Avviso ai naviganti 41 – Il Controsemestre popolare

18 Apr

18 aprile 2014

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Dalla protesta contro il corso delle cose e dalla lotta contro la borghesia e il clero che lo impongono, alla mobilitazione e organizzazione delle masse popolari perché costituiscano un loro governo d’emergenza!

Giorgio Cremaschi – Ross@, Confederazione Usb, Confederazione Cobas, Rete 28 Aprile – Cgil, Rete dei Comunisti, Sinistra Anticapitalista, Militant – Rete Noi Saremo Tutto hanno convocato per mercoledì 23 aprile un incontro a Roma per “definire la piattaforma e il percorso del Controsemestre popolare” contro l’UE, di cui il governo italiano Renzi-Berlusconi assume dall’inizio del prossimo luglio la presidenza semestrale, succedendo secondo la turnazione abituale al governo greco (già questo la dice lunga sul ruolo effettivo della presidenza di cui il governo Renzi-Berlusconi fa grande uso nella sua campagna per arraffare voti nelle elezioni europee del 25 maggio). In appendice riportiamo il testo integrale dell’invito diffuso dai sette organismi promotori dell’incontro a cui sollecitiamo organismi politici, Organizzazioni Operaie delle aziende capitaliste e Organizzazioni Popolari delle aziende pubbliche, territoriali o tematiche a mandare delegati con l’obiettivo di fare del Controsemestre popolare una campagna di mobilitazione e organizzazione delle masse popolari per costituire un proprio governo d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare e farlo ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia.

A considerare seriamente l’invito ci induce più il seguito che i promotori già hanno in vari settori delle masse popolari (le manifestazioni del 18 e 19 ottobre 2013 ne hanno dato la misura) che la fiducia nel proposito che i sette dichiarano: essere finalmente decisi a “reagire davvero” alle “aggressioni” che il governo Renzi “come i suoi predecessori” (Prodi, Berlusconi, Monti, Letta) e l’Unione Europea portano alle masse popolari usando la crisi come “la grande occasione” per “smantellare la più grande conquista dei popoli europei: lo stato sociale”. Anche circa un anno fa, alla vigilia dell’assemblea dell’11 maggio a Bologna dove fondarono Ross@, Giorgio Cremaschi e gli altri soci fondatori dichiararono solennemente il loro serio proposito di finalmente “fare sul serio”. Noi non mettiamo in dubbio oggi, come non lo mettemmo in dubbio nel maggio 2013, che sono seriamente intenzionati. È sugli effetti del loro serio proposito che nutriamo dubbi più che seri. Non tanto per i riscontrati effetti del proposito di “fare sul serio” proclamato a maggio 2013 (a tutti capita di sbagliare e per di più l’impresa non è facile), ma perché sussistono le premesse perché gli effetti del proposito di aprile 2014 siano pari agli effetti del proposito di maggio 2013. Quali sono queste premesse?

Individuare e ragionare seriamente su queste premesse sarà utile a tutti quei promotori dell’incontro che nonostante le dichiarazioni di oggi sono in grado di approfittare dell’esperienza e del patrimonio del movimento comunista e ai tanti che vi parteciperanno e che vogliono davvero farla finita sia con governi come il governo Renzi-Berlusconi e i suoi predecessori sia con l’UE. Affrontare seriamente un compito non è solo questione di buona volontà. È anche, anzi è principalmente questione di farsi una visione giusta, scientifica del problema e darsi i mezzi per risolverlo. Agire alla  cieca, mossi dalla sacrosanta indignazione per il corso delle cose e dal buon senso, dalla media delle opinioni diffuse dalle classi dominanti, non porta lontano. Il seguito finora dato alle manifestazioni spartiacque del 18 e 19 ottobre 2013 (in proposito rinviamo al Comunicato CC 40/2013 – 20 ottobre 2013) lo conferma. Giustamente proprio un illustre esponente di Rete dei Comunisti, Francesco Piccioni, qualche giorno fa (in un articolo del 9 marzo) indicava come mali dominanti la “coazione a ripetere i cartelli elettorali”, le “scadenze a raffica” di manifestazioni e la sostituzione della “media delle opinioni espresse” alla comprensione del corso delle cose.

I promotori dell’incontro constatano che “l’Italia è ancora indietro sul terreno della costruzione dell’opposizione, della contestazione, dell’alternativa al governo Renzi e al sistema di potere europeo di cui è parte e che lo sostiene” e dichiarano che “bisogna costruire rapidamente un campo democratico e anticapitalista contro questa Unione Europea”.

Ottimo proposito. Ma perché “l’Italia è ancora indietro”? Qual è l’obiettivo per cui costruire “un campo democratico e anticapitalista”?

Il lodevole proposito di incitare alla lotta le masse popolari non produce effetti perché i promotori lo rafforzano con la sparata fantasiosa che invece negli “altri paesi del sud Europa massacrati dalle politiche dell’Unione Europea, della Troika e dei governi liberisti” (crediamo che i sette firmatari dell’invito si riferiscano a Grecia, Spagna, Portogallo, forse anche alla Francia) sarebbe già in corso “una lotta democratica di massa contro l’Unione Europea e i suoi vincoli all’altezza della gravità della situazione”. Annuncio che è solo un cedimento dei sette promotori all’abitudine di dire che in Italia le cose vanno male ma altrove … e un modo timido di ripetere che “costruire l’alternativa al governo Renzi e al sistema di potere europeo di cui è parte e che lo sostiene” è solo un’espressione ornamentale del reale proposito dei promotori, che è il corrente abusato proposito (“coazione a ripetere” direbbe Francesco Piccioni) di “costruire l’opposizione, la contestazione”: infatti in nessuno dei paesi del sud Europa, dove a detta dei sette promotori dell’incontro sarebbe in corso una lotta di massa “all’altezza della gravità della situazione” per come essi l’intendono, è in corso la costruzione di un’alternativa all’UE e al governo ad essa succube che governa il paese. Non è forse così?

Per “reagire davvero” ai mali del presente bisogna sviluppare il Controsemestre popolare sulla base di risposte giuste alle seguenti questioni discriminanti.

1. La crisi in corso è solo europea, è causata dalle politiche dell’UE per cui basterebbe uscire dall’UE e liberarsi dalle sue costrizioni e imposizioni per liberarsi anche dalla crisi o è una crisi mondiale che imperversa dentro e fuori dell’Europa e l’UE è solo un modo dei gruppi imperialisti europei di far fronte ad essa cercando di salvaguardare il proprio ruolo e i propri privilegi?

2. La crisi è una “grande occasione” di cui i governi in carica approfittano per imporre alle masse popolari i loro progetti antipopolari o è la causa delle politiche antipopolari che i governi in carica e le istituzioni della UE e della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti perseguono nonostante le diversità di condizioni, di posizioni, d’accenti e di forme? In altri termini: sono i gruppi imperialisti e le loro istituzioni in grado di dirigere il corso delle cose secondo loro progetti, oppure le loro manovre e contorsioni danno solo forme concrete a un corso delle cose che è dettato dalla crisi generale del capitalismo e che si riassume in sfruttare sempre più all’osso i lavoratori, spogliare le masse popolari, devastare il pianeta e alimentare la guerra?

3. Cosa bisogna porre al posto dei governi come il governo Renzi e i governi suoi predecessori e dell’UE per cambiare il corso delle cose? Imporre con le buone (quelli della coazione a ripetere i cartelli elettorali) o con le cattive (quelli delle scadenze a raffica) ai gruppi imperialisti e al clero di fare una politica diversa o mobilitare e organizzare le masse popolari a costituire un loro governo d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare?

4. La difficoltà delle masse popolari del nostro paese a farla finita con l’attuale corso delle cose sono dovute al fatto che le masse popolari sono arretrate o al fatto che sono arretrati (cioè non hanno comprensione giusta e non perseguono  rimedi efficaci) i personaggi e gruppi che hanno ereditato dalla storia seguito e prestigio tra le masse popolari (personaggi e gruppi che indichiamo con l’espressione riassuntiva di sinistra borghese: malcontenti del corso attuale delle cose che cercano però una soluzione nell’orizzonte della società capitalista)?

La risposta alla prima domanda è ovvia per chiunque segue la cronaca internazionale. La crisi imperversa in tutto il mondo e sconvolge tutti i paesi: sia i paesi in cui affluiscono i migranti (UE e USA) sia i paesi da cui questi provengono. Il moltiplicarsi dei teatri di guerra e la corsa agli armamenti lo confermano. Il fatto che alcuni gruppi e paesi stiano peggio di altri non cambia il fatto che l’insieme va a rotoli. In effetti oggi alcuni ricchi diventano sempre più ricchi, ma lo sviluppo diseguale è una regola nel capitalismo, nella buona e nella cattiva sorte. I sette promotori dell’incontro del 23 aprile invece danno la risposta sbagliata, perché non di come farla finita con la crisi generale del capitalismo parlano, ma di “costruire l’opposizione, la contestazione e l’alternativa al governo Renzi e al sistema di potere europeo di cui è parte e che lo sostiene”. Sostanzialmente come quei gruppi (di sinistra o di destra) che sostengono che la cura del male sta per ogni paese nell’uscire dall’euro e riprendere la sovranità nazionale in campo monetario (“ritornare alla lira”), incuranti del affatto che i paesi che hanno una moneta loro propria sono anch’essi alle prese con la crisi generale del capitalismo pur facendo manovre che quelli dell’area euro non fanno. Agendo a buon senso, facendo concessioni alle opinioni imposte dal sistema di distrazione, confusione e intossicazione delle opinioni messo in piedi dalla borghesia imperialista e dal clero (allineandosi con “la media delle opinioni espresse” direbbe Francesco Piccioni), accontentandosi del minimo che tutti condividono forse riusciamo a mobilitare più gente, pensano i sette promotori. Grosso modo come gli imbonitori delle campagne elettorali che confezionano i programmi non secondo quello che faranno, ma secondo quello che i sondaggi li inducono a credere che l’apparato di distrazione, confusione e intossicazione delle opinioni ha fatto piacere agli elettori (“mi piace”). Procedimento che per le campagne elettorali entro certi limiti funziona (perché una volta carpito il voto degli elettori, l’eletto comunque fa a sua maniera quello che decide il governo effettivo del paese che lo ha proposto agli elettori come una delle facce di “governanti democraticamente eletti” compatibili con l’ordine delle cose). Non serve però per “reagire davvero” a un corso delle cose che ha solide ragioni d’essere e che le classi dominanti impongono con la forza e la manipolazione delle opinioni. Un movimento che deve cambiare il corso della cose non si unisce e rafforza inalberando la coscienza che tutti hanno in comune – cioè il minimo del senso comune, il “nemico comune” (l’UE e il governo Renzi) – ma inalberando l’obiettivo generale che consente a tutte le masse popolari di raggiungere l’obiettivo particolare per il quale ogni parte di esse si è mobilitata. Solo un grande movimento di massa può instaurare un governo d’emergenza e un simile movimento è certamente possibile, ma solo mobilitando e organizzando le masse popolari e in primo luogo la classe operaia delle migliaia di aziende capitaliste sparse in tutto il paese che la borghesia non ha ancora chiuso o delocalizzato, facendo di esse i centri del nuovo potere che orientano tutto il resto delle masse popolari.

La risposta alla seconda domanda è che i borghesi non conoscono e tanto meno capiscono la crisi generale del capitalismo: essi la subiscono come un destino infame contro cui a loro maniera lottano, ognuno per continuare a moltiplicare il suo denaro contro tutti gli ostacoli che lo intralciano. Ognuno di essi deve aumentare il capitale che amministra e l’ostacolo ad aumentare il suo denaro è il lavoratore che pretende salario e dignità, le masse popolari che pretendono servizi (vogliono “vivere al di sopra dei loro mezzi”), il capitalista suo concorrente. Da qui le manovre, le contorsioni e le politiche della borghesia imperialista e dei suoi amministratori, dei suoi chierichetti e dei suoi seguaci: contro i lavoratori, contro le masse popolari, contro i concorrenti. A chi non prende atto di cosa è il capitalismo, sembra assurdo. E assurdo lo è effettivamente ma come lo erano i riti e i sacrifici delle chiese e delle monarchie che però per millenni hanno dominato l’umanità, da cui è sorta la società borghese e infine la società attuale. Non è forse vero che  continuano a far scavare e a svuotare la terra sotto la crosta su cui poggiamo i piedi quando oramai conosciamo svariate altre fonti da cui ricavare l’energia che adoperiamo e gli scavi che fanno fare sono arrivati a dimensioni tali da compromettere la stabilità della crosta e far crollare paesi e città? Non è forse vero che fanno produrre una quantità, senza fine crescente, di cose che non servono che per essere vendute? Tutto questo non è un progetto, ma è per ogni capitalista una necessità per aumentare il capitale che amministra: per realizzare questo non progetto, ogni capitalista fa progetti d’ogni specie e li imporrà finché avrà il potere di imporli.

Se questo è vero (e sfidiamo chiunque a dimostrare il contrario), ne consegue che non si tratta di insegnare (quelli della coazione a ripetere i cartelli elettorali) o imporre (quelli delle scadenze a raffica) ai matti di ragionare, ma di togliere loro il potere. Togliere ai matti il potere vuol dire che altri devono assumerlo. Chi è in grado di assumerlo nella società attuale, fatta di un sistema di relazioni per cui ognuno vive grazie all’apporto di altri? Le masse popolari organizzate solo l’unico soggetto possibile e tra di esse gli operai delle aziende capitaliste, i lavoratori delle aziende pubbliche, gli abitanti dello stesso territorio sono in ordine decrescente le parti in condizioni migliori per organizzarsi. Organizzarsi per costituire un proprio governo d’emergenza e dare il via alle trasformazioni che solo collettivamente possono essere fatte. Dunque “reagire davvero” alle aggressioni che il governo Renzi come i suoi predecessori e l’Unione Europea portano alle masse popolari significa mobilitare e organizzare le masse popolari perché costituiscano un loro governo d’emergenza e lo facciano ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia. Che è un programma che si articola in una serie di battaglie e di operazioni fattibili e che, se attuato nel nostro paese, aprirà la via anche alle masse popolari degli altri paesi, ben oltre gli “altri paesi del sud Europa”.

“Ma le masse popolari non ci seguono, sono arretrate”. Masse arretrate perché hanno una direzione arretrata o direzione arretrata perché le masse popolari sono arretrate? A risolvere questo dilemma ci aiuta la storia. Basta anche solo quella del nostro paese, ma quanto più allarghiamo l’orizzonte tanto maggiori sono le conferme. Le classi dominanti e il sistema di relazioni sociali che esse impersonano e impongono hanno da sempre escluso la massa della popolazione dagli strumenti intellettuali e morali e dalle condizioni materiali necessarie per farsi una visione scientifica, avanzata delle cose. Quindi la concezione comunista del mondo, la concezione del mondo futuro non nasce tra le masse popolari, negli individui che le compongono, spontaneamente (cioè nonostante le condizioni in cui sono costrette), richiede come ogni scienza uno sforzo intellettuale e morale, condizioni materiali e strumenti intellettuali particolari da cui nella società borghese le masse popolari sono escluse. Ma è un fatto altrettanto vero che quando degli individui hanno fatto questo sforzo e si sono costituiti in partito comunista, le masse si sono passo dopo passo aggregate attorno ad essi. Nel 1947 il PCI contava 2 milioni e mezzo di membri. Altrettanto noto è che quando i partiti comunisti sono deviati dalla loro strada, le masse si sono passo dopo passo allontanate da essi e disperse. Nel nostro paese questo è avvenuto su scala così larga che alcuni professori come Toni Negri e Marco Revelli per strade diverse sono giunti, appoggiandosi su mille buoni argomenti, a gridare che non c’erano più classi sociali: con altrettanta lungimiranza di Fukuyama che contemporaneamente gridava che la storia era finita mimando la Thatcher che aveva sentenziato con mille altrettanto buoni argomenti che non esisteva la società, esistevano solo individui. Le masse popolari si aggregano attorno ai comunisti perché essi promuovono una via corrispondente all’esperienza delle masse popolari. L’aggregazione delle masse popolari è in definitiva la conferma che i comunisti hanno un’adeguata comprensione delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe. Se i comunisti seguono una linea giusta, aggregano le masse popolari che sono disperse. Se i comunisti seguono una linea sbagliata disperdono le masse popolari che si erano aggregate attorno ad essi. Questo ci insegna l’esperienza storica. Di questa esperienza devono tener conto quelli che vogliono “reagire davvero” alle aggressioni dell’UE e del governo Renzi-Berlusconi.

La conclusione è che bisogna certo partire da dove siamo ma non per pestare l’acqua nel mortaio (coazione a ripetere i cartelli elettorali, scadenze a raffica), ma per portare passo dopo passo le masse popolari a mobilitarsi e organizzarsi per costituire un loro governo d’emergenza e farlo ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia. Non per promuovere la crescita indiscriminata della produzione di non importa cosa pur che si venda, come sognano i capitalisti e per essere competitivi al punto da stracciare i concorrenti, come sogna ogni capitalista. Questa è la versione popolare (alla Maurizio Landini) del programma di ogni gruppo imperialista (“siamo in guerra”, dice Marchionne) che deve aumentare la massa di denaro che amministra. Ma per attuare il programma del GBP riassunto nelle Sei Misure Generali:

1. Assegnare a ogni azienda compiti produttivi (di beni o servizi) utili e adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale (nessuna azienda deve essere chiusa).

2. Distribuire i prodotti alle famiglie e agli individui, alle aziende e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, universalmente noti e democraticamente decisi.

3. Assegnare ad ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per partecipare alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato, ad ogni adulto un lavoro utile e dignitoso, nessun individuo deve essere emarginato).

4. Eliminare attività e produzioni inutili o dannose per l’uomo o per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti.

5. Avviare la riorganizzazione delle altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione.

6. Stabilire relazioni di solidarietà, collaborazione o scambio con tutti i paesi disposti a stabilirle con noi.

Il Controsemestre popolare sarà efficace se ne faremo una campagna di mobilitazione e organizzazione delle masse popolari per costituire un simile governo.

Appendice

PER UN CONTROSEMESTRE POPOLARE

Il governo Renzi si prepara al semestre italiano nell’Unione Europea con un piano liberista e autoritario che colpisce a fondo la Costituzione. Ce lo chiede l’Europa, dice questo governo come i suoi predecessori. Così abbiamo avuto l’età pensionabile più alta d’Europa e una serie continua di leggi per estendere il precariato, ultima il Jobs Act. L’Italia è il solo paese della Unione Europea che ha messo nella Costituzione la clausola capestro del pareggio di bilancio e ora il governo Renzi si prepara ad una nuova ondata di privatizzazioni e tagli di servizi e di posti di lavoro, coperti dalla concessione di uno sgravio fiscale che verrà pagato con la distruzione di ciò che resta dello stato sociale, anche tramite una “spending review” che, invece di colpire corruzione e privilegi, intende bastonare ulteriormente i più deboli. La democrazia è in pericolo, si costruisce un sistema elettorale ancora più autoritario ed escludente di quello attuale e ovunque, sul piano delle relazioni sociali, crescono le spinte antidemocratiche, di cui è parte fondamentale il recente accordo tra Cgil-Cisl-Uil e Confindustria sulla rappresentanza sindacale, che massacra ulteriormente i diritti sindacali e del lavoro.

Il governo Renzi ha fatto proprio l’obiettivo delle classi dirigenti e dei poteri forti del nostro paese, di usare il vincolo europeo per realizzare una controriforma sociale e politica globale e la crisi è diventata la grande occasione per realizzare il progetto. Ma l’obiettivo della controriforma globale è anche quello che le classi dirigenti europee vogliono imporre in tutto il continente. Per questo l’opposizione al governo Renzi deve oggi essere parte della lotta contro il potere e i vincoli che ci vengono imposti dalla Unione Europea.

Basta con la retorica ipocrita che presenta come un processo democratico quello che è un processo autoritario guidato dai governi liberisti più forti, dalla tecnocrazia e dai poteri economici e finanziari. L’Unione Europea reale è quella che attraverso le politiche di austerità ha risposto alla crisi con decine di milioni di disoccupati in più, è quella che smantella la più grande conquista dei suoi popoli: lo stato sociale. È quella della distruzione dei contratti e dei diritti del lavoro, della precarizzazione, della delocalizzazione e dell’incentivo alla concorrenza selvaggia tra lavoratori. L’Unione Europea reale è quella della chiusura delle frontiere anche ai sopravvissuti delle stragi sul mare, è quella che ha imposto, con i diktat dei governi tedeschi e di quelli succubi della Germania, la sovranità limitata ai paesi debitori, stravolgendovi le regole democratiche e le stesse Costituzioni, è quella che ha massacrato la Grecia, grazie anche ai suoi governi complici, compiendo una politica di sopraffazione che copre di vergogna tutte le sue istituzioni. L’Unione  Europea reale è quella che dopo avere imposto patti devastanti come il Fiscal compact e il Mes, ora all’insaputa dei suoi popoli sta trattando con gli Stati Uniti il TTIP, un trattato che mette finanza e multinazionali al di sopra di qualsiasi potere istituzionale.

Così come il governo Renzi, questa Unione Europea è il nostro avversario oggi e non possiamo più subirne le aggressioni senza reagire davvero. Mentre le forze reazionarie in tutto il continente accrescono il loro consenso strumentalizzando la rabbia sociale contro questa Europa, le principali forze politiche del centrosinistra e le grandi centrali sindacali ne appaiono come i principali sostegni. Questo provoca una situazione pericolosissima per la democrazia, che finisce soffocata tra la tecnocrazia finanziaria, i governi social-liberisti, le rivolte reazionarie.

Vogliamo usare il semestre italiano per costruire l’opposizione, la contestazione, l’alternativa al governo Renzi e al sistema di potere europeo di cui è parte e che lo sostiene. L’Italia è ancora indietro su questo terreno. I movimenti reali e le lotte sociali hanno finora faticato ad individuare le controparti e gli avversari da combattere. A differenza che negli altri paesi del sud Europa massacrati dalle politiche dell’Unione Europea, della Troika e dei governi liberisti, in Italia non abbiamo ancora visto nelle strade una lotta democratica di massa contro l’Unione Europea e i suoi vincoli all’altezza della gravità della situazione. Questo ha indebolito le lotte e soprattutto dato spazio alle forze leghiste e del populismo di destra. Se si vuole uscire dalla tenaglia tra le politiche liberiste e autoritarie del governo Renzi e i lepenismi, bisogna costruire rapidamente un campo democratico e anticapitalista contro questa Unione Europea. Per questo proponiamo a tutte le forze che si oppongono ad essa e al governo Renzi e che rifiutano entrambi, nel nome del lavoro, dei diritti sociali, dei Beni comuni e della democrazia, di incontrarsi per definire un percorso comune, partendo da tre scelte di fondo.

1) L’opposizione al liberismo di Renzi e dei governi europei di centro destra e centro sinistra e a tutte le controriforme .

2) La lotta per abbattere le politiche di austerità e i trattati e i vincoli che le impongono.

3) Il contrasto alla deriva autoritaria sia sul piano del sistema politico che delle relazioni sociali, dalla legge elettorale del governo Renzi all’accordo sindacale del 10 gennaio.

Partendo da questi punti intendiamo proporre la costruzione di un’alleanza di forze diverse, che si muovono assieme contro la disoccupazione e per i diritti del lavoro e i Beni comuni, contro le privatizzazioni e per il rilancio del pubblico e dei diritti sociali, contro l’autoritarismo, per la democrazia politica e sindacale, per la partecipazione.

Il nostro obiettivo è giungere al semestre di presidenza italiana della Unione Europea dando avvio ad un Controsemestre del lavoro, dei diritti sociali, dei Beni comuni e della democrazia, che si contrapponga ai contenuti liberisti del governo Renzi e dell’Unione Europea per tutta la durata del semestre italiano.

Per definire la piattaforma e il percorso del Controsemestre popolare, proponiamo un primo incontro il 23 aprile, alle 15, a Roma, in via Galilei 53 (fermata metro A, Manzoni).

Prime firme proponenti:

Giorgio Cremaschi – Ross@

Confederazione Usb

Confederazione Cobas

Rete 28 Aprile – Cgil

Rete dei Comunisti

Sinistra Anticapitalista

Militant – Rete Noi Saremo Tutto

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