Avviso ai naviganti 30 – Lettera aperta ai membri di Proletari Comunisti che scemi non sono

5 Ott

5 ottobre 2013

(Scaricate il testo in versione Open Office, PDF o Word )

 

La via per arrivare a instaurare il socialismo nel nostro paese

Raccomandiamo ai nostri lettori di leggere per intero il commento Ma i CARC-(n)PCI sono scemi o ci fanno? che Proletari Comunisti (ProCom) il 3 ottobre ha dedicato sul suo blog al nostro Comunicato CC 37/2013 del 30 settembre.

Quanto agli insulti che ProCom spesso e volentieri lancia a destra e a manca, non servono come ragionamento e non ci fanno impressione. Gli insulti qualificano chi li lancia: in bene o in male a secondo se li lancia contro persone potenti e arroganti che li meritano o contro persone che meritano stima e rispetto. Quindi in definitiva sono le masse popolari e i compagni che giudicano chi insulta e chi è insultato! La parte del commento che ci interessa è quella che riguarda la strategia per instaurare il socialismo che il nuovo Partito comunista sta seguendo. L’argomento interessa tutti quelli che sono preoccupati del marasma in cui la borghesia e il clero hanno portato e sempre più profondano il nostro paese e tutta l’umanità, tutti quelli che cercano una via d’uscita e hanno già compreso che essa non verrà dalla borghesia e dal clero, nonostante le prediche del nuovo monarca che i Gesuiti hanno posto alla testa della Corte Pontificia. Quindi interessa tutti i comunisti.

ProCom sostiene che noi siamo fautori della via istituzionale, pacifica al socialismo. Oltre a ProCom, anche altri (tra essi tutti i gruppi e partiti dichiaratamente trotzkisti o bordighisti e quelli che subiscono la loro influenza ideologica, che condividono cioè il loro bilancio del movimento comunista) ci accusano anche di essere interclassisti.

Fanno leva sul fatto che, da quando siamo entrati nella fase acuta e terminale della crisi del capitalismo, noi promuoviamo la costituzione da parte delle masse popolari organizzate (OP) e in particolare degli operai organizzati (OO) del Governo di Blocco Popolare. Il Partito si è dato questa linea nel 2008 e l’ha illustrata per la prima volta pubblicamente nel n. 31 di La Voce (marzo 2009), nell’articolo Il piano d’azione del (nuovo)Partito comunista italiano in questa fase (di cui raccomandiamo la lettura). Il GBP sarà costituito dalle OO e OP e sarà composto dai personaggi (per lo più appartenenti alla sinistra borghese) che oggi godono della fiducia delle OO e OP. Le OO e OP lo faranno ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia, indicheranno caso per caso i provvedimenti concreti a cui il GBP darà forma e forza di legge nazionale, lo difenderanno dall’immancabile aggressione della Comunità Internazionale dei gruppi europei, americani e sionisti e dei suoi membri italiani. Nel corso di questo processo pratico in cui costituiranno, imporranno e difenderanno il GBP, le masse popolari e gli operai si trasformeranno (intellettualmente, moralmente e sul piano organizzativo) fino a diventare capaci di instaurare il socialismo e la rinascita del movimento comunista raggiungerà un livello tale che instaureranno effettivamente il socialismo. Per maggiori ragguagli (chi sono i personaggi, cosa intendiamo per socialismo, ecc.) rimandiamo comunque all’Avviso ai Naviganti 29 che abbiamo diffuso il 3 ottobre.

ProCom ci obietta che per instaurare il socialismo ci vuole “la rivoluzione e una guerra di popolo”. Ma il punto sta proprio qui. Noi sosteniamo che per fare la rivoluzione socialista in un paese come il nostro, per condurre la guerra  popolare rivoluzionaria che instaurerà il socialismo, noi comunisti oggi dobbiamo far leva sulle effettive condizioni soggettive (cioè di coscienza e di organizzazione) attuali delle masse popolari e degli operai e sulla crisi generale (economica, culturale, sociale e ambientale, politica) in corso per condurli a fare un percorso pratico nel corso del quale, per propria esperienza (l’esperienza è per le classi oppresse la scuola principale e indispensabile), impareranno fino a instaurare il socialismo. La nostra linea è la formulazione nelle condizioni attuali (eredità della prima ondata della rivoluzione proletaria, crisi del movimento comunista ed egemonia della sinistra borghese, seconda crisi generale del capitalismo) della linea patrocinata dalla Internazionale Comunista nella prima parte del secolo scorso, la linea che politicamente allora si è espressa nei governi dei Fronti Popolari (Spagna e Francia) e nella Resistenza (Francia, Italia, Belgio, Grecia). Questa linea allora portò il movimento comunista al punto più alto che finora ha raggiunto nei paesi imperialisti. Non portò all’instaurazione del socialismo in Europa e negli USA principalmente per i limiti di comprensione della situazione propri dei partiti comunisti interessati (italiano, francese e USA in primo luogo) che abbiamo illustrato sia nel nostro Manifesto Programma sia in vari articoli e Comunicati CC: uno per tutti Pietro Secchia e due importanti lezioni in La Voce n. 26 (luglio 2007). Già nel Manifesto Programma (pagg. 197-208) abbiamo illustrato la natura della guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata con cui gli operai e le masse popolari faranno dell’Italia un paese socialista. Quanto poi all’interclassismo, noi siamo “interclassisti” nel senso che Lenin indica nel Che fare? del 1902: il Partito comunista non è composto da operai avanzati e combattivi, ma da comunisti, cioè da persone che hanno assimilato e applicano la concezione comunista del mondo (oggi il marxismo-leninismo-maoismo) nella lotta per instaurare il socialismo e il Partito guida gli operai organizzati a “mandare propri distaccamenti in ogni classe della società” in cui possono raccogliere forze e risorse per fare la rivoluzione socialista.

ProCom illustra i difetti di personaggi e organismi che noi indichiamo tra i possibili componenti del GBP (Beppe Grillo e il M5S, Landini e la FIOM, Stefano Rodotà, Giorgio Cremaschi, Giulietto Chiesa, ecc., i sindaci di possibili Amministrazione Comunali d’Emergenza, ecc.). Quasi tutto quello che ProCom dice in proposito, nella sostanza è vero e lo conosciamo bene: ma non si potevano dire cose analoghe di tanti personaggi e organismi che parteciparono ai Fronti Popolari e alla Resistenza? Se il futuro dipendesse solo o principalmente dagli aspetti negativi del presente o del passato, l’umanità sarebbe sempre andata indietro, mentre complessivamente è andata avanti. Il punto non sono i loro difetti, ma il contributo che possiamo far loro dare alla rivoluzione socialista, alla guerra popolare rivoluzionaria in corso: e questo dipende in larga misura dalla capacità di noi comunisti di condurre le cose usando il materialismo dialettico e facendo l’analisi concreta di ogni concreta situazione. Non è sicuro, ma forse riusciremo a portare quei personaggi e quegli organismi addirittura a costituire loro stessi, grazie al loro prestigio, al seguito di cui godono e alle risorse e relazioni di cui dispongono, un Governo di Salvezza Nazionale e Comitati di Salvezza Nazionale che contribuirebbero potentemente a creare le condizioni perché le OO e OP costituiscano il GBP.

ProCom dice che è impossibile costringere un direttore di banca a fare caso per caso il credito necessario a pagare il lavoro fatto o a finanziare una delle “mille iniziative di base” intraprese da OO o da OP. Ma suvvia! Non sono mica delle persone tutte d’un pezzo, incorruttibili e disposte al martirio, dei don Chisciotte! Per lo più sono persone che tengono famiglia e tirano a campare! Per di più molti impiegati di banca collaboreranno con le OO e OP interessate. La crisi del capitalismo morde su gran parte della popolazione e la catastrofe incombe su tutti. È solo una questione di “buona volontà”: un’operazione più facile da fare che una “spesa proletaria” in un supermercato!

Infine ProCom contrappone alla lotta che noi conduciamo in un paese imperialista come l’Italia, sede per di più della Corte Pontificia, una delle istituzioni più importanti del sistema imperialista mondiale, la lotta che i nostri compagni conducono in India, nelle Filippine e in altri paesi. Giusto? Niente affatto. Che ci contrappongano invece la lotta che secondo loro si fa e si dovrebbe fare in Italia! ProCom non è nato ieri. È un organismo che esiste da almeno 30 anni.  Non riescono ancora a indicare un piano per fare la rivoluzione socialista in Italia? O sono di quelli che sostengono che la rivoluzione socialista si fa senza piano, che scoppia come un’eruzione vulcanica o cade dal cielo come un uragano?

Quanto alla Chiesa Cattolica e alla Corte Pontificia, che indichi ProCom che ruolo politico ha in Italia, che ruolo politico ha nel mondo! I Gesuiti hanno messo Bergoglio alla sua testa, perché stupisse i più e i meno fedeli con le scempiaggini e le banalità che va predicando, perché la sua egemonia sulle masse popolari precipita. L’esperienza della crisi è più forte dell’oppio dei popoli. Tutto dipende da noi comunisti, quanto siamo capaci di farla valere! La borghesia non ha santi a cui votarsi: l’unica via che può promuovere è la mobilitazione reazionaria. Se noi comunisti non riusciremo con il GBP (e magari anche con un GSN) a prevenirla! Non basta inveire contro il mondo per come è: bisogna trasformarlo!

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2 Risposte to “Avviso ai naviganti 30 – Lettera aperta ai membri di Proletari Comunisti che scemi non sono”

  1. guardarossa 10/07/2013 a 8:19 am #

    A proposito dei social traditori , dei finti comunisti , dei comodo comunisti e dei comunisti imperialisti ( non è un ossimoro, è negli atti parlamentari!) . Di questa specie meschina fanno parte : Diliberto, Ferrero, Rodotà, Landini, Cremaschi e tanti altri. Di seguito le mie considerazioni di comunista:
    Siccome nascono formazioni politiche “comuniste” sul fallimento delle precedenti esperienze, oppure per implosione delle stesse, o per scissioni “pilotate”, il lavoro per “i beati costruttori dell’unità dei comunisti” si fa incessante.
    La cosa più paradossale è che a questi lavori per l’unità vi partecipino pure formazioni politiche comuniste appena nate. Paradossale, perché non si spiega la contraddizione tra il dare vita a un altro soggetto comunista, e quello di volere costruire il soggetto unico allo stesso momento.
    Evidentemente c’è qualcosa che non torna. E quello che non torna risiede nella presunzione di chi pensa di voler costruire un partito comunista sulla propria esperienza personale e sulla risonanza dell’immagine pubblica.

    Questi ritrovi di apparati burocratici partitici sono la semplice dimostrazione della mancanza di consenso. Non hanno un popolo. E non hanno un popolo per la semplice ragione che partono da un individuo pubblico che riunisce a se altri individui pubblici minori e così via a scendere.

    Perché partire dal basso, dalla lotta quotidiana sui posti di lavoro, nei centri del caporalato dell’impiego istituzionalizzato (gestito dai partiti e dai sindacati), significa perdere la propria immagine pubblica, significa mettersi in discussione. Perché non è detto che alla fine del percorso il personaggio pubblico abbia la capacità di dimostrare di essere all’altezza del compito. E poi troppa fatica.
    Questa premessa sgradevole, ma necessaria, serve per affrontare il problema principale e cioè: il falso problema dell’unità dei comunisti.

    Falso problema perché il problema non è quello di unire quello che c’è, ma di costruire quello che manca. E quello che manca è la partecipazione quotidiana nella vita concreta delle persone, che altro non significa che costruire le piccole lotte che non fanno notizia, ma che creano un rapporto specifico e duraturo. Manca la volontà di mettersi in gioco.

    Si sceglie la strada mediatica della partecipazione con le bandiere nelle passeggiate romane chiamate manifestazioni.
    Tutti presi dalle proprie teorie, ripetute a babbo morto, come fossero messe cantate, salmi o riti propiziarori, si invocano le folle e le masse parlando davanti a venti persone.
    Per chi, come me, è stato per anni in questi istituti politici, sa bene quanto disprezzo per la gente semplice alberghi in questi moderni soloni.
    E non c’è verso di farli recedere. Troppo presi nelle proprie teorie, che non sono proprie, ma se ne sono appropriati abusivamente.

    Ti citano Marx e Lenin non per spiegarti la loro teoria per poi discuterla e adattarla al presente (ne sono totalmente incapaci), ma per intimorire, per non farti parlare. I grandi del pensiero come arma contundente. Una forma di esoterismo barbaro e antipopolare.
    E’ con queste pratiche che nel tempo sono diventati nemici del popolo. Piccole sette rancorose.
    Eppure, sempre per citare Marx ed Engels, il loro lavoro è stato quello di aver introdotto il socialismo nella classe operaia. E come l’hanno introdotto, rendendolo nocivo alle masse, facendo opera di pressappochismo, di banale ritornello?
    Restando asserragliati nella propria stanza, uscendo solo quando c’è qualche giornalista?
    Eppure operai socialisti ve n’erano già tra il 1840 e 1950, soltanto che il loro socialismo era di stampo borghese. Oggi ci troviamo nella situazione avversa, e cioè che gli apparati comunisti non fanno altro che adottare un comunismo borghese, ed è compito delle masse riportare il comunismo proletario nei partiti comunisti.
    Questo è il duro compito che oggi la classe lasciata a se stessa si trova davanti.
    Oggi bisogna ripartire non dal comunismo che c’è (che è in mano a comunisti borghesi) ma dalla tendenza comunista che risiede in coloro che stanno cercando di trovare nelle lotte un loro percorso politico efficace.

    Non è nelle differenti sette comuniste che si trovano i germi della rinascita per il superamento del capitalismo.
    D’altra parte già Marx se la prendeva con le sette del socialismo utopico (saintsimoniani, owenisti, fuorieristi, cabetisti ecc.) o nei(L. Blanc) i quali rifiutavano l’idea di una rivoluzione egualitaria e attendevano le trasformazioni sociali della filantropia borghese o dall’intervento miracoloso di un re.
    Marx sapeva benissimo che non era lì che avrebbe potuto trovare i germi della sua concezione della rivoluzione comunista. E Marx se la stava prendendo con dei giganti del pensiero.
    Gli apparati dei comunisti borghesi , sono delle formazioni reazionarie del comunismo, sono nemici della classe lasciata a se stessa.
    Se si continua ad ignorare la sintesi dialettica che ha per punto di partenza le diverse esperienze dei lavoratori e dei non lavoratori (quello che una volta si poteva chiamare movimento operaio), che, si badi bene, non è il prodotto dell’unione del comunismo e dei lavoratori organizzati in sindacati di regime, non si fa altro che produrre comunismo opportunista.

  2. Enrico Geiler Switzerland 10/06/2013 a 9:24 am #

    Cari Compagni
    penso che una delle prime cose da fare sia quella di creare la coscienza politica nelle masse. La parola chiave è dunque FORMAZIONE. Il compito di coloro che sono già formati, ovvero il nostro compito, è quello di formare gli altri. Insegnare il comunismo, insegnare gli aspetti negativi del capitalismo e come si potrebbe organizzare la societâ affinchè tutti ci possano vivere decorosamente. Quando i proletari sono formati convenientemente trovano la loro strada da soli. Solo proletari formati e perciò doppiamente motivati possono fare una rivoluzione in profondità e che duri nel tempo.
    Ricordo nuovamente che è a disposizione gratuitamente il CD di formazione sociopolitica di base, semplice e didattico (un vero attrezzo di lavoro per il Compagno propagandista): da richiedere a imparalavita@bluemail.ch.
    Saluti solidali dalla Svizzera.
    Enrico

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