadini da poco (dal 1860) in qualche misura liberati dalla servitù della gleba, al comunismo se la rivoluzione borghese che si profilava in Russia avesse innescato la rivoluzione socialista nei paesi dell’Europa occidentale. Lenin e i bolscevichi attinsero all’eroico movimento rivoluzionario russo, all’insegnamento di Marx ed Engels e al movimento socialista della II Internazionale (1889-1914) e svilupparono l’esperienza e la scienza di questi fino a condurre gli operai russi a prendere la direzione della rivoluzione borghese in Russia per fare di essa il segnale della rivoluzione socialista in Europa e nel mondo. Con la Rivoluzione d’Ottobre gli operai russi portarono la rivoluzione borghese russa oltre il limite a cui erano fino allora arrivate le rivoluzioni borghesi in Europa e in America.

Il corso degli eventi della Grande Guerra (1914-1918) aveva però già nel 1914 mostrato che i partiti socialisti dei paesi imperialisti non erano capaci di guidare gli operai a prendere il potere e instaurare il socialismo. Infatti erano partiti che nel loro lavoro invece che alla conquista del potere e all’instaurazione del socialismo avevano dato la priorità

  1. alle rivendicazioni e alle conquiste economiche (alla “lotte concrete”, ai “risultati concreti” direbbero i compagni di Proletari Comunisti e di altri gruppi economicisti) con il risultato reale di ottenere qua e là vari miglioramenti salariali e normativi per gli operai, ma proprio questo risultato aveva in alcuni loro dirigenti (gli anarcosindacalisti, i massimalisti, ecc.) nutrito l’illusione di eliminare per quella via la divisione della società in classi sfruttate e classi sfruttatrici,
  2. alla partecipazione alle istituzioni della democrazia borghese con il risultato reale di ottenere alcune misure legislative favorevoli agli operai e alle masse popolari in generale, ma proprio questo risultato in alcuni loro dirigenti (i riformisti) aveva nutrito l’illusione di arrivare per quella via all’eliminazione della divisione della società in classi dominate e classi dominanti.

I massacri e le distruzioni della Grande Guerra non solo avevano messo a nudo l’incapacità complessiva di quei partiti di guidare le masse a instaurare il socialismo, ma avevano anche trasformato gran parte dei loro dirigenti in uomini politici al servizio della borghesia.

Per far fronte a questa dimostrata incapacità, sull’impulso impresso dalla Rivoluzione d’Ottobre al movimento rivoluzionario delle masse popolari di tutto il mondo, nei paesi imperialisti si costituirono partiti comunisti, nel quadro della prima Internazionale Comunista (IC), con il compito di instaurare il socialismo.

Lenin nella Note di un pubblicista (febbraio 1922) riassume l’esperienza dei primi anni di vita e di lotta dei nuovi partiti comunisti dei paesi imperialisti. Egli afferma che trasformare un partito socialista europeo, parlamentare, riformista di fatto e con appena una spruzzatina di spirito rivoluzionario, in un partito di tipo nuovo, realmente rivoluzionario e realmente comunista, era cosa estremamente difficile, ma che questo era quanto i nuovi partiti comunisti stavano facendo. Al IV congresso dell’IC (novembre 1922) Lenin ancora dava ai partiti comunisti dei paesi imperialisti la direttiva di studiare l’esperienza della lotta di classe nel loro paese per capire la via che nel particolare e concreto del rispettivo paese ognuno di essi doveva seguire per instaurare il socialismo (Cinque anni di rivoluzione russa e le prospettive della rivoluzione mondiale). Riferendosi al nostro paese disse addirittura: “Forse i fascisti in Italia, per esempio, ci renderanno grandi servizi mostrando agli italiani che neanche essi sono abbastanza istruiti, che il loro paese non è ancora garantito contro i centoneri [criminali e avventurieri mobilitati al servizio della reazione dalla polizia  zarista, ndr]. Forse questo sarà molto utile”.

Ma nonostante la crisi generale del capitalismo che continuò anche dopo la fine della Grande Guerra, in nessun paese imperialista i partiti comunisti riuscirono nel loro obiettivo, la rivoluzione russa dovette far fronte all’aggressione di tutte le potenze imperialiste in appoggio alle classi reazionarie russe e i comunisti russi dovettero decidere quali compiti dovevano svolgere gli operai russi che avevano conquistato la direzione del loro paese. La linea che Lenin e Stalin fecero prevalere nel Partito comunista (bolscevico) russo contro vari oppositori fu che la neocostituita Unione Sovietica poteva e doveva assolvere al ruolo di base di appoggio (base rossa) della rivoluzione di nuova democrazia che i partiti comunisti stavano già sviluppando nei paesi oppressi e della rivoluzione socialista che i partiti comunisti dei paesi imperialisti avrebbero via via imparato a fare. Per nulla al mondo gli operai russi avrebbero ceduto alla borghesia il potere che avevano conquistato: avrebbero al contrario con pazienza e metodo, poggiando sul massimo sostegno che il movimento comunista dei paesi imperialisti era capace di dare loro, ma soprattutto poggiando sulle forze e risorse delle masse popolari dell’Unione Sovietica, sviluppato le forze produttive e le relazioni socialiste nel loro paese: il loro programma era costruire il socialismo, usare del potere conquistato per trasformare l’economia e la cultura arretrate del loro paese. Nel suo scritto I compiti immediati del potere sovietico (marzo-aprile 1918) Lenin già delinea questo compito di medio termine, che venne messo in opera su larga scala dopo la conclusione della guerra civile nel 1920.

Anche dopo la morte precoce di Lenin nel 1924, Stalin riuscì a far prevalere nel Partito la linea tracciata da Lenin contro la destra del Partito. Questa, approfittando della scomparsa di Lenin, cercò nuovamente di imporre la via dello sviluppo capitalista della Russia e della sua reintegrazione nel sistema capitalista mondiale. La destra si presentò in due versioni, una promossa a capeggiata da Bukharin e l’altra promossa e capeggiata da Trotzki: i due autorevoli dirigenti del Partito che già nel periodo 1918-1924 avevano nei momenti cruciali promosso e capeggiato linee antileniniste. Le due versioni erano diverse e per alcuni aspetti anche opposte tra loro, ma la conclusione pratica comune era la liquidazione del ruolo particolare dell’Unione Sovietica (e a maggior ragione di quello delle rivoluzioni di nuova democrazia in corso in Cina e in altri paesi) ai fini della rivoluzione socialista mondiale. Ma la sinistra prevalse e queste linee vennero respinte.

La borghesia imperialista, il clero (il Vaticano in particolare svolse un ruolo molto attivo nella “crociata antisovietica”) e le classi reazionarie di tutto il mondo cercarono con ogni mezzo e senza alcun scrupolo di schiacciare l’Unione Sovietica, di impedire con aggressioni, con il sabotaggio, il boicottaggio e il blocco commerciale e finanziario ogni suo progresso, forti delle ricchezze e delle risorse che la storia umana aveva accumulato nelle loro mani. Nonostante questo, l’Unione Sovietica svolse per quasi 40 anni il ruolo di base rossa della rivoluzione proletaria mondiale e tutta l’umanità trasse enormi vantaggi dagli sforzi e dai sacrifici compiuti dal proletariato e dalle masse popolari sovietiche. Gli errori che commisero, i metodi violenti a cui fecero ricorso per rimuovere gli ostacoli, gli sforzi disperati che fecero per spezzare le catene che legavano la Russia all’arretratezza e alla miseria e che rendevano impossibile resistere all’aggressione e al sabotaggio dei paesi più progrediti e più ricchi che restavano nelle mani della borghesia, del clero e di altre classi reazionarie, destano e devono destare rispetto e ammirazione in tutti i veri rivoluzionari e devono essere per essi fonte di insegnamenti. È ovvio che la classi reazionarie e i loro portavoce facciano invece grande scandalo, che i Bertinotti e i Berlusconi di turno gridino al “libro nero del comunismo” e alla “storia di errori e orrori”. Oggi la borghesia imperialista e il clero condannano perfino Robespierre e i giacobini della Rivoluzione Francese! Ma quanto agli oppressi e ai rivoluzionari, sarebbe da utopisti e sognatori sciocchi pensare che senza costrizione e senza dittatura sia possibile passare dal capitalismo al comunismo. Il corso della sua storia pone l’umanità di fronte al compito possibile ma complesso di porre fine alla dittatura feroce della borghesia imperialista e del suo clero che la porta alla rovina. Non è possibile farlo senza uno sforzo eroico che richiede concentrazione di forze, la liberazione di tutte le  energie delle masse popolari e la dittatura senza pietà sulle classi reazionarie e i loro sostenitori. Tutte le soluzioni intermedie sono tentativi della borghesia e del clero di ingannare e fuorviare le masse popolari. Chi vuole la pace sociale, chi si oppone alla guerra di classe, che ne sia o non ne sia consapevole favorisce gli sforzi della borghesia imperialista per perpetuare il suo sistema di oppressione, di morte e di distruzione.

Con la ferma e lungimirante guida di Stalin l’Unione Sovietica assolse invece per quasi 40 anni, con uno sforzo eroico di tutti i popoli sovietici, al suo ruolo di base rossa della rivoluzione proletaria mondiale, conquistò la grande vittoria del 1945 sul nazifascismo e appoggiò in mille modi e con grandi successi le rivoluzioni di nuova democrazia (nel 1949 venne fondata la Repubblica Popolare Cinese, una tappa basilare nella storia dell’umanità) e le rivoluzioni antimperialiste di liberazione nazionale che distrussero il vecchio sistema coloniale. Furono invece sostanzialmente vani gli sforzi della prima Internazionale Comunista diretta da Stalin per bolscevizzare i partiti dei paesi imperialisti, come ebbe a rilevare Andrej Zdanov nella riunione del Cominform nel 1948 trattando dei partiti comunisti italiano e francese che si erano lasciati estromettere dal governo dei rispettivi paesi di cui facevano parte forti della vittoria della Resistenza sul nazifascismo. In nessuno dei paesi imperialisti, nonostante lotte eroiche di ogni genere e in particolare la Resistenza contro il nazifascismo, i partiti comunisti avevano elaborato una strategia adeguata al loro compito. L’unico dirigente che nei paesi imperialisti a partire dagli anni ’20 si dedicò sistematicamente ad elaborare una strategia della rivoluzione socialista nel proprio paese fu Antonio Gramsci, ma il suo insegnamento, interrotto come attività pratica dalla carcerazione ad opera dei fascisti nel 1926, restò fissato nei Quaderni del carcere e rimase privo di effetti pratici.

Solo dopo il fallimento dei partiti comunisti a raccogliere i frutti della vittoria sul nazifascismo e dopo la morte di Stalin la destra del Partito Comunista dell’Unione Sovietica riuscì a imporre, nel febbraio del 1956 al XX congresso, la sua linea e a far abbandonare all’Unione Sovietica il ruolo di base rossa della rivoluzione proletaria mondiale. Iniziarono allora anche il rallentamento dello sviluppo economico, culturale e sociale e poi la decadenza dell’Unione Sovietica, sempre più corrosa dalla corruzione, dal clientelismo e dagli altri metodi e costumi della borghesia e del clero che via via si diffondevano tra i dirigenti del Partito e dello Stato e sempre più scoraggiavano e allontanavano le masse dalla costruzione del socialismo. Ma tanta era la forza della prima ondata rivoluzionaria che ci vollero più di 30 anni prima che la borghesia arrivasse a ristabilire apertamente la proprietà privata dei mezzi di produzione e alla dissoluzione dell’Unione Sovietica.

La vittoria della destra nel Partito Comunista dell’Unione Sovietica e il mancato successo dei partiti comunisti nei paesi imperialisti si ripercossero via via in ogni angolo del mondo. Inutilmente il Partito Comunista Cinese (PCC) diretto da Mao Tse-tung cercò, con la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria (1966-1976), di far assumere alla Repubblica Popolare Cinese il ruolo che era stato dell’Unione Sovietica. La morte di Mao e l’avvento al potere della destra del PCC guidata da Teng Hsiao-ping, che fin dagli anni ’50 si era opposta alla linea promossa da Mao, accelerò l’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria in tutto il mondo.

Questa è a grandi linee la storia che noi abbiamo alle spalle, che dà ragione del presente che dobbiamo trasformare, da cui dobbiamo imparare per fare i conti con il suo risultato. Non solo il Partito comunista italiano, ma nessuno dei partiti comunisti dei paesi imperialisti ha saputo sfruttare con pieno successo l’impulso dato dalla Rivoluzione d’Ottobre. Proprio questo ha favorito la destra nei partiti comunisti dei primi paesi socialisti e dei paesi imperialisti e ha portato un po’ alla volta alla attenuazione e all’esaurimento dell’ondata della rivoluzione proletaria e al declino del movimento comunista. Per questo noi oggi siamo alle prese con il compito di promuovere la rinascita del movimento comunista.

Il nodo decisivo che la specie umana deve sciogliere per riprendere la sua storia di progresso e non soggiacere alla distruzione della società e della natura di cui è portatore il capitalismo, è l’instaurazione del socialismo nei paesi imperialisti. Il marxismo-leninismo-maoismo ci offre gli strumenti intellettuali per farlo. Il successo pratico dipende da  noi comunisti. Instaurare il socialismo nei paesi imperialisti è l’unica via di uscita dalla crisi generale del capitalismo e dal corso distruttivo della società e dell’ambiente che la borghesia imperialista e il suo clero impongono all’umanità, costretti dalla crisi generale del loro sistema. Il primo paese imperialista che romperà le catene del sistema imperialista mondiale indicherà la via e aprirà la strada anche alle masse popolari degli altri paesi imperialisti e del resto del mondo. L’Italia è in condizioni di farlo: questo è uno degli elementi che definisce il compito di noi comunisti italiani e del nuovo Partito comunista italiano.

Questo è lo spirito con cui noi ricordiamo ed esortiamo tutti a studiare l’esperienza della gloriosa Rivoluzione d’Ottobre di cui ricorre nei prossimi giorni il 97° anniversario. I comunisti che ci hanno preceduto, nonostante l’eroismo di tanti di essi, non hanno raggiunto l’obiettivo delle loro aspirazioni, perché il Partito comunista

né aveva individuato che la strategia della rivoluzione socialista era la guerra popolare rivoluzionaria,

né aveva chiaro che per essere all’altezza dei suoi compiti doveva promuovere nei suoi membri quella riforma morale e intellettuale che in Russia, in Cina e in altri paesi che compivano la rivoluzione di nuova democrazia non era necessaria.

Queste sono le principali lezioni che noi, grazie agli insegnamenti di Mao, abbiamo ricavato dal patrimonio di esperienze e di dottrine della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale.

La conquista del potere è preliminare a ogni altra trasformazione. Il socialismo è anzitutto conquista del potere delle masse popolari organizzate attorno al Partito comunista. Solo questo può dare l’avvio alla nazionalizzazione del sistema produttivo (al passaggio dalla produzione di beni e servizi fatta da aziende capitaliste alla produzione di beni e servizi fatta da agenzie pubbliche per soddisfare i bisogni della popolazione secondo un piano di produzione e distribuzione elaborato e approvato dalle autorità a questo preposte nelle forme definite) e alla partecipazione crescente delle masse popolari alla vita politica, alla cultura, alla gestione di tutte le attività e gli aspetti della società con la connessa riduzione del tempo dedicato al lavoro per produrre beni e servizi. Nelle condizioni attuali del nostro paese, la costituzione del Governo di Blocco Popolare è un passo verso l’instaurazione del socialismo. A questo compito il nuovo Partito comunista chiama tutti gli elementi avanzati e responsabili della classi oppresse e tutte le persone capaci di capire i problemi e i compiti del presente e disposte a compiere gli sforzi e i sacrifici necessari per svolgerli.

Che i giovani più generosi e responsabili smettano di perdere tempo a imparare mestieri che con tutta probabilità stante la crisi del capitalismo non potranno neanche esercitare e dedichino tempo e risorse a imparare a fare la rivoluzione socialista: a studiare il Manifesto Programma del Partito e a metterlo in pratica!

Costituire ovunque nella clandestinità Comitati di Partito!

Viva i partiti e gruppi comunisti che sotto tutti i cieli lottano per la rinascita del movimento comunista!

Viva la gloriosa Rivoluzione d’Ottobre: Viva Lenin! Viva Stalin!

**************

Per mettersi in contatto con il Centro del (n)PCI senza essere individuati e messi sotto controllo dalla Polizia, una via consiste nell’usare TOR [vedere http://www.nuovopci.it/corrisp/risp03.html], aprire una casella email con TOR e inviare da essa a una delle caselle del Partito i messaggi criptati con PGP e con la chiave pubblica del Partito [vedere http://www.nuovopci.it/corrisp/risp03.html].

Il pensiero fondamentale cui si informa il Manifesto del partito comunista (1848) è che la produzione economica e la struttura sociale che necessariamente ne consegue formano, in qualunque epoca storica, la base della storia politica e intellettuale dell’epoca stessa; che, in conformità a ciò, dopo il dissolversi del primitivo possesso comune del suolo, tutta la storia è stata una storia di lotta tra classi, di lotte tra classi sfruttate e classi sfruttatrici, tra classi dominate e classi dominanti, con diversi gradi di sviluppo della vita sociale; che questa lotta ha ora raggiunto un grado in cui la classe sfruttata e oppressa (il proletariato) non può più liberarsi dalla classe che la sfrutta e la opprime (la borghesia), senza liberare anche ad un tempo, e per sempre, tutta la società dallo sfruttamento, dall’oppressione e dalle lotte tra le classi.
(Engels, 1883, Prefazione all’edizione tedesca del Manifesto del partito comunista)

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Una Risposta to “La Rivoluzione d’Ottobre e l’ondata della rivoluzione proletaria…”

  1. lalunasottocasa 11/02/2014 a 2:44 pm #

    L’ha ribloggato su La luna è sotto casa…e ha commentato:
    👊👊👊

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