Mobilitazione a difesa della Costituzione – Manifestazioni e scioperi d’autunno

27 Lug

Comunicato CC 31/2013 – 25 luglio 2013     70° anniversario del crollo del fascismo

 

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Ai compagni che vogliono diventare membri dello Stato Maggiore della rivoluzione socialista

Mobilitazione a difesa della Costituzione – Manifestazioni e scioperi d’autunno

Bilancio a cinque mesi dalle elezioni di febbraio e l’opera da compiere nei prossimi mesi: la situazione è favorevole allo sviluppo della Guerra Popolare Rivoluzionaria! La vittoria dipende principalmente da noi!

Sono trascorsi cinque mesi dalle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio, cinque mesi trascorsi sotto la spinta della crisi generale del capitalismo che devasta il nostro paese come il resto del mondo. Siamo oggi in grado di fare il punto dello sviluppo avuto dalla lotta tra le classi per la direzione politica del paese: la questione decisiva dello scontro in atto.

Due sono stati i risultati principali delle elezioni politiche di febbraio, al di là delle intenzioni dei vertici della Repubblica Pontificia che le avevano indette per regolare i conti tra i loro centri di potere.

Hanno smentito sul larga scala tesi disfattiste e opportuniste della sinistra borghese (“il berlusconismo delle masse popolari”, “le masse popolari in Italia non si mobilitano per far fronte alla crisi”) che avevano ripercussioni negative tra le masse popolari e hanno mostrato che l’egemonia dei vertici della Repubblica Pontificia (RP) sulle masse popolari italiane è in caduta libera. Il M5S ha vinto le elezioni perché si presentava come il capofila della lotta intransigente contro il sistema di potere esistente.

Con la vittoria elettorale del M5S hanno reso il Parlamento difficilmente governabile dai vertici della RP, hanno aggravato la crisi politica della RP e hanno creato in alto e in basso una situazione più favorevole per l’attuazione del piano di lavoro del Partito, mirato alla costituzione di un governo d’emergenza delle masse popolari organizzate, il Governo di Blocco Popolare (GBP), la via più diretta e meno distruttiva e traumatica verso l’instaurazione del socialismo.

Se riusciremo a indurre il M5S a costituire, da solo o insieme ai dirigenti dei sindacati di base e alternativi e della sinistra dei sindacati di regime, agli esponenti democratici della società civile, delle amministrazioni locali, della Pubblica Amministrazione, delle forze armate e del clero, ai portavoce non visceralmente anticomunisti della sinistra borghese (l’insieme di organismi e personaggi che noi in sintesi indichiamo con l’espressione “seconda gamba”), un Governo di Salvezza Nazionale a livello centrale e Comitati di Salvezza Nazionale a livello locale (a proposito della natura e dei compiti del GSN e dei CSN rimandiamo al Comunicato CC 22/2013 del 26 maggio e al Comunicato CC 23/2013 del 29 maggio) il nostro piano avrà fatto un grande passo avanti.

È possibile che arriviamo a tanto?

Per valutare quanto la linea del (nuovo) Partito comunista italiano è realistica, bisogna comprendere la vera natura della crisi del capitalismo in corso (e in proposito rimandiamo all’Avviso ai Naviganti 8 del 21 marzo 2012): questo è il metro con cui misurare la validità di ogni proposta e linea di uscita dalla crisi. La crisi del capitalismo è tale, gli sviluppi a cui essa darà luogo sia a livello nazionale sia a livello internazionale se non raggiungiamo il nostro obiettivo sono tali, che abbiamo buone possibilità di riuscire, anche se la rinascita del movimento comunista è ancora ai primi passi sia a livello nazionale che a livello internazionale. Non è sicuro che ci riusciremo solo perché l’esito della nostra opera  dipende principalmente da un certo progresso nel consolidamento e rafforzamento del nostro Partito: dall’elevamento del suo metodo di lavoro (il materialismo dialettico) e da una certa crescita delle sue file. Le condizioni oggettive della rivoluzione socialista nel nostro paese e nei paesi imperialisti esistono da decenni. La nuova grande crisi del capitalismo rende l’instaurazione del socialismo più impellente e quindi spinge verso di essa le grandi masse, in particolare gli operai. Però questa spinta determinata dalle condizioni oggettive, si traduce in un effettivo movimento vittorioso delle masse popolari contro la borghesia e il clero solo se per la concezione che lo anima, per la linea che lo guida, per il metodo di lavoro e per la dedizione alla causa e la disciplina dei suoi membri e organismi, il Partito comunista è all’altezza dei suoi compiti. Sta quindi a noi comunisti acquisire una comprensione abbastanza avanzata delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe da promuovere con efficacia la guerra popolare rivoluzionaria che porterà all’instaurazione del socialismo: a fondare la società sulla produzione di beni e servizi svolta da aziende pubbliche anziché da aziende capitaliste. La costituzione del GBP è nel nostro paese il percorso più diretto e meno distruttivo verso di essa. Il risultati delle elezioni di febbraio hanno creato condizioni particolarmente favorevoli. Sta a noi comunisti approfittarne.

A questa nostra proposta, si oppongono sia i gruppi comunisti dogmatici, sia i gruppi comunisti economicisti, sia i gruppi comunisti che combinano il dogmatismo sul terreno della teoria e della concezione del mondo e l’economicismo nell’attività di massa. Questi gruppi impersonano deviazioni e tendenze presenti anche nelle nostre file, diffuse tra le masse popolari del nostro paese, che si manifestano anche nel nostro lavoro. Una ragione in più per comprendere bene la loro natura.

I gruppi comunisti dogmatici sono quelli che si accontentano di imparare il marxismo, il marxismo-leninismo o addirittura il marxismo-leninismo-maoismo dai libri, di venerare e tramandare l’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria e far conoscere le lotte in corso in altri paesi, di aspettare che la rivoluzione socialista scoppi (come i fedeli cristiani aspettavano l’avvento del regno dei cieli e gli ebrei l’arrivo del messia) con il fermo proposito di mettersi alla sua testa. Questi gruppi non presentano solo limiti nel campo dell’azione, ma anche nel campo della teoria: la teoria che essi professano infatti è una deformazione del marxismo che per sua natura è guida dell’azione, guida della lotta delle classi oppresse che trasformano la società capitalista in società comunista.

I gruppi comunisti economicisti sono quelli che, pur proclamandosi comunisti, riversano tutta la loro iniziativa

– nell’elaborare piattaforme rivendicative composte di rivendicazioni che dovrebbero convincere, unire e trascinare alla lotta le masse popolari tanto è evidente per ognuna di esse che risponde a un bisogno delle masse popolari e cura una piaga della società: lavorare meno per lavorare tutti, ridurre l’orario di lavoro a parità di salario, blocco dei licenziamenti, nazionalizzazione delle aziende in crisi (i trotzkisti abbelliscono aggiungendo “sotto controllo operaio”), reddito di cittadinanza, assistenza sanitaria per tutti, diritto all’abitare, istruzione per tutti, ecc.;

– nel promuovere manifestazioni, scioperi, proteste, referendum, assemblee e riunioni, denunce, campagne d’opinione in appoggio all’una o all’altra o a tutte queste rivendicazioni.

Essi chiedono (esigono, pretendono: il risultato non cambia) ai governi della RP di attuarle benché nessun governo emanazione dei vertici della RP le prenda in considerazione. Non si occupano invece di creare un governo del paese che le voglia attuare e sia capace di attuarle: in breve non entrano direttamente nella lotta politica rivoluzionaria.

Gli economicisti hanno un certo successo tra le masse popolari, perché le chiamano alla lotta facendo leva sul senso comune (“i soldi ci sono”, “aumentare salari e pensioni per aumentare la domanda”, ecc.), cioè su criteri e idee su ciò che è giusto o sbagliato, possibile o impossibile tanto conformi al sistema di relazioni sociali esistente, da essere pregiudizi e radicati luoghi comuni, rafforzati dalle stesse classi dominanti. Quindi essi creano condizioni favorevoli alla nostra opera, ma la loro opera ha un effetto positivo solo se noi comunisti siamo capaci di orientare verso la costituzione del GBP le masse che gli economicisti mobilitano e integrarle così nella guerra popolare rivoluzionaria che  promuoviamo. In caso contrario, se noi comunisti ci accodiamo agli economicisti, la mancanza di risultati delle mobilitazioni che essi promuovono scoraggia le masse popolari e le demoralizza: ne approfittano i promotori della mobilitazione reazionaria delle masse popolari.

Tutte le critiche che sia dogmatici che economicisti muovono alla linea del nostro Partito, in sostanza si riducono a una cosa sola: ci fanno notare quanto il M5S e la coppia Grillo-Casaleggio, quanto ognuno degli altri candidati a comporre il GSN a livello nazionale e i CSN locali sono interni al sistema sociale esistente per le concezioni che professano e le misure e trasformazioni che propongono. Noi riconosciamo difetti e limiti dei candidati a costituire il GSN e i CSN, ma obiettiamo una semplice considerazione. Il M5S e gli altri candidati a costituire GSN e CSN hanno seguito e godono di prestigio presso le masse popolari perché danno espressione alla loro indignazione per la putrefazione della Repubblica Pontificia e alla loro protesta contro la crisi del capitalismo. Possiamo e quindi dobbiamo mettere questo seguito e questo prestigio a contribuzione per l’instaurazione del socialismo: o li faranno fruttare o li perderanno.

La crisi del capitalismo continua e si aggrava, devasta il nostro paese e lo rende un campo di macerie. Il governo illegittimo e illegale Letta-Napolitano-Berlusconi e il “pilota automatico” di Draghi non fanno che proseguire quest’opera di devastazione. La putrefazione della RP è insita nella sua natura: nessuna moralizzazione della sua vita pubblica è possibile perché essa è fondata sulla direzione della Corte Pontificia e della sua Chiesa inestricabilmente connesse con le Organizzazioni Criminali. Una volta venuta meno la spinta propulsiva del movimento comunista internazionale questa sua natura si manifesta sempre più apertamente e il fetore della sua putrefazione diventa sempre più nauseabondo. L’indignazione delle masse popolari per la putrefazione della RP e la protesta contro gli effetti della crisi del capitalismo, di cui le elezioni di febbraio hanno mostrato l’estensione (più di 15 milioni di elettori delle masse popolari su 43 milioni – vedi Comunicato CC 8/2013 del 5 marzo), se non ne facciamo un soggetto politico incanalandole nel movimento per costituire il GBP, troveranno altri dirigenti. A fine luglio la Cassazione annullerà la sentenza di condanna di secondo grado che la Corte di Milano ha inflitto a Berlusconi (la sezione feriale della Cassazione è infarcita di suoi amici “ammazzasentenze”, per questo Berlusconi se ne sta buono e aspetta). A quel punto la banda Berlusconi sarà libera di lanciare la sua campagna demagogica contro l’Unione Europea e il “pilota automatico” di Draghi giovandosi spregiudicatamente anche di tutte le malefatte e delle “riforme” (della Costituzione e in altri campi) fatte dall’illegittimo e illegale governo Letta-Napolitano-Berlusconi, tirandosi dietro tutti i gruppetti e figuri protagonisti delle “prove di fascismo”. Quindi gli attuali candidati a formare subito il GSN e i CSN e nel giro di un tempo ragionevole il GBP, hanno un futuro non se coltivano i limiti e i difetti che hanno, ma se danno sviluppo pratico alle aspettative e ai bisogni delle masse popolari che la continuazione della crisi del capitalismo opprime e spreme. Il M5S se non forma subito il GSN e i CSN tra qualche mese sarà surclassato dalla banda Berlusconi. Quindi anche solo per sopravvivere, il M5S e gli altri candidati sopra indicati devono sviluppare non i loro difetti e i loro limiti, ma costituire il GSN e i CSN. Se non li costituiranno, peggio per loro. Loro moriranno ma se nel frattempo noi comunisti, giovandoci anche della loro opera, avremo mobilitato in misura adeguata le masse popolari, queste continueranno l’opera che essi non hanno voluto compiere.

Infatti due movimenti si sviluppano comunque in questi mesi, grazie anche ad essi, all’opera dell’illegittimo e illegale governo Letta-Napolitano-Berlusconi e al “pilota automatico” di Draghi.

1. La mobilitazione a difesa della Costituzione del 1948 , la “costituzione sovietica” che una parte importante dei vertici della RP vuole abolire.

Nei decenni seguiti all’instaurazione della Repubblica Pontificia nel 1948, i principi e i dettami costituzionali sono rimasti in larga parte non attuati o addirittura palesemente traditi. Ora però una parte importante dei vertici della Repubblica Pontificia li vuole anche cancellare dalla lettera della Carta. Anche in questo Berlusconi ha indicato la strada che il grosso della borghesia e del clero seguono. Perché li vuole cancellare? Perché sulla base della Costituzione  si è formata nei vertici della Repubblica Pontificia una pluralità di centri di potere, di organismi e di istituzioni che operano in relativa autonomia: organi giudiziari, magistrati, camere del parlamento, governo, presidenza della repubblica, amministrazioni locali, servizi segreti (ovviamente deviati al servizio degli USA, data la natura della RP), singoli apparati della burocrazia, carabinieri, ecc. Man mano che la crisi politica della Repubblica Pontificia si è aggravata, questi centri di potere sono diventati strumenti della guerra per bande che imperversa nei suoi vertici. È un aspetto della “ingovernabilità dall’alto” della Repubblica Pontificia. Per convincersene, basta pensare ad alcune recenti sentenze della Consulta (quella che ha dato ragione alla FIOM contro Marchionne, quella che ha dichiarato incostituzionali alcuni provvedimenti del governo contro regioni, province e comuni, ecc.), alle condanne e ai procedimenti a carico di Berlusconi, alle iniziative giudiziarie contro Napolitano & C. per la trattativa Stato-Mafia che hanno condotto all’inizio degli anni ’90, ecc. L’eliminazione della Costituzione del 1948 dovrebbe portare ad un maggiore accentramento del potere.

L’abolizione della “costituzione sovietica” non mira principalmente a ridurre i diritti delle masse popolari e la loro partecipazione alla vita politica del paese. Su questo obiettivo la borghesia e il clero, tutti i vertici della RP sono concordi. Li hanno perseguiti e li perseguono anche con la Costituzione in vigore. I diritti delle masse popolari e la loro partecipazione alla vita politica del paese dipendono dai rapporti di forza tra le classi e questi si sono via via modificati a danno delle masse popolari da quando all’inizio degli anni ‘50 nel vecchio PCI i revisionisti moderni hanno preso il sopravvento e in particolare da quando negli anni ‘70 è iniziato il declino del movimento comunista a livello internazionale. Ma un maggiore accentramento e una maggiore disciplina tra centri di potere, organismi e istituzioni dei vertici della RP nuocerebbero anche alle masse popolari, le indebolirebbero per un certo periodo. La difesa della Costituzione è quindi un terreno su cui gli interessi delle masse popolari e gli interessi di una parte dei vertici della RP si combinano in modo favorevole alle masse popolari. In particolare in modo favorevole alla costituzione del GSN e del GBP.

 

2. La moltiplicazione e il rafforzamento delle Organizzazioni Operaie e delle Organizzazioni Popolari nelle iniziative nazionali e locali in corso e in programma nei prossimi mesi (sciopero generale indetto da USB-Confederazione Cobas-CUB, congresso della CGIL e le cento altre).

Le assemblee e le manifestazioni nazionali si sono moltiplicate e per il prossimo autunno ne sono annunciate un gran numero. Sono tante che diventerebbero inutili, ripetitive e addirittura dannose se non si andasse oltre la manifestazione delle volontà e dell’aspirazione ad aggregarsi e la riproposizione di rivendicazioni e di piattaforme rivendicative nei confronti dell’illegittimo e illegale governo Letta-Napolitano-Berlusconi che ha obiettivi opposti. Dobbiamo e possiamo portare il tutto nel campo offensivo.

Dobbiamo portare i lavoratori delle aziende capitaliste e delle strutture pubbliche non ancora eliminate dalla crisi del capitalismo a organizzarsi: a costituire Comitati di Partito clandestini ovunque, Organizzazioni Operaie (OO) nelle prime e organizzazioni popolari (OP) nelle seconde.

Dobbiamo portare gli operai organizzati delle aziende capitaliste (OO) e i lavoratori organizzati delle strutture principalmente ancora pubbliche: ospedali, scuole, caserme, poste, ecc. (OP) a stabilire la propria direzione nell’azienda e struttura e soprattutto, perché questo è il salto, a uscire dall’azienda e struttura, irradiare orientamento e influenza all’intorno e all’esterno, stabilire relazioni e direzione, fare rete. È il processo opposto a occupare la fabbrica e restare chiusi in fabbrica. Nel 1920, quando gli operai di Torino occuparono le fabbriche, Giolitti convinse Agnelli che non era il caso di mandare l’esercito a Torino per far fuori alcune decine di migliaia di operai: conveniva alla borghesia, conveniva “a tutti”, anche ad Agnelli, lasciare che gli operai si esaurissero: finché stavano in fabbrica, non facevano grandi danni e un po’ alla volta si sarebbero esauriti. Bisogna “occupare” le fabbriche e le strutture pubbliche (statali,  regionali e municipali) che i capitalisti non hanno ancora delocalizzato o chiuso, occuparle nel senso di costituire in ognuna Comitati di Partito clandestini e OO o OP operanti pubblicamente, e uscire, proiettarsi, irradiarsi all’esterno. A quel punto la OO o OP non sarà più un organismo principalmente sindacale; diventa un organismo politico e pone alle masse popolari e ai vertici della RP una questione politica, di governo del paese, chi comanda: il governo dei vertici RP o il Nuovo Potere. OO e OP offensive sono anche gli strumenti per difendersi, per impedire lo smantellamento delle fabbriche e delle strutture pubbliche: sono la più efficace difesa possibile nell’ambito della crisi. Per questo gli operai e i lavoratori pubblici avanzati, quelli che non sono disposti a lasciarsi far fuori dai capitalisti e dalle loro autorità, dall’illegittimo e illegale governo Letta-Napolitano-Berlusconi e dal “pilota automatico” di Draghi, dovranno costituirli anche solo perché mossi dall’istinto di sopravvivenza. Come semplici organismi autonomi, autoconvocati, ecc. di azione rivendicativa, di azione sindacale non hanno futuro.

Al moto degli operai e dei lavoratori avanzati che muove dalle aziende capitaliste e dalle strutture pubbliche, risponde dall’esterno il movimento delle OP dei disoccupati, precari, immigrati, casalinghe, ecc.: il movimento delle masse popolari organizzate che sviluppano le mille iniziative di base, che attuano al massimo livello di cui diventano via via capaci le parole d’ordine “a ogni adulto un lavoro utile e dignitoso” e “a ogni individuo i beni e i servizi necessari per una vita dignitosa”, realizzano la difesa del territorio, l’assistenza sanitaria per tutti, l’istruzione pubblica gratuita e di buon livello, il diritto all’abitare, ecc.

Dai due lati, dalle aziende capitaliste e dalle strutture pubbliche che i padroni non hanno ancora distrutto (e sono ancora una massa imponente di lavoratori) e dal territorio, può e deve crescere la marea montante, la valanga, che spingerà in avanti anche la “seconda gamba”.

Il nuovo Partito comunista italiano ha posto le basi per promuovere questo movimento. In Italia abbiamo rotto i recinti, l’isolamento. Dobbiamo continuare questo percorso di espansione della nostra influenza, della nostra direzione indiretta, delle relazioni e dei contatti. Anche quelli che li rifiutano, ne hanno bisogno e prima o poi uno dopo l’altro quelli che non si perdono per strada (ma altri sorgono e in numero crescente) ci arrivano ed è un processo di aggregazione che si concluderà in una valanga. Noi dobbiamo continuare questo processo espansivo, migliorare il nostro intervento (tradurre il generale nel particolare e applicarlo nel concreto, convincere, stabilire contatti, tessere relazioni, praticare la linea di massa), accrescere le nostre file. Per sviluppare questo progetto di lavoro, definirlo nei particolari, realizzarlo nei casi concreti, bisogna formare quadri con il collaterale lavoro logistico e finanziario, con il collaterale lavoro di propaganda generale.

Tutto questo lavoro va articolato in campagne, battaglie e operazioni tattiche. Ognuna va progettata e l’ideazione, direzione e realizzazione di ognuna di esse deve essere chiaramente assegnata a organismi e compagni. Quindi ogni compagno deve far parte di un organismo che ha una funzione ben definita rispetto agli altri e compiti da svolgere. Ogni compagno deve avere una funzione in quell’organismo e via via gli devono essere affidati dei compiti.

In sintesi bisogna consolidare e rafforzare il Partito e reclutare.

 

Non solo la situazione interna, ma anche la situazione internazionale è favorevole alla nostro opera. Noi comunisti abbiamo un compito nazionale e un compito internazionale per loro natura connessi. Il legame tra le due componenti del nostro compito non sta in una rivoluzione internazionale, che procede simultaneamente in tutto il mondo come un unico movimento politico, ma nel fatto che il primo paese imperialista che romperà le catene della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti, aprirà e mostrerà la strada anche alle masse popolari degli altri paesi che hanno tutte e in ogni paese lo stesso problema di far fronte alla crisi generale del capitalismo.

 

Nel corso degli ultimi 30 anni la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti ha a suo modo unificato il mondo. Approfittando del declino del movimento comunista (dell’esaurimento della spinta propulsiva dell’Unione Sovietica), del completo disfacimento del “campo socialista” e dell’Unione Sovietica (culminato nel 1989- 1991) e della parziale integrazione della Repubblica Popolare Cinese nel sistema imperialista mondiale (controrivoluzione di Deng Hsiaoping iniziata nel 1976), ha fatto di gran parte del mondo è un terreno aperto senza più frontiere statali all’attività dei singoli gruppi imperialisti industriali e finanziari, tanto più liberamente aperto quanto più i gruppi sono grandi: ognuno di essi fa il comodo suo dove meglio gli conviene. I popoli dei singoli paesi hanno perso quel tanto di potere sulla propria vita e sulle risorse del proprio paese che durante la prima ondata della rivoluzione proletaria avevano conquistato: le masse popolari facendo leva sulla forza del movimento comunista internazionale si erano costruite in ogni paese una certa capacità di controllo e di intervento sui rispettivi Stati. Dopo aver dato piena libertà d’azione ai gruppi capitalisti dell’industria e della finanzia e abolito restrizioni e vincoli che la regolamentavano, in ogni paese i singoli Stati si dichiarano impotenti di fronte all’attività nefasta per le masse popolari di quei gruppi che scorazzano da un paese all’altro. Questa è la mondializzazione, questa è la globalizzazione che la borghesia imperialista ha imposto alle masse popolari di gran parte del mondo. Non è che ora tutti gli Stati sono impotenti. Anzi alcuni, gli USA in primo luogo, si arrogano il diritto di intervenire oltre i confini dei paesi di cui a loro modo si considerano anche responsabili, di agire in ogni paese, catturare o uccidere ovunque singoli individui con propri agenti con o senza aiuti locali, bombardare, inviare truppe, spiare e controllare, imporre governi di loro gradimento e destabilizzare regimi che non collaborano, installare basi e agenzie in ogni paese. Sia l’attività economica e finanziaria, sia l’attività politica e militare svolta dalla borghesia imperialista e dagli Stati dei paesi imperialisti stanno mettendo un popolo contro l’altro. L’unificazione del mondo imposta dalla borghesia imperialista sta creando le condizioni per una nuova guerra generale. Guerre locali di diversa intensità ma di numero crescente stanno creando le premesse di una nuova deflagrazione mondiale. Questo è il corso delle cose imposto dalla borghesia imperialista visto dal lato del sistema di relazioni internazionali. La sua attività non è il risultato di un progetto. È il risultato dello sforzo dei gruppi imperialisti per far fronte alla crisi generale del capitalismo e prolungare la vita del loro sistema di relazioni sociali nei singoli paesi e del loro sistema di relazioni internazionali.

Di fronte a questo corso delle cose noi comunisti dobbiamo in ogni paese mobilitare le masse popolari a organizzarsi e a prendere in mano la propria vita e le proprie risorse, a imporre propri governi d’emergenza che prendano tutte le misure necessarie per raddrizzare in ogni paese le condizioni delle masse popolari e in primo luogo impostando su basi pubbliche la produzione di beni e servizi. Solo con governi d’emergenza di questo genere le masse popolari faranno e possono far fronte alla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti e ai loro alleati e agenti locali. L’unità internazionale, al di sopra delle frontiere quali le ereditiamo dalla storia, l’umanità la costruirà certamente, ma solo come risultato delle relazioni di scambio, collaborazione e solidarietà che le masse popolari padrone del proprio paese stabiliranno tra di loro. Non esiste unità mondiale sotto il tallone della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti e dei loro alleati e agenti locali. I nazisti di Hitler per loro natura non potevano unificare l’Europa benché avessero esteso il loro dominio su gran parte dell’Europa. La Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti per sua natura non è in grado di unificare il mondo, benché abbia esteso il suo dominio su gran parte del mondo. L’umanità si unificherà a livello mondiale nel corso della transizione al comunismo!

 

Noi possiamo vincere!
Noi vinceremo perché siamo il futuro dell’umanità!


Avanti quindi senza tregua e senza riserve contro il governo e le altre autorità della Repubblica Pontificia!


Nessuna collaborazione con i vertici della Repubblica Pontificia e i partiti e personaggi loro accoliti!


Promuovere l’organizzazione delle masse popolari, la moltiplicazione di Organizzazioni Operaie e Popolari!

 

Promuovere il coordinamento ad ogni livello delle OO e OP!


Rafforzare le OO e OP e promuovere il comune orientamento a costituire un loro governo d’emergenza!


Costituire ovunque nella clandestinità Comitati di Partito!


Avanti verso il Governo di Blocco Popolare!


Avanti verso l’instaurazione del socialismo!

 

**************

Per mettersi in contatto con il Centro del (n)PCI senza essere individuati e messi sotto controllo dalla Polizia, una via consiste nell’usare TOR [vedere http://www.nuovopci.it/corrisp/risp03.html], aprire una casella email con TOR e inviare da essa a una delle caselle del Partito i messaggi criptati con PGP e con la chiave pubblica del Partito [vedere http://www.nuovopci.it/corrisp/risp03.html].

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4 Risposte to “Mobilitazione a difesa della Costituzione – Manifestazioni e scioperi d’autunno”

  1. Enzo P 08/03/2013 a 5:42 pm #

    Non vedo proprio il M5s a mettersi d’accordo con qualcuno che abbia la forma di partito o che abbia una ideologia, men che meno socialista. Non me lo vedo tanto il Casaleggio che conosco… Ma sarà…. 🙂 Sperare non costa nulla.

    • Nicola 08/03/2013 a 5:47 pm #

      Anche io non lo vedo, ma non credo che abbia altre strade salvo rifluire nel nulla. In che senso Casaleggio, per quello che tu personalmente e realmente conosci, è alieno dall’azione politica che noi indichiamo? Noi non gli indichiamo di diventare comunista. In sostanza già quello che ha fatto con Grillo, è andato nel senso giusto. Si tratta solo di continuare sulla strada, che certo diventa più difficile e impegnativa man mano che Casaleggio si inoltra in essa.
      Tu sei capace di metterti d’accordo con noi? Almeno di rispondere alla mia domanda?
      Un cordiale saluto.
      Nicola.

  2. lucia 07/27/2013 a 7:30 pm #

    ok e come pensate di fare dal m5s con quelli che sono assolutamente di destra ?

    • Raimondo 07/28/2013 a 9:51 am #

      Perfino quelli di sinistra del M5S dovranno fare tanti salti, piroette e trasformazioni di idee, comportamenti e mentalità per mantenersi all’altezza dell’indignazione delle masse popolari per la putrefazione della Repubblica Pontificia e della protesta delle masse popolari per gli effetti della crisi del capitalismo, che i salti e le piroette di quelli di destra del M5S ci sembreranno poca cosa. Finiranno dentro o fuori?
      Quien Sabe!

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