Saluto del CC del nuovo PCI al I° Congresso Nazionale dell’Unione dei Sindacati di Base

31 Mag

Comunicato CC 24/2013 – 30 maggio 2013

 [Scaricate il testo del comunicato in Open Office / PDF / Word ]

A nome del Comitato Centrale del (n)PCI mando calorosi auguri di buon lavoro a tutti voi delegati e dirigenti dell’USB che celebrate il vostro I° Congresso Nazionale.

Il vostro Congresso si svolge in un momento di grandi difficoltà per le masse popolari del nostro paese e del mondo intero. In tutti i paesi imperialisti le masse popolari vengono private pezzo dopo pezzo dei diritti e delle conquiste che nel secolo scorso sulla scia della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale avevano strappato alla borghesia e al clero. Ma proprio per questo è anche un momento in cui grandi e decisivi cambiamenti sociali, politici ed economici sono diventati necessari e possibili, come ben dice il vostro documento congressuale.

Il capitalismo è in crisi in tutto il mondo. In tutti i paesi imperialisti le piccole e medie imprese sono strettamente dipendenti dalle grandi imprese capitaliste e dal capitalismo di Stato che a loro volta sono strettamente dipendenti dal capitale finanziario. Questo domina e via via inaridisce l’economia reale dei paesi imperialisti attraverso mille agenti e canali. Sempre più la guerra e il riarmo diventano l’unica alternativa alla recessione. Per il resto è riduzione dei posti di lavoro nel privato e nel pubblico, riduzione dei redditi e dei consumi delle masse popolari, degli investimenti e delle attività produttive dei capitalisti e dei lavoratori autonomi, riduzione dei servizi pubblici e perfino della manutenzione e conservazione del patrimonio edilizio e artistico, delle infrastrutture e del territorio. I disastri naturali diventano più disastrosi anziché essere prevenuti. Le relazioni internazionali sono un intreccio caotico di contrasti e di guerre.

Il sistema di relazioni sociali e di relazioni internazionali basato sulla produzione di beni e servizi fatta da aziende capitaliste getta ai margini della vita sociale una parte crescente della popolazione e distrugge il pianeta. È sorpassato dalle forze e dalle condizioni che ha generato.

La lotta di classe detta ovunque le sue leggi. La crisi del capitalismo peggiora le condizioni delle masse popolari in tutto il mondo. La borghesia non è in grado di porle fine, guadagna tempo con misure che peggiorano le condizioni delle masse popolari. Chi crede e spera che nel nostro paese i capitalisti, il clero e le loro autorità, la Corte Pontificia o il governo Letta-Napolitano-Berlusconi pongano un qualche rimedio agli effetti della crisi del capitalismo sulle masse popolari, resterà deluso. Se cedono cento ad alcuni, tolgono duecento ad altri. Le misure che adottano, mirano solo a dividere le masse popolari, a togliere ad alcuni più che ad altri, in modo da metterli gli uni contro gli altri e promuovere la mobilitazione reazionaria. Questo è il corso delle cose a cui dovete far fronte con adeguate decisioni congressuali.

Il primo paese imperialista che romperà le catene della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti aprirà la via anche alle masse popolari degli altri paesi e rafforzerà la loro lotta. Esse in ogni paese devono far fronte a problemi analoghi e cercano per lo più ancora disperatamente e alla cieca la via d’uscita dalla crisi del capitalismo. La lotta delle masse popolari di tutto il mondo rafforzerà la lotta dei paesi che via via romperanno le catene del sistema imperialista mondiale. Essa impedirà l’aperto divampare di una nuova guerra mondiale.

Questo è il contesto in cui si svolge il vostro Congresso. L’importanza del ruolo che il vostro Congresso avrà nella  storia del nostro paese e del mondo dipende principalmente dalle decisioni che voi prenderete.

Il sindacalismo di base e alternativo ai sindacati di regime è nato ed è cresciuto contro la collusione dei sindacati di regime con i vertici della Repubblica Pontificia. Ha impugnato la bandiera e praticato le linee dell’autorganizzazione sui luoghi di lavoro e nelle categorie e del conflitto prima contro la linea della moderazione salariale (EUR 1978) imposta dal CAF (Craxi-Andreotti-Forlani) e dai loro complici nella CGIL e nel PCI (tra cui Giorgio Napolitano) e poi contro la linea della concertazione e della compatibilità imposta dai governi Ciampi e Amato all’inizio degli anni ’90 in nome dell’adesione all’Unione Europea e al sistema dell’euro.

Oggi il sindacalismo di base e alternativo oppone con coraggio e determinazione la linea del conflitto alla linea della complicità con i padroni e i governi Berlusconi-Prodi-Monti promossa dai dirigenti dei sindacati di regime. Ma di fronte alla crisi generale del capitalismo e del conseguente sfascio generale del tessuto produttivo, anche la linea delle rivendicazioni e del conflitto è sempre meno efficace sia nei confronti dei padroni sia nei confronti dei loro governi. I padroni chiudono le aziende, riducono il personale, delocalizzano. La Pubblica Amministrazione riduce i servizi. Contro la partecipazione e l’irruzione delle masse popolari, i vertici della Repubblica Pontificia blindano sempre più le istituzioni elettive. Aggirano e scavalcano persino le parvenze della democrazia borghese. A febbraio i vertici della Repubblica Pontificia hanno perso le elezioni che Berlusconi aveva fatto indire per ritornare in sella, ma con un colpo di Stato hanno costituito con i partiti che hanno perso le elezioni un governo pilotato da Berlusconi. Riducono sempre più apertamente il Parlamento a camere di ratifica e registrazione delle decisioni del governo. Il governo rapina le masse popolari e devasta il paese a beneficio del capitale finanziario della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti. In questo contesto mantenersi sul terreno puramente sindacale e rivendicativo vuol dire restare sulla difensiva e perdere diritti e salario, un pezzo dopo l’altro.

Da qui viene “la crisi oggettiva di funzione del sindacalismo di base” a cui è dedicato un capitolo del documento preparatorio del vostro Congresso. Se mantengono la lotta sul terreno puramente sindacale, i sindacati di base e alternativi non riescono più neanche ad adempiere ai propri compiti sindacali e quindi perdono forze.

Per avviare il nostro paese ad uscire dalla crisi del capitalismo bisogna spostare la lotta principalmente sul terreno politico. Anche i sindacati di base e alternativi devono gettare il peso dell’organizzazione sindacale nella lotta per costituire un governo d’emergenza delle masse popolari organizzate, il Governo di Blocco Popolare. Su questo terreno i sindacati di base e alternativi possono far valere tutta la forza accumulata con la lotta coraggiosa condotta nei decenni passati. Possono svolgere un ruolo promotore della coalizione delle altre organizzazioni, gruppi e settori e conquistare nuove forze. Infatti anche i lavoratori combattivi che aderiscono ancora ai sindacati di regime diretti dai Bonanno, dagli Angeletti e da Susanna Camusso, l’allieva di Bettino Craxi e di Ottaviano del Turco, la collega di Maurizio Sacconi, sono in numero crescente insofferenti della complicità dei sindacati di regime con i padroni e le loro autorità. La CGIL e la FIOM sono ridotte a reprimere e perfino espellere i loro aderenti più combattivi. La pratica della complicità penalizza nei diritti e nel reddito anche la grande maggioranza dei lavoratori che hanno ancora un lavoro stabile e perfino una parte dei funzionari dei sindacati complici: i padroni e i loro governi premiano le clientele CISL e UIL che per tradizione e formazione sono più affidabili delle cricche della CGIL, dei Landini e degli altri capi della FIOM.

Giustamente molti lavoratori esperti non vedono sbocco ad una lotta solo rivendicativa e limitata al conflitto solo sul terreno sindacale. Ma contemporaneamente sono sempre più insofferenti delle condizioni imposte dai padroni, dalle loro autorità e dai sindacati complici. I sindacati di base e alternativi oggi devono fare un nuovo passo avanti, devono rompere con quella parte della loro tradizione che non corrisponde più alla situazione attuale e rinnovarsi. I sindacati di base e alternativi hanno un grande compito storico da compiere. Essi possono diventare centri di mobilitazione e di aggregazione delle masse popolari perché si organizzino, prendano in mano capillarmente e su scala crescente la vita  sociale fino a far ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia un proprio governo d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare. Questo è il compito storico che i sindacati di base e alternativi possono e quindi devono compiere in questo periodo. Se essi prenderanno con coraggio e fiducia queste iniziative adeguate alle necessità della grande maggioranza dei lavoratori, essi acuiranno le divisioni in seno ai vertici della Repubblica Pontificia, paralizzeranno o almeno ridurranno la loro capacità di azione e di repressione e costringeranno anche i dirigenti delle organizzazioni arretrate e perfino delle organizzazioni complici a trascinarsi al loro seguito per non perdere consensi e prestigio tra i lavoratori e le masse popolari.

Bando al minoritarismo! Bando al settarismo! Passare all’attacco! Fare leva sulle forze già accumulate!
Promuovere su larga scala l’organizzazione delle masse popolari! Portare la lotta sul terreno politico!
Promuovere la costituzione di un governo d’emergenza delle masse popolari, il Governo di Blocco Popolare!

Oggi un sindacato che non fa politica, che non assume il suo ruolo nel movimento per costituire il GBP, non riesce nemmeno a fare il lavoro tradizionale dei sindacati, quindi perde consensi e seguito. Di fronte al precipitare della crisi del capitalismo, i sindacati alternativi e di base, se non si distinguono dai sindacati di regime assumendo il ruolo che possono svolgere nel movimento per costituire il GBP, incontrano le loro stesse difficoltà. Non basta opporre la linea del conflitto alla linea della complicità con i padroni e il loro governo. Nella tormenta della crisi del capitalismo, il conflitto, la rivendicazione e la protesta non bastano. Bisogna concorrere a mobilitare e organizzare le masse popolari perché si rendano capaci di governare il paese e costituiscano un loro governo d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare che avvierà la trasformazione dell’intero sistema di relazioni sociali del nostro paese e le sue relazioni internazionali.

Questo è il ruolo che il nuovo PCI vi sollecita a far assumere alla vostra organizzazione. A nome del CC vi auguro di porvi con le decisioni che prenderete nel vostro I Congresso nazionale all’altezza di questo compito storico. Su questa strada il nuovo PCI sarà senza riserve al vostro fianco. La lotta sarà dura, ma la vittoria sarà nostra!

Il segretario generale del CC del (n)PCI, compagno Ulisse.

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