Avviso ai naviganti 32 – Marco Rizzo (CSP-PC) non è nazionalcomunista, ma ragiona come se lo fosse.

29 Ott

29 ottobre 2013

 

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Perché? Perché i suoi ragionamenti non sono all’altezza dei suoi sentimenti!

Invitiamo i nostri lettori a leggere con cura il documento Verso il secondo congresso del Csp-Partito Comunista. Il revisionismo italiano, dal dopoguerra fino al PD (comunistisinistrapopolare.com). Il documento ha alcuni pregi, ma proprio per questo è anche la dimostrazione che per ragionare bene (per essere scientifici) bisogna partire dai risultati più avanzati del movimento comunista, non innestarsi a mezza strada e arbitrariamente sul percorso del revisionismo moderno, cercare di raccontare alla meglio la storia della decadenza del PCI e respingere le manifestazioni estreme: Bertinotti e Ferrero che hanno proclamato e proclamano la storia del movimento comunista una “successione di errori e orrori” e hanno definitivamente portato “il più grande partito comunista d’Occidente – il partito di Antonio Gramsci – alla sua consunzione”, come giustamente riconosce Marco Rizzo. Procedendo così, si prende posizione, ma non si ricavano insegnamenti per trasformare il triste presente nel luminoso futuro di cui vi sono i presupposti nel presente.

Iniziamo con i pregi. A parte l’omaggio reso al primo PCI e al movimento comunista in generale compreso Stalin (e non è poco in periodo di denigrazione ancora imperante, cui papa Francesco già contribuisce con la storiella del seminarista ammazzato dai cattivi partigiani comunisti di Reggio Emilia), il maggiore pregio è che Marco Rizzo afferma che “chi vuole ricostruire un vero Partito Comunista in Italia, non può esimersi da una analisi seria e approfondita dei perché” il vecchio glorioso PCI non ha compiuto la sua opera (instaurare il socialismo) ma si è dissolto. Ciò distingue nettamente, in meglio, il documento di Marco Rizzo dalle ressa di documenti che, tra la sconfitta elettorale del febbraio scorso, il congresso del PdCI tenutosi a Chianciano Terme il 19-21 luglio e il congresso del PRC annunciato per il 6-8 dicembre a Perugia, propongono ognuno una sua ricetta per “unire i comunisti” e rifare della “sinistra” una forza politica importante se non egemone della Repubblica Pontificia (questione questa della Repubblica Pontificia da cui tutti aborriscono – e in questo anche Marco Rizzo è della partita). Ross@ costituita di fatto a Bologna nell’assemblea dell’11 maggio (Cremaschi e Rete dei Comunisti) e i promotori della “via maestra” (Rodotà, Landini & C) rientrano nel novero. Tutti documenti che evitano non solo di dare le risposte ma perfino di porre la questione dei perché il primo PCI è finito come è finito. Tra questi i tre documenti dell’annunciato congresso del PRC non si distinguono in meglio. Tutti documenti quindi che già per la loro natura sono estranei al movimento comunista, nessuno dei loro autori adotta il materialismo dialettico come metodo di conoscenza, forse nemmeno ne ha sentito parlare. La politica si fa a naso, secondo il senso comune si additano i rimedi di buon senso ai mali del presente.

L’altro pregio del documento di Rizzo è che inizia l’esame dalla svolta di Salerno (1944) cosa già notevole nella ressa di documenti che esaltano Togliatti e Berlinguer e fanno iniziare il cattivo percorso dei comunisti italiani dalla Bolognina e dallo scioglimento del PCI (1989-1991). Ma proprio qui è anche il punto debole, nazionalcomunista, del documento di Rizzo. Il PCI non era un’isola nel mare. Era nato e vissuto come sezione comunista della prima  Internazionale Comunista fondata nel 1919, sciolta formalmente nel 1943 ma di fatto dissolta completamente solo nel 1956 (XX congresso del PCUS) quando l’Unione Sovietica abdicò al ruolo fino allora svolto di base rossa della rivoluzione proletaria mondiale. Ora si dà il caso che non solo il PCI non instaurò il socialismo in Italia (non fece la rivoluzione, per usare il linguaggio equivoco di Rizzo). Ma nessuno dei partiti comunisti dei paesi imperialisti (dell’Occidente, per usare il linguaggio deviante di Rizzo) instaurò il socialismo nel proprio paese.

È quindi evidente che chi vuole fare “una analisi seria e approfondita dei perché” il PCI non ha instaurato il socialismo in Italia, deve considerare che nessuno dei partiti comunisti dei paesi imperialisti lo ha fatto e dare una spiegazione di questo fatto. Quindi non partire dalla svolta di Salerno e perdersi conseguentemente nella disquisizione salottiera se Togliatti era un traditore o un minchione e se Berlinguer era o no un onest’uomo. Deve spiegare per quali limiti della comprensione delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe il movimento comunista non è riuscito a instaurare il socialismo nei paesi imperialisti e la prima ondata della rivoluzione proletaria si è esaurita senza completare la sua opera.

Né il problema così posto è nuovo nel movimento comunista. Non solo lo poniamo noi del nuovo Partito comunista italiano e vi diamo risposta nel nostro Manifesto Programma del 2008. Analogamente lo pose il Partito Comunista Cinese diretto da Mao Tse-tung già nei primi anni ’60 quando si occupò di vari partiti comunisti dei paesi imperialisti, non solo di quello italiano. Le divergenze tra il compagno Togliatti e noi (31 dicembre 1962) e Ancora sulle divergenze tra il compagno Togliatti e noi (febbraio 1963) non sono documenti isolati.

Limitare il bilancio al PCI come se la sua deviazione e la sua decadenza fossero una questione solamente italiana, come se il PCI fosse solo un partito nazionale, isolato nel panorama mondiale, significa rinunciare a uno dei principi della concezione comunista del mondo, l’internazionalismo. Non è una questione di buona volontà. Se vuole eludere il problema, Marco Rizzo può certamente opporci il suo personale interesse per le questioni del movimento comunista di altri paesi, la sua personale frequentazione di convegni internazionali di partiti e gruppi comunisti e le prese di posizione dell’organizzazione di cui è segretario. Certamente i suoi sentimenti e la sua pratica sono migliori dei suoi ragionamenti. Ma i suoi ragionamenti sono sbagliati e sono quelli che pesano nel definire la linea che propone per l’organismo che dirige e agli altri aspiranti comunisti. È quello che più ci interessa.

Noi siamo per l’unità dei comunisti. L’unità dei comunisti è questione di grande importanza pratica. Ma l’unica unità che regge alla prova dei fatti e che dobbiamo perseguire, è l’unità sulle posizioni giuste, sulle posizioni avanzate. Perché è l’unica unità che porta alla vittoria della classe operaia e delle masse popolari sulla borghesia e sul clero. Marco Rizzo, travisando Gramsci, fa dire al nostro grande maestro che bisogna “ricomporre le tre grandi anime del proletariato italiano: quella comunista, quella socialista e quella cattolica, superando così quelle barriere culturali e ideologiche che ne intralciano l’unità di classe” (tra parentesi lo sfidiamo a indicare dove mai Gramsci avrebbe sostenuto una tesi del genere: a nostro parere è un’invenzione di Rizzo tanto contrasta con la concezione che Gramsci ha applicato quando ha diretto il PCI (1924-1926) e che ha fissato nei Quaderni del carcere). L’unità dei comunisti, l’unità del proletariato, l’unità delle masse popolari la costruisce la parte avanzata attorno a sé, perché è capace di far leva sul positivo e trattare le contraddizioni in seno al popolo adeguatamente, cioè in modo che non impediscano l’unità contro la borghesia e il clero.

Le fantasie possono essere e sono tante, ma la verità è una sola. Chi vuol vincere, la deve cercare!

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4 Risposte to “Avviso ai naviganti 32 – Marco Rizzo (CSP-PC) non è nazionalcomunista, ma ragiona come se lo fosse.”

  1. alfonso parcesepe 10/30/2013 a 11:42 am #

    salve compagni,una domanda per il compagno rizzo:come ti poni difronte ad un eventuale riunificazione di tutti i partiti comunisti italiana sotto un unica bandiera ed in un unico pci?
    non credi che sia giunto il momento di riunificare questa sinistra frammenta?
    il popolo di fb con i suoi gruppi stà cercando di fare questo che ne pensi?
    sei daccordo sul centralismo democratico dove la base conta davvero e non come è successo fino ad ora,dove l’oligarchie facevano e disfacevano come volevano loro?
    non pretendo che tu mi risponda ma che tu legga cose vuole oggi la base comunista,un pci nuovo dove il sociale sia la primo posto,un pci di governo siamo stanchi di vivere nell’ombra con numeri da prefisso telefonico di questo passo se non si creano i presupposti per un unità seria vera il paese lo lasciamo in meno alle destre pd compreso e il proletariato,i pensionati saranno i più colpiti da queste scelte,grazie per l’attenzione hlvs
    Parcesepe Alfonso

    • nuovopci 11/03/2013 a 4:16 pm #

      Non sappiamo cosa farà e penserà Rizzo leggendo il messaggio di Alfonso Parcesepe. Noi del nuovo PCI pensiamo e gli diciamo che lui Alfonso vuole cose giuste e di buon senso, come le vuole anche il popolo di fb con i suoi gruppi, generalmente inteso. Ma come il popolo di fb generalmente inteso, anche Alfonso non si spiega come il paese è arrivato alla situazione (analisi della realtà), non individua chi e cosa sono interessati a mantenervelo e anzi a peggiorarlo (i nemici delle masse popolari), non indica (direi non sa) come arrivare a fare quello che vuole (la linea da seguire, cosa fare). Questi tre sono i passi avanti che Alfonso e il popolo di fb devono fare, che noi cerchiamo di fare e stiamo facendo, per uscire fuori dal marasma attuale. Niente e nessuno cambia il corso delle cose se non lo facciamo noi, se non lo fanno gli interessati, se non ci diamo i mezzi per farlo.
      Non entro in dettaglio, non indico le risposte che noi del nuovo PCI diamo in tutta la nostra stampa e con la nostra azione, giorno dopo giorno. Perché Alfonso lo può ben vedere leggendo i comunicati del nuovo PCI. Avanti quindi! Cosa ne dici?
      Cordiali saluti. Nicola.

  2. per l'unità dei comunisti 10/29/2013 a 9:02 pm #

    Visto che criticate tutto e tutti..
    Voi è da dieci anni che vi siete auto costituiti come partito comunista e non credo abbiate fin’ora avuto grandi successi organizzativi (che poi alla lunga è ciò che nella pratica conferma la bontà della linea politica), per esempio non analizzate mai la vostra situazione interna, il numero dei comitati di partito, la loro colocazione, la tendenza alla crescita etc..
    Csp-pc esiste da 3/4 anni e ha circa 4mila iscritti, si consolida e avanza e rende disponibile un documento congressuale niente male. Era da anni che un partito comunista con un certo numero di iscritti non proponeva una chiara linea anti-revisionista. Il vostro comunicato così tempestivo e critico su un documento appena uscito mi pare dimostri un certo astio.
    E poi comunque un comunista deve difendere ed esaltare la sua patria (socialista).. e non bisogna avere paura a dirlo.

    • nuovopci 11/03/2013 a 4:17 pm #

      La questione non è o noi o il Csp-pc. La questione è di trovare la strada che ci fa avanzare, che non è quella che individualmente, per una ragione o l’altra, ci piace o abbiamo imboccato, ma quella che è capace di farci incidere nella realtà e trasformarla. Questo è un compito e un problema di tutti quelli che vogliono trasformare il mondo. Noi abbiamo detto quello che non va nel documento congressuale del Csp-pc. Siamo tempestivi e critici perché gli argomenti del documento congressuale del Csp-pc sono quelli di cui ci occupiamo ogni giorno. “Niente male” è generico, entra anche tu nel merito. Noi ci siamo entrati. A Rizzo e compagni di rispondere.
      E del nostro Manifesto Programma tu cosa ne dici? Dei nostri Comunicati tu cosa ne dici?
      Se discutessimo onestamente e chiaramente dell’analisi della situazione e della linea da seguire, probabilmente faremmo passi avanti. Quanto a quello che abbiamo fatto, non sta a noi renderlo pubblico e vantarcene, sta a te giudicarlo da quello che vedi, senti e leggi. Quanto a quello che hanno fatto finora Marco Rizzo (che è in campo da anni) e Csp-pc che è in campo solo da pochi anni, per ora di per sé non è tale da indurre a credere ciecamente a quello che dicono. La dimostrazione pratica che la nostra linea è giusta neanche noi l’abbiamo ancora data. Ma questo vale anche per Marco Rizzo (che è in campo da anni) e Csp-pc. Quindi dobbiamo valutare quello che propongono. Quello che dovresti fare anche tu, senza astio e spirito di concorrenza, valutando quello che noi proponiamo. Stiamo cercando di dare soluzione a problemi comuni. Se uno trova la strada giusta, la trova anche per gli altri. Solo se si trova la strada giusta da seguire, i comunisti riescono a unirsi stabilmente. Uniti si è più forti, se si è uniti sulla strada da seguire. Il vecchio glorioso PCI era più grande di noi e di Csp-pc, ma si è disgregato, corrotto e dissolto perché si è messo a seguire linee sbagliate. Le linee sbagliate sono tante, la linea giusta una sola. Questa è una lezione che noi non dimentichiamo. Nessuno la deve dimenticare. Il PCI era diventato forte quando seguiva la linea giusta nella situazione concreta in cui operava. Ora tocca a noi. Forza!
      Cosa ne dici?
      Cordiali saluti. Nicola.

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