Il MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo e l’azione del nuovo Partito Comunista Italiano nei suoi confronti

8 Lug

Il merito di Beppe Grillo e del M5S presso le masse popolari del nostro paese consiste nell’aver dato voce nelle elezioni di febbraio alla loro indignazione contro la putrefazione della Repubblica Pontificia (RP) e alla loro protesta contro gli effetti della crisi del capitalismo che sta sprofondando il nostro paese, come il resto d’Europa e del mondo, in un baratro senza fondo di miseria materiale e morale e di sangue. Un corso delle cose che le masse popolari organizzate e solo loro possono arrestare e invertire facendo la rivoluzione socialista, in altre parole conducendo la guerra popolare rivoluzionaria che si concluderà con l’instaurazione del socialismo e che in questi mesi significa sviluppare il movimento per la costituzione del Governo di Blocco Popolare (Avviso ai Naviganti 7 – 16.03.2012).

Noi comunisti dobbiamo promuovere e dirigere la guerra popolare rivoluzionaria. È alla luce di questo nostro compito che dobbiamo sviluppare il nostro rapporto con il M5S e l’opera di Beppe Grillo. Il materialismo dialettico ci ha insegnato che un movimento, un gruppo, un individuo non è principalmente quello che crede di essere. Esso è principalmente il ruolo che effettivamente svolge e che riusciamo a fargli svolgere nel corso delle cose di cui fa parte.

Quale sarà il ruolo che svolgerà il M5S? Quale è il ruolo che può svolgere, dato che ogni cosa è quello che è, ma è anche quello che ancora non è ma che può diventare, date certe condizioni, perché ha in sé i presupposti per diventarlo? Quindi quali sono i principi a cui devono ispirarsi i nostri CdP e i membri e simpatizzanti del Partito nel loro rapporto con i meet up e con il M5S in generale?

Il nostro Partito ha salutato il successo di Beppe Grillo e del M5S nelle elezioni di febbraio con il Comunicato CC 7/2013 – 26 febbraio 2013 (disponibile, come i Comunicati CC indicati di seguito, sul sito http://www.nuovopci.it/voce/indcom.html ). Già nel Comunicato CC 38/2012 – 3 novembre 2012, dopo il successo del M5S nelle elezioni regionali siciliane del 28 ottobre, aveva indicato che il potenziale ruolo positivo del M5S (che in questo comunicato, sbagliando, associavamo all’IdV di Tonino Di Pietro) consisteva nel contribuire alla costituzione del Governo di Blocco Popolare. Oggi concretizzando diciamo che consiste 1. nel costituire il Governo di Salvezza Nazionale in antitesi all’illegittimo e illegale governo Letta-Napolitano-Berlusconi, contribuendo, con l’azione del GSN che il Partito ha illustrato nel Comunicato CC 22/2013 – 26 maggio 2013, alla costituzione del GBP e 2. nel costituire Amministrazioni Comunali d’Emergenza (ACE) che operino come indicato nel Comunicato CC 23/2013 – 29 maggio 2013 per contribuire allo stesso risultato.

Il M5S ha dato voce alla protesta delle masse popolari, ma dichiara anche un’aspirazione che va ben oltre i suoi punti programmatici. Nella Lettera agli italiani che ha diffuso il 7 febbraio, pochi giorni prima delle elezioni, Grillo diceva: “(…) Io non chiedo il tuo voto, non mi interessa il tuo voto senza la tua partecipazione alla cosa pubblica, il tuo coinvolgimento diretto. Se il tuo voto per il M5S è una semplice delega a qualcuno che decida al tuo posto, non votarci. Questo Paese lo possiamo cambiare solo insieme, non c’è alternativa. Usciamo dal buio e torniamo a rivedere le stelle. (…)”. È su questa aspirazione degli attivisti del M5S che dobbiamo far leva, non sui singoli punti programmatici e sulle fantasie da benpensanti (del genere: “Lo Stato deve proteggere i cittadini o non è uno Stato”).

Quale partecipazione ha promosso finora il M5S? Una partecipazione all’indignazione e alla protesta tramite Internet. Decine di migliaia di persone si sono trovate unite nella protesta e nella rivolta morale, con un centro promotore costituito da Beppe Grillo. È importante, se è il primo passo di un cammino che va oltre. Lo può essere. Per quanto sta in noi dobbiamo farlo essere.

Ma se ci si ferma all’indignazione e alla rivolta morale non si cambia la società. Neanche il voto basta a cambiarla. Lo hanno mostrato chiaramente gli autori del colpo di Stato che hanno paralizzato il Parlamento eletto in febbraio e hanno insediato un governo sostenuto formalmente dal voto dei partiti che hanno perso le elezioni. In realtà lo avevano già dimostrato con l’annullamento dell’esito del referendum sull’acqua e i beni comuni di giugno 2011 e con la costituzione senza elezioni della giunta Monti-Napolitano in novembre 2011. Ma con la costituzione dell’illegittimo e illegale governo Letta-Napolitano-Berlusconi hanno dato una conferma palese anche a tutti quelli che si erano illusi che una vittoria alle elezioni avrebbe costretto i vertici della RP a cedere.

Per salvare le forme e mettere a tacere le coscienze dei meno cinici, ora quei vertici cercano di comperare per varie vie alcuni parlamentari del M5S. Soprattutto però cercano di impelagare e logorare gli altri nelle pastoie parlamentari, nella presentazione di mozioni, emendamenti e controemendamenti, in riunioni e commissioni di studio: una prassi in cui i vertici della RP hanno un’esperienza consumata, che va oltre la vita della RP e attinge addirittura all’esperienza centenaria della Corte Pontificia. È il parallelo di quello che avviene nelle Amministrazioni locali, con le pastoie del Patto di Stabilità, dei debiti pregressi, dei contratti già approvati, delle penalità da pagare se si rompono, della burocrazia e degli interessi costituiti.

Vi sono le premesse perché l’aspirazione alla partecipazione delle masse popolari porti il M5S o almeno la parte migliore di esso a rompere con le procedure della RP e delle sue Amministrazioni locali, a far leva sulle masse popolari, a dedicarsi principalmente a promuovere l’organizzazione degli operai e delle masse popolari, a rafforzare la loro opera per prendere in mano capillarmente la produzione di beni e servizi e la gestione della vita sociale, a sostenere e favorire il coordinamento delle OO e OP fino alla costituzione di un loro governo d’emergenza che prenda il posto del governo della RP e della sua Amministrazione Pubblica corrotta, criminale e intrecciata con la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti. La paralisi del sistema politico dei vertici della RP è assicurata dalle contraddizioni tra i gruppi che lo compongono e dalla contraddizione che si sviluppa tra la borghesia imperialista USA e l’UE.

Nel portare in porto questo spostamento del M5S si verifica la capacità di noi comunisti di collaborare, di orientare e di dirigere. In ogni lotta seria condotta dalle ampie masse, dirige chi ha la visione più lungimirante degli interessi reali in gioco, chi lancia la parole d’ordine più corrispondenti ad essi e si dà gli strumenti per portarle alle masse. Non è una direzione che noi comunisti chiediamo agli attivisti del M5S di riconoscerci. È un orientamento di cui essi hanno bisogno e che noi portiamo a loro se ne siamo capaci, grazie alla più avanzata comprensione delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe che distingue i comunisti degni di questo nome.

La partecipazione delle masse popolari invocata da Grillo nella sua lettera non può limitarsi alle comunicazioni in rete. Internet è uno strumento di comunicazione molto importante. Ha avuto un grande ruolo nel preparare il successo elettorale. Ma l’effettiva partecipazione delle masse popolari alla vita politica e alla gestione della società si realizza principalmente nella lotta per cambiare la società, nell’organizzazione delle masse popolari che è condizione perché la lotta si sviluppi con la forza, la continuità e il progresso necessari per vincere. È principalmente una mobilitazione di persone nelle iniziative e nelle lotte delle OO e OP, non è principalmente una mobilitazione “virtuale”, in internet.

Il programma elettorale del M5S è una questione secondaria. M5S non ha vinto le elezioni grazie al suo programma. Le ha vinte perché ha dato voce all’indignazione e alla protesta. Man mano che dall’indignazione e dalla protesta si passa e si deve passare all’iniziativa per prendere in mano la società, vi sarà una verifica dei programmi. Ogni OO e OP indicherà i provvedimenti particolari da applicare e la pratica li verificherà.

Beppe Grillo in vista delle elezioni di febbraio ha indicato un programma in sette capitoli (www.beppegrillo.it/movimento/programma):

1. Stato e cittadini, 2. Energia, 3. Informazione, 4. Economia, 5. Trasporti, 6. Salute, 7. Istruzione) e i “20 punti per uscire dal buio” che accompagnano la Lettera agli italiani (www.beppegrillo.it/lacosa). Si tratta di punti e concezioni assolutamente al di sotto di quanto occorre per avviare una trasformazione del paese. Probabilmente alcuni, proprio perché cose di buon senso e luoghi comuni, hanno contribuito al successo elettorale perché porre le questioni reali del futuro assetto del paese avrebbe invece aperto discussioni e acceso contrasti, come ben sappiamo noi comunisti che fondiamo la nostra unità di Partito su una concezione del mondo e un programma espressi in sintesi nel Manifesto Programma del Partito. Ma sarebbe sbagliato impostare la nostra azione verso i meet up su di essi: la pratica farà facilmente giustizia di essi, meglio di lunghe discussioni.

Do di seguito alcuni esempi solo per mostrare che non si tratta di un programma realizzabile.

Consideriamo i “20 punti per uscire dal buio”. Vale la pena riportarli per esteso. Tra parentesi quadre ho messo per alcuni di essi osservazioni che potrebbero forse non essere ovvie per ogni lettore.

Reddito di cittadinanza [perché non “un lavoro utile e dignitoso per tutti” e “a ogni persona i beni e servizi necessari per una vita dignitosa”?] – Misure immediate per il rilancio delle piccole e medie imprese [notoriamente piccole e medie imprese dipendono dalle grandi imprese e dal capitalismo di Stato] – Legge anticorruzione [come se fossero le leggi che mancano!] – Informatizzazione e semplificazione dello Stato [ma è per caso che l’attuale macchina statale della RP è farraginosa e opaca?] – Abolizione dei contributi pubblici ai partiti [misura già votata per referendum venti anni fa: perché è rimasta lettera morta?] – Istituzione di un “politometro” per verificare arricchimenti illeciti dei politici negli ultimi 20 anni [un simile misura è un processo alla classe dirigente, non solo ai suoi uomini politici. Quindi bisogna avere conquistato la forza per farlo!] – Referendum propositivo e senza quorum [visto il conto che ne tengono – vedi giugno 2011 – forse i vertici della RP lo lasciano perfino mettere nero su bianco] – Referendum sulla permanenza nell’euro – Obbligo di discussione di ogni legge di iniziativa popolare in Parlamento con voto palese – Una sola rete televisiva pubblica, senza pubblicità, indipendente dai partiti [e le altre reti vanno ai Berlusconi di turno?] – Elezione diretta dei parlamentari alla Camera e al Senato – Massimo di due mandati elettivi – Legge sul conflitto di interessi [c’è già, è del 1957 ed è stata costantemente elusa e violata: ne facciamo un’altra?] – Ripristino dei fondi tagliati alla Sanità e alla Scuola pubblica – Abolizione dei finanziamenti diretti e indiretti ai giornali [chi ha diritto a possedere giornali? Solo i grandi gruppi capitalisti: De Benedetti, Berlusconi, Agnelli (Elkann), ecc.?] – Accesso gratuito alla Rete per cittadinanza – Abolizione dell’IMU sulla prima casa – Non pignorabilità della prima casa – Eliminazione delle province – Abolizione di Equitalia.

Alcune delle misure indicate, sono certamente rivendicazioni buone per avere consenso elettorale, ma l’idea di arrivare a queste misure con normali elezioni, i vertici della RP l’hanno già “criticata” con la critica della forza subito dopo le elezioni di febbraio e la forza di ogni ragionamento sarebbe meno efficace della critica della forza che abbiamo visto e constatato e che ancora subiamo.

Per imporne la realizzazione di alcune di quelle misure a un governo emanazione dei vertici della RP, bisognerebbe che le masse popolari avessero una forza superiore a quella raggiunta dal movimento comunista alla vittoria della Resistenza nel 1945, una forza sufficiente a far prendere alla borghesia e al clero misure per loro “contro natura”. Ma l’esperienza degli anni successivi al 1945 ha largamente dimostrato che in circostanze del genere le masse popolari non devono limitarsi a ottenere la soddisfazione di misure rivendicative. Devono prendere direttamente il potere, formare un loro governo d’emergenza.

Infine una volta costituito un governo d’emergenza, alcune misure sono troppo modeste, quasi miserabili direi. Faccio un solo esempio: basta ripristinare i fondi aboliti per l’assistenza sanitaria e la scuola o bisogna dare attuazione piena al servizio sanitario nazionale di alta qualità per tutti e ad un sistema di istruzione pubblica di alto livello e universale fin dalla prima infanzia? Mancano forse nel nostro paese i mezzi per farli?

Ogni persona che leggerà il Programma del M5S vedrà confermate le osservazioni fatte sopra a proposito dei “20 punti per uscire dal buio”: a parte il perdersi in dettagli, molte parti sono troppo per ogni governo dei vertici della RP e troppo poco per un governo d’emergenza delle masse popolari.

Un’ultima considerazione a proposito del M5S e del suo programma. Grazie al suo successo, il M5S costituisce già e ancora più costituirà una critica efficace della sinistra borghese, della sua concezione e dei suoi metodi. Infatti Beppe Grillo porta all’estremo limite l’indirizzo introdotto da Enrico Berlinguer (segretario generale del PCI dal 1972 (ma vice di Luigi Longo già dal 1969) al 1984). Palmiro Togliatti (segretario generale del PCI fino alla morte nel 1964) e i revisionisti moderni avevano portato la lotta di classe in Italia su un binario morto: la via parlamentare al socialismo tramite le riforme di struttura. Essi tuttavia non avevano mai negato l’esistenza delle classi di sfruttati e sfruttatori, di oppressi e oppressori e il contrasto antagonista dei loro interessi. Enrico Berlinguer invece mise al centro dell’attenzione e della lotta politica la questione morale al posto della lotta di classe, inaugurando così il ruolo dirigente della sinistra borghese nel PCI. La giunta Monti-Napolitano è stata l’espressione massima cui è arrivato il tentativo della borghesia imperialista di consacrare ufficialmente il principio che la politica è una tecnica di gestione della società (quindi la negazione dell’antagonismo degli interessi e della lotta di classe che ne deriva, in nome della supremazia degli interessi del capitale). M5S esprime invece la concezione tipica della sinistra borghese che la politica è questione di intelligenza ma soprattutto di morale (il contrario della corruzione, della criminalità, dell’egoismo e in generale dei vizi e peccati individuali). Il dilemma di fronte al quale si trova il M5S è se abbracciare la lotta di classe o esaurire la sua carica restando alla questione morale. La questione morale della RP non è che la manifestazione dell’intima sua natura, di Stato dominato da una Corte che non assume le sue responsabilità e di protettorato USA che si professa Stato e paese indipendenti. È la manifestazione della sua natura che è esplosa alla luce del sole quando a causa della decadenza del movimento comunista si sono sciolte le vesti che le aveva imposto. Subiremo la puzza della RP fin quando non avremo liquidato la RP. Se contribuirà alla liquidazione della RP, il M5S contribuirà anche a risolvere la questione morale nell’unico modo in cui può essere risolta.

Sergio G.

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