Avviso ai naviganti 44

9 Lug

 9 luglio 2014


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Un esercito che impara dalle sconfitte, è un esercito che vincerà la guerra!

Ogni grande impresa, l’umanità è arrivata a compierla imparando dalle sconfitte!

Solo chi si è arreso, ha perso!

Con il Comunicato CC 23/2014 del 6 luglio, il CC del nuovo PCI ha lanciato ai giovani un appello perché non perdano tempo nelle scuole e nelle università della Repubblica Pontificia a imparare un mestiere che comunque per lo più non eserciteranno stante la crisi generale del capitalismo e che comunque nella maggior parte dei casi non sarebbe né utile né dignitoso, ma assumano invece la responsabilità di far fronte all’ora tragica che la borghesia imperialista e il clero fanno vivere al nostro paese e imparino a fare la rivoluzione socialista studiando e facendola. A questo Comunicato abbiamo già avuto un discreto numero di risposte. Alcune sono di interesse generale, perché avanzano argomenti o espongono esperienze a proposito dell’analisi che facciamo e della linea che indichiamo. Tra queste ce n’è una di cui vogliamo trattare subito.

A dire il vero l’autore non l’ha indirizzata a noi, ma a due compagni della sezione di Siena del Partito dei CARC che ce l’hanno girata. Non diamo nomi e cognomi dell’autore e dei due compagni, perché non sappiamo se ne sarebbero contenti, ma riportiamo integralmente la lettera.

Cari xx e yy, ci conosciamo ormai da diversi anni ed ho avuto modo di apprezzare le vostre doti umane e politiche. Oggi quando ho letto il comunicato del nuovo PCI Appello ai giovani, mi sono deciso a scrivervi.

Vi dico subito che io trovo il comunicato molto debole perché fondato su stanche ripetizioni di formule del marxismo-leninismo. Anche ai miei tempi si scrivevano cose così assurde come “la rivoluzione socialista è diventata una scienza che si impara, si applica e si sviluppa facendo il bilancio dell’esperienza, una scienza sperimentale come le altre scienze”.

Allora, mi riferisco ai primi anni ’70, ho militato in gruppi extraparlamentari che si chiamavano Avanguardia Comunista, Viva Il Comunismo, e pensavamo di cambiare il mondo, di fare la rivoluzione applicando dogmaticamente gli strumenti del marxismo-leninismo. Allora, pur in presenza di grandi movimenti operai, sociali, studenteschi, abbiamo perso perché le nostre analisi del potere erano rozze e non riuscivamo a capire le dinamiche del controllo sociale, il consumismo, ecc….

Oggi, la presenza dei movimenti nelle piazze è molto minore, la consapevolezza delle masse popolari è molto sfocata, la disgregazione sociale ha fatto passi da gigante con la precarizzazione di ampi strati sociali a partire dai giovani.

 La rivoluzione non sarà domani e neanche dopodomani; la preparazione del cambiamento è oggi ma c’è bisogno di persone preparate, che studino, che sappiano capire la società, che sappiano costruire egemonia culturale sulla società e sappiano far crescere, nelle lotte, la capacità di organizzazione delle persone e delle masse.

Cari xx e yy, riflettendo sulla mia esperienza ho capito che i nostri/miei errori di valutazione derivavano dall’appartenenza ad un gruppo chiuso. Eravamo sempre tra di noi, non c’era apertura e discussione con gli altri gruppi; noi avevamo la linea giusta, gli altri sbagliavano, erano opportunisti, o spontaneisti (Lotta Continua) o operaisti (Potere Operaio). Quando poi, verso metà degli anni ’70, si innestò una spirale micidiale di repressione e lotta alla repressione ed il movimento iniziò a perdere forza e capacità di mobilitazione, allora apparvero le Brigate Rosse. Alcuni di noi di fronte alla scelta tra ammettere la sconfitta e cercare di capirne i motivi e la possibilità di irrigidirsi continuando solo in modo più organizzato ed armato, scelsero la via delle BR e della lotta armata. Sappiamo come è andata !

Cari xx e yy, ho voluto raccontarvi la mia esperienza. Fatene pure l’uso che volete. Mi auguro che sia elemento di riflessione. ciao ww

L’esperienza di ww merita riflessione e meritano riflessione anche le conclusioni che ww ne trae. Lasciamo invece perdere lo stato d’animo di depressione e di fastidio che traspare dalle sue parole, perché gli stati d’animo non si curano con scritti, ma con l’esperienza e l’esempio. Per curare una persona depressa e amareggiata dalla sconfitta subita, non c’è miglior cura che farle vedere la vittoria.

Quanto all’esperienza e al bilancio, questi invece sono patrimonio universale, esperienza vissuta da tanti e conosciuta da molti, esperienza ricca di insegnamenti. Dobbiamo quindi farci i conti. Ci è utile farci i conti, perché se si impara da esse, anche le sconfitte sono preziose.

Negli anni ’70 contro la borghesia e il clero noi comunisti abbiamo perso e con noi hanno perso le masse popolari. Abbiamo perso anche prima: negli anni ’20 (dopo il Biennio Rosso venne il fascismo) e negli anni ‘50 (dopo la vittoriosa conclusione della Resistenza venne la Repubblica Pontificia) del secolo scorso. Ma che dobbiamo instaurare il socialismo ce lo dice la conoscenza del capitalismo (della sua natura, delle sue leggi di sviluppo, dei misfatti e delle distruzioni che esso porta con sé e che tanto più aggrava quanto più a lungo dura, delle potenzialità di progresso e di civiltà che ha creato) e ce lo conferma lo stato in cui la borghesia imperialista e il clero hanno nuovamente ridotto il nostro paese, proprio perché quelle battaglie le hanno vinte loro. Ma quanti tentativi di circumnavigare la Terra sono falliti! Eppure la Terra è rotonda e circumnavigarla era possibile: bisognava solo imparare quanto necessario. Quante cure si sono tentate prima di trovare il rimedio giusto per la tubercolosi! Eppure il rimedio c’era e alla fine lo abbiamo trovato, ed ora proprio perché conosciamo il rimedio ci è chiaro anche perché ci sono ancora tanti ammalati di TBC.

Quindi il primo punto è che noi la guerra la possiamo vincere, che abbiamo bisogno di vincerla. Si tratta quindi di capire perché abbiamo finora perso alcune battaglie e di imparare da queste le lezioni che ci aiuteranno a vincere.

In realtà anche ww dice perché abbiamo perso la battaglia degli anni ’70:

stanche ripetizioni di formule del marxismo-leninismo

fare la rivoluzione applicando dogmaticamente gli strumenti del marxismo-leninismo

le nostre analisi del potere erano rozze e non riuscivamo a capire le dinamiche del controllo sociale, il consumismo, ecc….

appartenenza ad un gruppo chiuso. Eravamo sempre tra di noi, non c’era apertura e discussione con gli altri gruppi

Ce n’è più che abbastanza per capire perché abbiamo perso. Infatti la rinascita del movimento comunista, la ricostruzione che abbiamo iniziato negli anni ’80 è partita dal bilancio anche di questo passato (delle lotte degli anni ’70) e delle sconfitte precedenti (degli anni ’20 e degli anni ’50), delle sconfitte nostre e degli altri paesi, in particolare  delle sconfitte subite nei paesi imperialisti. La rivista e le altre pubblicazioni della casa editrice Rapporti Sociali trattano proprio di questo bilancio. La letteratura del nuovo PCI reperibile nel suo sito http://www.nuovopci.it continua a trattarne. Il Manifesto Programma del nuovo PCI ne è la sintesi. Una delle cose che critichiamo di vari gruppi che si dicono comunisti, che si propongono di ricostruire il partito comunista (i seguaci di Marco Rizzo, il Fronte della Gioventù Comunista e altri frammenti del PRC, per indicarne alcuni) è che eludono quel bilancio, non traggono dalle sconfitte i preziosi insegnamenti che contengono. Chi non impara dagli errori, quasi sicuramente li ripeterà. Perché neanche gli errori sono casuali: sono nella natura delle cose che dobbiamo affrontare per vincere. Scivolare mentre si scala una montagna, è nella natura dell’impresa che si sta compiendo. Se ogni volta che scivoli non impari qualcosa, continuerai a scivolare. Non a caso diciamo che il socialismo è una scienza sperimentale, che Marx-Engels, Lenin-Stalin, Mao, Gramsci (per indicare i principali esponenti del socialismo scientifico) hanno posto le basi e dato i primi sviluppi della nostra scienza, ma che dobbiamo svilupparla e che dobbiamo applicare nel particolare quello che è già acquisito imparando dalla nostra esperienza.

Oltre a indicare i motivi della sconfitta degli anni ’70, l’autore della lettera dice alcune altre cose preziose.

Dice che negli anni ’70 c’era tra le masse popolari una mobilitazione molto maggiore dell’attuale e nonostante questo abbiamo perso. Quindi non dobbiamo spaventarci del fatto che oggi la mobilitazione è molto minore. Una mobilitazione grande si è trasformata in una mobilitazione piccola. Parimenti la piccola mobilitazione può trasformarsi in una grande mobilitazione. Si tratta solo di capire il come e di metterlo in pratica.

Dice che alla vittoria della borghesia e del clero, sono seguite minore coscienza delle masse popolari, disgregazione sociale, precarizzazione: quindi che la dominazione della borghesia e del clero sono incompatibili con masse popolari coscienti e organizzate, capaci di una iniziativa continuativa e mirata. È la conferma di una vecchia verità già enunciata da Marx e ribadita da Lenin. Quindi ci indica la strada su cui lavorare: il contrario del lavorare secondo il senso comune, come capita, a buon senso, a naso; il contrario dello spontaneismo, del lottare quando capita e come capita, alle scadenze, quando il nemico attacca; il contrario del “costruire il conflitto, allargare il conflitto” senza un obiettivo preciso: un governo d’emergenza delle masse popolari organizzate. Ci vuole una strategia, una tattica e piani di battaglia. Di fronte a un movimento delle masse popolari dotato di questa caratteristiche, borghesia e clero non reggono.

… c’è bisogno di persone preparate, che studino, che sappiano capire la società, che sappiano costruire egemonia culturale sulla società e sappiano far crescere, nelle lotte, la capacità di organizzazione delle persone e delle masse.

Ben detto! Salvo che bisogna essere più chiari a proposito dell’egemonia culturale, dato che nel nostro paese una mala razza che parte da Togliatti e ha proseguito con Napolitano ha insegnato che l’egemonia culturale consisterebbe nel fatto che i comunisti convincono delle loro ragioni gli intellettuali borghesi e clericali: solo se questi riconoscevano le ragioni dei comunisti, allora i comunisti avrebbero preso il potere. Ancora oggi la sinistra borghese continua a predicare e proporre alla borghesia i propri rimedi alla crisi, come se capitalisti e prelati si comportassero come si comportano perché, poverini, non capiscono, hanno alcune idee sbagliate, bisogna insegnargli la verità.

No! Si comportano come si comportano perché sono la personificazione di questo sistema sociale. Sono gli esponenti delle relazioni di questo sistema sociale che l’umanità eredita dalla sua storia e di cui deve liberarsi. Sono classi che agiscono secondo i loro propri interessi contro le masse popolari. In Italia con il referendum del giugno 2011 le masse popolari a maggioranza hanno votato contro la privatizzazione dell’acqua e di altri servizi pubblici: non è mica per ignoranza che i vertici della Repubblica Pontificia continuano a mantenere e allargare la privatizzazione!

Noi comunisti dobbiamo costruire egemonia sulle masse popolari (non genericamente sulla società: la società è composta di classi antagoniste). I comunisti costruiscono egemonia sulle masse popolari mobilitandole e guidandole nelle lotte politiche (cioè per conquistare il potere, per instaurare un proprio governo su tutta la società, per instaurare il socialismo) e anche rivendicative (lotte per migliorare le proprie condizioni) finché non hanno ancora tolto il governo  della società alla borghesia e al clero. Il marxismo-leninismo-maoismo è scienza della società che serve ai comunisti per capire dove, quando e come attaccare per raccogliere maggiori forze fino instaurare il socialismo. La propaganda, l’azione culturale, il bilancio dell’esperienza servono come strumenti complementari, per rafforzare nella coscienza e nei sentimenti delle masse popolari gli insegnamenti dell’esperienza, delle lotte, della pratica. Perché stante le condizioni a cui la borghesia e il clero le costringono escludendole dalle attività specificamente umane (“perché insegnare filosofia a uno che è destinato a fare lo spazzino?”, hanno sfrontatamente proclamato Letizia Moratti (banda Berlusconi) e Luigi Berlinguer (circo Prodi), entrambi ministri della Pubblica Istruzione della Repubblica Pontificia), le masse popolari imparano principalmente dalla loro esperienza diretta, non dall’azione culturale. Se nel forgiare la coscienza e i sentimenti delle masse popolari fosse principale l’azione culturale, il dominio della borghesia e del clero sarebbe eterno, stante il sistema di intossicazione, di confusione e di diversione delle coscienze e dei sentimenti che hanno messo in campo. Lo abbiamo visto all’opera anche in queste settimane, quando giornali e TV hanno trasformato la reale sconfessione della coalizione della Larghe Intese pronunciata dalle masse popolari alle elezioni europee del 25 maggio, nel proclamato trionfo elettorale di Matteo Renzi, con un’operazione di mistificazione degna di Goebbels, il ministro della propaganda di Hitler.

Alle masse popolari occorre che i comunisti abbiano un’avanzata comprensione delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe.

Bando al dogmatismo, bando alle formule rituali, bando alle analisi rozze e approssimative, bando alle narrazioni e affabulazioni della sinistra borghese.

Il nuovo Partito comunista italiano rinnova il suo appello ai giovani.

Non perdete tempo a imparare mestieri e professioni che comunque la maggior parte di voi non eserciterà stante la crisi generale del capitalismo e che comunque per lo più non sono né utili né dignitosi!

Dedicatevi a imparare la scienza della rivoluzione socialista e a fare la rivoluzione socialista!

 

La nuova ondata della rivoluzione proletaria avanza in tutto il mondo!

 

Costituire ovunque nella clandestinità Comitati di Partito!

 

Promuovere la costituzione di Organismi Operai in ogni azienda capitalista e di Organismi Popolari in ogni azienda, scuola, università e servizio pubblico e in ogni zona d’abitazione!

 

Orientare OO e OP a far fronte subito, direttamente, con misure straordinarie almeno ai danni più gravi della crisi del capitalismo!

 

Orientare OO e OP a costituire un proprio governo d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare: sarà il passaggio a una fase superiore della rivoluzione socialista!

 

Rendere il paese ingovernabile ai vertici della Repubblica Pontificia e far loro ingoiare la costituzione del GBP!

 

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2 Risposte to “Avviso ai naviganti 44”

  1. Valerio 07/16/2014 a 5:27 pm #

    Essere più sintetici no? Abbiamo poco tempo! Scrivere tante cose condivisibili non autorizza a non scrivere anche un riassunto di mezza pagina.
    Un po più di rispetto per il tempo della gente. Grazie.

    • Nicola 07/16/2014 a 5:28 pm #

      Il problema è che tu non riesci a studiare quattro cartelle oppure è che reputi che il come uscire dal marasma attuale è problema che non merita il tempo necessario a studiare quattro cartelle?

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