In morte di Giulio Andreotti, esponente tipico dei vertici della Repubblica Pontificia

7 Mag

Comunicato CC 19/2013 – 6 maggio 2013

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La morte di Giulio Andreotti sarà certamente l’occasione per molti discorsi, articoli, dibattiti e spettacoli. Ai comunisti, ai lavoratori avanzati, a tutti quanti vogliono trasformare le condizioni e la vita delle masse popolari del nostro paese la morte di Andreotti offre l’occasione per domandarsi, per domandare e per mettere in chiaro quale è la natura del regime politico che ha governato il nostro paese dopo la fine del Fascismo e la cacciata dei Savoia: diciamo negli ultimi 70 anni per fissare le date.

La cultura corrente spinge a concentrare l’attenzione sull’individuo: sulle caratteristiche personali di Giulio Andreotti. A far discendere dalle sue particolari doti o dai suoi particolari difetti il ruolo che egli ha svolto nella storia del nostro paese negli ultimi 70 anni, nei molti settori della vita sociale in cui direttamente o indirettamente ha esercitato potere, direzione o influenza.

Ma il ruolo che egli ha svolto è strettamente legato al regime del nostro paese nell’epoca in cui egli ha vissuto. Non sono le sue caratteristiche personali che hanno creato il suo ruolo. Esse hanno solo reso Giulio Andreotti adatto ad esercitarlo e hanno per così dire determinato dettagli e aspetti secondari della forma in cui lo ha esercitato.

Sul regime che ha governato e governa il nostro paese il nuovo Partito Comunista Italiano ha da alcuni anni richiamato l’attenzione delle Forze Soggettive della Rivoluzione Socialista, cioè di tutti gli organismi e individui che si pongono il compito di fare dell’Italia un paese socialista. In realtà capire la natura del regime che governa il nostro paese è indispensabile a chiunque seriamente si propone di trasformarlo o anche solo di porre rimedio ad alcuni dei più gravi mali che lo affliggono.

Evitare di occuparsi della natura del regime politico che governa il paese, sorvolare sul problema, accantonare la questione, scansare le domande, per un organismo o partito politico se non è espressione della volontà d’imbrogliare, è segno di opportunismo (arraffare quello che si può, navigare a vista) o di infantilismo.

Non è un caso che i revisionisti moderni che hanno condotto il primo glorioso Partito Comunista Italiano a corrompersi e disgregarsi fino alla dissoluzione della Bolognina (1989), i loro eredi e successori alla testa del PRC (con Fausto Bertinotti in prima fila), gli esponenti della sinistra borghese, tacciono a proposito del Vaticano e della sua Chiesa o ne trattano solo in sede di cronaca scandalistica. Mai in sede di linea politica e di analisi della situazione, come problema centrale della lotta delle classi oppresse del nostro paese. Chi pone la questione del Vaticano al centro della campagna elettorale in corso a Roma? Eppure è forse possibile cambiare in misura significativa la situazione delle masse popolari a Roma senza fare i conti con il Vaticano e con le sue mille ramificazioni nella città e dintorni?

Il nostro Partito ha formulato la tesi della Repubblica Pontificia. Nel suo Manifesto Programma (pagg. 121-130; voce Vaticano dell’indice analitico) ha illustrato il ruolo particolare che la Corte Pontificia con la sua Chiesa ha svolto nel nostro paese dopo la Riforma Protestante (secolo XVI) e che ha mantenuto in forme diverse dopo l’Unità d’Italia (1861), la formazione del Regno d’Italia e l’abolizione dello Stato Pontificio (1870) e poi dopo la formazione (1946) della Repubblica Italiana.

Il fattore principale che distingue l’Italia dagli altri paesi borghesi d’Europa è il ruolo che vi ha esercitato e vi esercita la Corte Pontificia con la sua Chiesa. Temi che sono trattati più in dettaglio nella pubblicazione Il futuro del Vaticano (Edizioni Rapporti Sociali, 2007).

È impossibile comprendere la ragione delle forme specifiche della lotta tra le classi nel nostro paese, capire il carattere particolarmente acuto di alcune forme d’oppressione che la borghesia e il clero esercitano sulle masse popolari nel nostro paese rispetto agli altri paesi borghesi, capire perché alcuni aspetti della società borghese (l’evasione fiscale, la malavita organizzata e le organizzazioni criminali, i privilegi della classe dominante, ecc.) hanno in Italia un ruolo tanto particolare rispetto agli altri paesi borghesi, è impossibile capire la causa della miseria particolare delle masse popolari del nostro paese (per anni gli emigrati italiani vennero indicati anche come “i cinesi d’Europa”) e le caratteristiche della borghesia italiana (“imperialismo straccione”), se non si pone al centro della propria considerazione il ruolo che la Corte Pontificia e la sua Chiesa esercitano nel nostro paese.

Nel nostro paese ogni proposito di fare una politica anticapitalista, di promuovere “un movimento anticapitalista e libertario” (vedasi Bologna 11 maggio) e ancora più ogni proposito di instaurare il socialismo che non contempla l’eliminazione del Vaticano, della Corte Pontificia e della sua Chiesa (intesa come istituzione gerarchica e amministrativa), è campato in aria, non è un progetto serio, è una dichiarazione puerile o un imbroglio.

La Corte Pontificia con la sua Chiesa è una sopravvivenza dell’Europa feudale (del Medioevo) che inquina il nostro paese in tutti i campi della sua vita.

Essa dà la sua impronta e imprime il suo marchio alla borghesia italiana ed è la causa principale del fatto che l’Italia non è e non può essere un paese imperialista come gli altri, un “paese normale” (borghese), come direbbe D’Alema.

La Corte Pontificia con la sua Chiesa è il puntello principale dell’oppressione che la borghesia esercita sulle masse popolari italiane: la borghesia non è in grado di farne a meno. Essa è la maggiore garante del potere del complesso delle classi dominanti sulle masse popolari e il principale puntello del dominio politico della borghesia.

La Corte Pontificia con la sua Chiesa è inoltre il principale proprietario nel campo finanziario, bancario, immobiliare e terriero. Nella classe dominante, è l’esponente che ha la voce più grossa di tutti, l’“azionista di riferimento”: nessun singolo capitalista è tanto forte da farle fronte anche se lo volesse, ogni capitalista deve conciliare con essa. Ogni proposito di venir a capo delle Organizzazioni Criminali (mafia, camorra, ‘ndrangheta, ecc.), ogni proposito di farla finita con l’evasione e l’elusione fiscale, di migliorare l’amministrazione della giustizia, insomma di rendere l’Italia un normale paese borghese è campato in aria se non pone come compito principale l’eliminazione del Vaticano, della Corte Pontificia e della sua Chiesa. Per questo tutte le dichiarazioni e i progetti enunciati in proposito dagli esponenti della Repubblica Pontificia, se non sono un imbroglio sono propositi velleitari: in definitiva lasciano comunque il tempo che trovano.

Per noi comunisti italiani, per gli operai e i lavoratori italiani, per le masse popolari italiane

liberarci dalla borghesia e instaurare il socialismo è un compito inscindibile da quello di liberarci dalla Corte Pontificia e dalla sua Chiesa.

 

“L’eliminazione della Chiesa e del Vaticano è una questione che riguarda tutto il movimento comunista internazionale, dato il ruolo controrivoluzionario che il Vaticano e la sua Chiesa svolgono a livello internazionale: parallelo al ruolo di gendarme mondiale che svolge l’imperialismo americano. Tuttavia nell’adempimento di questo compito internazionale il movimento comunista italiano ha un ruolo particolare, analogo a quello che il movimento comunista americano ha nell’adempimento del compito internazionale di eliminare l’imperialismo americano” ( Manifesto Programma, pag. 130).

Invitiamo quindi ogni compagno che si dice o vuole diventare comunista, ogni esponente avanzato delle masse popolari, chiunque partecipa alla lotta di classe dalla parte dei lavoratori del nostro paese, a porsi seriamente il compito di eliminare la Corte Pontificia e la sua Chiesa e a definire i mezzi e i metodi per farlo.

Che ogni lavoratore, ogni operaio, ogni compagno esiga da chiunque si propone per dirigere la sua lotta contro la crisi del capitalismo, in primo luogo dall’organismo di cui fa parte o che gli chiede l’adesione, di spiegare come intende regolare la questione del Vaticano e della sua Chiesa: sarà una cartina di tornasole, una prima selezione per filtrare imbroglioni, opportunisti, superficiali e ingenui. E un passo avanti per definire una linea realista e incominciare una lotta vittoriosa per porre fine al capitalismo e alla sua crisi.

 

All’incontro dell’11 maggio a Bologna “per un movimento politico anticapitalista e libertario”, bisogna porre all’ordine del giorno anche la lotta per eliminare il Vaticano e la sua Chiesa, se si vuole fare sul serio!

Ironia della sorte! Proprio a Bologna, pochi giorni dopo (il 26 maggio), ci sarà il referendum sul finanziamento pubblico alle scuole materne della Chiesa!

Alcune imprese ci paiono impossibili. Ma non perché sono impossibili. Ci paiono impossibili perché non osiamo pensare che possiamo compierle e non ci mettiamo a pensare a come fare a compierle.

Dopo la vittoria della Resistenza e fino ai primi anni cinquanta, perfino i capi del Vaticano pensavano seriamente a come sgomberare da Roma, tanto il movimento comunista sembrava loro inarrestabile nonostante le scomuniche, i tentativi di infiltrazione e le aggressioni frontali promosse da Luigi Gedda. Solo i limiti propri del movimento comunista gli impedirono di portare allora a compimento la sua opera di fare dell’Italia un paese socialista.

 

Leggete e studiate Il futuro del Vaticano e il Manifesto Programma del nuovo Partito comunista italiano!

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